Villa Santa Maria Patria dei Cuochi e di San Francesco Caracciolo


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ITALIA DEI VALORI SEZIONE DI VILLA S. MARIA

LA POLITICA

ITALIA DEI VALORI
SEZIONE DI VILLA SANTA MARIA

Il Dolo Berlusconi
di Marco Travglio su www.voglioscendere.it

Quando il Lodo Schifani-bis, anzi il Lodo Alfano, anzi il Dolo Berlusconi sarà sulla Gazzetta Ufficiale, l'Italia sarà l'unica democrazia al mondo in cui quattro cittadini sono "più uguali degli altri" di fronte alla legge. Un privilegio che George Orwell, nella "Fattoria degli animali", riservava non a caso ai maiali. E che, nell'Italia del 2008, diventa appannaggio dei presidenti della Repubblica, del Senato (lo stesso Schifani), della Camera e soprattutto del Consiglio. I massimi rappresentanti delle istituzioni, che nelle altre democrazie devono dare il buon esempio e dunque mostrarsi più trasparenti degli altri, in Italia diventano immuni da qualunque processo penale durante tutto il mandato, qualunque reato commettano dopo averlo assunto o abbiano commesso prima di assumerlo. Compresi i reati comuni, "extrafunzionali", cioè svincolati dalla carica e persino dall'attività politica. Anche strangolare la moglie, anche arrotare con l'auto un pedone sulle strisce, anche stuprare la colf o molestare una segretaria. O magari corrompere un testimone perché menta sotto giuramento in tribunale facendo assolvere un colpevole. Che poi è proprio il caso nostro, anzi Suo. Come scrisse il grande Claudio Rinaldi sull'Espresso a proposito del primo Lodo, "un'autorizzazione a delinquere".

La suprema porcata cancella, con legge ordinaria - votata in un paio di minuti dal collegio difensivo allargato del premier imputato, che ha nome "Consiglio dei ministri" - l'articolo 3 della Costituzione repubblicana. Che recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.". La questione è tutta qui. Le chiacchiere, come si dice a Roma, stanno a zero. Se tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, non ne possono esistere quattro che non rispondono in nessun caso alla legge per un certo numero di anni in base alle loro "condizioni personali e sociali", cioè alle cariche che occupano. Se la Costituzione dice una cosa e una legge ordinaria dice il contrario, la legge ordinaria è incostituzionale. A meno, si capisce, di sostenere che è incostituzionale la Costituzione (magari prima o poi si arriverà anche a questo).

Ora, quando in una democrazia governo e parlamento varano una legge incostituzionale, a parte farsi un'idea della qualità del governo e del parlamento che hanno eletto, i cittadini non si preoccupano. Sanno, infatti, che le leggi incostituzionali sono come le bugie: hanno le gambe corte. Il capo dello Stato non le firma, il governo e il parlamento le ritirano oppure, se non accade nessuna delle due cose, la Corte costituzionale le spazza via. Ma purtroppo siamo in Italia, dove le leggi incostituzionali, come le bugie, hanno gambe lunghissime. Non è affatto scontato che il presidente della Repubblica o la Consulta se la sentano di bocciare la suprema porcata. A furia di strappi, minacce, ricatti, vere e proprie estorsioni politiche, il terrore serpeggia nelle alte sfere (che preferiscono chiamarlo "dialogo"). E anche la Costituzione è divenuta flessibile, anzi trattabile.

