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POLITICA
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ITALIA DEI VALORI
- CIRCOLO DI VILLA SANTA MARIA -
(a cura di Fabrizio Di Cicco)
SEZIONE ITALIA DEI VALORI - DI PIETRO
CIRCOLO COMPRENSORIALE DI VILLA S. MARIA
V.le della Vittoria, n°9
66047 Villa S. Maria (CH)
Tel e Fax 0872/940048
Pers 347/7008074
Guardare meglio la foto di Vasto
Ogni giorno qualcuno si alza e dichiara che la foto di Vasto non c'è più, che è stata stracciata dalla nascita del governo tecnico, o che la possibilità di scattarla di nuovo dipende dalle posizioni che si prenderanno sul governo Monti.
Tante volte sembrano frasi dette solo per parlare a vanvera. Che c'azzecca il giudizio sulle misure di Monti con la possibilità di dar vita a un nuovo centro sinistra? Il Pdl fa parte della maggioranza che sostiene Monti: vuol dire che nel prossimo centro-sinistra al posto di Vendola e Di Pietro bisogna metterci Alfano e Cosentino?
Ma poi io mi chiedo, quando guardano la foto di Vasto, questi scienziati della politica, cosa ci vedono? Tre dirigenti di partiti diversi seduti un vicino all'altro su un palco? Ovvio che se sanno vederci solo questo pensano che una foto del genere la strappi quando ti pare e poi se serve magari ne riappiccichi i frammenti.
Però se guardano meglio le cose cambiano. Scoprono che in quella foto non ci siamo io Vendola e Bersani. Ci sono i milioni di elettori dell'IdV, di Sel e del Pd che vogliono quell'alleanza, ed anche i tantissimi che non si sentono rappresentati e che chiedono un nuovo e vero centro sinistra perché sanno che quella è la sola speranza di far ripartire questo Paese e di restituire giustizia ai suoi cittadini.
E sì, ci sono pure le aspettative di tutti coloro che vogliono affrontare la crisi e rimettere a posto i conti pubblici, però vorrebbero farlo guardando prima alle esigenze della gente comune e poi a quelle dei banchieri o delle caste. Quelle aspettative sono giuste e sacrosante e io credo che nessuno, anche nel Pd oserebbe dire il contrario.
Quella è la vera foto di Vasto. La si può allargare, anzi più la si allarga e meglio è, purché non la si snaturi. Ma provare a strapparla vuol dire tradire i nostri elettori e riconsegnare l'Italia a Berlusconi o ai suoi fantocci.
17 febbraio 1992-2012: Mani pulite compie vent'anni
Il prossimo 17 febbraio saranno passati vent'anni da quando, con l'arresto di Mario Chiesa chiesto da me e controfirmato dal gip Italo Ghitti, partì a Milano l'inchiesta “Mani pulite”. Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, lo sorprendemmo mentre intascava una mazzetta di 7 milioni di vecchie lire. Non era un “mariuolo isolato” come provò a raccontare Bettino Craxi, ma la rotellina di un ingranaggio con cui i politici e gli amministratori pubblici succhiavano da anni il sangue al nostro Paese.
In questi vent'anni molti grandi imbonitori della politica e della stampa hanno cercato in tutti i modi di rovesciare la frittata e di far passare quei furfanti per vittime, e quelli che li avevano acciuffati per mostri e cospiratori.
Io non credo che il gioco sia loro riuscito. I politici fanno finta di non sapere chi erano gli onesti e chi i disonesti. I cittadini invece se lo ricordano benissimo e sanno che quella di Mani pulite è stata la più grande occasione persa dal nostro Paese, che poteva già allora liberarsi dal cancro della corruzione e per colpa della politica non ci è riuscita.
Le cose sono cambiate solo in peggio: quello che allora era un tumore maligno ma circoscritto, limitato alla politica e agli affari, è diventato una metastasi diffusa in tutti i settori della società italiana, che sta morendo per colpa della corruzione e della conseguente sfiducia che é dilagata tra i cittadini onesti.
Il prossimo 17 febbraio a Milano l'Italia dei Valori organizzerà una grande iniziativa insieme a giornalisti, magistrati, esponenti della società civile per ricordare l'inizio di Mani pulite e ribadire una verità storica che troppo spesso viene negata dagli ipocriti: la colpa di quel che é avvenuto non é dei magistrati che hanno scoperto i reati, ma dei criminali che li hanno commessi!
Non lo faremo per celebrare il passato ma perché l'Italia ha bisogno di ritrovare nuova energia per cambiare strada e liberarsi dalla malattia della corruzione che la sta distruggendo.
IL MOSTRO TRICEFALO
Inutile raccontarsi favole e negare l'evidenza. Checché ne dica Pierluigi Bersani, con il vertice di stasera è nata una maggioranza politica in piena regola. Non si tratta però di una maggioranza “normale”, ma di una specie di scherzo di natura, giacché mette insieme partiti che si erano presentati alle elezioni schierati l'uno contro l'altro e poi per anni non si erano trovati d'accordo quasi su niente.
La sola esistenza di questa assurda maggioranza nega e rinnega il sistema bipolarista che a parole tutti hanno detto fino a ieri di voler difendere e che per noi resta invece quello valido, perché è il solo che permette ai cittadini di votare sapendo da prima a quale coalizione stanno dando il loro consenso.
Noi dell'Italia dei Valori di questa maggioranza non facciamo e non vogliamo fare parte, perché crediamo nel sistema bipolarista, vogliamo che gli elettori sappiano per quale governo votano e intendiamo rappresentare nei programmi, nelle persone e nelle alleanze un'alternativa netta al Pdl e al centrodestra.
Presenteremo sull'Europa una nostra mozione e decideremo se votare quella della maggioranza Pdl-Pd-Terzo Polo sulla base dei suoi contenuti, ma non ci mischieremo in nessun caso a questa maggioranza eterogenea ed estemporanea, che mira solo a confondere i cittadini e gli elettori.
Ci auguriamo che il governo Monti possa concludere al più presto il suo mandato emergenziale ed eccezionale, in modo da poter tornare alla normalità democratica ed eleggere un nuovo Parlamento. Auspicabilmente con una nuova legge elettorale che assegni ai cittadini e non ai capipartito il compito di scegliere i rappresentanti del popolo.
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Oggi hanno vinto la casta, la partitocrazia e l'inciucio. La Corte Costituzionale, bocciando i referendum contro questa legge elettorale ignobile, ha preso una decisione non giuridica, ma politica.
Ha preferito fare un piacere alla arlecchinesca maggioranza formata dai berlusconiani e dagli ex antiberlusconiani, che oggi vanno a braccetto e appoggiano il governo Monti, invece di rendere giustizia ai cittadini e alla democrazia.
Abbiamo già un governo che prende decisioni pesantissime per i lavoratori e i pensionati senza essere stato eletto da nessuno. Doveva restare in carica solo per fronteggiare l'emergenza, e invece resterà fino al 2013. Ora la Consulta impedisce ai cittadini di decidere come vogliono votare e salva il porcellum. A meno che i pariti dell'inciucio non si mettano d'accordo per varare una legge che, proprio come il porcellum, serva solo ai loro interessi e alle loro convenienze ma non a quelle degli elettori e del Paese.
A questo punto, per poter dire che la nostra democrazia sta sottoterra ci manca solo l'olio di ricino. Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che sia il momento di protestare in tutti i modi pacifici possibili.
Solo i cittadini, facendo sentire la loro protesta nelle piazze e nella rete, possono fermare questa deriva che sta uccidendo la democrazia italiana.
Chi pensa che possa ancora intervenire il Parlamento varando una buona legge elettorale vive su un altro pianeta. Questo è il Parlamento che ancora oggi, nonostante tutto, ha salvato dall'arresto Nicola Cosentino, un deputato accusato di complicità con i più pericolosi delinquenti del Paese, inchiodato persino dalle fotografie. Questo è il Parlamento che ha accolto il voto della vergogna con rumorosi festeggiamenti e nel quale il principale partito d'opposizione sta in maggioranza con quelli che hanno salvato Cosentino e poi hanno brindato all'ingiustizia fatta.
Mi chiedo come possa Pierluig Bersani restare senza battere ciglio in una simile maggioranza.
Questo Parlamento non varerà mai una buona legge elettorale così come non eliminerà mai nessuno dei propri privilegi. La demcorazia è il potere del popolo, e fino a che non sarà il popolo a farsi sentire e a poter votare in Italia non cambierà proprio niente. Resterà il Paese del porcellum, di Nicola Cosentino e di Silvio Berlusconi.
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L'Italia dei Valori è un partito liberal democratico e quindi nella propria proposta politico-economica ritiene necessario puntare sulle liberalizzazioni. Siamo favorevoli ad aprire tutti quei mercati governati da oligopoli e monopoli, a partire da quel sistema bancario controllato dalle fondazioni che, a loro volta, controllano gli istituti di credito e quindi buona parte del debito pubblico italiano. Riteniamo, inoltre, che le professioni debbano essere libere e aperte all'ingresso dei giovani.
L'IdV è invece contraria alla privatizzazione dell'acqua e di tutti i beni comuni, non solo perché bisogna assolutamente rispettare il referendum e il volere dei cittadini, ma perché vi sono dei servizi d'interesse generale che non possono essere consegnati alla speculazione. Vigileremo quindi per evitare che l'unica privatizzazione nel nostro Paese riguardi l'acqua, tema su cui si sono espressi milioni di italiani attraverso uno strumento di democrazia diretta come il referendum.
Questo è un periodo in cui vanno di moda parole come flessibilità, crescita e liberalizzazioni. Purtroppo, la flessibilità da necessaria flessibilità d'impresa si è trasformata in precariato. La crescita, con l'ultima manovra, è stata ridotta in tasse sul lavoro e sulle aziende. Per l'IdV le liberalizzazioni devono garantire l'apertura dei mercati, l'abbattimento delle corporazioni, la nascita di nuova imprenditoria e la crescita delle piccole e medie imprese, finalmente sgravate dal peso della burocrazia.
Per questo, chiediamo al governo di avere coraggio e di definire i settori strategici per l'Italia stabilendo così, sin da subito, il ruolo preciso e trasparente dello Stato. Si può liberalizzare immediatamente, in modo chiaro e nell'interesse dei cittadini, offrendo ai giovani la possibilità di intraprendere e abbattendo tutte quelle barriere burocratiche che impediscono la libera impresa.
Antonio Di Pietro, Presidente dell'Italia dei Valori
Maurizio Zipponi, Responsabile lavoro e welfare Italia dei Valori
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SE DAVVERO GLI ITALIANI SONO STUFI, ESISTE UN'ARMA DEMOCRATICA PER AZZERARE LA CASTA E FAR PAGARE LE TASSE A TUTTI... VOTARE L'ITALIA DEI VALORI; E' ORMAI INNEGABILE, INFATTI, ANCHE DA PARTE DEL PEGGIORE DEI CRITICI, CHE IDV E' L'UNICO PARTITO CON PROPOSTE CONCRETE E DALLA PARTE DEI (POVERI, IN TUTTI I SENSI) CITTADINI.
BASTA ALLA LOGICA DEL MARCHESE DEL GRILLO!!!
SE POI GLI ITALIANI SI MOSTRERANNO IGNAVI, BEH, ALLORA SPERIAMO CHE CI DISTRUGGANO ANCORA DI PIU'...
IL NOSTRO SILENZIO E' LA LORO FORZA!!! A TUTTI I LIVELLI...
Ora aboliamo i privilegi
Adesso è anche scritto, nero su bianco, nel lavoro della Commissione Giovannini: i parlamentari italiani sono quelli con i privilegi più alti d’Europa. Cosa aspettiamo a tagliarli?
Perché quando si tratta di far pagare i pensionati, i lavoratori e le classi più povere, il Parlamento trova subito l’accordo trasversale (come nell’ultima manovra), mentre quando si tratta di tagliare i propri privilegi, deve aspettare gli esiti di una “commissione”.
Che senso ha stare in Europa se un parlamentare spagnolo guadagna 2200 euro al mese e va in pensione come tutti gli altri cittadini, mentre quello italiano è una sorta di alieno rispetto ai suoi elettori?
Bene, noi ci abbiamo provato e ci riproveremo ancora, in Parlamento, a presentare una proposta per tagliare i costi della Casta, e questa volta non riusciranno a farla franca.
Il Parlamento non potrà trovare scuse per non votare i tagli ai suoi privilegi, come ha fatto quando l’Italia dei Valori ha proposto l’abolizione dei vitalizi dei deputati: 22 si (tutti dell’IdV) e 498 no (tutti gli altri). Questa volta hanno addosso gli occhi del Paese, i cittadini italiani non permetteranno che la facciano franca di nuovo.
Come non permetteranno che si rinunci a tagliare i costi del mantenimento delle Province. Il Parlamento voti subito la nostra proposta di legge popolare (che più di 400.000 cittadini hanno firmato) per l’abolizione degli sprechi derivati da questo ente territoriale inutile e obsoleto.
Il nostro impegno contro la Casta non è storia di queste settimane, in cui tutti si stanno scoprendo cavalieri bianchi in difesa dell'equità (solo a parole, però...). E questo impegno si riflette nella nostra presenza in Parlamento, che cerchiamo di rendere significativa con il nostro lavoro. Del resto non è un caso che Openpolis, nel suo rapporto sull'attività delle Camere, indichi ancora una volta l'Italia dei Valori come il gruppo con il maggiore indice di produttività in termini di attività parlamentare, sia alla Camera che al Senato. Nè che sia proprio un nostro deputato, Antonio Borghesi, il primo nella speciale "classifica". Nè che io mi ritrovi primo tra i segretari di partito. Non sono casi, sono la diretta conseguenza di un impegno che non termina nei sit-in, nelle manifestazioni, nelle raccolte di firme, ma continua all'interno dei palazzi del potere, cercando di avvicinare ogni giorno di più quei palazzi al mondo reale, ai cittadini, che rimangono il nostro riferimento imprescindibile.
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COMUNICAZIONE URGENTE:
RICORDO A QUANTI VOLESSERO TESSERARSI CON IDV PER L'ANNO 2012 CHE MI POSSONO CONTATTARE AI SEGUENTI NUMERI: 347/7008074 E 0872/940048.
UN IMMENSO GRAZIE A COLORO, PER FORTUNA GIA' TANTI, CHE HANNO GIA' PROVVEDUTO AL RINNOVO DELLA TESSERA.
Buona lettura,
Fabrizio
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Cari Signori,
Leggete l'intervista che segue, rilasciata da Antonio Di Pietro a 'L'Unità'. Si può essere d'accordo o meno con i concetti che esprime lo stesso Di Pietro, ci mancherebbe, ma nessuno può negare la chiarezza (altro che politichese...) che li contraddistingue. Ecco, il mio auspicio è che presto anche il PD, che sono il primo a riconoscere come l'alleato naturale, assuma una posizione chiara, liberandosi di vecchi limoni sprenuti che ancora tiene al suo interno.
Buona lettura, Fabrizio
28 Dicembre 2011
La foto di Vasto non è sbiadita. Il PD scelga
Pubblico qui sotto l'intervista rilasciata oggi al quotidiano l'Unità
La foto di Vasto «non è sbiadita», quel centrosinistra «non è archiviato», ma è «il Pd che deve scegliere cosa fare» e «con chi allearsi» anche in vista delle amministrative di maggio: perché l’Idv «è leale, ma non è un cagnolino che rincorre gli ultimatum» e perché «noi, in coalizione con i Cuffaro e i Lombardo, come potrebbe accadere a Palermo, non ci stiamo». Molto attento (e invero preoccupato, anche se dice il contrario) per la forma di una nuova legge elettorale, pronto a ribadire sia lealtà che autonomia nei confronti del Pd, un po’ di lotta e un po’ no verso il governo Monti, Antonio Di Pietro, leader Idv, dopo aver votato contro la manovra è di rientro a Roma per incontrare, domani, il ministro dell’Interno.
Ma allora dialoga anche lei col governo?
«Con la Cancellieri parleremo del problema degli ottocento vigili precari ai quali ora scade il contratto. Non condivido e non partecipo a incontri per metterci d’accordo su cosa fare nell’ambito politico: ma il confronto istituzionale è benvenuto. E io valuto il merito, di volta in volta».
Dunque il suo no al governo si potrà tramutare in un sì?
«Se si concentrerà su equità e sviluppo, certo. Li voterei, dopo aver letto le carte. Una cosa ho capito: mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Ecco, come San Tommaso e non come Santa Lucia».
Non faccia Di Pietro: si spieghi.
«Santa Lucia, non vedendoci, poverina, è costretta a votare al buio. Io la rispetto, così come rispetto il Pd che ha detto sì alla manovra prima ancora di leggerla: solo, mi comporto diversamente».
Non crede che il no dell’IdV abbia archiviato definitivamente la foto di Vasto e quello schema di centrosinistra?
«Io, così come Vendola, non ho archiviato alcunché: se il Pd va cercando scuse per archiviare una primavera e una speranza sono fatti suoi».
Lei crede che nel Pd qualcuno stia cercando questa scusa?
«No,no. Noi abbiamo fatto una scelta di campo: siamo convinti che quella di Vasto non sia una foto, ma un progetto politico. A quella foto rimaniamo leali, vogliamo condurla in porto. Nel Pd, però, spesso si sente dire “o fate come diciamo noi..”. Non vogliamo litigare, ma nemmeno rincorrere ultimatum: alla logica del ricatto non possiamo stare».
Dunque nessuna foto ingiallita?
«Sia io che Vendola nel caso in specie abbiamo ritenuto sbagliato questo decreto. Dopodiché entrambi riteniamo che una democrazia compiuta si possa realizzare in un sistema bipolare dove il cittadino possa scegliere, prima del voto, quale coalizione quale programma e quale premier. Fino a Vasto anche Bersani era d’accordo. Io sono fermo a quella impostazione: per questo ho raccolto le firme per il referendum e mi batto per una nuova legge elettorale che rispetti quella indicazione».
Si riuscirà a cambiarla, quella legge?
«Lo auspico. La cosa più ingiustificata sarebbe quella di modellarla sulla base di interessi personali o partitici, si farebbe l’errore del Porcellum. E io ho imparato da Arturo Parisi, persona degna di ogni stima, che è un bene che ci sia un sistema bipolare in cui si scelga coalizione, programma e candidato premier».
Perché lo ripete? Teme di rischiare troppo se ci fosse una legge elettorale con sbarramento alto o con alleanze che si decidono dopo il voto?
«Ma quali rischi! Mica dobbiamo andare al governo ad ogni costo! Io personalmente sono per il Mattarellum basato sulle coalizioni, ma per sposarsi bisogna essere in due quindi vedremo cosa vuol fare il Pd. Quanto allo sbarramento, nel caso faremmo un po’ di ginnastica politica per saltare comunque l’asticella».
Secondo lei il governo Monti durerà?
«Non sono un indovino e non dipende da me. So che ora c’è una totale sospensione della democrazia parlamentare, necessaria e necessitata da una fase di emergenza, alla quale si aggiunge l’emergenza di cambiare la legge elettorale. Bene. Da giugno, però, si può e si deve andare alle elezioni».
E non crede che l’attuale assetto tecnico-politico possa cancellare nei fatti anche Vasto?
