I CARACCIOLO - Villa Santa Maria, Patria di San Francesco Caracciolo

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LA STORIA

San Francesco Caracciolo, Patrono dei Cuochi d'Italia
di Antonio Di Lello

1. La Vita

Il principe Ferrante Caracciolo e donna Isabella Barattucci, genitori del Santo, di nobilissima stirpe, possedevano grandi ricchezze e vasti feudi, ma vivevano modestamente nei loro castelli, dando esempio di virtù, buon governo e saggia amministrazione.
Il Santo nasce a Villa S. Maria (Chieti) il 13 ottobre 1563 e gli viene imposto il nome di Ascanio. Qui Ascanio ha il suo primo impatto col mondo e, nonostante primeggiasse negli esercizi cavallereschi e si preparasse alla carriera militare, non sconfessa mai Cristo; non tralascia gli esercizi di pietà, esercita tutte le opere di carità fraterna ed è devotissimo della beata Vergine.
Meravigliosa fu la sua carità verso i poveri, per amore dei quali si priva spesso del proprio cibo.
Nel fiore dei suoi 22 anni, è colpito da lebbra, che lo deturpa in tutto il corpo. Inutili sono i rimedi della medicina e della scienza ed egli si fa rinchiudere dal Padre in un sottoscala (visitabile) del Castello, che comunica con la vicina cappella mediante una finestrella. In tal modo, attraverso la grata può seguire la S. Messa e comunicarsi. Ed è così che riconosce la vanità delle grandezze terrene grida a Dio la sua preghiera accorata, formulando un voto.
E Dio lo ascolta, tanto che Ascanio viene guarito in pochi giorni dalla malattia. Riconoscendo allora che il dono della sua vita risanata è opera del Signore, vende tutto quello che possiede di suo, distribuisce il ricavato ai mendicanti e corre verso Napoli per consacrarsi interamente al servizio di Dio.
Insieme con Padre Agostino Adorno e con Don Fabrizio Caracciolo fonda un Nuovo Ordine Religioso, ritirandosi presso l'eremo di Camaldoli per scriverne la regola.
I tre Fondatori, appena scesi dall'eremo di Camaldoli, subito cominciano a vivere secondo le regole che si sono dati e già nell'anno 1588 si uniscono ad essi altri nove compagni.
Finalmente il Papa Sisto V riceve in udienza i l'Adorno e Ascanio, elogia e benedice i nuovi Fondatori, dà egli stesso il nome al novello Istituto chiamandolo dei Chierici Regolari Minori (egli era religioso dei Minori Conventuali) e spedisce la Bolla di erezione. É il 1° luglio 1588.
Il 9 aprile 1589 Adorno e Ascanio fanno la loro professione religiosa di povertà, castità, obbedienza ed umiltà nell'Oratorio della Compagnia dei Bianchi il giorno di Domenica in Albis, la seconda domenica di Pasqua. Ascanio muta il suo nome in Francesco; il nuovo ordine adotta lo stemma araldico con Gesù risorgente e con il motto Ad maiorem Resurgentis Gloriam: A maggior gloria di Gesù risorgente.
Nel Maggio 1589 i due Fondatori si incamminano per la prima fondazione in Spagna; lungo il travagliatissimo viaggio operano prodigi di carità e di pazienza e la loro virtù è unanimemente riconosciuta e apprezzata.
Il 5 giugno 1590, non riuscendo a mettere in atto la fondazione in Spagna, ripartono per Napoli e, durante il viaggio, per due volte vengono prodigiosamente salvati.
Ad Agosto del 1590 Francesco si ammala gravemente e per lungo periodo, ma guarisce ancora.
Il 9 febbraio 1591, dopo lunghe e spinose trattative, Francesco prende possesso della chiesa di Santa Maria Maggiore in Napoli, mentre l'Adorno compie un viaggio a Roma per ottenere dal papa Gregorio XIV, succeduto a Sisto V, la conferma dell'Ordine e la concessione di tutti i privilegi già concessi all'Ordine dei Teatini.
Il 29 settembre 1591 muore il venerabile Adorno; tutto il peso dell'Istituto rimane sulle spalle del nostro Santo, non avendo don Fabrizio Caracciolo potuto ancora professare i voti religiosi.
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Da Di Lello, Antonio, San Francesco Caracciolo, Patrono dei Cuochi d'Italia, in Villa Santa Maria. Guida Storico-artistica alla città e dintorni, Carsa, Pescara, 2003