Un mese fa è passata con tutte le firme e le controfirme una legge razziale (per solennizzare il 70° anniversario di quelle mussoliniane) denominata "decreto sicurezza": quella che istituisce un'aggravante speciale per gli immigrati irregolari. Se fai una rapina e sei di razza ariana e di cittadinanza italiana, ti becchi X anni; se fai una rapina e sei extracomunitario, ti becchi X+Y anni. Vuoi mettere, infatti, la soddisfazione di essere rapinato da un italiano anziché da uno straniero. E il principio di uguaglianza? Caduto in prescrizione. Stavolta è ancora peggio, perchè non è in ballo il destino di qualche vuccumpra', ma l'incolumità giudiziaria del noto tangentaro (vedi ultima sentenza della Cassazione sul caso Sme-Ariosto) che siede a Palazzo Chigi. Infatti è già tutto un distinguo, a destra come nella cosiddetta opposizione, sulle differenze che farebbero del Lodo-bis una versione "migliore" del Lodo primigenio. Il ministro ad personam Angelino Jolie assicura che, bontà sua, "la sospensione dei processi non impedisce al giudice l'assunzione delle prove non rinviabili, la prescrizione è sospesa, l\'imputato vi può rinunciare. La sospensione non è reiterabile e la parte civile può trasferire in sede civile la propria pretesa". Il che, ad avviso suo e di tutti i turiferari arcoriani sparsi nei palazzi, nelle tv e nei giornali, basterebbe a rendere costituzionale la porcata.

Noi, che non siamo costituzionalisti, preferiamo affidarci a chi lo è davvero (con tutto il rispetto per Angelino e il suo gemellino Ostellino), e cioè all'ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida. Il quale, interpellato il 18 giugno da Liana Milella su la Repubblica, ha spiegato come e qualmente chi cita la sentenza della Consulta che nel 2004 bocciò il primo Lodo e sostiene che questo secondo la recepisce, non ha capito nulla: "La prerogativa di rendere temporaneamente improcedibili i giudizi per i reati commessi al di fuori dalle funzioni istituzionali dai titolari delle più alte cariche potrebbe eventualmente essere introdotta solo con una legge costituzionale, proprio come quelle che riguardano parlamentari e ministri. La bocciatura del vecchio lodo nel 2004 da parte della Consulta è motivata dalla violazione del principio di uguaglianza dei cittadini quanto alla sottoposizione alla giurisdizione penale". L'unica soluzione per derogare all'articolo 3 è modificare eventualmente la Costituzione (con doppia lettura alla Camera e doppia lettura al Senato, e referendum confermativo in mancanza di una maggioranza dei due terzi). E non con una legge che sospenda automaticamente i processi alle alte cariche: sarebbe troppo. Ma, al massimo, con una norma che - spiega Onida - "introduca una forma di autorizzazione a procedere che consentirebbe di valutare la concretezza dei singoli casi. Ragiono su ipotesi, perché gli 'scudi' sono da guardare sempre con molta prudenza. La sospensione non dovrebbe essere automatica, ma conseguire al diniego di una autorizzazione a procedere. E comunque la legge costituzionale resta imprescindibile".

Insomma, quando Angelino Jolie sbandiera la "piena coincidenza del Lodo con le indicazioni della Consulta", non sa quel che dice. La rinunciabilità del Lodo non significa nulla (comunque Berlusconi, l'unico ad averne bisogno, non vi rinuncerà mai: altrimenti non l'avrebbe fatto). E la possibilità della vittima di ricorrere subito in sede civile contro l'alta carica che le ha causato il danno, se non fosse tragica, sarebbe ridicola: uno dei quattro presidenti si mette a violentare ragazze o a sparare all'impazzata, ma i giudici non lo possono arrestare (nemmeno in flagranza di reato), nè destituire dall'incarico fino al termine della legislatura; in compenso le vittime, se sopravvivono, possono andare dal giudice civile a chiedere qualche euro di risarcimento. Che cos'è: uno scherzo? L'unica differenza sostanziale tra il vecchio e il nuovo Lodo è che stavolta vale per una sola legislatura: non per un premier che viene rieletto, nè per un premier (uno a caso) che passa da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma ciò vale fino al termine di questa legislatura. Dopodichè Berlusconi, una volta rieletto o asceso al Colle, potrà agevolmente far emendare il Lodo, sempre per legge ordinaria, e concedersi un'altra proroga di 5 o di 7 anni.

A questo punto si spera che il capo dello Stato non voglia cacciarsi nell'imbarazzante situazione in cui si trovò nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi: il quale firmò (e secondo alcuni addirittura ispirò tramite l'amico Antonio Maccanico) il Lodo, e sei mesi dopo fu platealmente smentito dalla Corte costituzionale. Uno smacco che, se si dovesse ripetere, danneggerebbe la credibilità di una delle pochissime istituzioni ancora riconosciute dai cittadini: quella del Garante della Costituzione. Quando una legge è manifestamente, ictu oculi, illegittima, il capo dello Stato ha non solo la possibilità, ma il dovere di rinviarla al mittente prima che lo faccia la Consulta.