«Il mio impegno è essere il riferimento per un elettorato che possa avere di per sé la forza di essere presente in Parlamento, e a disposizione di altre forze politiche con le quali allearci sulla base del rispetto. Ma non siamo figli di un dio minore. Ricordo, a chi ci vuole liquidare, che a maggio si vota in millecinquecento comuni: e in quasi tutti i casi solo stando insieme si può sperare di vincere».
Che fa, lancia l’ultimatum?
«Dico solo, a chi vuole ridurci a cagnolini obbedienti, che in questi giorni si fanno primarie e coalizioni. Si vota per esempio a Palermo, e là il Pd deve fare una scelta di campo. Rita Borsellino e Leoluca Orlando sono entrambi disposti a rinunciare a favore dell’altro. Però noi non possiamo accettare di andare in coalizione con Cuffaro o Lombardo – che è il Cuffaro senza cannoli. E se il Pd ritiene di fare una alleanza con il Terzo polo, quindi con i loro uomini, sappia che dovrà fare una scelta perché l’IdV non li seguirà».
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L'alternativa c'è
E' bene parlarci molto chiaramente: la cura da cavallo del governo Monti non sta funzionando. E' stata varata una manovra fatta di molte lacrime e molto sangue, ma i mercati nemmeno se ne sono accorti.
Il differenziale tra gli interessi dei nostri buoni del Tesoro e quelli tedeschi è tanto . Sta al di sopra dei 500 punti e già quota 400 era giustamente considerata un disastro. Il governo mette insieme ben poco a spese di chi stava per andare in pensione o di chi ha come unico bene una casa. Il tutto serve solo a pagare gli interessi sui buoni del Tesoro e tutto torna come prima e peggio di prima.
Alla fine della fiera l'unica differenza è che i cittadini e i lavoratori sono molto più poveri e che il costo della vita è più alto, senza che ci sia stato in cambio nessun vantaggio per i conti pubblici.
Si prevedeva una crescita molto scarsa. Non ci sarà nemmeno quella. Siamo già in recessione e, dopo la mazzata inflitta alla gente comune con questa manovra, le cose peggioreranno ancora. Se molti milioni di italiani non hanno un euro in tasca, come fanno a rilanciare la crescita? Per le feste gli italiani hanno speso 400 milioni di euro in meno rispetto all'anno scorso, e gli effetti della manovra sulle loro tasche devono ancora iniziare a farsi sentire.
Di fronte a questa situazione disastrosa sento dire che “non c'è alternativa”. E' quel che diceva Berlusconi: non sto combinando niente ma devo restare lo stesso perché non c'è alternativa. Tutti quelli che non se ne vogliono andare dicono sempre che dopo di loro c'è solo il diluvio.
Invece l'alternativa c'è oggi come c'era un mese fa: elezioni politiche, possibilmente con una legge elettorale diversa, quanto prima.
Le chiacchiere stanno a zero. Aspettiamo fiduciosi la decisione della Consulta sui referendum elettorali e poi si vada al voto. Prima sui referendum e poi sulla scelta di un nuovo governo per il Paese per decidere una vera maggioranza e un vero programma di risanamento.
Giorgio Bocca, l’ultimo dei grandi: L'omaggio di Marco Travaglio
Quando muore un grandissimo, come Giorgio Bocca, che se n’è andato oggi, giorno di Natale, a 91 anni, tutte le parole sono inutili tranne le sue. Ricordiamoci com’era, che cosa diceva, che cosa scriveva e soprattutto come scriveva. Acquistiamo i suoi libri, leggiamoli. Io vorrei ricordarlo con l’intervista che gli feci per il Fatto Quotidiano nel febbraio 2010, in occasione dell’uscita del suo penultimo libro, Annus Horribilis.
Giorgio Bocca, lei ha appena scritto Annus Horribilis (Feltrinelli): ma si riferiva al 2009. Il 2010 si annuncia ancora più horribilis…
Vedremo. Il 2009 mi è sembrato il più orribile per una tendenza irresistibile alla democrazia autoritaria. Più Berlusconi ne combinava di cotte e di crude, più i sondaggi lo premiavano. Ora, con questi ultimi scandali, la gente potrebbe cominciare a stancarsi e capire qualcosa.
Quindi c’è speranza?
Non esageriamo. Qualche barlume. E’ come all’inizio della guerra partigiana, ma allora ero giovane e forte dunque fiducioso. Ora sono vecchio e fragile, mi è più difficile essere ottimista. La cecità degli italiani mi ricorda la Germania all’ascesa di Hitler: tutti potevano vedere che tipo era, Hitler, eppure i tedeschi, e anche gli europei, gli cascarono tra le braccia come trascinati da un vento ineluttabile.
Che cosa la spaventa di più?
Il muro di gomma. Succedono cose terribili, o terribilmente ridicole, e nessuno reagisce. Lanci allarmi, provocazioni anche forti, e non risponde nessuno. Come dicono i giudici dello scandalo Bertolaso? “Sistema gelatinoso”. Ecco, è tutto gelatinoso. Non resta che sperare, come sempre nella nostra storia, in qualche minoranza coraggiosa che cambi la storia.
Che cosa la colpisce di più negli ultimi scandali?
La loro incomprensibilità. Leggo la confessione di questo consigliere comunale di Milano beccato con la tangente in mano: ‘Mi sono rovinato per 5 mila euro’.O è un pazzo incapace di ragionare, o faceva sempre così. Almeno Berlusconi ha le sue giustificazioni: è ricco sfondato, ha ville dappertutto. Almeno Tangentopoli era un sistema di corruzione che portava almeno una parte dei soldi ai partiti: una logica, sia pure perversa e criminale, c’era. Ma qui i partiti non ci sono più. E questi si vendono in cambio di qualche massaggiatrice, di qualche viaggio gratis, di pochi spiccioli… La corruzione dilaga a tal punto che c’è gente che ruba senza nemmeno sapere il perché.
Anche Tangentopoli, 18 anni fa, partì da una mazzettina di 7 milioni a Mario Chiesa.
Andai a intervistare Borrelli e gli domandai perché i magistrati fossero riusciti a scardinare il sistema così tardi. Mi rispose che la magistratura in Italia riesce a incidere nel profondo solo quando nella società c’è un grande allarme, quando si accende una grande luce. Oggi la luce non si accende, non ancora. Ce ne sarebbero tutti i presupposti, la corruzione ci costa decine di miliardi all’anno, siamo in fondo alle classifiche di tutti gli indicatori civili, scavalcati anche da metà del Terzo Mondo, eppure tutto va ben madama la marchesa.
Possibile che, in Italia, le classi dirigenti non riescano a smettere di rubare?
Quando esplose Tangentopoli, a costo di essere frainteso, dissi che i gerarchi fascisti rubavano molto meno dei democristiani e dei socialisti. Arrivai a elogiare i “barbari” della Lega che ce li avevano tolti dai piedi. Ora questi rubano ancor più della Dc e del Psi. E lo fanno alla luce del sole, con trucchetti da ciarlatani: invitiamo i capi del mondo al G8 e buttiamo centinaia di milioni. Ma non possono farsi una telefonata, i capi del mondo?
Paolo Mieli dice che sta per saltare il tappo, come nel ’92.
Eh eh, Mieli è un mielista, furbo ma intelligente. Siamo in attesa della grande luce di Borrelli. Forse Berlusconi finirà per stancare, ma siamo ancora all’accecamento della morale: quegli imprenditori che si fregano le mani per il terremoto dicono che la febbre del denaro è ancora alta. E’ come nella Bibbia: Mosè che scende dal Sinai con le tavole della legge e trova gli ebrei che festeggiano attorno al vitello d’oro. Noi li abbiamo superati.
Che idea si è fatto di Bertolaso?
Non credo che abbia rubato di suo, ma che abbia lasciato rubare gli altri. Quando si vuol fare tutto in fretta, si aboliscono i controlli e succede di tutto. L’ha perduto la vanità: si credeva Superman, uno che va a dare lezioni agli americani… Non era difficile capire cosa succedeva. Se gli italiani fossero raziocinanti gli avrebbero impedito di buttare i soldi in tante opere inutili.
Forse, con più informazione e più opposizione, sarebbe più facile ribellarsi.
La cosa più deprimente è la lettura dei giornali, per non parlare della televisione. La nostra democrazia diventa autoritaria anche perché ci sono giornalisti comprati con prebende e privilegi, ma soprattutto terrorizzati. Incontro colleghi, si finisce per parlare di quel che combina Berlusconi, e quelli cambiano subito discorso. Se diventi nemico, sei segnato. Tu ce l’hai spesso col Corriere: credo che la carta stampata sia rimasta democratica, ma ha paura di lui. Si inventa di tutto, pur di parlar d’altro: chiamano ‘terzismo’ il doppiogiochismo. Dicono persino che, a parlar male di Berlusconi, si fa il suo gioco. Ma a chi la danno a bere?
Lei guarda molta televisione?
Sì, ho il gusto dell’orrido. E’ una galleria di mostri. Non riesco a levarmi l’incubo di Feltri, Belpietro, quel Sallusti… E le facce di Ghedini, di Brunetta… Quando li critichi, ti rispondono che sei un vecchio arteriosclerotico. Ma come si fa a diventare così?
La beatificazione di Craxi, i dossier su Di Pietro e ora l’immunità parlamentare d’accordo col Pd.
Beh, è tutto collegato. E’ la complicità fra colpevoli delle due parti. Di Pietro lo attaccano perché ha il merito di essere l’unica opposizione. Craxi piace tanto a questa destra e a questa sinistra per due motivi: intanto perché era un corrotto, e poi perché, con l’idea della Repubblica presidenziale, ha dato un’ideologia alla democrazia autoritaria che questi selvaggi di oggi inseguono ma non riescono nemmeno a teorizzare. Questa democrazia malata la dobbiamo pure a questa sinistra alla D’Alema che collabora da 15 anni con Berlusconi. Hanno capito che, se non partecipano in qualche modo alla sua greppia, non campano più.
Dicono che non bisogna attaccarlo, che i problemi sono altri.
E quando ne parlano, degli altri problemi?Allora almeno parlino male di un aspirante tiranno, no? Prima avevamo i Bobbio, i Foa, ora che fine han fatto gli intellettuali di sinistra? Possibile che non nascano più persone intelligenti?
Violante si spende molto per l’immunità parlamentare, dice che la magistratura non deve scalare il trono del principe.
Perché lo fa? Boh, vorrà fare carriera anche lui. Che personaggio viscido, non lo sopporto.
Il presidente Napolitano non le pare troppo condiscendente?
Va considerato nella sua biografia. E’ sempre stato un comunista prudente. Vuole durare, e non so se sia un bene o no. Ogni tanto tira un colpetto, ma chiedergli di fare l’eroe è troppo.
Che speranza abbiamo?
Che la gente si accorga del suicidio di farsi governare da uno abilissimo a fare soldi: quello i soldi, invece di darteli, te li porta via. Che gli italiani si vergognino almeno per le sue cadute di stile, tipo gli sghignazzi sulle belle ragazze mentre parla del dramma degli immigrati col presidente albanese. Che capiscano come un minimo di decenza e legalità è meglio di questa anarchia lurida. Non dico la virtù, l’onestà: un po’ di normalità e di civiltà. L’unica bella notizia degli ultimi anni è il Popolo viola, spero che le prossime manifestazioni siano ancora più massicce e visibili. Se si ribellano i ragazzi, non tutto è perduto (meraviglio testamento ndr).
AUGURI IDV DI BUONE FESTE
LA SEZIONE ITALIA DEI VALORI-LISTA DI PIETRO, CIRCOLO COMPRENSORIALE DI VILLA S. MARIA (CH), AUGURA BUONE FESTE A TUTTI.
Il Coordinatore cittadino
(Avv. Fabrizio Di Cicco)
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MONTI PRENDE IN GIRO GLI ITALIANI (di A. Di Pietro)
La presa in giro delle frequenze televisive, regalate anche dal governo Monti a Berlusconi, purtroppo continua. Dopo che la Camera aveva votato un nostro ordine del giorno che impegnava il governo a mettere quelle frequenze all'asta, dopo che il ministro Passera aveva definito ingiusta e immorale questa concessione di favori a Rai e Mediaset, noi avevamo preso sul serio quel voto e quelle belle parole.
Abbiamo quindi presentato al Senato un emendamento che traduceva in legge l'impegno assunto con l'odg. Per approvarlo ci sarebbe voluta una mezz'oretta in tutto. Ma il governo ha detto di no. La sua maggioranza, composta dal Pdl, dal Pd e dal Terzo polo, lo ha bocciato con tanto di parere negativo di entrambi i relatori: uno del Pd e uno del Pdl, per non far torto a nessuno. La solita furbata dei politicanti: prendere impegni a parole e poi non mantenerli con i fatti.
Io voglio prima di tutto denunciare questo comportamento: mi dispiace dirlo, ma il governo Monti sta oggi ingannando i cittadini. Quando si tratta di prendere i soldi dalle loro tasche non guarda in faccia a nessuno, ma se deve fare lo stesso con i potenti come Berlusconi diventa timidissimo.
In secondo luogo voglio denunciare l'uso distorto che il Parlamento fa degli odg. Invece di un impegno reale del governo, sono diventati per i parlamentari un modo facile di farsi belli mettendoci il cappello sopra, con la coscienza che tanto poi non se ne farà niente. Chiedo esplicitamente al governo Monti di dirci se vuole continuare, come il suo predecessore, su questa strada.
Infine voglio lanciare un appello al capo dello Stato. Può lui, che è garante della Costituzione e che si è assunto la responsabilità di aver voluto questo governo, permettere che il governo stesso, dopo aver preso l'impegno di mettere in gara le frequenze televisive, eviti poi di adempiere a questo solenne dovere? Io chiedo al capo dello Stato di dire chiaramente se ritiene che questo comportamento del governo Monti sia giusto o se non ritenga invece di dover intervenire con il suo alto consiglio per far sì che il governo faccia il proprio dovere e rispetti l'impegno preso, mettendo subito all'asta le frequenze televisive.
14 Dicembre 2011
Il prezzo del sostegno PDL a Monti
Ieri, nel corso di Ballarò, il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo ha candidamente ammesso che il governo ha bocciato l’asta per le frequenze televisive perché questo ordinava il patto con Berlusconi.
Quando io gli ho chiesto perché non è stata fatta l’asta sulle frequenze televisive, il sottosegretario per prima cosa ha risposto “Non l’abbiamo fatta perché non l’abbiamo fatta”. Poveraccio, io lo capisco. E’ difficile ammettere di fronte a milioni di telespettatori di aver stretto un patto che va oltre il semplice inciucio e si configura, secondo me, come un vero e proprio caso di corruzione parlamentare.
Poi però il sottosegretario si è ripreso è ha dato una spiegazione più veritiera di quella decisione, che toglie ai poveri per dare al ricco. Quando io gli ho detto quello che tutti capiscono, e cioè che quella era lo scambio richiesto da Berlusconi per dimettersi e votare la fiducia del governo Monti, ha replicato: “Nella maggioranza che sorregge il governo c’è anche il Pdl”. Che è esattamente ammettere che le cose stanno proprio come avevo detto io: il prezzo dei voti del Pdl, senza i quali il governo va a casa, è fare quello che ordina Berlusconi, e non solo sulle frequenze televisive.
Io credo che questa cosa sia gravissima per due motivi. Il primo è che non si può dar vita a un governo basato su accordi sottobanco. Il secondo è che mi chiedo: cosa succederà la prossima volta che Berlusconi picchierà i pugni sul tavolo e dirà o fai quest’altra legge ad personam o vai a casa. Perché lo sappiamo tutti cosa succede quando si accetta di pagare di fronte a un ricatto. Il primo pagamento non è mai l’ultimo.
Morale della favola: il governo Monti è un governo tecnico retto da un’anomala maggioranza PD-PDL-Terzo Polo, non legittimato nè votato dai cittadini. Quindi, subito dopo il referendum elettorale, prima andiamo al voto meglio è.
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Noi dell’Italia dei Valori siamo sempre andati per la nostra strada a testa alta, ma non abbiamo mai pensato di andarci da soli. Da soli si conquista qualche voto in più ma si hanno meno possibilità di cambiare le cose, e per noi quello è l’importante.
Per questo io voglio spiegarla di nuovo, la nostra strada, e chiedo a 14 Dicembre 2011
Il prezzo del sostegno PDL a Monti
Ieri, nel corso di Ballarò, il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo ha candidamente ammesso che il governo ha bocciato l’asta per le frequenze televisive perché questo ordinava il patto con Berlusconi.
Quando io gli ho chiesto perché non è stata fatta l’asta sulle frequenze televisive, il sottosegretario per prima cosa ha risposto “Non l’abbiamo fatta perché non l’abbiamo fatta”. Poveraccio, io lo capisco. E’ difficile ammettere di fronte a milioni di telespettatori di aver stretto un patto che va oltre il semplice inciucio e si configura, secondo me, come un vero e proprio caso di corruzione parlamentare.
Poi però il sottosegretario si è ripreso è ha dato una spiegazione più veritiera di quella decisione, che toglie ai poveri per dare al ricco. Quando io gli ho detto quello che tutti capiscono, e cioè che quella era lo scambio richiesto da Berlusconi per dimettersi e votare la fiducia del governo Monti, ha replicato: “Nella maggioranza che sorregge il governo c’è anche il Pdl”. Che è esattamente ammettere che le cose stanno proprio come avevo detto io: il prezzo dei voti del Pdl, senza i quali il governo va a casa, è fare quello che ordina Berlusconi, e non solo sulle frequenze televisive.
Io credo che questa cosa sia gravissima per due motivi. Il primo è che non si può dar vita a un governo basato su accordi sottobanco. Il secondo è che mi chiedo: cosa succederà la prossima volta che Berlusconi picchierà i pugni sul tavolo e dirà o fai quest’altra legge ad personam o vai a casa. Perché lo sappiamo tutti cosa succede quando si accetta di pagare di fronte a un ricatto. Il primo pagamento non è mai l’ultimo.
Morale della favola: il governo Monti è un governo tecnico retto da un’anomala maggioranza PD-PDL-Terzo Polo, non legittimato nè votato dai cittadini. Quindi, subito dopo il referendum elettorale, prima andiamo al voto meglio è.
chi ci critica di spiegare in cosa avremmo torto. Magari si scopre che le nostre strade non sono così diverse.
Abbiamo votato la fiducia chiarendo subito che non poteva essere a scatola chiusa. Quando ci va di mezzo la vita di milioni di persone non si vota proprio niente a scatola chiusa. Noi la pensiamo così e credo che nessuno possa sostenere il contrario.
Abbiamo applaudito Mario Monti quando ha detto che voleva fare una manovra rigorosa e insieme equa. Quella che ha proposto 17 giorni dopo è rigorosa ma non equa. Per raggiungere l’obiettivo che lui stesso si era dato, riteniamo che sia necessario modificarla.
Se fosse impossibile far quadrare i conti in altro modo, ce ne staremmo zitti. Ma non è così. Chi ci critica deve saper dire perché è giusto mandare in pensione tanta povera gente con sei anni di ritardo e invece non sarebbe giusto rinunciare all’acquisto di 131 aerei da guerra che ci costano 18 miliardi di euro.