Il 9 marzo 1593, nella speranza di potersi esimere da questo grave peso, convoca il primo Capitolo Generale. All'unanimità viene eletto Preposito Generale perpetuo. Inutili sono i suoi tentativi di rinuncia e, costrettovi dall'obbedienza, accetta la carica ma solo per tre anni.
10 aprile 1594
Accompagnato da Padre Giuseppe Imparato e da Lorenzo D'Aponte parte di nuovo per la Spagna.
Il 25 luglio 1594 dimora nell'Ospedale degli italiani mettendosi al servizio degli infermi; ottiene di aprire la prima casa e la prima chiesa dedicandola a San Giuseppe.
Il 19 giugno 1596 il suo zelo suscita una furiosa campagna denigratoria nei suoi confronti, che dura più di un anno. Visibilmente assistito dalla Provvidenza, la supera con pazienza e riparte per l'Italia. Giunge a Roma dove trova già fondata la piccola casa di S. Leonardo a piazza Costaguti; la arreda e la amplia. Riprende poi il cammino per Napoli attraverso l'Abruzzo con l'intenzione di andare a visitare mons Pignatelli, già padre spirituale dell'Adorno e arcivescovo dell'Aquila e di passare per la terra natia. Qui, essendo messa a dura prova la sua umiltà, nascostamente riparte per Napoli ove giunge il 7 novembre 1596.
Il 23 maggio 1597 gli elettori lo riconfermano di nuovo Preposito Generale, ma egli se ne schernisce direttamente presso il Cardinale Montalto e lo stesso Papa. Alla fine accetta di rimanere in carica per un solo altro anno.
Il 18 settembre 1598 ottiene la chiesa di Sant'Agnese in piazza Navona. Viene accettata la sua rinuncia a Preposito Generale e viene eletto solo Superiore e Maestro dei Novizi a Napoli.
Il 9 settembre 1601 fonda la casa della Santissima Annunziata a Vagliadolid.
Nel 1601 fonda un collegio di studi presso l'Università di Alcalà. Viene eletto Maestro dei Novizi a Madrid.
Nel 1604 è mandato in Italia in qualità di Visitatore Delegato; rende vani i tentativi di un religioso predicatore del quarto voto di non ambire alle cariche ecclesiastiche.
Nel 1605 accetta per obbedienza l'ufficio di Vicario Generale in Italia e di Preposito della Casa di Santa Maria Maggiore di Napoli. Invano tenta di liberarsene ricorrendo al Papa Paolo V.
Nel 1606 ottiene da Paolo V la chiesa di San Lorenzo in Lucina in Roma, ove stabilisce opere di zelo e opere prodigi.
Nel 1607 ottiene l'esenzione da ogni carica. Si dà ad una vita più austera. Si predice la morte. Visita col fratello Padre Antonio teatino la Santa Casa di Loreto. Prende l'ultimo commiato dai suoi parenti a Villa S. Maria (CH). Parte per Agnone, dove si ammala.
Il 4 giugno 1608 esala l'ultimo respiro alla vigilia del Corpus Domini, ad Agnone (IS).
"Andiamo … al cielo … al cielo" sono le sue ultime parole. Manca solo un'ora all'Ave Maria della sera. E' in età di 44 anni, 7 mesi e 22 giorni.
Il 10 settembre 1769 si svolge in Vaticano la solenne cerimonia di beatificazione di San Francesco, con il Breve Apostolico di Beatificazione di Clemente XIV, dei Minori conventuali.
Il 24 maggio 1807 si svolge in San Pietro la solenne canonizzazione di San Francesco Caracciolo.
Con Decreto del 1996, dopo lunghissimo iter, sulla base dell'unanime richiesta di tutte le Associazioni Cuochi d'Italia, San Francesco Caracciolo viene proclamato Patrono dei Cuochi d'Italia. La nascita del Santo a Villa S. Maria non ha fatto sì che tutti fossero concordi con questa scelta.
Il 12 agosto 2002 Villa S. Maria, Patria dei Cuochi, inaugura un monumento bronzeo a San Francesco Caracciolo, Patrono dei Cuochi, pregevole opera dello scultore Alfredo Vismara.


2. La Casa e la Grotta

I principi Caracciolo dimoravano a Villa Santa Maria nei periodi in cui villeggiavano in paese, provenienti da Napoli.
Il castello, ancora oggi esistente, è abitato in parte da alcuni privati che vi hanno aperto il Centro letterario e artistico "Michele Marchetti", mettendo così a disposizione della collettività alcune stanze, e in parte dalle Suore francescane che fino al 2003 vi hanno operato con un Asilo infantile intitolato al Santo stesso.
La cappella della famiglia, oggi chiesa aperta al culto, e la comunicante grotta-sottoscala, dove il Santo dimorò nel periodo della sua gravissima malattia, sono visitabili.
La grotta è rimasta intatta dall'epoca in cui accolse il Santo ammalato e nessuna ristrutturazione vi è stata fatta. Il Visitatore potrà osservarla proprio così come l'ha abitata a suo tempo San Francesco.