In ogni caso, oltre al doppio filtro del Quirinale e della Consulta, c'è anche quello dei cittadini. Che, tanto per cominciare, scenderanno in piazza a Roma l'8 luglio contro questa e le altre leggi-canaglia. Dopodichè potranno raderle al suolo con un referendum, già preannunciato da Grillo e Di Pietro. Si spera che anche il Pd - se non gli eletti, almeno gli elettori - vi aderirà. Si attendono smentite al commento più scombiccherato della drammatica giornata di ieri: quello della signora Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, secondo la quale "il Lodo deve valere dalla prossima legislatura". Così il Caimano si porta dietro lo scudo spaziale anche al Quirinale. Non sarebbe meraviglioso?




"Caro Silvio", "Caro Totò"...
dal sito www.antoniodipietro.com

Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Caro Silvio", "Caro Totò" (pag.471).

"A proposito di fonti romane, esistono almeno due telefonate intercettate tra Cuffaro e il premier Berlusconi. La prima è del novembre 2003, all'indomani degli arresti di Aiello e dei due marescialli. Il capo del governo sembra molto informato delle divisioni che lacerano la Procura di Palermo riguardo alla posizione di Cuffaro: da un lato c'è il pm Paci, che ha dato il via all'inchiesta su Guttadauro & C., convinto che vada contestato al governatore, come ai suoi principali coimputati, il concorso esterno in associazione mafiosa; dall'altro ci sono i vertici della Procura (Grasso e Pignatone) e i pm che seguono l'inchiesta Aiello, che vogliono archiviare il concorso esterno per Cuffaro, lasciandogli solo il favoreggiamento alla mafia e la rivelazione di segreti. Lo scontro fra le due anime dell'Antimafia esploderà in pubblico nei primi mesi del 2004, ma già il 12 novembre 2003 Berlusconi chiama Totò per comunicargli di aver avuto notizia sugli orientamenti che stanno emergendo in Procura sul suo conto:

Berlusconi: Stai sereno, perché guarda che io ne ho passate di tutti i colori con la famiglia. guarda soltanto stamattina come sono illustrato in una vignetta in prima pagina sull'Unità.
Cuffaro: Con quello che ha scritto l'Unità su di te e su di me c'è da farne un'enciclopedia.
Berlusconi: Comunque tu stai sereno, perché ho notizie buone come tu avrai.. dall'interno dell'ufficio che si sta interessando di queste cose, per cui ho notizie buone, c'è un orientamento positivo da parte del.
Cuffaro: Ma spero che si rendano conto che io non c'entro niente, insomma.
Berlusconi: Ma si, appunto. Noi ti appoggiamo come un sol uomo, senza nessuna possibilità.
Cuffaro: Ti assicuro che la tua telefonata è una cosa importante, per l'affetto che mi hai dimostrato.
Berlusconi: Io se c'è bisogno prendo l'aereo, vengo giù a Palermo, faccio di tutto. Comunque non succederà assolutamente niente.

Due mesi dopo Silvio e Totò si risentono. Sono le 19:51 del 10 gennaio 2004: anche stavolta i due interlocutori sanno molto più di quel che dovrebbero. Il premier rassicura il governatore sugli esiti dell'inchiesta e lo informa che il ministro degli interno, Beppe Pisanu, gli ha detto che è tutto "sotto controllo". Il presidente della Regione sa che qualche magistrato "fa le bizze" sul suo conto, ma confida che tutto andrà per il meglio.