Deve spiegare perché va bene rimettere l’Ici sulla prima casa anche per chi ha solo quella casa e non è giusto invece far pagare le tasse alla Chiesa per gli immobili che adopera non a scopo di culto, ma per fini commerciali.
Deve indicare il motivo per cui Silvio Berlusconi può avere le frequenze televisive gratis, invece che comprandole in una regolare asta come si fa in tutto il mondo, mentre i cittadini devono svenarsi per fare il pieno di benzina.
Deve guardarci negli occhi e affermare che c’è un criterio di giustizia nel colpire con cazzotti nello stomaco i pensionati togliendogli l’adeguamento all’inflazione e poi carezzare gli scudati che hanno depredato questo Paese con un ridicolo 1,5% di prelievo "una tantum".
Questa è la nostra strada e secondo me dovrebbe essere quella di tutte le forze politiche di Vasto. La metteremo nero su bianco con proposte concrete, la porteremo in aula, chiederemo al governo di accoglierla e a tutte le forze politiche di votarla in nome dell’equità, che è un interesse di tutti i cittadini, non solo di quelli che votano centrosinistra.
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La decisione del governo Monti di continuare a regalare a Berlusconi le frequenze televisive purtroppo non è per niente incomprensibile.
Ieri sera, nella trasmissione di Corrado Formigli Piazzapulita, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto lo ha detto molto chiaramente: “Se prende decisioni provocatorie come questa, il governo se ne va a casa”.
Già c'è da restare basiti a sentir dire che far pagare le frequenze a chi possiede le tv private è una provocazione.
Ma le cose stanno molto peggio, perché la lista delle decisioni che il Pdl considera provocazioni è bella lunga. Cicchitto, per esempio, ha detto pure che il governo provoca e perde la fiducia anche chiedendo di far pagare l'Imu alla Chiesa per i suoi immobili adibiti a scopo commerciale.
Anche la patrimoniale è una provocazione e pure una tassazione non da burletta sui capitali scudati: non se ne parla nemmeno.
Monti può anche sgolarsi dicendo che vuole lo sviluppo. Siccome però il Pdl fa da sempre l'interesse delle corporazioni, che con il loro egoismo bloccano ogni riforma liberale, non se ne farà niente. E infatti nella manovra finora non se ne parla.
Insomma ammesso e non concesso che questo governo imbocchi davvero la strada dello sviluppo e dell'equità, deve fare i conti con i ricatti, visto che si regge per metà sul voto dei berlusconiani. Questo era il motivo per cui secondo noi dell'Italia dei Valori sarebbe stato molto più saggio, oltre che più democratico, andare subito alle elezioni.
Ma siccome così non è stato possibile, la crisi incalza e il governo per ora c'è, deve almeno fare il proprio dovere nei confronti dei cittadini e dimostrare di non essere più ostaggio di Berlusconi e del Pdl. Come? Prima di tutto proprio indicendo l'asta per le frequenze tv, seguendo ciò che la maggioranza degli italiani esige, checché ne dicano Berlusconi e Cicchitto
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Almeno queste battaglie, di civiltà, le combattiamo insieme? O forse ci piace lo stile Marchese del Grillo? Siamo cittadini e non sudditi!!!
Basta! Parlamento pulito!
Le firme raccolte l’otto settembre giacciono da qualche parte al Senato della Repubblica. La presentazione delle leggi popolari in Parlamento era prevista per febbraio. Poi è caduto il governo. A camere costituite e a nuovo governo insediato farò richiesta per illustrare in Parlamento le proposte a nome di 350.000 cittadini: nessun condannato in Parlamento, un massimo di due legislature, ripristino della preferenza diretta. Non mi illudo sulla risposta dei 70 (SETTANTA) pregiudicati, condannati in primo e secondo grado o in attesa di giudizio. Non nutro neppure alcuna fiducia sulla folla dei plurieletti su cui spicca la coppia di diamante Fassino-Serafini, marito e moglie, undici legislature in due. E, per finire, non mi aspetto che amanti, fratelli, sorelle, figli, impiegati di partito imposti da Topo Gigio, Testa d’Asfalto, Azzurro Caltagirone e Boss(ol)i vogliano ripristinare la preferenza diretta. Se venissero approvate le leggi per un Parlamento Pulito quasi tutti i parlamentari dovrebbero fare le valigie e rifarsi una vita a loro spese e dire addio ai contributi della collettività. Dall’otto settembre qualcosa comunque è successo. I 24 condannati sono diminuiti. Un miglioramento del 29%. Un dato non trascurabile, ma c’è ancora da lavorare. La diminuzione è dovuta solo alla scomparsa di alcuni partiti. Pensate, per esempio, al mancato e importante contributo del partito socialista di De Michelis. Il record rimane del PDL con 11 condannati, un inarrivabile 65%. Quando scompariranno queste caricature dei partiti non ci saranno più condannati. Sono ormai comitati d’affari alla luce del sole con un referente (detto leader) che decidono chi assumere, chi proteggere attraverso l’immunità parlamentare, chi ricompensare, chi comprare. E’ l’evoluzione della politica sottratta alla sovranità popolare e coperta dai media. La politica del mercato del pesce. Superciuk Bondi e Topo Gigio hanno dichiarato in campagna elettorale che non avrebbero candidato pregiudicati. Il primo ha poi aggiunto che non valeva per le condanne politiche. Il secondo ha candidato Enzo Carra condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Io dico No alla CORRUZIONE
(2578 adesioni)
Il nostro Paese sta vivendo una delle pagine più nere della sua storia, sia sotto l’aspetto socio-economico che sotto quello dell’etica morale. Uno dei problemi che dovrebbe necessariamente ed urgentemente essere affrontato dal governo Monti è quello della corruzione, un male che si insinua sempre più negli ingranaggi degli appalti pubblici, nelle aziende di Stato e parastatali, nel rapporto farraginoso tra cittadino e burocrazia. Lì dove la politica ha le mani in pasta e girano enormi somme di denaro.
Per questo appoggio e sostengo la proposta di legge presentata dall'Italia dei Valori alla Camera dei Deputati che prevede:
- L'inasprimento delle pene per i delitti contro la Pubblica Amministrazione
- L'incandidabilità e ineleggibilità alle cariche di deputato, di senatore e di membro del Parlamento Europeo, per chi si macchia di questi reati.
Le sempre più frequenti notizie di cronaca dimostrano che bisogna agire velocemente per limitare i fenomini di corruzione, perché alimentano gli sprechi e i privilegi di pochi farabutti, togliendo risorse ai cittadini onesti e alle fasce meno abbienti. Per questo ho deciso di apporre anche la mia firma...
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Oggi è un giorno di lutto per la storia della Fiat che, con l'avventura di Marchionne in Chrysler, negli Stati uniti, ha trasformato una grande realtà imprenditoriale italiana che dava lavoro, occupazione e lustro al nostro Paese, in una macchina mangiasoldi a scopo prettamente finanziario che chiude gli stabilimenti in Italia per riaprirli in un altro posto.
La questione di Termini Imerese è ancora più vergognosa perché solo tre anni fa Marchionne aveva promesso cento milioni di euro di investimenti per lanciare la nuova Ypsilon in Termini Imerese. Con questa promessa ha ottenuto anche finanziamenti e contributi dallo Stato e adesso ha chiuso e si sta portando la fabbrica altrove rovinando posti di lavoro.
L'Italia dei valori contrasta totalmente questa assenza della politica governativa che negli ultimi anni ha lasciato fare alla Fiat ciò che Sarkozy non ha lasciato fare alla Renault e la Merkel non ha lasciato fare alle fabbriche di automobili tedesche.
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È Napoli la terza grande città d’Italia, dopo Torino e Milano, ad istituire un registro per le coppie di fatto, che porteranno anche alle coppie non sposate, ma legate da un vincolo affettivo, una serie di benefici equiparabili a quelli delle persone unite in matrimonio, a cominciare da tutto ciò che concerne il diritto agli alloggi comunali.
La delibera, che verrà presentata nei prossimi giorni, stabilisce di ‘tutelare e sostenere le unioni civili al fine di superare situazioni di discriminazioni e favorirne l’integrazione e lo sviluppo nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio, e prevede, negli atti dell’amministrazione comunale riguardanti alcune tematiche quali la casa, la sanità, le politiche sociali ed educative e diritti di partecipazione, condizioni di accesso anche per le unioni civili‘. Le iscrizioni potranno essere richieste presso l’ufficio comunale competente, e potrà essere fatto, previo apposito documento di riconoscimento, da ‘due persone, non legate tra loro da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, curatela, residenti anagraficamente da almeno un anno nel Comune di Napoli e coabitanti dallo stesso periodo di tempo per motivi di reciproca assistenza morale e/o materiale‘.
Scontate le proteste da parte dei cattolici, che non vedono di buon occhio questa iniziativa, ponendo un problema sia dal punto di vista morale che costituzionale. In particolare si segnala la contrarietà di Azione Cattolica, con il suo ex presidente Francesco Cananzi, il quale afferma che ‘se queste disposizioni dovessero passare, non credo diano un giovamento complessivo alla stabilità della società ma potrebbero provocare un ulteriore decadimento‘. Ma come dimostrano le analoghe iniziative in altre città italiane, sembra proprio che tra gli enti locali e il Parlamento nazionale esista un netto divario sulla legislazione che riguarda le cosiddette coppie di fatto. Per il sindaco De Magistris infine, un bel modo per zittire chi come Massimo Gramellini dalle pagine de La Stampa definì assurdamente la sua partecipazione alla festa patronale di San Gennaro ‘un assoggettamento dell’autorità civile a quella religiosa‘.
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Ecco qui di seguito l'intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera da Antonio Di Pietro.
La prima cosa da chiarire a questo governo è che di Ici e patrimoniali ed eventualmente pure di pensioni parleremo solo dopo aver presentato agli italiani la legge del buon esempio.
La legge del buon esempio? E che cos’è?
L’ho chiamata così io, mi piace, è un nome eloquente.
Sì, ma che legge è?
È la prima legge che il presidente Monti deve varare. È la legge contro la casta, contro noi politici... deve essere la legge che ci mette in riga, che ci sottrae benefici, prebende, privilegi, auto blu, grigie, viaggi gratuiti, rimborsi spesa e tutto il resto.
Qualcosa del genere dovrebbe essere allo studio dell’esecutivo.
Allo studio? No, scusi, allora non mi sono spiegato: questa deve essere una legge obbligatoria capito? E sa perché è obbligatoria? Perché è l'unica legge che consentirà poi al governo di presentarsi agli italiani e chiedere i sacrifici necessari. Noi politici dobbiamo essere i primi a dare l'esempio
Ne ha parlato con il presidente Monti?
Certo. E poi, guardi, con il presidente Monti sono stato chiaro: questo è un governo di emergenza. Che deve durare solo il tempo di risolvere, appunto, l'emergenza. Se no, da governo istituzionale, diventa governo incostituzionale.
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L'assenza di esponenti politici nel governo Monti, secondo noi dell'Italia dei Valori, non è una faccenda trascurabile. E' il cuore stesso della sua identità. Solo perché non ci stanno i politici dentro si può credere che questo non sia un governo dell'inciucio e delle alleanze contronatura.
Io penso che sia per questa ragione che è stato accolto favorevolmente dai cittadini, che altrimenti avrebbero subito pensato alla manovra dei soliti politici per evitare le elezioni, salvarsi il posto e mantenere le cose esattamente come stavano prima, facendo finta di cambiare tutto.
Per questo, nel dibattito sulla fiducia, mi sono apertamente complimentato con il nuovo presidente del Consiglio per aver evitato di cadere in quella trappola. Ma girano adesso voci allarmanti. Sembra che quel che è stato messo fuori dalla porta voglia rientrare dalla finestra, e che i politici trombati, come conigli dal cappello del prestigiatore, salterebbero di nuovo fuori in veste di sottosegretari.
Voglio dire apertamente e onestamente a Mario Monti che sarebbe un passo falso. Vorrebbe dire partire col piede sbagliato, deludere subito buona parte delle aspettative che il popolo italiano ha riposto in lui. E io temo anche che, con i politici dentro, gli impegni di questo governo contro la casta diventerebbero subito molto meno credibili.
Invece quell'impegno deve essere messo al primo posto. Non c'è un solo partito, tranne il nostro, che non abbia guai con la giustizia, che non conti qualche suo importante esponente sotto inchiesta per reati gravissimi. Questo è il cuore del degrado non solo etico, morale e politico delle nostre istituzioni, ma anche di quello economico di tutto il Paese. Perché la corruzione è un cancro che blocca e impedisce lo sviluppo.
Noi dell'Italia dei Valori, che da questi scandali non siamo stati né toccati né sfiorati, abbiamo da molto tempo avanzato tre proposte precise che sarebbero la base per un vero tentativo di fare piazza pulita dei corrotti e anche dei corruttori.
Uno: rendere ineleggibili i condannnati.
Due: i rinviati a giudizio per gravi reati non possono assumere incarichi di governo, né a livello centrale, né a livello locale.
Tre: vietare la partecipazione alle gare d'appalto per le aziende condannate.
Finché c'era Berlusconi di queste proposte è chiaro che non se ne poteva nemmeno parlare. Mica poteva darsi la zappa sui piedi! Ma adesso Berlusconi non c'è più. Adesso c'è un governo che ha promesso di cambiare strada e che, soprattutto se non imbarcherà i politici trombati all'ultimo minuto, ha anche la forza di farlo.
E allora, senza perdere tempo col manuale Cencelli applicato ai sottosegretari, prenda subito il toro per le corna e parta da questa nostra proposta di legge.
UN GOVERNO A TEMPO DETERMINATO (di Antonio Di Pietro)
Stamattina la delegazione dell'Italia dei Valori è stata consultata dal Presidente della Repubblica in merito alla formazione del nuovo governo.
Abbiamo innanzitutto spiegato al capo dello Stato che consideriamo quella di ieri come una giornata di liberazione, perché con la chiusura dell'esperienza di governo berlusconiana finisce un'epoca buia per il nostro Paese, di caduta di credibilità istituzionale, morale, etica e politica. Da oggi dobbiamo tutti occuparci di ricostruirne la credibilità politica, il rilancio economico e l'efficienza istituzionale.
L'Italia dei Valori intende fare la propria parte nei ruoli che i cittadini ci assegneranno alle prossime elezioni, che noi chiediamo avvengano al più presto, perchè in un Paese a democrazia parlamentare i rappresentanti del popolo devono essere eletti dal popolo e in un sistema bipolare, quando chi ha ricevuto il consenso per governare non ce lo ha più, bisogna tornare al più presto dai cittadini per verificare a quale programma, a quale squadra di governo e a quale coalizione intendono dare fiducia.
Nell'emergenza che si sta vivendo in queste ore diventa certamente molto difficile avviare le procedure elettorali, con i tempi tecnici che richiedono, dovendo rispondere all'Unione europea. Per questo, con fiduciosa attesa, aspettiamo che il Presidente della Repubblica indichi il candidato premier e che, soprattutto, il caposquadra di questo governo tecnico indichi quali sono i componenti della sua squadra, che noi riteniamo non debba coinvolgere in alcun modo i politici, qual è il programma che intende portare avanti nell'emergenza e entro quanto tempo intende rimettere nelle mani dei cittadini il diritto di scegliere governo, maggioranza parlamentare e programma.
Un governo a tempo, quindi, per rispondere alle emergenze internazionali, per ridare lustro e credibilità al nostro Paese, al quale potremo dare o non dare fiducia a seconda di quel che il suo premier ci riferirà in Parlamento e a seconda della squadra che presenterà. Ci auguriamo che sia un governo tecnico, qualificato e che in breve tempo rimetta nelle mani dei cittadini il diritto di scegliere un governo politico e che abbia rispetto per quel milione e duecentomila cittadini che, firmando il referendum, hanno chiesto di modificare la legge elettorale: una legge elettorale che deve essere modificata in Parlamento oppure deve essere lasciata ai cittadini, attraverso il referendum, la possibilità di modificarla direttamente.
Aspettiamo dunque che il presidente del Consiglio incaricato ci faccia conoscere quale squadra, quale programma, in quanto tempo intende realizzarlo e quando intende rimettere nelle mani dei cittadini il diritto democratico di scegliersi il proprio governo per poter decidere che grado di fiducia assegnargli.
Carissimi Amici,
Quante volte ho concluso i miei articoli su questo spazio scrivendo 'Ci siamo...' o frasi del genere... Eccoci, come di certo starete vedendo in questi minuti, il GRANDE GIORNO e' arrivato e l'Italia è libera... Nei prossimi giorni, come di consueto, vi aggiornerò sulle posizioni di IDV in questo momento così tanto delicato per il nostro Paese...
Stasera però è serata di festa e di festeggiamenti e dopo tante umiliazioni subìte nella nostra nobile veste di Cittadini Italiani dobbiamo urlare forte: W L'ITALIA, L'ITALIA LIBERATA, L'ITALIA DEL 12 NOVEMBRE 2011...
A presto!
Fabrizio
Carissimi Amici,
di seguito il pensiero di Antonio Di Pietro in relazione a quanto accaduto ieri alla Camera. Ancora una volta emerge il filo logico che, come sempre, rende ineccepibile il ragionamento del Presidente.
Ovviamente questo è soltano il mio giudizio, vi prego però di leggere attentamente e fare dentro di voi le valutazioni che più riterrete opportune.
In ogni caso, premesso che, come suol dirsi, non si deve piangere sul latte versato e premesso pure che il centrosinistra, con tutta probabilità, riavrà dalla storia l'ennesima opportunità di amministrare e cambiare davvero l'Italia (vogliamo la legge sul conflitto di interessi!!!), meglio sarebbe stato se, dando seguito ai ripetuti appelli provenienti proprio da Di Pietro, lo stesso centrosinistra avesse costruito in questi tre anni una alternativa, giungendo così a questo momento preparato ed evitando di cercare di prendere tempo.
Detto questo, sono comunque certo che sapremo ugualmente organizzarci e FINALMENTE chiudere l'era berlusconiana per occuparci a quel punto, eliminato (politicamente si intende) Berlusconi, dei tanti berluschini che come metastasi si sono diffusi sul territorio e cominciano già a fare leggi ad personam... (a buon intenditor...)
Un caro saluto e buona lettura, Fabrizio Di Cicco
NESSUN GOVERNICCHIO PER TIRARE A CAMPARE
L'epilogo annunciato da Berlusconi, dopo il colloquio con Napolitano, preoccupa e non poco. Egli sostiene che prima di dimettersi vuole farsi approvare la legge di stabilità, contenente quelle misure da macelleria sociale che abbiamo sempre contestato, e lo vuol fare in pratica da dimissionario, quindi con le mani libere”. “Non basta affermare che il patto di stabilità deve essere approvato ma bisogna verificare chi pagherà la quadratura dei conti. Con quest'atto il governo Berlusconi farebbe un altro sfregio nei confronti di quella parte dei cittadini costretta nuovamente a subire sulla propria pelle delle misure inique e dannose. Ecco perché prima di gioire sul via libera al patto di stabilità, occorre stare attenti, anzi, bisogna essere preoccupati. E siamo preoccupati ancor di più per il suo annuncio di dimissioni. Di fatto, Berlusconi diede già l'annuncio un anno fa, a novembre, quando si doveva andare al voto ma, con la scusa della legge finanziaria, ottenne oltre un mese di tempo, che utilizzò per mettere in atto l'ormai famoso 'mercato delle vacche' in Parlamento, al fine di avere la maggioranza. Oggi, con l'annuncio delle dimissioni, ma senza darle, si toglie lo sfizio di approvare quelle stesse misure per le quali era stato sfiduciato. Inoltre, con questa mossa, prende un altro mese di tempo per tentare di comprare qualche personaggio in cerca d'autore, provando così a recuperare quella maggioranza che, anche oggi, ha dimostrato di non avere.