3. Il Monumento

Lo splendido monumento in bronzo dello scultore lombardo Alfredo Vismara, figlio adottivo di Villa Santa Maria, innalzato dal paese al suo Santo concittadino, è situato proprio vicino alla cappella del castello dei Caracciolo e sta diventando una meta quasi obbligata di tutti i Cuochi d'Italia.
Il Visitatore, osservando attentamente l'opera, troverà in essa tutti i simboli più caratteristici della Santità di Francesco Caracciolo e di ciò che egli rappresenta per i Cuochi d'Italia.

3.1. L'Uomo di bronzo

Il bronzo è il materiale più rispondente a raffigurare San Francesco Caracciolo, in vita soprannominato "uomo di bronzo" per la sua infaticabilità nel dedicarsi alle opere di bene.
La figura imponente e solenne è colta in un movimento (più leggibile e vivo nella parte frontale e nelle parti laterali) che posteriormente sembra placarsi nei ritmi cadenzati, suggeriti dalle linee tendenzialmente verticali della cotta. Lo sguardo è rivolto all'osservatore che sta sotto, quasi ad instaurare con questi un dialogo o un'intesa.
Il Santo in cotta di foggia seicentesca e stola innalza con la mano destra una particola luminosa, interpretata nel linguaggio scultoreo da un vuoto contornato da raggi, per far rilevare visivamente il candore dell'Ostia e quasi mettere in risalto il valore spirituale e trascendente del cibo eucaristico. I raggi richiamano l'ostensorio, nel quale l'Eucaristia appare come sole, luce e vita della terra, o (vista la forma della raggiera) come stella, meglio, come stella polare, punto di riferimento per il viandante. Con la mano sinistra, con identica sacralità, San Francesco porge un pane, a testimonianza della sua attenzione ai bisogni dell'uomo. Gesti paralleli che sottolineano "la necessità per l'uomo di nutrirsi continuamente di cibo spirituale per la salvezza della propria anima, così come di continuo si nutre di cibo materiale per la salute del proprio corpo".
La particola è tenuta in alto per indicarne il valore, la soprannaturalità, la grandezza, il mistero, e per esprimere il credo e la devozione del Santo; il pane è offerto con la semplicità e la discrezione che esige ogni gesto di Carità cristiana.
Questo "umile fraticello innamorato del Pane degli Angeli", promotore della Preghiera Circolare Continua e delle Quarantore, che fanno dell'Eucaristia, elemento visibile dell'Invisibile, il centro d'adorazione, non poteva essere rappresentato altrimenti.
Al Pane degli Angeli che si fa pane degli uomini, si riferisce la scritta latina riportata come elemento decorativo sulla stola: "Panis angelicus fit panis hominum".
Elementi che identificano San Francesco come appartenente all'ordine dei Chierici Regolari Minori sono la corona del Rosario visibile sul fianco sinistro e i calzari che sottolineano il suo spirito francescano, testimoniato anche dalla rinuncia al proprio nome (Ascanio) per assumere quello del "poverello di Assisi".
Ai suoi piedi stanno lo stemma della sua casata (leone azzurro con lingua fuori bocca, su fondo in oro), un sacchetto da cui fuoriescono delle monete ed una mitria episcopale, simboli delle sue rinunce: prima al titolo e al blasone della sua famiglia, alla ricchezza, al benessere personale; poi a qualsiasi carica ecclesiastica, come è evidente dal voto che egli volle aggiungere a quelli ordinari, di castità, povertà ed obbedienza, per gli aderenti al suo Ordine.
L'attenzione all'Eucaristia, la devozione mariana, lo spirito di carità e la rinuncia agli onori mondani e alle cariche ecclesiastiche, delineano le caratteristiche salienti, tipiche del Santo villese, denominato "perla d'Abruzzo".