Berlusconi: Si, sono io, presidente: come stai?
Cuffaro: Benissimo.
Berlusconi: Le cose come vanno?
Cuffaro: Benissimo, benissimo. Mah, io credo bene, al di là delle cose che scrivono i giornali.
Berlusconi: Io ho saputo qui.la ragione perché ti telefono. il ministro dell'Interno.
Cuffaro: Si?
Berlusconi: . mi ha parlato e mi ha detto che tutta la.. è tutto sotto controllo. sotto controllo.
Cuffaro: Va bene.
Berlusconi: Si.
Cuffaro: Ma io sono tranquillo, avendo la coscienza a posto. E' solo.bisogna solo aspettare.
Berlusconi: Lo so, ma non basta, non basta.
Cuffaro: Ci sono giornali che fanno un poco di schifo e qualche magistrato che fa un poco di bizze.
Berlusconi: Io oggi ho appena finito di leggere l'Unità in cui uno psichiatra dice che sono il diavolo.
Cuffaro: Eh eh.
Berlusconi: Capisci, bisogna dimostrare che io sono il diavolo!
Cuffaro: Ma figurati! Per tutti noi sai che cosa sei. Quindi sai che ti vogliamo bene, io ogni mattina nella mia preghiera quotidiana. Perché a Palazzo D'Orleans da me ogni mattina alle otto e un questo faccio la messa.
Berlusconi: Ah, bene.
Cuffaro: E ti giuro, non te l'ho mai detto, ma il mio primo pensiero è per il lavoro che fai e per ricordarti quanto ti voglio bene.
Berlusconi: Grazie.
Cuffaro: Conta sempre su di me, io lavoro sempre, lavoro anche perché ci sia serenità anche dentro l'Udc, quindi stai tranquillo.
Berlusconi: Benissimo, grazie mille. Sai che sei contraccambiato totalmente.
Cuffaro: Lo so, lo so.

Cuffaro, dunque, sebbene indagato per concorso esterno, rivelazione di segreti, favoreggiamento mafioso e corruzione, nel gennaio 2004 si dice tranquillo e sembra perfettamente al corrente delle due linee che si fronteggiano fra i magistrati: qualcuno fa ancora le bizze, ma bisogna solo aspettare. Per capire che cosa Cuffaro stia aspettando basta attendere gli sviluppi dell'inchiesta che, di li a pochi mesi, gli daranno ragione. Infatti il pm Paci che insiste per chiudere il suo rinvio a giudizio anche per concorso esterno in associazione mafiosa verrà messo in minoranza. E alla fine il governatore risponderà solo di favoreggiamento alla mafia. Le due scottanti bobine, trasmesse dai Carabinieri alla Procura, non saranno depositate negli atti alla chiusura dell'inchiesta Cuffaro. Rimarranno blindate nel fascicolo madre, quello numero 2358/99 per concorso esterno in associazione mafiosa, destinato all'archiviazione. Né Berlusconi ne Pisanu verranno interrogati sul merito di quelle telefonate, nè verranno disposte indagini approfondite per saperne di più. Eppure l'accenno di Berlusconi al ministro dell'Interno potrebbe contenere elementi utili a far luce sulla "fonte romana" e "istituzionale", ipotizzata dalla stessa Procura, che avrebbe informato Cuffaro delle intercettazioni su Guttadauro nel 2001 e su Aiello nel 2003. Se davvero Berlusconi, il Viminale e Cuffaro conoscessero notizie ancora coperte dal più vigoroso segreto investigativo, si configurerebbe un reato di rivelazione di segreto anche a carico di chi quella fuga di notizia ha commesso. Tantopiù che uno dei personaggi in questione, Berlusconi, è stato indagato per concorso esterno e riciclaggio proprio a Palermo: la sua posizione è stata archiviata per decorrenza dei termini di indagine, ma il fascicolo può essere riaperto in qualunque momento all'emergere di qualche fatto nuovo. I pm titolari del fascicolo Berlusconi, però, verranno a sapere di quelle telefonate soltanto dai giornali, alla fine del 2005, quando Grasso, poco prima di trasferirsi a Roma come nuovo procuratore nazionale antimafia, chiederà ai gip che i nastri vengano distrutti."