Ora che anche la matematica ha abbandonato Berlusconi, non ha più la maggioranza numerica e non può più governare, il problema è vedere se esiste un'altra maggioranza.
Quando il Parlamento non è più in grado di legiferare e il governo di governare bisogna dare la parola ai cittadini. Per questo noi dell'Italia dei Valori preferiamo la strada maestra delle elezioni al più presto, per fare in modo che i cittadini scelgano un Parlamento, un governo, un programma e delle persone di cui potersi fidare.
Invertendo l'ordine degli Scilipoti, infatti, la somma non cambia. Ci vuole un'amplissima maggioranza, 350/400 deputati, per realizzare un programma dell'emergenza.
Un governicchio con una maggioranza del tirare a campare, con tre o quattro persone che vanno di qua o di la a seconda di quale prebenda gli è stata pagata la notte prima, sarebbe deprimente e deplorevole.
Il capo dello Stato, dopo aver richiamato più volte il governo e il Parlamento a pensare agli italiani, ha preso atto che agli italiani non pensano, perché si sono fatti solo leggi ad personam, e nemmeno la matematica li assiste più.
Mi auguro che ora si passi immediatamente a una verifica dei gruppi parlamentari e si stabilisca più presto la data delle elezioni.
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Che cosa dobbiamo fare per far cadere questo 'governicchio', che non governa e che continua a ridurre l'Italia in fin di vita? Non facciamo il loro gioco dividendoci, ma remiamo uniti e diamo ai cittadini, all'Italia perbene, una alternativa reale... Uomini e mezzi da quest'altra parte non mancano e allora è tempo di partire, tenendo fuori ignavi e traditori, sempre pronti a vendersi al nemico anche soltanto per un poco di visibilità e per uscire dall'anonimato che da sempre li avvolge (moglie t' parl', nor' m'ntiend...tradotto: parlo alla moglie per far arrivare il messaggio alla nuora...)
E' FINITO IL TEMPO DELLE BARZELLETTE (di Antonio Di Pietro)
L'Europa non si fida di Berlusconi e del suo governo. Lo dimostrano i messaggi arrivati in questo weekend dai rappresentanti di Stato e dagli esperti di economia e finanza di mezzo mondo.
Il segnale più chiaro e più pericoloso per il nostro Paese, però, era arrivato ancor prima: il tasso al 6% dei nostri titoli di Stato registrato venerdì scorso, sarebbe un disastro comunque, ma il fatto che sia piovuto sull'Italia poche ore dopo la presentazione del piano d'intenti del governo, lo rende più catastrofico.
La sfiducia dei mercati nasce proprio dall'esperienza: un governo debole, come quello italiano, non può affrontare una sfida tanto difficile in pochi mesi. E il presidente del Consiglio italiano vorrebbe cavarsela, come sempre, facendo il furbo. Ma stavolta non si potrà tirare fuori dai pasticci con la furbizia. L'Europa ha ragione quando dice che dobbiamo mettere a posto i conti. Lo capiscono tutti, se una famiglia deve spendere i propri guadagni per pagare gli interessi dei debiti, non resta più niente per le cose che avrebbe bisogno di fare
Però tutti capiscono anche che, per fare lo sforzo utile a saldare i debiti, quella famiglia deve essere unita e consapevole che il suo sacrificio è necessario, utile e giustamente ripartito. L'unione della famiglia serve anche per controbattere con forza quando si ritenga che le sollecitazioni richieste dalla Ue siano inique e non servano alla risoluzione dei problemi.
Le misure che questo governo vuole proporre raggiungono l'effetto contrario. Infatti, le cifre diffuse dalla Cgia di Mestre certificano quali effetti avrebbero sull'occupazione, anzi sulla disoccupazione di massa. E ci dicono quanto sia socialmente pericoloso e generatore di conflitti il progetto illustrato nella lettera alla Ue. In una situazione del genere, raccontare che si metteranno a posto i conti pubblici in pochi mesi è una di quelle barzellette che piacciono tanto al presidente del Consiglio. Però il tempo delle barzellette è finito. E' ora che a governare sia qualcuno di cui il mondo e i mercati si fidino e che possa rimettere a posto i conti con equità e giustizia. Anche perché senza equità e senza giustizia non ci si riuscirà mai.
Il giorno 26 ottobre 2011 23:06
Fonte: www.antoniodipietro.com
Oggi alla Camera la maggioranza è stata battuta per la novantatreesima e la novantaquattresima volta. Con 275 voti a favore e 272 contrari è stata approvata una mozione presentata dall'Italia dei Valori, di cui io ero il primo firmatario, che impegna il Governo a stanziare 700 milioni di euro per i prossimi due anni e altri 600 per il 2014 per il rinnovo del parco autobus delle aziende che operano nel settore del trasporto pubblico in Campania.
Quello stanziamento serve a bloccare la chiusura dello stabilimento Irisbus di Avellino, deciso dalla Fiat a settembre con la scusa della diminuzione delle immatricolazioni degli autobus urbani in seguito alla crisi.
La Fiat vuole in realtà far costruire gli autobus al suo stabilimento francese per aumentare i profitti, e il governo, come sempre, non ha saputo muovere un dito per difendere i mille lavoratori della fabbrica e i trecento dell'indotto.
Questo voto dimostra che la maggioranza non esiste e la seconda clamorosa bocciatura del Governo in un giorno, avvenuta mezz’ora dopo la prima, ne è la dimostrazione. I deputati della maggioranza votano solo la fiducia per difendere il proprio “posto di lavoro”, perché alla loro poltrona stanno molto più attenti che non alla condizione dei lavoratori, ma subito dopo si dissolvono.
Ma la cosa più importante, per me, è che il voto sull’Irisbus può salvare dalla disperazione decine di famiglie e impedire che peggiori ancora la situazione di un territorio già devastato dalla crisi e dalla insipienza del governo.
Per questo è però fondamentale che il governo dia immediatamente seguito concreto a quanto deciso oggi dalla Camera senza svicolare come sua abitudine.
Noi dell'Italia dei Valori ci impegniamo a vigilare e a garantire il rispetto di questo voto, proprio come ci siamo sin qui impegnati a difendere i lavoratori di Irisbus dal cinismo attento solo al profitto immediato, dalla Fiat e dalla complicità di questo governo.
Cari Amici,
Vi prego di leggere attentamente l'appello che segue. Una raccomandazione, se pensate di condividerlo, date il vostro contributo sottoscrivendolo. E' importante dare all'Italia perbene una alternativa concreta ed essere così pronti all'ormai prossimo, definitivo tramonto dell'era berlusconiana.
Grazie!
Fabrizio
22 Ottobre 2011
Primarie subito, un appello online
Mai come in questo momento ci sono state due Italie che hanno perso ogni punto di contatto.
Cosa c'entrano, che c'azzeccano avrebbe detto il vecchio Di Pietro, l'Italia che lavora, paga la crisi e nonostante tutto ancora riesce a produrre ricchezza con quella che se ne sta chiusa nei palazzi della politica e non capisce nemmeno più cosa sta succedendo fuori da quelle mura?
Cosa c'entra l'Italia dei cittadini onesti che pagano le tasse e sulle cui spalle ricade tutto il peso della crisi con quella dei furbetti, dei lenoni e dei faccendieri?
Il governo di Berlusconi ha la fiducia dell'Italia della casta e della corruzione, ma ha perso quella dell'altra Italia. Per questo con tutti i voti di fiducia che può prendere in Parlamento Berlusconi e il berlusconismo sono finiti. A finirli non è stato qualche gioco di palazzo, ma i cittadini con i referendum di giugno e adesso con il mare di firme raccolte per abolire questa legge elettorale che gli impedisce al popolo di scegliere i suoi rappresentanti.
Però noi del centrosinistra dobbiamo stare molto attenti a non adagiarci sulla sconfitta del berlusconismo. Se non sapremo offrire a quell'altra Italia un'alternativa seria e in tempi rapidi e e non restituiremo a quei cittadini il vero potere di decisione e di scelta concluderanno che siamo uguali agli altri, cue anche noi difendiamo i privilegi della casta e ci abbandoneranno.
Per questo dobbiamo organizzare le primarie, in modo che siano gli elettori a decidere chi debba candidarsi alle prossime elezioni politiche, e dobbiamo farlo subito, entro gennaio, perché è necessario mettere in campo una proposta d'alternativa adesso, non all'ultimo momento e dopo aver sprecato ancora mesi in giochi di corridoio e trattative politicanti.
Invitiamo tutti i cittadini e gli elettori del centrosiistra a sottoscrivere questo appello, che prende spunto da quello firmato da me, Nichi Vendola e Arturo Parisi, chiedendo al Pd di sciogliere le sue eterne riserve e convocare entro gennaio le primarie di coalizione.
Postato da Antonio Di Pietro
IL NOSTRO GOVERNO E GHEDDAFI, IERI (ovvero nemmeno due anni fa) E OGGI…
(di Fabrizio Di Cicco)
Dico sempre che bisogna QUOTIDIANAMENTE combattere quella odiosa prassi, purtroppo tanto diffusa in politica, finalizzata ad abolire i fatti pur di non disturbare le opinioni. Orbene, in queste ore, di fronte all'ennesimo vergognoso tentativo dei nostri governanti di farci passare per peones, quelli con l'anello al naso, mi vedo costretto, documenti con tanto di fonte alla mano, a rinfrescare la memoria (che nemmeno si può definire memoria storica perché parliamo di appena un anno e undici mesi fa) di chi, forse, sentendo le dichiarazioni di queste ore dei rappresentanti del nostro governo, potrebbe essersi dimenticato gli sfarzi e gli onori che il nostro stesso governo riservava, ripeto solo un anno e undici mesi orsono, a quello che oggi viene definito un dittatore pericoloso con la scomparsa del quale 'nasce una nuova Libia'. Ecco, leggete il primo articolo risalente al novembre del 2009 che ci racconta le gesta del cavaliere all'arrivo di Gheddafi in Italia, poi il secondo, di questa mattina, che riporta le dichiarazioni del ministro della difesa facente parte del governo di quello stesso cavaliere.
Fin troppo diplomatici allora vi appariranno il commento di Famiglia Cristiana (che non sia diventato anche questo un pericoloso giornale comunista e mangia bambini?) e del giustizialista/forcaiolo Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera.
E Bruno Vespa? Perché ieri sera a La Russa non gli ha ricordato che soltanto un anno e undici mesi fa il suo presidente del consiglio baciava le mani al dittatore libico? Conosco la risposta ma preferisco non esternarla poiché per me il codice penale, grazie a Dio, funziona non essendoci lodi che mi proteggono.
Menomale che ad allietare la serata nell'alveare, scusate nel salotto, più buono (e buonista…) d'Italia c'era la simpaticissima Stefania Craxi, figlia di quel Bettino Craxi cui La Russa lanciava le monetine, all'urlo di 'ladro ladro', davanti all'Hotel Raphael di Roma… Pazienza, non possiamo pretendere che chi dimentica dopo soli 23 mesi possa ricordare eventi di 18 anni fa.
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Berlusconi accoglie Gheddafi - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ricevuto a palazzo Chigi il leader libico Muammar Gheddafi con il quale ha cenato nella sede del governo. Il premier ha accolto il colonnello nel cortile interno del palazzo e quando Gheddafi è sceso dalla limousine bianca i due si sono abbracciati e baciati sulle guance. Berlusconi e Gheddafi hanno quindi passato in rassegna la banda e il drappello di militari in alta uniforme dei Granatieri di Sardegna. Si sono fermati per le foto di rito e sono saliti nelle sale allestite per l'incontro (fonte: Corriere della sera del 16/11/2009);
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LA RUSSA: Con la scomparsa di Gheddafi nasce una nuova Libia
20 ottobre 2011 ore 14:33
"Adesso la Libia ha 30 giorni per dotarsi di un governo provvisorio ma già oggi nasce una nuova Libia: dobbiamo gioire perché senza l'intervento nostro e della Nato sarebbero partite migliaia persone in più come profughi e non avremmo più avuto un partner né per l'immigrazione né per il commercio. Abbiamo ottenuto risultati umanitari e concreti. Non solo e' finita la missione ma finisce la fase di transizione. Ora si apre un'altra questione: Parlamento e governo dovranno decidere come aiutare la crescita del nuovo esecutivo libico."
Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che in collegamento con SkyTG24 ha commentato la notizia della morte del colonnello Muammar Gheddafi. (Fonte www.pdl.it)
Ed ecco i commenti di Famiglia Cristiana e di Massimo Donadi
E però, ieri, quel "sic transit gloria mundi" riferito a Gheddafi non ha mancato di sollevare qualche polemica. Su tutte, quella del settimanale cattolico Famiglia Cristiana, che ha colto al balzo la frase in latino per sottolineare che "da uno che ha baciato l'anello al dittatore di Tripoli in vita non potevamo aspettarci che un glorificazione in morte: forse, dopo quel baciamano, era naturale associare gloria a Gheddafi un "promissio boni viri est obligatio" ("le promesse delle persone per bene sono un impegno che va mantenuto"). Anche con una fulminea dichiarazione "post mortem"", come ha scritto Alberto Bobbio, cui Famiglia Cristiana ha affidato il commento alla vicenda sulla sua edizione online.
Non è tutto: perché dall'Idv è arrivato anche, rigorosamente in latino, un "consiglio" per Berlusconi: "Sapiens ut loquatur multo prius consideret", ha detto ieri il presidente del gruppo alla Camera, Massimo Donadi, ricordando che questa frase "significa che un uomo saggio, prima di parlare, deve prima pensare molto. Evidentemente la saggezza ha fatto difetto al presidente del Consiglio, che per commentare l'uccisione di Gheddafi ha detto "sic transit gloria mundi"". (Fonte: www.ilsecoloxix.it)
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Chiodi sempre alla ricerca di colpe e di colpevoli (da Sezione Idv online di Villa S. Maria)
Chiodi quando si tratta di spendere, come per gli ospedali, ricorda che lui e’ il Commissario e che il Consiglio Regionale non conta nulla, al punto che non ha neppure il diritto di sapere.
Quando, invece, si tratta di mettere le mani in tasca agli abruzzesi, si ricorda improvvisamente dell’esistenza del Consiglio Regionale e pretende che ci metta la faccia, per salvare la sua.
Allo stesso modo usa la faccia inconsapevole di un noto ex pescarese, l’assessore al bilancio Carlo Masci, quando si tratta di diffondere notizie nefaste (come quella dell’aumento del 10% del bollo auto) ed usa la sua quando si riunisce il Cipe per i fondi Fas o accade – a sua insaputa e spesso anche suo malgrado – qualcosa di buono per l’Abruzzo.
Chiodi e’ costante solo nell’attribuzione delle colpe. Sempre degli altri che c’erano prima; e cosi’ sarebbe anche se dovesse governare da solo, con tutta la regione commissariata, per altri 20 anni.
Ieri e’ tornato indietro di quasi 8 anni, dando la colpa a chi ha governato l’Abruzzo dagli anni 2004 in poi.
Tra poco quando dovra’ aumentare i tickets sulle prestazioni sanitarie, chiamera’ in causa Crescenzi, Ricciuti o la Nenna D’Antonio.
Affaritaliani rivela l'umore del Palazzo
Massimo Donadi, politico esperto e di lungo corso, apprezzato e stimato da tutti per i suoi toni pacati, sveste i panni del capogruppo dell'Idv e veste quelli di cronista parlamentare. Per Affaritaliani.it racconta gli umori del Palazzo a poche ore dal voto di fiducia sul governo. "Parlando alla buvette e nei corridoi con diversi parlamentari della Lega posso dire che ritengono che il Cavaliere sia una palla al piede". E tra un caffè e l'altro diversi deputati di Centrodestra gli rivelano le loro prospettive sul governo: "Scajoliani e responsabili vogliono tirare avanti per avere la pensione", anche accettando un governo di transizione.
Onorevole Donadi, lei è un parlamentare di lungo corso e rispettato anche dai colleghi della maggioranza. Molti si confidano con lei davanti ad una tazza di caffè alla buvette, quali "umori" si respirano tra i deputati?
"C'è molto malcontento verso Berlusconi. Le espressioni più colorite e più dure nei confronti del premier negli ultimi mesi le ho sentite quasi esclusivamente da parlamentari leghisti, in forma di chiacchiericci e battute".
Che espressioni usano?
"Beh, insomma... Parole molto tranchant di chi ritiene che il Cavaliere sia una palla al piede che deve essere lasciata andare al suo destino. Questo è il clima di riferimento per quanto riguarda la Lega".
Quale prospettiva hanno i deputati del Carroccio?
"Ci sono molti deputati che, parlando con me, ritengono che l'unico obiettivo di questa maggiorana sia quello di arrivare a Natale per poi non lasciare tempo al presidente della Repubblica di costituire un governo di transizione".
Giochi di potere per rimanere in sella quindi…
"Anche parlamentari del Pdl, così come una parte dei 'frondisti', non hanno certo come obiettivo quello di salvare la Patria, facendo cadere un governo ormai non più in grado di lavorare. Bensì quello di salvare la legislazione e quindi la pensione".
Siamo al 'si salvi chi può' quindi?
"Molti nel Centrodestra stanno con le orecchie alzate e le antenne dritte per cercare di capire quali sono le decisioni che si prendono nelle stanze dei bottoni, dalle quali sono tenuti fuori. Se avessero la certezza che Berlusconi vuole portare il governo fino a primavera per poi andare a votare, sono certo che lo farebbero cadere un minuto dopo. Il premier non finirebbe a fondo per complotti delle toghe, né per strane strategie politiche, ma per chi in questo momento vuole garantirsi la pensione.".
Gli 'scajolani' e i 'responsabili' non sarebbero rieletti se si andasse al voto, mentre con un governo tecnico potrebbero sperare di tirare avanti fino ad avere la pensione...
"I responsabili di sicuro non sarebbero rieletti e ci sono molti anche nel Pdl che sono consapevoli che con un partito che ha perso 11, 12 punti percentuali, di sicuro non saranno rieletti. Certo non tutti fanno questi ragionamenti, ma alcuni sì".
Molti vorrebbero andare a votare, per quale motivo?
"Abbiamo approvato due manovre che complessivamente valgono 100 miliardi. Una volta che anche gli enti locali avranno trasferito i tagli sui cittadini con nuove tasse, l'80 per cento della manovra sarà caricata sulle spalle dei contribuenti".
Facendo due conti sono 1.300 euro a testa all'anno, contando anche i neonati. In questo quadro dobbiamo metterci anche la legge elettorale...
"Certo, se a quanto detto si aggiunge che questa legge elettorale potrebbe cambiare... sarebbe la tragedia suprema per il parlamento. La maggior parte dei parlamentari sa che, se fosse per gli italiani, non ritornerebbero in Parlamento. La legge elettorale che uscirebbe dal referendum sarebbe disastrosa per loro".