3.2. Casa Caracciolo culla dell'arte culinaria

Nella parte frontale del basamento, un bassorilievo in bronzo narra un momento conviviale del giovane Ascanio e della sua famiglia in Villa Santa Maria.
Nell'animato pannello si fondono quattro diverse scene (Ascanio a caccia con gli amici del paese, sullo sfondo; banchetto dei principi, nella zona intermedia; preparazione del pasto da parte degli amici e Carità di Ascanio, in primo piano) con complessivi 24 personaggi di tutte le età (neonato, bimba, giovani, adulti, anziani) e due animali, posti a profondità diverse e trattati con passaggi dallo stiacciato all'altorilievo.
La composizione benché movimentata (l'occhio è trascinato senza sosta da una figura all'altra, grazie agli atteggiamenti e agli sguardi dei vari personaggi), è estremamente equilibrata, racchiusa com'è in schemi triangolari che conferiscono alla scena un ritmo pausato.
Sullo sfondo al centro, l'antefatto della caccia di Ascanio con un gruppo di amici.
Egli è a cavallo, mentre gli altri ragazzi lo seguono o l'anticipano a piedi, muniti di balestre o archi. Qualcuno già punta la freccia su una lontana preda.
Sulla sinistra, si è nel vivo della scena di cucina che secondo la tradizione è all'origine di quella scuola alberghiera che porterà un po' ovunque nel mondo la conoscenza di Villa Santa Maria.
Sotto la sorveglianza di due cuochi, un ragazzo mescola, invitando un secondo a versare acqua con attenzione; un altro si rivolge a loro divertito, mentre sbuccia le patate; un quarto accovacciato dà fiato al "zuffratur" per ravvivare la fiamma. Dietro loro un compagno già porta a tavola un piatto, alzandolo con orgoglio, come un trofeo, mentre alle spalle dei principi un ragazzo mesce il vino nei calici.
Al centro i familiari del principe sono a tavola in attesa. Il principe si rivolge alla moglie mentre attende che gli venga riempito il calice; la signora quasi distratta, rivolge lo sguardo al figlio che vede allontanarsi, mentre altri commensali vengono appena intravisti, nascosti dalla presenza dei personaggi in primo piano.
Sulla destra si svolge una scena di Carità di Ascanio.
Quasi noncurante di quanto avviene alle sue spalle e del cane al suo fianco, il giovane principe si stacca dal gruppo per portare cibo ai poveri: un vecchio seduto con alle spalle l'anziana moglie e chiamato da una bimbetta quasi attonita davanti a lui; una giovane donna con il piccolo avvolto nello scialle; un viandante stanco che si appoggia al suo bastone. Tutto avviene in semplicità, senza ostentazione, come deve essere ogni gesto di autentica condivisione.
Il cibo qui diviene simbolo di altruismo e di amore.


3.3. Le ragioni di una collocazione ottimale del monumento

1. Il posto scelto rispecchia certe caratteristiche non possedute da altri luoghi del paese. Il monumento realizzato è stato fatto da uno scultore, grande artista, con statue perfino sul Duomo di Milano e, come tale, è una vera e propria opera d'arte. Pertanto, proprio perché vera e propria opera d'arte, il monumento andava collocato in un luogo che sia esso stesso di alto valore artistico, in modo che l'opera possa valorizzare artisticamente il luogo dove veniva messa e, viceversa, il luogo potesse valorizzare artisticamente l'opera che in esso viene posizionata. E si sa benissimo che il luogo più artisticamente bello e storicamente alto di Villa S. Maria è proprio quello scelto.
2. Il monumento a S. Francesco Caracciolo è, per Villa S. Maria, ricco di valori e di significati, ma quattro di essi sono fondamentali: il valore religioso, il valore sentimentale, il valore storico ed il valore artistico. Ora, nessun luogo a Villa S. Maria incarna questi quattro valori meglio di quello scelto per il posizionamento della statua. Infatti, il monumento, collocato lì:
a)   è fortemente valorizzato dal punto di vista religioso, in quanto, oltre che vicino alla propria Cappella, il luogo che lo ospita è una vera e propria chiesa all'aperto, che si presta a cerimonie religiose, ispirando nei fedeli il massimo raccoglimento;
b)   è fortemente valorizzato dal punto di vista sentimentale, in quanto il Santo è accanto alla propria casa e, soprattutto, accanto alla propria cappella, ossia nel luogo in cui ha sofferto le terribili pene della lebbra e nel quale, proprio in quei dolorosissimi momenti, ha trovato il massimo conforto nell'amore per quella Eucaristia che è stato il fulcro di tutta la sua vita terrena; con una locuzione forse poco culturale, ma molto cara a tutti i villesi, potremmo dire che "San Francesco è finalmente tornato a casa";
c)   è fortemente valorizzato dal punto di vista storico, in quanto, come si sa, il luogo è il centro della Storia del nostro Paese, sede di quello che fu il primo insediamento abitativo di Villa S. Maria, proprio ad opera della famiglia del nostro Santo, i cui genitori ne furono i padroni e i benefattori;
d)   è fortemente caratterizzato dal punto di vista artistico, in quanto il luogo è quello di più alto valore artistico, insieme con Piazza S. Nicola ed il Palazzo Castracane, presente a Villa S. Maria e nessun altro luogo potrebbe rendere al monumento quella valenza artistica che il monumento stesso, per la sua bellezza, meritava di avere ed era necessario che avesse.


                                                                                            Antonio Di Lello
              

 
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