NUN SE PO' FA'
di Antonio Di Pietro

Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di questa mattina. Purtroppo la Camera in questi giorni è stata impegnata a respingere il tentativo del Presidente del Consiglio di raggirare le sentenze della corte di giustizia europea a favore delle sue aziende. Da più parti il Pdl ha urlato che ai cittadini di questo argomento non importa nulla, nè vorrebbero parlarne in un momento difficile per il nostro Paese. Falso. E' vero invece che nessun cittadino vuol pagare di tasca propria le sanzioni dell'Unione europea a cui stiamo andando incontro grazie a questo comportamento scelerato del centrodestra. E' vero che dell'occupazione abusiva delle frequenze di Europa7 i cittadini non sono ancora informati grazie alla copertura degli organi di informazione. E' vero che Europa7 ha vinto con una gara l'assegnazione di queste frequenze oggi occupate da Rete4. E' vero che la legge Gasparri è stata posta in essere per mantenere lo status quo attuale in barba alla liberalizzazione del mercato delle frequenze radiotelevisive.
"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio dei ministri, anche se non è presente mi rivolgo a lei, perché in questo disegno di legge di conversione da approvare lei ha inserito norme che servivano - e che servono - a lei. Pertanto, è a lei che devo rivolgermi.
Solo pochi giorni fa lei, signor Presidente del Consiglio dei ministri che non c'è, ha chiesto la fiducia, sostenendo che «se po' fa'», cercando così di ammiccare sinuosamente ad una parte di questo emiciclo. In realtà, signor Presidente del Consiglio dei ministri, noi le diciamo in modo molto chiaro: «nun se po' fa'»! Non si può fare così! Lei non può pensare di continuare ad usare impunemente e spudoratamente le istituzioni per farsi fare le leggi che piacciono e servono a lei. Lei, signor Presidente del Consiglio dei ministri che non c'è, già nella scorsa legislatura ha abusato del suo ruolo e delle sue funzioni per piegare le leggi ai suoi interessi: allora di tipo giudiziario - con le famose leggi ad personam che le hanno permesso «zigzagare» fra i processi, fino a raggiungere l'impunità - ed oggi di tipo imprenditoriale, con almeno una «doppietta» di proposte emendative davvero significative: la «salva Retequattro» e la «pedaggio selvaggio» delle reti autostradali.
Tutti i suoi cantori, dentro e fuori il Parlamento, tutte le sue televisioni, i suoi giornali, tutti i suoi mass media in questi giorni si sono sgolati nel sostenere che la norma voluta dal Governo in materia radiotelevisiva non c'entrava - e non c'entra - nulla con la volontà di salvare Retequattro dai rigori della legge e da quelli della Comunità europea. Non era - e non è - vero e lo avete ammesso anche voi quando, alla fine, ieri avete dovuto ritirarla. La norma in questione, non solo non risolveva l'infrazione contestata dalla Commissione europea e non dava risposte alle decisioni della Corte di giustizia delle Comunità europee ma, anzi, ne aggravava la situazione."



Magistratura al guinzaglio
(dal sito www.antoniodipietro.com)

Pubblico sulla vicenda dei rifiuti di Napoli un articolo di Marco Travaglio apparso sull'Unità di ieri che condivido pienamente. Riporto inoltre un illuminante dichiarazione del Presidente del Consiglio: "le leggi devono essere adattate per far vivere meglio i cittadini". Parole degne di un uomo che non ha la minima idea di quello che sia uno Stato, il diritto, la Costituzione e la democrazia.
Antonio Di Pietro