13 Ottobre 2011
Silvio ci hai rotto, vai a casa!
Berlusconi è stato già sfiduciato da questo parlamento nel momento in cui gli è stata bocciata la legge di bilancio. Non ha più una lira da poter gestire né una possibilità di spostare questi capitoli di bilanci.
La fiducia di domani è semplicemente un artifizio, comprato, venduto e ricattato in esecuzione di impegni presi il 14 dicembre da quei traditori che allora si sono venduti per assicurargli una fiducia che non aveva più. In queste ore, evidentemente, qualcuno sta pagando la seconda rata per avere da queste persone una fiducia che altrimenti non darebbero. La verità è molto semplice: in Parlamento la fiducia, in questo momento, è semplicemente una fiducia tra complici, non nell’interesse del Paese.
Ma il Paese non può più aspettare che Berlusconi sistemi i suoi affari, perché sta esplodendo la rivolta sociale. Proprio per questa ragione il capo dello Stato ha messo con le spalle al muro il governo Berlusconi.
Noi dell’opposizione questa volta abbiamo dimostrato di essere uniti nel dissociarci da questo comportamento ingiustificabile del governo e vogliamo costruire un’alternativa. Quale? Noi dell’Italia dei Valori lo diciamo in modo chiaro: un governo dell’emergenza, se è necessario e se il capo dello Stato ce lo chiede per fare una nuova legge elettorale, ma soprattutto e al più presto elezioni anticipate perché abbiamo bisogno di ridare credibilità alle istituzioni con persone che si occupano del Paese e non degli affari propri.
Noi dell’Italia dei Valori abbiamo preferito in modo forte e chiaro manifestare la nostra protesta dicendo che non lo vogliamo ascoltare più. Basta chiacchiere: ah Silvio, c’hai rotto! Vai a casa! Non ti vogliamo sentire più. Wanna Marchi ha preso in giro gli italiani, ma dopo un certo tempo è stata assicurata alla giustizia. Tu lascia che i cittadini possano andare a votare al più presto per esprimere la loro giustizia politica. Vai casa perché il paese sta morendo mentre tu, novello Nerone, stai suonando la tua cetra e ridendo a crepapelle.
Noi stiamo assistendo all’omicidio politico della democrazia e dello Stato di diritto. Noi abbiamo il dovere di assicurare alla giustizia dei cittadini, che si esprime con il voto, il responsabile, che si chiama governo Berlusconi.
Berlusconi troverà sempre una soluzione per cercare di sfuggire alle sue responsabilità. Non è più lui a dover trovare una soluzione. Lui cerca di trovare solo una possibilità di sopravvivenza politica per salvarsi dai suoi guai giudiziari. I cittadini devono sapere che anche in questo momento, al Senato, si sta discutendo una ennesima legge ad personam presentata per salvare se stesso, il processo breve. La settimana prossima alla camera si presenterà ancora la legge sulle intercettazioni per non far parlare i giornalisti e per non far fare il loro dovere ai magistrati.
7 Ottobre 2011
Il condono è la tomba della democrazia
Perfino qualche ministro di questo governo, come Frattini, che non conosce la vergogna di un nuovo condono si vergogna e prova a dire che non ci ha mai pensato nessuno. Si vede che non lo avevano avvertito, perché invece il presidente del consiglio ci sta pensando eccome. Infatti i più zelanti tra i suoi maggiordomi sono arrivati di corsa a confermare che il condono è una possibilità reale.
La verità è come sempre chiara. Oltre che antidemocratici e con la coscienza sporca questi sono pure degli incapaci. Hanno parlato molto e sempre a vanvera del decreto sviluppo. Adesso che bisogna passare dalle parole ai fatti non sanno più cosa metterci dentro. Quindi ecco che rispunta la sola strada che conoscono: la più facile, la più ingiusta, la più odiosa e in prospettiva la più controproducente: il condono.
Stavolta sarebbe un condono tombale davvero. In un momento come questo seppellirebbe ogni idea di giustizia e di democrazia in Italia. Sarebbe un atto di eversione antidemocratica e porterebbe il Paese al punto di esplosione.
Prima la legge fascista contro la libertà di stampa, adesso l’ipotesi di un nuovo premio ai malfattori e agli evasori. Cosa aspettano coloro che si definiscono i dissidenti della maggioranza ad uscire da questa situazione e fermare la corsa verso il precipizio?
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6° Incontro Nazionale ITALIA DEI VALORI
Vasto 16-17-18 settembre 2011
Sviluppo Legalita' Solidarietà
Giovedì 15 settembre
17 - 20 ESECUTIVO NAZIONALE IDV
Incontro Interno presso Palace Hotel
20 - 23 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Partecipare: tra rete, piazza e Palazzo
Modera:
Arianna Ciampoli - Giornalista
Intervengono:
Alessandro Gilioli - Blogger e Giornalista de "L'Espresso"
Michele Azzu - Isola dei Cassintegrati
Stefano Corradino - Direttore Articolo 21
Emanuele Toscano - Sociologo
Francesca Fornario - Autrice satirica
Maruska Piredda - Consigliere Regionale IDV
Gianfranco Mascia - Blogger e Giornalista
Venerdì 16 settembre
9 - 10 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
La Rete: ascolto e interazione per rendere sempre
più forte la Community IDV
Modera:
Danilo Sinibaldi - Giornalista
Interviene:
Ivan Rota - Deputato e Responsabile Nazionale Organizzazione
IDV
10 - 11:30 La presenza delle donne nel mondo del lavoro, nella
politica e nelle istituzioni
Modera:
Giulia Rodano - Consigliere Regionale e Responsabile
Nazionale IDV Dipartimento Cultura
Intervengono:
le Coordinatrici Regionali Donne IDV
11:30 - 12 CERIMONIA D'APERTURA
Saluti:
Alfonso Mascitelli - Segretario Regionale IDV Abruzzo
Carlo Costantini - Capogruppo IDV Consiglio Regionale
Abruzzo
Luciano Lapenna - Sindaco di Vasto
12 - 12:45 INTERVENTO DI APERTURA DEL PORTAVOCE
NAZIONALE IDV LEOLUCA ORLANDO
12:45 - 13:30 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Diritti per tutti
Modera:
Vittorio Occorsio - Giornalista
Intervengono:
Enzo Marzo - Direttore di "Critica Liberale"
Franco Grillini - Consigliere Regionale e Responsabile
Nazionale IDV Sezione Dipartimentale Diritti Civili e Associazionismo
13:30 - 15 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Referendum, petizioni, democrazia partecipativa
Modera:
Andrea Colombo - Giornalista
Intervengono:
Beppe Giulietti - Deputato Gruppo Misto e Portavoce
Articolo 21, Andrea Morrone - Presidente del Comitato
referendario per i collegi uninominali, Stefano Pedica-
Senatore e Responsabile Area Eventi e Manifestazioni IDV
15:30 - 17:30 La risposta sanitaria nazionale alla domanda di salute
di un Paese che cambia
Modera:
Carlo Gargiulo - Medico e divulgatore scientifico
Intervengono:
Ferruccio Fazio - Ministro della Salute
Giuseppe Palumbo - Deputato PDL e Presidente della
Commissione Affari Sociali, A. Margherita Miotto -
Deputato PD e Capogruppo in Commissione Affari Sociali,
Antonio Palagiano - Deputato e Responsabile Nazionale
IDV Dipartimento Sanità e Salute
17:30 - 19:30 Pronti a governare
Modera:
Enrico Mentana - Direttore TG La7
Intervengono:
Antonio Di Pietro - Presidente Italia dei Valori
Pierluigi Bersani - Segretario Partito Democratico
Nichi Vendola - Presidente Sinistra Ecologia Libertà
19:30 - 20:30 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
La Rai ai cittadini
Modera:
Gianfranco Mascia - Giornalista e Blogger
Intervengono:
Pancho Pardi - Senatore IDV e Membro Commissione
di Vigilanza Rai, Guido Scorza - Blogger e Presidente
dell'Istituto per le Politiche dell'Innovazione, Vincenzo Vita
- Senatore PD e Membro dell'International Institute of Communications,
Marco Quaranta - Move on Italia
21:00 COLLEGAMENTO IN DIRETTA CON RAI 2 PER LA
TRASMISSIONE "L'ULTIMA PAROLA" DI GIANLUIGI
PARAGONE
Sabato 17 settembre
8:40 - 9 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Disabilità: la Finanziaria della vergogna
Modera:
Danilo Sinibaldi - Giornalista
Interviene:
Mario De Luca - Responsabile Nazionale IDV Sezione Dipartimentale
Politiche per il superamento della disabilità
9 - 10 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Per un trasporto sostenibile
Modera:
Giulia Cerino - Giornalista
Interviene:
Dringa Milito Pagliara - Responsabile Nazionale IDV
Sezione Dipartimentale Trasporti, Vanni Puccioni - Responsabile
Nazionale IDV Sezione Dipartimentale Difesa
dell'Ambiente, Sostenibilità e Natura
10 - 11 Mettiamo benzina nei motori: il ruolo dei giovani
per la ripresa economica
Modera:
Lea Del Greco - Consigliere Circoscrizionale e Responsabile
Donne IDV Pescara
Intervengono:
Stefano Mancinelli - Coordinatore Regionale Giovani
IDV Molise e imprenditore nel settore dei trasporti
Roberto D'Andrea - Segretario Nazionale NIDIL CGIL
sindacato lavoratori atipici, Marcello Salerno - Docente
Diritto Pubblico dell'Economia, Università degli Studi "G.
D'Annunzio" Pescara, Rudi Russo - Consigliere Regionale
Toscana e Coordinatore Nazionale Giovani IDV
11 - 13 Il futuro oltre il governo Berlusconi
Modera:
Fabio Martini - Giornalista de "La Stampa"
Intervengono:
Vannino Chiti - Senatore PD e Vicepresidente Senato
Italo Bocchino - Deputato e Vicepresidente FLI
Gianpiero D'Alia - Senatore e Presidente gruppo UDC
SVP e Autonomie Senato, Fabio Mussi - Presidenza
Nazionale SEL, Felice Belisario - Senatore e Presidente
gruppo IDV Senato
13 - 14 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Agricoltura la nuova fonte
Modera:
Ignazio Messina - Deputato e Responsabile Nazionale
Enti Locali IDV
Intervengono:
Anita Di Giuseppe - Deputato IDV, Nello Di Nardo -
Senatore IDV, Giommaria Uggias - Europarlamentare
IDV, Renata Rogo - Responsabile Nazionale IDV Sezione
Dipartimentale Agricoltura
14 - 15 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Una giusta giustizia
Modera:
Andrea Colombo - Giornalista
Interviene:
Luigi Li Gotti - Senatore IDV e Capogruppo Commissione
Giustizia
Lanfranco Tenaglia - Deputato PD Commissione
Giustizia
Fabio Granata - Deputato FLI Commissione Antimafia
15 - 17:15 Giovani e donne tra disoccupazione, precarietà e
imprenditorialità
Modera:
Piero Sansonetti - Giornalista e Direttore de "Gli Altri"
Intervengono:
Maurizio Landini - Segretario generale FIOM
Lisa Rustico - Ricercatrice all'Università di Modena e
Reggio Emilia, Sabrina Sansonetti - Presidente INNOVAPUGLIA,
Sandro Trento - Responsabile Nazionale IDV
Dipartimento Economia e Finanze
Maurizio Zipponi - Responsabile Nazionale IDV Dipartimento
Lavoro e Welfare, Antonio Borghesi - Deputato e
Vicepresidente Gruppo IDV Camera, Alessandro Ranzini
- Imprenditore nel settore delle fonti rinnovabili
17:15 - 17:30 Intervento di Guy Verhofstadt, Europarlamentare
e Presidente gruppo ALDE
17:30 - 19:30 Questione morale tra informazione
e disinformazione
Modera:
Marco Travaglio - Giornalista de "Il Fatto Quotidiano" e
Scrittore
Intervengono:
Antonio Di Pietro - Presidente Italia dei Valori
Luigi de Magistris - Sindaco di Napoli
Sonia Alfano - Europarlamentare e Responsabile Nazionale
IDV Sezione Dipartimentale Antimafia
Bruno Tinti - ex Magistrato e Scrittore
19:30 - 20:30 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Green economy
Modera:
Antonio Cianciullo - Giornalista
Intervengono:
Paolo Brutti - Consigliere Regionale Umbria e Responsabile
Nazionale IDV Dipartimento Ambiente Territorio
Infrastrutture, Alfiero Grandi - Presidente del Comitato
Nazionale "Sì all'energia rinnovabile. No al nucleare"
21:30 SPETTACOLO TEATRALE: ANNA MAZZAMAURO in
"BRAVA" (Piazza Rossetti)
Domenica 18 settembre
9 - 10:00 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Scuola e istruzione: beni comuni
Modera:
Maria Letizia Bosco - Responsabile Nazionale IDV Sezione
Dipartimentale Scuola
Intervengono:
Giulia Rodano - Consigliere Regionale e Responsabile
Nazionale IDV Dipartimento Cultura, Rosario Coco -
Responsabile Scuola Università e Cultura Giovani IDV
Ilaria Persi - Responsabile Nazionale IDV Sezione Dipartimentale
Scuola, Alvaro Belardinelli - Insegnante
Liceo Mamiani, Massimiliano Tabusi - Ricercatore Rete
29 Aprile
10 - 11:45 Guerra e Pace: La Primavera Mediterranea
Modera:
Corradino Mineo - Giornalista e Direttore Rainews
Intervengono:
Niccolò Rinaldi - Europarlamentare e Capodelegazione
IDV Parlamento Europeo
Leoluca Orlando - Deputato e Portavoce Nazionale IDV
Luisa Morgantini - già Vicepresidente del Parlamento
Europeo e Cofondatrice delle Donne in nero
Khalil Choucair - Portavoce del partito Hariri e Membro
del Consiglio di Beirut, Joseph Levi - Rabbino Capo della
Comunità Ebraica di Firenze, Reem Maghribi - Giornalista
siriano-libica di LIBYA TV
11:45 - 12:00 Intervento di Annemie Neyts, Presidente ELDR
e Portavoce affari esteri gruppo ALDE
12 - 13:30 DISCORSO DI CHIUSURA DEL PRESIDENTE DI PIETRO
13:30 - 14 TWITTANDO LIVE- INCONTRI INTORNO AL WEB
Taggando e concludendo
Moderano:
Emiliano Morrone - redazione Vaffanzoom
David Sansonetti - redazione Vaffanzoom
Interviene:
Antonio Di Pietro - Presidente Italia dei Valori
SARA' PRESENTE DURANTE L'INTERA MANIFESTAZIONE UNA DELEGAZIONE DELLA SEZIONE IDV
DI VILLA S. MARIA
(info: 347/7008074 )
VIENI A FIRMARE PER ABOLIRE LE PROVINCE E RIDARE LA POSSIBILITA’ AL CITTADINO
DI SCEGLIERE, CON IL VOTO DI PREFERENZA, I PROPRI RAPPRESENTANTI IN
PARLAMENTO
Chiunque fosse intenzionato a firmare e così sostenere le iniziative
popolari
di seguito brevemente spiegate, può recarsi, munito di documento di
riconoscimento in corso di validità, presso il mio studio (Via Roma n°10 –
Villa Santa Maria) nei giorni 13, 14, 15 settembre, dalle ore 10 alle ore 13.
Il tempo stringe!
AFFRETTATEVI!!! SOSTENIAMO INSIEME QUESTA ENNESIMA BATTAGLIA DI CIVILTA’ DELL’ITALIA DEI VALORI !!!
Fabrizio Di Cicco
(Referente cittadino IDV)
Perché firmare…
UNA FIRMA per presentare un disegno di legge di iniziativa popolare e
cancellare la parola “Province” dalla Costituzione. Oggi in Italia ci sono
più di 110 Province, un “carrozzone” obsoleto che serve solo a far crescere gli
sprechi della politica e le poltrone.
VOGLIAMO ABOLIRE LE PROVINCE !!!
Perché costano tanto: circa 20 miliardi di euro all’anno, con 4.000
persone solo tra amministratori ed eletti più uffici, auto blu, spese
di rappresentanza...
Perché sono superflue: le loro funzioni si potrebbero assegnare a
Comuni e Regioni.
UNA FIRMA per cancellare la legge elettorale che ha rubato ai cittadini il
diritto di scegliere chi dovrà rappresentarli. Oggi, in Italia, gli elettori
non possono decidere chi mandare in Parlamento. Le scelte sono lasciate ai
partiti, che premiano così i più fedeli e obbedienti. Certo non i più capaci.
VOGLIAMO CANCELLARE QUESTA LEGGE !!!
• Perché nega il vincolo tra il parlamentare ed i cittadini, primi interpreti
dei problemi reali del territorio: gli eletti non sono scelti dal
popolo.
• Perché regala un premio di maggioranza anche a chi la maggioranza
non ce l’ha: altro che democrazia!
Per questo il suo stesso ideatore l’ha definita “una porcata” (sic!). Per
questo tutti la chiamano “porcellum”.
Si può firmare anche per un solo referendum -
LE DONNE DEL PRESIDENTE (di Fabrizio Di Cicco)
‘[…] Tutte queste conversazioni intercettate saranno rese note con il deposito
delle conclusioni delle indagini da parte della Procura di Bari, dopo il 15
settembre. Deposito degli atti ritardato, si pensa, proprio per salvare la
Manovra. Dopo, come dice chiaramente Tarantini nelle intercettazioni, potrebbe
scoppiare la bufera nei confronti di Berlusconi. "E quando saranno rese note -
dice più volte l'imprenditore al suo "amico" Valter Lavitola ancora latitante
in Sud America - succederà il terremoto".’
Su affari italiani.it (quotidiano online) di oggi, leggo quanto appena
riportato tra virgolette; leggo questo e mi chiedo se ora, ora che –se giusta
dovesse essere l’ipotesi dell’articolo in questione– i magistrati hanno dato
una mano al cavaliere mascherato o, meglio, hanno dato una mano all’Italia
posticipando la pubblicazione di certe porcherie a dopo la definizione della
legge finanziaria più mutante della storia, il ‘sempre triste Qualgliariello’ o
‘Fabrizio Cicchitto dalla bocca a salvadanaio di terracotta’ (le espressioni
virgolettate sono del dott. Castracane (vedi suo ultimo strepitoso articolo su
villasantamaria.com – rubrica ‘Villesi nel mondo’) o altri personaggi del
genere, si permetteranno di parlare di ‘giustizia ad orologeria’ o di ‘giudici comunisti’.
Un vero e proprio schifo, ormai, ci avvolge e ci rende ridicoli oltrechè
totalmente inaffidabili agli occhi del mondo intero. Una pena!!!
E allora? Allora solito invito rivolto agli uomini di centrosinistra di essere
uniti e di darci non più la speranza ma, visto che il tempo stringe, la
certezza di poter votare una alternativa di governo valida e fatta di persone,
prima che di politici, perbene. I sondaggi, per quanto possano contare, parlano
chiaro: la gente non ne può più di questi governanti ma fino a quando un’altra
scelta non sarà fattivamente possibile, non ci sarà nulla da fare e il
cavaliere cosmetizzato si potrà ricandidare anche dopo che sarà defunto (così
si tranquillizza pure Alfano che si è già affrettato a ricandidare B. per il
2013) e vincerà. Io, quotidianamente, continuo a sperare che questo si avveri e
che IDV/PD (il PD di sinistra però non quello che si differenzia dal PDL solo
per la mancanza di una lettera…) e SEL (ma questa è soltanto la mia
personalissima ipotesi) diano vita ad una coalizione forte, unitaria e all’insegna della legalità.
Restituiamo alla nostra Patria la dignità che merita e rivolgo questo appello
anche agli elettori di destra affinché, liberato il campo da B. e dai
berluscones, facciano anch’essi lo stesso dall’altra parte. Sogno infatti un
giorno di poter dire ‘che vinca il migliore’ e non il meno peggio come purtoppo
mi son dovuto augurare troppe volte negli ultimi anni…
Fabrizio Di Cicco
I sondaggi premiano Italia dei Valori e Antonio Di Pietro
Il recentissimo sondaggio effettuato da Demos&Pi, pubblicato su Repubblica
del 05/09/2011 e consultabile al link www.demos.it/a00622.php mostra evidente e
progressiva la sfiducia degli Italiani verso i partiti dell’attuale governo
e verso i leader del centrodestra. Unico partito che accresce il proprio
consenso è Italia dei Valori, che viene valutato al 9,2%. Tra i leader quello che
riscuote maggior fiducia è Antonio Di Pietro. Il tempo è galantuomo e la
coerente e determinata opposizione di IDV consente al nostro partito di
essere un sicuro riferimento per quanti considerano il governo in carica deleterio
per il Paese e distante anni luce dei problemi reali dei lavoratori, dei
precari, dei disoccupati, dei pensionati e di quanti fanno il loro dovere di onesti
cittadini pagando tasse ed imposte sempre più onerose. Sono convinto che il
nostro impegno a promuovere e a sostenere i referendum per l’acqua pubblica,
contro il nucleare e contro il legittimo impedimento sia stato molto
apprezzato, come pure le iniziative parlamentari di IDV tese ad abolire i
vitalizi e le province. Ora è il momento di serrare le fila e lavorare
ventre a terra per raggiungere l’obiettivo di raccogliere almeno 500.000 firme entro
il 30 settembre per il referendum abrogativo del Porcellum e per la legge di
iniziativa popolare per l’abolizione delle province. A Piedimonte Matese in
due giorni abbiamo raccolto oltre 300 firme per ognuna delle iniziative e,
ancora una volta, abbiamo avvertito forte la volontà dei cittadini di un
cambiamento radicale, della necessità di rivoltare il nostro amato Paese. E protagonisti
della rivoluzione non possono che essere i nostri giovani. Sabato 10
(pomeriggio) e domenica 11 (mattinata) saremo di nuovo in Piazza Carmine per
continuare la raccolta firme. Inoltre domenica 11 (mattina e pomeriggio) i
giovani attivisti di Alife saranno in Piazza Liberazione per consentire
anche ai loro compaesani di vivere da protagonisti questa iniziativa di cui è
opportuno si approprino i cittadini, a prescindere dai partiti, perchè è
interesse di tutti avere Parlamentari dignitosi, eletti dal popolo e non
nominati dalle segreterie dei partiti, e che soprattutto avvertano
l'esigenza di rispondere del loro operato agli elettori del proprio collegio.
3 Settembre 2011
Siamo pronti per governare
Ecco l'intervista che ho rilasciato ieri sera al TG3 (Antonio Di Pietro)
Voi vi lamentate sempre perché il governo non stana gli evasori, ma adesso
c'è l'inasprimento della lotta all'evasione fiscale. Perché almeno su questo
non covergete con la maggioranza?
Perché è una proposta a chiacchiere. Soltanto un governo ubriacone può
pensare di utilizzare e spendere soldi che non sa se inacassa, quindi col rischio di
produrre ancora più deficit e indebitamento.
Ma noi non facciamo soltanto una critica. Facciamo anche delle proposte. E'
vero: gli evasori devono pagare, coloro che non hanno pagato devono pagare, e allora
ecco tre proposte concrete che domani mattina, appena approvata la legge, possono
portare a casa i soldi. Primo: il contributo di solidarietà lo devono pagare loro, gli scudati che
hanno riportato i capitali pagando il 4%, pagano un ulteriore 20% perché è meglio
che lo facciano loro, che avevano portato i soldi all'estero per non pagare in
Italia. Secondo: le transazioni finanziarie speculative, che pagano il 12%, salgono
fino al 20% come il pensionato al minimo, che anzi paga il 23%.
Terzo: i vitalizi ai parlamentario, a cui basta fare due giorni in
Parlamento per prendere tutta la vita il vitalizio, li aboliamo anche con effetto
retroattivo.
Ecco tre norme che, nell'insieme, producono gli stessi effetti certi in
cassa e non le leggi alla Berlusconi-maniera: “Adesso spendiamo e dopo incasseremo”. Questa
è la legge del bancarottiere.
Quando la manovra sarà approvata, cosa farà l'opposizione?
L'Italia dei Valori, responsabilmente, ha presentato una propria proposta di
manovra che effettivamente trova i soldi, con senso di equità e rispetto.
Prima il cardinale diceva: “State attenti al mondo cooperativo”. Nel mondo
cooperativo, diciamo la verità, ci sono stati degli abusi, ma non si può
buttare il bambino con l'acqua sporca. Anche in quel campo si può fare molto.
Sul fronte delle spese militari, si può e si deve fare molto. E molto si
deve fare per mettere i Comuni in grado di assicurare i servizi sociali.
Noi dell'Italia dei Valori siamo convinti che se abbassiamo a 500 euro e non
oltre la tracciabilità, molte altre cose possono venire allo scoperto. Se mettiamo in
conflitto chi compra e chi vende, nel senso che chi compra può scaricare dalle tasse,
creiamo le condizioni per far emergere un po' più di sommerso.
Insomma, l'Italia dei Valori è in condizione di poter governare e da subito.
Io però non credo che questo Parlamento abbia le qualità morali per poter assumere
una responsabilità di governo, perché in questo Parlamento, con questa legge
elettorale, ci sono soprattutto dei nominati.
Il 30 settembre scade la raccolta di firme per il referendum sulla legge
elettorale.
Non è troppo tardi?
Mentre gli altri dicono che è troppo tardi, noi dell'IdV, altre formazioni
politiche e soprattutto tanta società civile stiamo raggiungendo il risultato. Dateci
una manoaffinché la legge elettorale permetta finalmente agli italiani di scegliere
chi mandare in Parlamento e soprattutto chi mandare a casa.
2 Settembre 2011
Le condizioni per una manovra seria ci sono. Purchè il governo non entri in gioco
(di Antonio Di Pietro)
Bisognerebbe commentare la manovra, ma la manovra quale? Ne hanno fatte quattro o cinque, e quasi nessuna nelle sedi istituzionali proprie. La verità èche si tratta di un governo imbambolato, rincretinito, incapace di intendere
e di volere che non sa più cosa fare e ogni giorno ne inventa una. L’unica
manovra da fare è quella dei cittadini italiani che lo devono buttare fuori
del Palazzo.
L’ultima trovata è questa della lotta all’evasione. Ma, innanzitutto, i soldi
che vengono trovati vengono presi sempre dalle tasche di quelli che la
ritenuta ce l’hanno alla fonte. In secondo luogo, il dire “inasprisco la lotta all’evasione fiscale” è già una confessione in sé: vuol dire che sin qui non la si è fatta bene. E ammettere che c’erano spazi per intervenire e non si è
intervenuto già dimostra l’incapacità.
Inoltre il buongiorno si vede dal mattino. Sinora ogni volta che si è trattato
di affrontare la questione fiscale, il governo ha fatto un condono, un indulto,
uno scudo. Favori agli evasori fiscali. Favori del presidente del consiglio
a sè stesso.
In definitiva, la situazione è un po’ come la storia che hanno raccontato l’
altro giorno quando hanno detto “la riduzione del numero dei parlamentari e
l’eliminazione delle Province la faremo dopo”. Insomma, annunci che farai la
lotta all’evasione fiscale e che di lì troverai tutti i soldi necessari, ma
la realtà la si può sapere solo alla fine, al consuntivo. Il modo di
comportarsi giusto è che prima fai la lotta, prima metti i soldi in tasca e poi dici
cosa ci fai.
L’idea di usare i soldi prima di averli intascati, invece, è quella tipica delbancarottiere.
31 Agosto 2011
Servono 500mila firme, raccogliamole insieme
Rivolgo un appello accorato a tutte le grandi personalità che finalmente,
avendo visto che a raccogliere le firme ci riusciamo, firmano anche loro. Li
ringrazio delle loro "firme del giorno dopo", però il 30 settembre ne
serviranno 500mila, non solo i nomi più blasonati. Allora che ne dite, invece
di firmare soltanto, di venire insieme a noi nei mercati e per le strade a
raccogliere le altre 499.999?
Postato da Antonio Di Pietro
************
Buttiamo a mare manovra e governo
E quattro. Non ce l’hanno fatta nemmeno stavolta. I brindisi di Berlusconi con
lo champagne sono durati poche ore. Alla bontà di questa manovra non ci crede
nessuno e così stiamo alla terza manovra da buttare a mare. Ma io mi chiedo: un
governo che non riesce a fare una manovra economica nemmeno in una situazione d’
emergenza estrema come questa, cosa ci sta a fare? Cosa aspetta a prendere atto
che non ha più nessun senso e ad andarsene?
Nel merito, il governo era addirittura riuscito a peggiorare la manovra, e sì
che non era facile. L’indignazione popolare li ha ora costretti a cancellare l’
intervento sulle pensioni che era, oltre che iniquo e odioso, anche
anticostituzionale, ma non era l’unico capitolo inaccettabile di una manovra
che deve essere ripensata e riscritta dai fondamentali.
Oltretutto, con la manovra-ter, questo governo senza più né testa né capo né
coda nemmeno trova più i soldi che invece sono necessari e che è possibile
trovare senza prenderli a quelli a cui sono sempre stati presi.
Noi dell’Italia dei Valori abbiamo indicato come con la nostra contromanovra,
e questo è il senso di responsabilità che giustamente si può e si deve chiedere
all’opposizione. Non con un dialogo privato nelle abitazioni private del
presidente del Consiglio, ma in Parlamento, come si fa in democrazia. Sempre
che almeno stavolta il governo giochi secondo le regole democratiche e non
metta la fiducia come fa solitamente. Cosa che sarebbe un insulto per il capo
dello Stato, per la democrazia e per il senso della decenza.
Postato da Antonio Di Pietro
IL PIENO DI FIRME...
Italia dei valori ieri è partita alla presa della Battigia a Ladispoli
(Roma), Viareggio (Lucca) e Rimini.
Ieri armati di forbici di cartone e di cartelli con su scritto aboliamo il
“Porcellum” e abbattiamo i costi della politica, con veri maiali trasformati
in mascotte e distribuzione di porchetta gratis per i bagnanti, è partita alla
grande la raccolta di firme dell'IDV sulla legge costituzionale di iniziativa
popolare per abolire le province e sul referendum per abrogare la legge
elettorale attuale. Gli attivisti IDV sono scesi sui lungomari più famosi e
frequentati d’Italia. Tra i bagnanti, tra la gente, a ricordare l’importante
iniziativa che vedrà coinvolti cittadini e attivisti IDV dal 20 di agosto al 20
di settembre.
“Gli italiani hanno voglia di referendum, hanno capito che è l’unico modo per
fare quelle riforme urgenti che la maggioranza tiene invece bloccate in
Parlamento. In tantissimi sono venuti a firmare ai banchetti allestiti dall’IdV
per chiedere l’abrogazione della legge elettorale porcata e per l'abolizione
delle Province”. Ha affermato il senatore Stefano Pedica dell’Italia dei
Valori, che con alcuni attivisti IdV laziali ha partecipato alla raccolta firme
a Ladispoli. “La gente è arrabbiata – ha aggiunto – vuole riappropriarsi del
diritto sacrosanto di scegliere chi mandare in Parlamento scippatogli dal
‘porcellum’ di Calderoli e vuole tagli veri e immediati ai costi della
politica. I cittadini non ne possono più delle troppe promesse non mantenute
del centrodestra e per questo – ha concluso Pedica - ci sollecitano a spingere
con qualunque iniziativa, referendum in testa, per cambiare finalmente le
cose”.
“Ancora una volta ancora ad agosto (come l’anno scorso per il referendum) Idv
scende in spiaggia e la classe dirigente in testa dialoga con i cittadini, una
cosa che la politica ha da un pò di tempo a questa parte messo da parte. - ha
affermato l’On. Fabio Evangelisti Segretario regionale dell’Idv-. Prima ancora
di montare i banchini avevamo schiere di persone in attesa di firmare per
fermarli.”
“La proposta di abolizione delle province- ha proseguito Maria Luisa
Chincarini assessore regionale Toscana - si inserisce nel quadro più ampio
delle proposte lanciate da Idv a livello nazionale. Siamo partiti con una
contro manovra che prevede a livello nazionale il dimezzamento del numero dei
parlamentari, il dimezzamento delle auto blu e dei voli di stato, l’
accorpamento dei comuni sotto i 30 mila abitanti e abbiamo proseguito a livello
regionale con una proposta di legge che prevede sostanziosi tagli ai corti
della politica a partire dai vitalizi dei consiglieri regionali. Siamo ora
scesi alle province, enti che vanno aboliti per dare ai cittadini la
dimostrazione concreta di come i tagli lacrime e sangue non debbano andare a
ricadere sempre e solo sulle loro spalle”.
8 luglio 2009, in Peter Gomez
Silvio e la mafia: la lettera
Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la "discesa in campo". E' stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino. E "L'espresso" la pubblica in esclusiva.
Adesso c'è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua "discesa in campo", come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.
I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d'appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l'ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.
Una lettera che "L'Espresso" online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: "... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi.Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive".
Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.
Tanto che finora le sue parole hanno, tra l'altro, portato all'apertura di un'inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell'Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, e il deputato dell'Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano. Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera.
Ma tutte le sue dichiarazioni sono state secretate. Le poche indiscrezioni che trapelano da questa costola d'indagine, già in fase molto avanzata e nata dagli accertamenti sul patrimonio milionario lasciato da don Vito agli eredi, dicono comunque due cose. La prima: la procura ritiene di aver in mano elementi tali per attribuire il messaggio a dei mafiosi corleonesi vicinissimi a Bernardo Provenzano, il boss che per tutti gli anni Novanta ha continuato ad incontrarsi con Vito Ciancimino.
Anche quando l'ex sindaco, dopo una condanna a 13 anni per mafia, si trovava detenuto ai domiciliari nel suo appartamento nel centro di Roma. La seconda: i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione. Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito. A sequestrarlo erano stati, già nel 2005, i carabinieri: "Parte di Foglio A4 manoscritto, contenente richieste all'On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive", si legge un verbale a uso tempo redatto da un capitano dell'Arma.
Incredibilmente però la lettera era rimasta per quattro anni nei cassetti della Procura e, all'epoca, non era mai stata contestata a Ciancimino junior nei vari interrogatori. L'unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni '70-'80 dall'allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani. Dell'assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004
(il testo della telefonata è pubblicato sul sito www.voglioscendere.it ndr)
Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l'aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.
Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l'assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma solo che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: "Sì, me lo raccontò mio padre? Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l'indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino".
Adesso, invece, dopo la decisione di collaborare con i pm, sarebbe stato più preciso. Ma non basta. Perché Ingroia e Di Matteo, dopo aver scoperto per caso la lettera nell'archivio della procura, hanno anche acquisito agli atti della nuova indagine il cosiddetto rapporto Gran Oriente, redatto sulla base delle confidenze (spesso registrate) del boss mafioso Lugi Ilardo, all'allora colonnello dei carabinieri, Michele Riccio.
Ilardo è stato ucciso in circostanze misteriose alla vigilia dell'inizio della sua collaborazione ufficiale con la giustizia. Ma già nel febbraio del '94 aveveva confidato all'investigatore come Cosa Nostra, per le elezioni di marzo, avesse deciso di appoggiare il neonato movimento di Berlusconi. Un fatto di cui hanno poi parlato dozzine di pentiti e storicamente accertato in varie sentenze. Ilardo il 24 febbraio aveva spiegato a Riccio come qualche settimana prima "i palermitani" avessero indetto una "riunione ristretta" a Caltanissetta con alcuni capofamiglia del nisseno e del catanese.
Nell'incontro "era stato deciso che tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare 'Forza Italia'. In seguito ogni famiglia avrebbe ricevuto le indicazioni del candidato su cui sarebbero dovuti confluire i voti di preferenza... (inoltre) i vertici 'palermitani' avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello appartenente all'entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie "famiglie mafiose" nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici..". Una delle ipotesi, ma non la sola, è che si tratti dell'ideatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
La procura di Palermo, sospetta dunque, che la lettera ritrovata nell'archivio di Ciancimino si inserisca all'interno di questa presunta trattativa. Nel '94, infatti, Berlusconi governò per soli sette mesi e anche le norme contenute all'interno del cosiddetto decreto salvaladri di luglio, approvato per consentire a molti dei protagonisti di tangentopoli di uscire di galera, che avrebbero in teoria potuto favorire i boss, alla fine non vennero immediatamente ratificate.
Da qui, è la pista seguita dagli investigatori, le apparenti minacce al Cavaliere ("il triste evento"), la richiesta della messa a disposizione di una rete televisiva e i successivi sviluppi politici che portarono all'approvazione di leggi certamente gradite anche alla mafia, ma spesso approvate con il consenso bipartisan del centro-sinistra.
11 luglio 2009, in PETER GOMEZ
Che vita da papi
di Peter Gomez, Marco Lillo e Antonio Massari
da L'espresso in edicola
Gli appuntamenti istituzionali saltati. A favore di cene e centri benessere. Con la presenza fissa di Tarantini e la sua pattuglia di ragazze.
La frase chiave è "mal di schiena" o, come dice lui, "colpo della strega". La traduzione esatta, però, è Giampaolo 'Giampi' Tarantini, il giovane imprenditore di Bari al centro di un sistema di potere fatto di relazioni ai massimi livelli, gare d'appalto truccate, belle donne e qualche escort. Sì, perché dietro ad almeno due improvvise inspiegabili assenze di Silvio Berlusconi dalla scena poltica, spunta adesso la figura di Giampi e della sua corte di amiche.
La prima volta accade mercoledì 24 settembre quando il premier lascia all'improvviso Roma e, dopo aver salutato i giornalisti appostati davanti palazzo Grazioli, scompare. Siamo in piena crisi Alitalia. Proprio quel giorno, stando ai programmi ufficiali, Berlusconi dovrebbe essere a New York per parlare, accanto al sindaco di Milano Letizia Moratti, di Expo e del Millennium Goal, la 'campagna del Millennio' contro la povertà e la fame nel mondo. Ma l'agenda è saltata e salterà giovedì anche il previsto intervento del premier davanti alle Nazioni Unite, dove invece si presenta il ministro degli Esteri, Franco Frattini. La situazione della compagnia di bandiera, che è ormai a un passo dal fallimento, "impone la presenza costante del presidente del Consiglio" per arrivare a un accordo con i piloti, si giustifica Frattini.