"Non potevano trovare un nome migliore gli inquirenti napoletani per l'inchiesta su politica&monnezza. "Operazione Rompiballe" allude alle ecoballe, niente eco e molto balle. Ma anche, involontariamente, all'ennesima porcata del governo per mettere la magistratura al guinzaglio del potere politico con la scusa dell'emergenza rifiuti. Perchè è di questo che stiamo parlando, come spiega Rodotà su Repubblica e come sostengono 75 pm campani: il decreto del governo è incostituzionale, perché sospende "de jure" lo Stato di diritto in una regione dove già era sospeso "de facto".
Le trombette berlusconiane sono già al lavoro per rivoltare la frittata e far passare per ribelli proprio i magistrati che difendono la Costituzione, non il governo che la calpesta. Spettacolare il Corriere che, sorpreso il giudice Nicola Quatrano, a spasso per Chiaiano, lo torchia per bene per sapere che ci facesse lì, vedi mai che alzasse barricate e lanciasse molotov. Come se un libero cittadino non potesse andare dove gli pare. In effetti, secondo il decreto, non si può più manifestare liberamente, in Campania: si rischia di passare per sabotatori delle discariche, dunque nemici pubblici.
Intanto il governo si fabbrica un bel superprocuratore regionale per i rifiuti, roba mai vista nemmeno sotto il fascismo, che accentra le competenze delle procure territoriali. Nessun giudice potrà più sequestrare discariche irregolari o pericolose, anche perchè i rifiuti tossici e nocivi vengono equiparati a quelli urbani ordinari, per decreto, in barba a tutte le leggi nazionali ed europee, e soprattutto alla salute di chi se li beve o se li respira. Insomma, vietato disturbare il manovratore: che oggi è il supercommissario di governo - l'ineffabile Bertolaso, l'uomo per tutte le stagioni, quello che due anni fa da commissario non combinò un bel nulla e ora, chissà perché, dovrebbe fare il miracolo - ma domani potrebbe essere il presidente del Consiglio. Perché, se passa il precedente di un "governo che si sceglie i magistrati che devono controllare le sue iniziative" (Rodotà), poi non ci si ferma più.
Lo Stato italiano ha sconfitto il terrorismo e combattuto la mafia con ottimi risultati - per due o tre anni, non di più - senza strappi alla Costituzione. Non si vede perché oggi non possa rimuovere la monnezza senza violentare la Carta costituzionale. Se le nuove discariche saranno a norma di legge, nessun giudice le bloccherà. Ma impedire preventivamente ai giudici di bloccarle è come ammettere di sapere in anticipo che saranno irregolari, dunque inquinanti, dunque pericolose per la salute pubblica. Dunque l'intervento della magistratura rimane l'unico scudo per i cittadini.
Resta da capire perché mai, dal Pd, non si sia levata una sola voce critica contro il colpo di mano berlusconiano. Anzi, dopo la parentesi dell'ostruzionismo su Rete4, si è tornati precipitosamente a un "dialogo" che conviene solo al governo. Eppure non occorre un genio per intuire che la guerra all'indipendenza e autonomia delle toghe con la monnezza non c'entra niente. C'entra con altre monnezze: per esempio, con l'ansia di vendetta del Cainano contro i pm di Napoli per l'inchiesta sull'acquisto di Saccà e di alcuni senatori. "Questi pm sono ingovernabili", ha denunciato, sgomento per l'esistenza di qualche toga che ancora prende sul serio la Costituzione ("la magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere"): un pericoloso precedente che va subito sanzionato.
Intanto si cerca un pretesto per varare l'agognata legge contro le intercettazioni, che proprio sulla monnezza han dimostrato la loro efficacia, dunque vanno abrogate. Il ministro ad personam Alfano annuncia che la nuova porcata è pronta. Meno pronta è la reazione dell'Anm, che seguita a "dialogare" col governo che si accinge a disarmarla. E ancor meno pronta è quella del Pd, che ha addirittura avviato consultazioni del ministro-ombra della Giustizia, tal Tenaglia, con l'Alfano medesimo, non si sa bene a che pro. Intanto Ermete Realacci si associa agli alti lai berlusconiani pro Bertolaso e contro il blitz dei giudici: "Intervento spettacolare e fuori contesto" che rischia di "ostacolare la soluzione del problema rifiuti". La prossima volta, prima di arrestare qualcuno, i giudici chiederanno il permesso a lui ("Ci scusi, Realacci, avremmo intenzione di arrestare Tizio e Caio. Le pare il contesto giusto o gradisce un rinvio? Ha qualche data libera, in agenda?"). Dio salvi i rompiballe."