Ma il giovedì i cronisti scoprono che il premier non è né a Roma, né a Milano. Si è rifugiato a Melezzole, vicino a Todi, nell'health center di Marc Mességué, per "risolvere il mal di schiena che lo affligge da alcuni giorni", spiega un inviato dell'Ansa. Nessuno però sa che Berlusconi, come ora 'L'espresso' è in grado di rivelare, la sera prima di partire su un elicottero della Protezione civile alla volta del centro Mességué, ha fatto festa. Martedì 23, ha avuto a cena Giampi Tarantini, alcune amiche e altri ospiti tra i quali sono stati anche visti personaggi molto noti in tv.
Si tratta, con tutta probabilità, della stessa cena di cui ha parlato con 'la Repubblica' l'arredatrice barese Maria Teresa 'Terry' De Nicolò che, intervistata martedì 7 luglio, ha spiegato di essere stata a Palazzo Grazioli in settembre assieme ad altre 20 ragazze e quattro uomini. "Abbiamo chiacchierato di Alitalia, abbiamo fatto le quattro del mattino, Berlusconi raccontò che a breve sarebbe dovuto partire per un centro benessere e io da Giampaolo ho ricevuto mille euro come rimborso spese", ha detto Terry, prima di rifiutarsi di rispondere alla domanda più imbarazzante: "Le informazioni raccolte da 'Repubblica' indicano che lei ha dormito con altre ragazze a palazzo Grazioli, è andata così?".
Un interrogativo a cui adesso se ne aggiunge un altro, tutto politico. L'intensa vita notturna del Cavaliere rischia di danneggiare, oltre che l'immagine, anche il buon funzionamento dello Stato? Certo, lui assicura di avere il fisico di un ventenne. "Se dormo per tre ore, poi ho ancora l'energia per fare l'amore per altre tre", dice il 5 ottobre mentre fa ingresso verso l'una di notte nella discoteca Lotus di Milano. "Fra un'ora comincio a lavorare, ma mi sento fresco. Ero alla notte bianca di Parigi, poi un amico mi ha invitato a questa festa e non ho saputo resistere", giura uscendo sempre dallo stesso locale alle 6 e un quarto del mattino.
Ma il dubbio rimane. Perché, pure se il suo nuovo intervistatore di fiducia, il direttore di 'Chi', Alfonso Signorini, ha svelato che i più "stretti collaboratori" lo chiamano 'Duracell', a settant'anni passati da un pezzo e con un pacemaker nel petto, il corpo non reagisce più come prima. Chi lo ha sentito per telefono parlare di Alitalia mentre si trovava da Mességué racconta infatti che Berlusconi aveva la voce quasi spettrale. Anche se poi le cure e i massaggi devono aver fatto il miracolo. Già due giorni dopo il premier sembra rianimarsi, al pari dell'allora segretario del Pd, Walter Veltroni, che subito dopo la sua scomparsa, dagli studi di 'Porta a Porta', aveva attaccato a fondo: "In queste ore cruciali per la compagnia aerea Berlusconi non si sa dove si trovi".
Venerdì 26 settembre, in piena forma, il presidente del Consiglio è comunque a Todi, per un fuori-programma politico. Interviene a sorpresa a un convegno dei Popolari-Liberali del sottosegretario Carlo Giovanardi, dove dal palco parla, tra l'altro, di valori cattolici: "La famiglia per noi, nonostante questa pretesa modernità, è sempre e soltanto quella indicata dalla tradizione cristiana". Da Mességué restano invece ancora centinaia fra poliziotti e carabinieri, da subito impegnati a proteggere la privacy del premier e di quello che le agenzie chiamano "il suo staff".
Secondo dubbio: chi ne faceva parte? Anche questo interrogativo non nasce per caso. Perché Berlusconi, in Umbria, ci tornerà di nuovo due mesi dopo - e questa volta, lo ha scoperto 'L'espresso' - in compagnia di Giampi Tarantini e le sue girls. È un weekend di fine novembre. E, venerdì 28, Berlusconi scompare ancora da tutti gli schermi radar. Non si fa vedere, non si rintracciano sue dichiarazioni. Si sa solo che per domenica è atteso a Sesto San Giovanni, dove dovrebbe parlare ad un convegno organizzato dalla Dc per le autonomie del ministro Gianfranco Rotondi. Ma a Sesto il premier non andrà mai e si limiterà a un appluditissima telefonata in cui tra l'altro rivendica con orgoglio il fatto di aver raddoppiato l'Iva a Sky Tv, la rete criptata dell'ex amico Rupert Murdoch.
"Una modalità (quella dell'intervento telefonico) che", secondo l'Ansa, "ha portato qualche sostegno alle voci diffusesi in questi giorni che lo davano fuori dal capoluogo lombardo, forse per curare il mal di schiena che lo affligge". E infatti anche a fine novembre il capo del governo si sta sottoponendo a terapie a base di massaggi. Solo che con lui c'è l'amico Giampi e ci sono molte ragazze.
Alcune sono arrivate da Milano, altre invece, dopo aver rischiato di perdersi nelle campagne della regione più verde d'Italia, sono giunte in auto assieme a Tarantini. Tra loro, stando a quanto è stato riferito a 'L'espresso', c'è Barbara Guerra, un'ex valletta Rai, già sentita a Potenza, nel 2006, dal pm Henry John Woodcock, nell'indagine che porterà all'arresto di Fabrizio Corona, il fotografo tra l'altro accusato di averla fatta prostituire, a Roma e Vicenza, con due uomini d'affari.
"Non ho capito? State scrivendo un articolo su dove vado in vacanza? Non intendo parlarne e non mi cerchi mai più", taglia corto ora Barbara. Così non si ha nemmeno il tempo di chiederle come mai Canale 5, nell'inverno del 2009, le abbia trovato un posto nel reality 'La Fattoria', tirandosi addosso, com'era prevedibile, più di una critica, visti i suoi rapporti con Corona. Altrettanto sbrigativa, il giorno dopo, è Licia Nunez, al secolo Licia Del Curatolo, attrice, amica di Giampi e nata a Barletta, a 60 chilometri da Bari. Dopo le prime domande, attacca il telefono, "Sono di corsa, non posso parlare. Non so nulla in merito". A quel punto si rifà viva con 'L'espresso' Barbara Guerra. Vuole dire che non conosce né Licia, né Giampi e che lei in Umbria non c'è mai stata. Così il mistero sui weekend del Cavaliere riprende quota. Come sempre.
10 luglio 2009, in PINO CORRIAS
La fiction del G8
Il G8 è il più grande allestimento di fiction che il palcoscenico del mondo conosca. Arruola migliaia di comparse armate. Attiva controlli satellitari, forze navali e aeree. Isola una porzione geografica del Paese ospitante e la occupa, la perquisisce, la sterilizza. In quello stesso luogo fa convivere il massimo del segreto (il potere) con il massimo della visibilità mediatica (la tv) in modo che uno illumini l'altro e lo moltiplichi.
Il G8 dilaga come una febbre nei palinsesti di tutte le nostre vite. Diventa lo spettacolo dei buoni sentimenti e della politica di superficie. Un grande ballo senza musica, un racconto fiabesco. Illumina i volti e i corpi di una pattuglia di comandanti in capo (detti Gli Otto Grandi) che convergono con i rispettivi staff (ognuno un aereo, un servizio di sicurezza, un plotone di esperti) per sorridersi e abbracciarsi in pubblico, e poi ritirarsi in segreto dietro a schiere di uomini armati, porte blindate, a consumare i famosi Summit "dove vengono discussi i grandi problemi del mondo". Anzi ponderati. Mentre le loro mogli, circondate da altrettante telecamere, riflettori, bodyguard, visitano bimbi, consolano ammalati (o terremotati) bevono il tè, ma specialmente fanno shopping, ognuna esibendo una qualità peculiare, la bellezza, il sorriso, il tailleur.
Questo mentre a Urumqui, nello Xinijang, l'esercito cinese fa strage di uomini e donne uiguri; a Teheran sparano sulla folla che manifesta contro il regime di Ahmadinejad; a Mosca regna Putin e sparisce l'inchiesta sull'omicidio di Anna Politovskaja; l'Africa muore di fame, eccetera.
A L'Aquila non si è deciso nulla - clima, inquinamento, povertà del mondo, crisi finanziaria, armamenti - tutto rimandato o deciso altrove. Dell'immenso spettacolo resteranno un paio di immagini: quella di Barack Obama che stringe la mano a Gheddafi, e di Stefania Pezzopane che bacia George Clooney, e che ci sono costate quanto un intero programma alimentare per l'Africa.
Oggi i Grandi Del Mondo partiranno. Papi invece resta, andrà a rilassarsi nella spa di Arcore con metaldetector anti registratori. E i terremotati? Quelli rimangono in tenda, bye bye.
9 luglio 2009, in MARCO TRAVAGLIO
Non si parla di Garibaldi
Leggo su tutti i giornali, l'Unità compresa, che "Di Pietro attacca il Quirinale". Che, secondo Bondi, questo attacco segna la decisiva trasformazione dell'Idv in un "movimento a tratti antidemocratico", ragion per cui "il Pd deve affrancarsi definitivamente e nettamente dall'Italia dei Valori". Appello subito accolto da Dario Franceschini: "E' intollerabile che Di Pietro coinvolga il Presidente della Repubblica nella polemica politica" anziché "essergli grato" come lo è già "tutto il Paese".
Ingolosito, vado in cerca dell'attacco di Di Pietro al Quirinale. Dovrebbe essere sul suo blog. Dove, in effetti, si parla di Napolitano. Comincio a leggere, speranzoso: "Signor Presidente, lei sta usando una piuma d'oca per difendere la Costituzione dall'assalto di un manipolo piuttosto numeroso di golpisti". Ma questo è un attacco al manipolo di golpisti, cioè al governo Al Pappone. Proseguo: "Oramai non è più evitabile lo scontro con un governo che ha agito esclusivamente nell'interesse di pochi, spesso di una sola persona, a colpi di fiducia, di cene carbonare, di vili attacchi verbali, negando la realtà, la crisi del Paese, insultando la dignità dei cittadini e usando la menzogna come strumento sistematico di propaganda". Ecco, mi pareva: è un attacco al governo. Ma ora dovrà per forza arrivare anche l'attacco al Quirinale. "Non basta affidarsi al buonsenso della maggioranza…". Niente da fare, nessun attacco al Quirinale. Torno indietro e rileggo tutto da capo. Impossibile che tutti i giornali abbiano preso un abbaglio. Nella fretta della lettura, dev'essermi sfuggita qualche espressione insultante, aggressiva, offensiva, diffamatoria, calunniosa contro Napolitano. Finalmente la trovo. Eccola: "Signor Presidente". Parole grosse. Roba da querela.
8 luglio 2009, in Peter Gomez
Silvio e la mafia: la lettera
Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la "discesa in campo". E' stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino. E "L'espresso" la pubblica in esclusiva.
Adesso c'è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua "discesa in campo", come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.
I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d'appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l'ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.
Una lettera che "L'Espresso" online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: "... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi.Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive".
Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.
Tanto che finora le sue parole hanno, tra l'altro, portato all'apertura di un'inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell'Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, e il deputato dell'Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano. Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera.
Ma tutte le sue dichiarazioni sono state secretate. Le poche indiscrezioni che trapelano da questa costola d'indagine, già in fase molto avanzata e nata dagli accertamenti sul patrimonio milionario lasciato da don Vito agli eredi, dicono comunque due cose. La prima: la procura ritiene di aver in mano elementi tali per attribuire il messaggio a dei mafiosi corleonesi vicinissimi a Bernardo Provenzano, il boss che per tutti gli anni Novanta ha continuato ad incontrarsi con Vito Ciancimino.
Anche quando l'ex sindaco, dopo una condanna a 13 anni per mafia, si trovava detenuto ai domiciliari nel suo appartamento nel centro di Roma. La seconda: i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione. Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito. A sequestrarlo erano stati, già nel 2005, i carabinieri: "Parte di Foglio A4 manoscritto, contenente richieste all'On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive", si legge un verbale a uso tempo redatto da un capitano dell'Arma.
Incredibilmente però la lettera era rimasta per quattro anni nei cassetti della Procura e, all'epoca, non era mai stata contestata a Ciancimino junior nei vari interrogatori. L'unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni '70-'80 dall'allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani. Dell'assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004.
Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l'aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.
Luciana: "Minchia, mi telefonò Gianfranco.. ah, ti conto questa? all'una meno venti mi arriva un messaggio?"
Massimo: "L'altra volta l'ho incontrato in aereo"
Luciana: "Eh... il 27 marzo, a Palermo... per i dieci anni di vittoria di Forza Italia, viene Silvio Berlusconi. È stata scelta Palermo perché è la sede più sicura... eh... previsione... In previsione saremo 15 mila..."
Massimo: "Ah"
Luciana "...eh allora io dissi minchia sbaglia, e ci scrivo stu messaggio: "rincoglionito, a chi lo dovevi mandare questo messaggio, sucunnu mia sbagliasti" ...in dialetto, eh... eh (ride) e mi risponde: "suca" ...eh (ride) ...mezz'ora fa mi chiama e mi fa: "Minchia ma sei una merda" e allora ci dissi "perché sono una merda".
Dice, hai potuto pensare che io ho sbagliato a mandare? io l'ho mandato a te siccome so che tu lo vuoi conoscere [Berlusconi, nda]? io ti sto dicendo che il 27 marzo "
Massimo: "E digli che c'abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro..."
Luciana "(ride) Chi, il Berlusconi?
Massimo: "Si, ce l'abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà?"
Luciana: " Ma che cazzo dici"
Massimo : "Certo"
Luciana: "Del Berlusca?"
Massimo: "Si, di 35 milioni, se si può glielo diamo..."
Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l'assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma solo che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: "Sì, me lo raccontò mio padre? Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l'indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino".
Adesso, invece, dopo la decisione di collaborare con i pm, sarebbe stato più preciso. Ma non basta. Perché Ingroia e Di Matteo, dopo aver scoperto per caso la lettera nell'archivio della procura, hanno anche acquisito agli atti della nuova indagine il cosiddetto rapporto Gran Oriente, redatto sulla base delle confidenze (spesso registrate) del boss mafioso Lugi Ilardo, all'allora colonnello dei carabinieri, Michele Riccio.
Ilardo è stato ucciso in circostanze misteriose alla vigilia dell'inizio della sua collaborazione ufficiale con la giustizia. Ma già nel febbraio del '94 aveveva confidato all'investigatore come Cosa Nostra, per le elezioni di marzo, avesse deciso di appoggiare il neonato movimento di Berlusconi. Un fatto di cui hanno poi parlato dozzine di pentiti e storicamente accertato in varie sentenze. Ilardo il 24 febbraio aveva spiegato a Riccio come qualche settimana prima "i palermitani" avessero indetto una "riunione ristretta" a Caltanissetta con alcuni capofamiglia del nisseno e del catanese.
Nell'incontro "era stato deciso che tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare 'Forza Italia'. In seguito ogni famiglia avrebbe ricevuto le indicazioni del candidato su cui sarebbero dovuti confluire i voti di preferenza... (inoltre) i vertici 'palermitani' avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello appartenente all'entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie "famiglie mafiose" nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici..". Una delle ipotesi, ma non la sola, è che si tratti dell'ideatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
La procura di Palermo, sospetta dunque, che la lettera ritrovata nell'archivio di Ciancimino si inserisca all'interno di questa presunta trattativa. Nel '94, infatti, Berlusconi governò per soli sette mesi e anche le norme contenute all'interno del cosiddetto decreto salvaladri di luglio, approvato per consentire a molti dei protagonisti di tangentopoli di uscire di galera, che avrebbero in teoria potuto favorire i boss, alla fine non vennero immediatamente ratificate.
Da qui, è la pista seguita dagli investigatori, le apparenti minacce al Cavaliere ("il triste evento"), la richiesta della messa a disposizione di una rete televisiva e i successivi sviluppi politici che portarono all'approvazione di leggi certamente gradite anche alla mafia, ma spesso approvate con il consenso bipartisan del centro-sinistra.
7 LUGLIO 2009
Azzerare l'attuale sistema politico
Tratto da www.antoniodipietro.com
Il G8 comincia sotto una cattiva stella, a dispetto di migliaia di abruzzesi indegnamente parcheggiati nelle tendopoli e costretti prima a rimirare un'efficienza loro negata, poi a sopportare il timore di manifestazioni fuori controllo.
In un clima di abbandono istituzionale arriva, dalle pagine del The Guardian, un'amara previsione che si aggiunge alle tante notizie sull'Italia della stampa internazionale: il Belpaese sarebbe prossimo all'estromissione dal G8, e quindi anche dal G20. A rimpiazzarlo la Spagna.
Nell'articolo del The Guardian si legge ancora: "la sostanziale assenza d'iniziativa da parte del governo italiano ha spinto il governo statunitense a prendere il controllo dei lavori e organizzare delle telefonate tra diplomatici, per tentare di inserire delle proposte concrete nell'agenda del meeting".
Il ministro Frattini subito smentisce ma, vista l'inclinazione alla menzogna di questo governo, attenderei la rettifica del quotidiano anglossassone prima di cambiare idea.
In Italia esplode il malcontento a tutti i livelli: lavoratori, tifosi di calcio, cattolici, laici, imprenditori, studenti, insegnanti, a cui si aggiungono i fischi di Napoli, Prato, Viareggio, Cinisello.
Il motivo è semplice, quando sei governato da persone che lavorano instancabilmente per fare i propri interessi alla fine non c'è Minzolini che tenga, i cittadini capiscono chi sei, e ti scaricano.
L'Italia ha bisogno di un'alternativa di governo per lasciarsi alle spalle ballerine, cantanti, mafiosi, lacchè e un Presidente del Consiglio debole e ricattabile.
Dobbiamo azzerare questo sistema politico vecchio che rimescola le solite quattro carte da gioco.
I vari Berlusconi, D'Alema, Fassino, Rutelli, Bossi, Cuffaro, Bondi, Gasparri e compari sono parcheggiati nella politica da decenni e non hanno progetti che parlino di futuro, di progresso, di innovazione, di giovani, e come tali non possono essere parte del cambiamento, al più spettatori.
Dopo il G8, su cui vi aggiornerò via Twitter, avremo due priorità di cui occuparci: il conto che due giudici della Consulta devono pagare agli italiani dimettendosi o non pronunciandosi sul Lodo Alfano e far chiarire al Pd l'ambigua posizione sulle intercettazioni tentando di rigettare in mare il relativo disegno di legge.
"DOMANI ORE 15:00 DIRETTA STREAMIG"
Domani, mercoledì 8 luglio, alle ore 15:00 interverrò alla Camera per un'interrogazione parlamentare sul disegno di legge sulle intercettazioni e sul bavaglio all'informazione. Trasmetterò l'intervento in diretta streaming dal blog. Su questo disegno di legge non c'è dialogo, le intercettazioni funzionano, hanno permesso di impedire e punire migliaia e migliaia di reati. Impedirne esecuzione e pubblicazione, a tempo dovuto, equivale ad istituire un'amnistia permanente che per lasciare impuniti qualche centinaio di politici corrotti sacrifica la sicurezza di milioni di cittadini.