La nuova stagione del Cavaliere

Lettera inviata da Fabrizio DI CICCO ad Antonio DI PIETRO *** 16 Maggio 2008

Gent.mo on. Di Pietro,
Il Cavaliere, in questa sua ennesima stagione da premier, sta ricorrendo al buonismo ed al perbenismo; quel buonismo e quel perbenismo tipici del più squallido modello democristiano, che tanto ha fatto male alla nostra povera Italia e che, per certi aspetti, é più insidioso e pericoloso del fascismo, dittatura, come ogni altra biasimevole, ma almeno dichiarata.
La dittatura travestita da democrazia, invece, è la forma di governo più agghiacciante, pericolosa e fastidiosa.
Le pacche sulle spalle, le mani che tutte le domeniche, ipocritamente e magari dopo un sabato sera trascorso al night, si sfondano il petto in Chiesa (questa gente non è neppure timorosa di Dio.), le partecipazioni al family day di personaggi che hanno collezionato mogli come fossero figurine di calciatori, sacerdoti che mai (con le dovute eccezioni) spendono una parola contro i ladri (come se il settimo Comandamento non esistesse), i Travaglio e i Grillo demonizzati solo perché raccontano Verità (le sentenze in un Paese civile, esaurite le vie giudiziarie sono tali), i lestofanti che delegittimano i Giudici, sono alcune delle tantissime manifestazioni di quella che Lei ha sapientemente definito "dittatura dolce.", di quel maledetto sistema democristiano che, in barba ai Grandi uomini che ne erano stati i fondatori (su tutti De Gasperi), si è macchiato di tremendi crimini.
Tenga duro Presidente e non si lasci ammaliare dal manovratore (persona furba ed abilissima, gli va riconosciuto, e che con questa sinistra vincerà le elezioni anche da morto - ammesso che non sia pure immortale- ).
Ha ragione Cicchitto, c'è da essere nostalgici degli anni di Tangentopoli e sa perché? Perché non si è fatto in tempo a sbatterli tutti in galera!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma ormai, grazie alla demagogia ed al populismo di alcuni e ad un inspiegabile (o forse si.) fair play di altri, essere dalla parte della Giustizia e della Legalità vuol dire essere giustizialisti.
In bocca al lupo Presidente e, se possibile, risponda al dott. Castracane, nostro tesserato e degno rappresentante.
Con affetto e stima
Fabrizio Di Cicco
(Coordinatore cittadino Sezione IDV Villa S. Maria Ch)

*** Poiché pare che in Italia le opinioni non si possano più esprimere liberamente e comunque onde evitare di incorrere in spiacevoli conseguenze, la lettera viene pubblicata con qualche autocensura rispetto alla versione integrale inviata ad Antonio Di Pietro.
Non vorrei che con tanti ladri a piede libero, alla fine in galera ci finisca io.



IL DISCORSO DI SILVIO BERLUSCONI...
Postato da Antonio Di Pietro sul proprio sito in data 13. 05. 2008

Il discorso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al Parlamento per chiedere la fiducia al suo Governo - in puro stile "papista" e pseudobuonista - ricorda tanto la favola del ragno che invita la mosca nella propria ragnatela. Non so se il partito democratico farà l'allocco e ci cadrà ma certamente non lo faremo noi dell'Italia dei Valori.
Egli ha descritto il paese da sogni e di balocchi che vorrebbe ma non ha indicato come fare per realizzarlo. Il suo discorso - pieno di "ma anche" è apparso solo un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutto ed il contrario di tutto, nella speranza di ingraziarsi maggioranza e opposizione, Nord e Sud, lavoratori e datori di lavoro, imprenditori e sindacati, parti sociali deboli e poteri forti, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori.

Dice di volere il dialogo ma ad una voce sola: la sua! E chi non la pensa come lui "peste lo colga": è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista, insomma un disturbatore del manovratore da isolare e condannare.

Per rendersene conto basta rileggere il suo discorso, pieno non di proposte di governo ma di "eclatanti omissioni" su questioni chiave, come il rilancio della lotta all'evasione fiscale, la funzionalità della giustizia, la trasparenza dei mercati, la pluralità dell'informazione, la lotta alla "Casta", gli sprechi nella pubblica amministrazione, la lentezza e la farraginosità della burocrazia, la questione della Rai come servizio pubblico, la scandalosa vicenda Europa/-Rete4 ed il connesso rispetto delle Direttive e delle sentenze degli organismi di controllo.

Nel suo discorso, Berlusconi ha posto l'accento sul verbo "crescere". Avrebbe dovuto usare il verbo "cambiare". Senza un cambiamento la crescita non potrà avvenire. Il verbo giusto è cambiare.
Per ripartire bisogna eliminare alla radice le cause che in questo momento bloccano il Paese. Tra queste la mancanza di una libera informazione, la diffusione della criminalità organizzata, la non certezza della pena.
Economia e etica sono due facce della stessa medaglia. Una forte economia non può prescindere dall'"etica dei comportamenti" e questo non è il caso dell'Italia con leggi ad personam e condannati eletti in Parlamento su precisa scelta del leader del PDL.

Un Paese che voglia attrarre investimenti dall'estero non può permettersi ombre su chi ha primarie responsabilità nel sistema bancario come è il caso di Cesare Geronzi.
La libera informazione è alla base della democrazia. La recente sentenza della Corte di Giustizia europea impone che Rete 4, di proprietà del presidente del Consiglio, ceda le sue frequenze a Europa 7, in caso contrario i cittadini italiani pagheranno, con effetto retroattivo dal primo gennaio 2006, tutti i giorni 300.000 euro di multa. L'Alitalia costa ai contribuenti più di un milione di euro al giorno grazie alla mancata fusione con Air France dovuta al PDL. Di fronte a un debito pubblico di circa 1630 miliardi di euro con interessi annui di 70 miliardi di euro pagati dallo Stato, Rete 4 e Alitalia possono sembrare sciocchezze, ma sono un chiaro segnale di chi fatica a distinguere gli interessi privati da quelli pubblici.
Berlusconi dice di voler rivalutare la casa come bene primario. Ma per dare concretezza a questi obiettivi bisognerà rivedere i rapporti tra istituti di credito e cittadini, decine di migliaia di famiglie stanno perdendo la casa per l'impossibilità di pagare il mutuo.
Egli dice che vuole una giustizia che funzioni ma non dice che bisogna cancellare le leggi vergogna che hanno allungato i tempi di prescrizione rendendo quasi impossibile ogni condanna.

Egli dice che vuole servizi efficienti accompagnati a una diminuzione dei costi dello Stato. Chi non li vorrebbe? Non ho però sentito quali in concreto sono le misure che consentirebbero questi obiettivi. Ad esempio l'abolizione delle Province, l'accorpamento delle Province, l'abolizione delle Comunità montane, l'allineamento dei compensi parlamentari al resto d'Europa, un utilizzo produttivo e controllato dei miliardi di euro di finanziamento della Comunità Europea, una rivisitazione complete e concreta della legge sui finanziamenti pubblici ai partiti ed ai cosiddetti giornali di partito.
Il federalismo fiscale della Lega può conciliarsi con i 15 miliardi di euro per lo Stretto di Messina?
Con le centinaia di migliaia di dipendenti pubblici e para pubblici del nostro Meridione? Il Sud non può sopravvivere se le risorse fiscali rimarranno nel Nord. Tutti sanno che il federalismo fiscale senza una reale autonomia economica del Sud è solo fumo negli occhi e che il Sud, fino a quando non sarà affrancato dalla criminalità organizzata, non potrà essere autonomo. Ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull'evasione fiscale, sui falsi in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente fra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate, tutte questioni-chiave di cui il Presidente del Consiglio si è ben guardato dal prendere posizione.
Egli ha più volte teso la mano all'opposizione, ha chiesto e offerto collaborazione, alla condizione, ovviamente, che non venga alterato lo status quo sull'informazione e sulla giustizia.
L'opposizione ideale per Silvio Berlusconi è un'opposizione morbida che non denunci, non alzi i toni, non faccia battaglie, anche dure, per il rispetto delle regole democratiche. Insomma una "opposizione di Governo".

Ripeto, non so cosa voglia fare e come voglia comportarsi il Partito democratico di Veltroni. Da oggi, però, deve essere chiaro che esiste ed esisterà una opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche ma anche di proposte costruttive, che è quella dell'Italia dei Valori.


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