6 LUGLIO 2009
Sugli spalti per non far danni
Tratto da www.antoniodipietro.com
Dopo l'articolo di ieri avrei scommesso sul titolo dei giornali: "Di Pietro attacca Napolitano", e avrei vinto. A travisare non deve neanche scomodarsi il governo, ci pensa Dario Franceschini.
Non accetto lezioni da chi fa opposizione a giorni alterni. Non ho coinvolto il Capo dello Stato nella polemica politica, perchè non c'è alcuna polemica, c'è solo il coraggio di dire e fare ciò in cui si crede.
La legge sulle intercettazioni è una porcata, non bisogna rivederla, bisogna cancellarla ed occuparsi delle priorità per il Paese, della crisi economica. Non intendo fare opposizione su questa legge con la fionda quando di fronte ho un avversario che esibisce l'atomica.
Franceschini si indigni per la replica del ministro della Giustizia, quella sì che ha umiliato il ruolo del Presidente Giorgio Napolitano. Nella migliore delle ipotesi il governo proporrà modifiche di facciata, per illudere di aver recepito il confronto, magari consentiranno alla stampa di pubblicare le intercettazioni, ma sarà una panacea visto che, comunque, il resto della legge, di fatto, impedirà che le intercettazioni possano essere fatte.Ribadisco quindi: nessun credito a chi non ne è degno, ed il governo non lo è, un rinnovato invito al Capo dello Stato, alla fermezza nei confronti del testo della legge, e un appello al Pd affinché sieda sugli spalti, come ha fatto per il lodo Alfano, e si goda la partita senza far danni. Anzi, una mano può darla anche dagli spalti, facendo in modo, almeno, che nessuno dei suoi parlamentari, approfittando della votazione anonima, confluisca nel gruppetto di franchi tiratori come avvenuto nella precedente votazione alla Camera.
"DIMETTETEVI IX: CENA DIGERITA"
Dov'è finita la cena di casa Mazzella? Il riflettore si è spento, la notizia è scemata, assimilata con i tempi della digestione mediatica, una manciata di giorni, è durata poco più della digestione dei commensali di quella cena di maggio. Ma io non cederò su questo inciucio culinario finchè i due commensali interessati della Consulta non si faranno da parte, almeno sul giudizio di costituzionalità del lodo Alfano il 6 ottobre. Unica alternativa rivolgerci alla comunità internazionale, e lo faremo..
Antonio Di Pietro
4 luglio 2009, in Marco Travaglio
Immoral suasion
Qualche ingenuo starà brindando per l'iniziativa assunta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e annunciata oggi da Liana Milella su la Repubblica. Siccome nessuna smentita è giunta dal Quirinale, se ne deduce che è tutto vero. Il capo dello Stato ha convocato il Guardagingilli Angelino Jolie per fargli sapere che la legge sulle (anzi contro le) intercettazioni e il bavaglio alla stampa, così com'è uscita dalla Camera e sta per essere approvata anche dal Senato, lui non la firma. E' preoccupato per le eccessive limitazioni alla libertà di stampa e per l'irragionevolezza di alcuni paletti alle intercettazioni che, a suo avviso, potrebbero indurre la Corte costituzionale a bocciare la legge. Dunque, dirà qualche ingenuo, dobbiamo essere felici. Nossignori. Anzitutto per una questione di procedure: come lo stesso Napolitano ha più volte detto in pubblico, "quando il Parlamento lavora, il capo dello Stato tace". Attende cioè che una legge sia approvata per esaminarla e decidere se promulgarla con la sua firma, oppure rinviarla alle Camere per manifesta incostituzionalità (o per scopertura finanziaria, ma non è questo il caso). Lui invece s'è inventato questa prassi sconosciuta alla nostra Costituzione, che i soliti tromboni e pompieri al seguito chiamano elogiativamente "moral suasion": far sapere riservatamente alla maggioranza che la legge non gli piace, affinchè sia modificata come vuole lui.
L'aveva già fatto col decreto anti-Eluana, e giustamente il governo aveva protestato contro l'insolita prassi di dare un parere preventivo mentre il consiglio dei ministri era riunito per decidere. Ora la scena si ripete mentre il Senato sta esaminando il testo. Lo scopo dell'iniziativa quirinalesca è evidente: "migliorare" una legge-porcata assolutamente impossibile da migliorare (come pensare di profumare un ammasso di letame con una goccia di Chanel numero 5) e risparmiare al governo Al Tappone lo smacco plateale di un disegno di legge bocciato dal Quirinale dopo essere passato in entrambi i rami del Parlamento. Peccato che, fra i poteri che la Costituzione riserva esplicitamente al capo dello Stato, non sia contemplato quello di preoccuparsi delle figuracce del governo (come non è previsto che il capo dello Stato inviti le opposizioni e la stampa a una "tregua" per non disturbare il governo alla vigilia del G8).
Il risultato sarà che la legge-bavaglio verrà lievemente ritoccata, produrrà ugualmente danni indescrivibili, ma alla fine il Quirinale ne firmerà la nuova versione, riducendo le speranze che la Corte costituzionale la faccia a pezzi. Se c'è il rischio che la Consulta non bocci nemmeno il Lodo Alfano, capolavoro di incostituzionalità, figurarsi i tremori dei nostri ermellini (compresi i compagni di merende di Papi) quando dovranno esaminare la porcata "migliorata" dalla "moral suasion" quirinalizia. Insomma, le peggiori notizie, nella politica italiana, sono proprio quelle che, all'apparenza, sembrano le migliori. Nella celebre commedia "A che servono questi quattrini", il protagonista Eduardo De Filippo consiglia a un suo giovane discepolo il da farsi in caso di eventi apparentemente negativi: mettersi di fronte allo specchio e ripetere alternativamente due frasi: "Chi ti dice che sia una disgrazia?" e "Chi ti dice che non sia una fortuna?", facendole precedere entrambe con un bell'"A me nun me passa manco pe' 'a capa". Noi, ogni volta che entra in scena la moral suasion napolitana, dobbiamo fare esattamente il contrario. Cioè ripetere allo specchio: "Chi ti dice che non sia una disgrazia?" e "Chi ti dice che sia una fortuna?", ""A me nun me passa manco pe' 'a capa".
Focus idv del 3 luglio 09
LODO ALFANO: DI PIETRO, TUTTO CHIARO, CORTE HA GIA' DECISO (ANSA) - ROMA, 3 LUG - La cena tra Silvio Berlusconi e i giudici della Corte Costituzionale e', per Antonio Di Pietro, ''il dito'' al quale si vuole far guardare, ma ''la luna'' e' la decisione sulla costituzionalita' del Lodo Alfano che, secondo il leader dell'Idv, sarebbe ''gia' presa'', salvo che per avere ''la certezza'' i due giudici Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano sarebbero ''indispensabili''. Di Pietro lo scrive sul suo blog, ''nell'attesa delle azioni legali del giudice Napolitano, che mi auguro ci siano davvero e non siano solo chiacchiere''. L'ex pm conferma il suo giudizio sulla ''inadeguatezza a ricoprire il ruolo di giudici costituzionali di Mazzella e Napolitano. Ora pero' - aggiunge - guardiamo la luna distogliendoci dal dito''. ''Il capo dello Stato - riassume - non si pronuncia, anzi, si pronuncia zittendo chi gli chiede di dissociarsi ed invitare i due 'amici per la pelle' a dimettersi o quanto meno ad astenersi il 6 ottobre, giorno in cui la Consulta e' chiamata a valutare la costituzionalita' del lodo Alfano. Mazzella risponde picche, scrive all'amico piduista Silvio Berlusconi, e tra una protesta e un'indignazione, comunque, non si schioda, anzi, fa sapere che non si asterra' il 6 ottobre. E il giudice Napolitano? Anche lui risponde picche, anche lui non si schioda, e anche lui dichiara che non si asterra' il 6 ottobre, ma per distinguersi dal collega oggi scrive a De Bortoli lamentando un 'attacco furibondo' ''. ''Il presidente della Corte, Amirante - aggiunge - con fare conciliante, invita ad abbassare i toni ma, nei fatti, lascia al loro posto i due giudici e decide di non escluderli il 6 ottobre dal giudizio di costituzionalita' della legge 128. Dunque, mentre e' in corso una campagna mediatica per costringere i cittadini a guardare il dito, distolgono l'attenzione dai fatti, la luna''. ''E la luna - secondo Di Pietro - e' chiara in questa notte della democrazia, sul lodo Alfano hanno gia' deciso ma, per ottenere la certezza della costituzionalita' del lodo, quei due 'amici per la pelle' sono indispensabili''.(ANSA).
lLodo Alfano/ Di Pietro:Amirante intervenga,2 giudici non autonomi _Non arretreremo nella battaglia per l'autonomia della Consulta Roma, 3 lug. (Apcom) - Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, insiste nel chiedere le dimissioni dei due giudici costituzionali - Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano - che hanno partecipato ad una cena con il premier e il Guardasigilli. "Il presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante - scrive Di Pietro sul suo blog - nonostante un centinaio di costituzionalisti si sia pronunciato contro il lodo Alfano, nonostante i quindici della Consulta siano in estremo imbarazzo per il comportamento di due colleghi, nonostante quella cena fosse tutto fuorché di piacere, come testimonia la bozza di riforma costituzionale, apparsa appena due giorni dopo quella cena, negli uffici del Senato, nonostante tutto questo, non interviene per salvaguardare l'autonomia dell'istituzione che rappresenta". "Ricordo, al Presidente Amirante - prosegue l'ex pm - che la Corte ha tra i suoi membri almeno due giudici non autonomi, e che la sua tardività nel pronunciarsi rischia, se dovesse ulteriormente protrarsi, di essere vista come un oscuro messaggio. Quello che chiediamo ad Amirante di farsi garante della terzietà, dell'indipendenza, ed autonomia della Corte Costituzionale. L'incuria e la superficialità con cui i due giudici hanno liquidato la cenetta di maggio, unite alla loro ostinazione nel non volersi astenere dalla votazione del 6 ottobre, denotano la malafede che li muove". "La lettera aperta del giudice Mazzella al corruttore senza sosta denota, infine - conclude Di Pietro - un atteggiamento di riverenza, mista a servilismo, che giunge come un campanello dallarme sull'effettiva indipendenza dei membri della Consulta. Ricordo a Mazzella quanto gli studenti di giurisprudenza apprendono nei primi mesi di studio: mentre i giudici ordinari, in casi simili al suo, devono astenersi e possono essere ricusati, tali provvedimenti non sono stati previsti per la Corte Costituzionale, per il semplice fatto che, fino allo scorso maggio, era inimmaginabile che un giudice della Corte, rivendicando la sua amicizia personale con un imputato interessato alle decisioni della Consulta, lo invitasse a casa sua alla vigilia di un giudizio che lo coinvolge, addirittura insieme al ministro della Giustizia, che quella legge 'ad personam' aveva promosso ed ordito. Non arretreremo di un passo in questa battaglia sull'autonomia della Consulta e sulla decisione che la Corte stessa dovrà prendere il 6 ottobre con riferimento alla legge 128 (nota come lodo Alfano) di cui Silvio Berlusconi, per ora, l'unico beneficiario".
LODO ALFANO: DE MAGISTRIS, STATO DI DIRITTO IN PERICOLO NON E' IL MOMENTO DI TACERE (ANSA) - ROMA, 3 LUG - ''Altro che abbassare i toni! Ci sono tutte le ragioni per non restare in silenzio. Le vicende degli ultimi giorni sono un ulteriore campanello d'allarme per lo Stato di diritto e la trasparenza del nostro Paese''. Lo afferma in una nota l'eurodeputato dell'Italia dei Valori Luigi de Magistris commentando la cena tra due giudici della Corte Costituzionale, il premier e il ministro della giustizia Angelino Alfano. ''La cena organizzata a casa del giudice della Consulta Mazzella, con i protagonisti ormai noti, in qualsiasi altro Paese democratico - osserva De Magistris - avrebbe provocato interventi istituzionali. E invece non possiamo che registrare il sostanziale silenzio e l' invito ad abbassare i toni, mentre la democrazia perde colpi ogni giorno. Speriamo che non si debbano abbassare i toni anche nei confronti della legge xenofoba, approvata ieri al Senato, che criminalizza l'immigrato in quanto tale e non perche' ha commesso un reato, e che privatizza la sicurezza affidandola alle ronde e mortificando le forze dell'ordine''. ''Queste - prosegue l'ex Pm - vengono cosi' delegittimate, ancora una volta, dal Governo, che non le mette in condizione di lavorare, come accade anche alla magistratura, quotidianamente umiliata''. ''Non taceremo, poi, nemmeno di fronte al Lodo Alfano bis, il provvedimento sulle intercettazioni che sta per essere approvato e che, di fatto - conclude - cancellera' uno strumento di indagine essenziale per i magistrati e il diritto di cronaca''. (ANSA).
IDV: DI PIETRO MARTEDI' A STAMPA ESTERA SU 'ERA BERLUSCONI' = (AGI) - Roma, 3 lug. - "L'era Berlusconi: l'utilizzo delle istituzioni per fini privati", e' il tema della conferenza stampa che il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, terra' martedi' 7 luglio, alle 16, presso la Sala stampa Estera di Roma, in via dell'Umilta', 83/c. Crisi/ Idv: Da Berlusconi inutile e pericoloso ottimismo _Donadi: Nessuna serietà nelle parole del premier Roma, 3 lug. (Apcom) - "Non c'è serietà nelle parole del premier. Dal primo giorno ripete che il peggio è passato. Continua a spargere un inutile e pericoloso ottimismo, mentre servirebbero misure serie e concrete per contrastare la caduta della domanda interna e la contrazione del mercato del lavoro". Lo afferma in una nota il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi, aggiungendo che "ogni giorno in più che passa preoccupa l'inadeguatezza di questo governo e la sua incapacità di affrontare una crisi così insidiosa".
Intercettazioni/ Idv: Dalla legge colpo mortale ad antimafia _Belisario: non trascurare allarme magistrati a Csm Roma, 3 lug. (Apcom) - "Chissà se la forte preoccupazione espressa oggi congiuntamente al termine di una riunione dai consiglieri della sesta commissione del Csm, dal procuratore capo dell'Antimafia Grasso e dai procuratori delle principali sedi giudiziarie delle regioni del sud sarà tenuta in qualche considerazione dal governo". Se lo chiede il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario, che commenta così il giudizio espresso sul ddl intercettazioni all'esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama e già passato alla camera con un voto di fiducia. "La riunione di oggi - prosegue Belisario - darà vita a una relazione che spiegherà nei dettagli quello che noi diciamo da tempo, e cioè che il ddl sulle intercettazioni, tra gli altri danni, infliggerà un colpo mortale alla lotta alla criminalità organizzata. Berlusconi fa orecchie da mercante pur di poter colpire i magistrati, anche coloro che rischiano ogni giorno la propria vita e che dal giorno dell'emanazione della legge avranno molti meno poteri per combattere mafia, camorra e 'ndrangheta". Pda
SICUREZZA: BELISARIO (IDV), E' UN BENE MA NON SI SACRIFICHINO DIRITTI UMANI = Roma, 3 lug. - (Adnkronos) - "Come Italia dei valori lo abbiamo detto varie volte ed e' significativo ed importante che mons. Papini lo ripeta anche oggi, sebbene a legge ormai approvata per precisa e conclamata volonta' del governo e della maggioranza: le norme sulla sicurezza appena entrate nel nostro ordinamento giuridico sono aberranti dal punto di vista umano". Lo sostiene il presidente del gruppo Italia dei valori al Senato, Felice Belisario, che ricorda come "tutte le associazioni cattoliche abbiano sempre sostenuto che la sicurezza dei cittadini, delle loro famiglie, dello Stato e' un bene prezioso che va perseguito con responsabilita' e gestito con misura, ma senza sacrificare i diritti umani e la sacrosanta solidarieta'". "Per questo -sottolinea Belisario- apprezziamo particolarmente le parole del portavoce della Conferenza episcopale italiana, soprattutto laddove sostiene che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico risulta insufficiente, che il singolo provvedimento finisce con l'essere fatalmente inadeguato e bisogna invece attivare una strategia piu' ampia e articolata, fatta di aiuti internazionali e di maggiore integrazione. Senza di questa, che il governo non ha certamente messo in campo, l'emergenza immigrazione rimarra' irrisolta e si sara' definita solo e soltanto una sicurezza, quella personale del signor Berlusconi".
SICUREZZA: ORLANDO (IDV), IN ARRIVO RONDE DI STREGONI (ANSA) - ROMA, 3 LUG - Leoluca Orlando, portavoce dell'Idv, sostiene che con l'approvazione definitiva del disegno di legge sulla sicurezza ''arriveranno sul territorio, al posto della polizia di stato, ronde di stregoni: con camicie colorate e simboli di parte in alcune zone del paese, con compari incensurati di casalesi, mafiosi e camorristi in altre''. ''L'affidamento alle ronde del controllo del territorio - afferma Orlando - consegnera' a terzi sconosciuti e incontrollati un compito che nei paesi civilizzati e' compito inalienabile dello stato e delle sue forze dell'ordine''.
SCUOLA: CONSULTA;GIAMBRONE (IDV),VITTORIA BAMBINI E FAMIGLIE (ANSA) - ROMA, 3 LUG - ''E' un successo per Regioni e Comuni, ma prima di tutto una vittoria per le famiglie e per i loro bambini''. Cosi' il senatore Fabio Giambrone, capogruppo dell'IdV in commissione Istruzione, ha commentato la decisione con cui la Corte Costituzionale ha accolto il ricorso delle Regioni stabilendo che lo Stato non puo' dettare le modalita' del dimensionamento della rete scolastica. ''Tutte le preoccupazione dell'Italia dei Valori sono state confermate dalla sonora bocciatura della Consulta. Ora - ha concluso Giambrone - il governo non potra' che fare retromarcia in merito alle assurde decisioni prese sulla scuola pubblica e dovra' avviare un tavolo di concertazione con enti locali e organizzazioni di categoria per superare questa brutta pagina dell' istruzione italiana''. (ANSA).
SCUOLA: IDV, 'BENE CONSULTA. GELMINI FUORI LUOGO' = (AGI) - Roma, 3 lug - 'Sono fuoriluogo le espressioni usate dal ministro Gelmini nei confronti della sentenza della Corte Costituzionale. I rilievi dei giudici della Consulta sulla incostituzionalita' di due punti della riforma della scuola sono palesi, legittimi e condivisibili e non possono, pertanto, essere liquidati come 'marginali'- Lo dichiara Pierfelice Zazzera, capogruppo IDV in Commissione Cultura alla Camera. 'Il principio, poi, che il ministro della pubblica Istruzione abbia il potere di decidere sull'intero sistema formativo italiano, con l'emanazione di un semplice regolamento, e' sbagliato non solo perche' viola il potere delle regioni, cui spetta la competenza in maniera scolastica come ha ribadito la Corte, ma perche' non corrisponde a nessun principio democratico' aggiunge Zazzera. 'La verita' e' quella che Italia dei Valori ribadisce da tempo. Obiettivo di questa riforma e' tagliare in maniera autoritaria e irrazionale, non certo migliorare la qualita' di tutti i livelli della scuola, da quello formativo a quello organizzativo' conclude il capogruppo di IDV in Commissione cultura alla Camera.(AGI)
AFGHANISTAN: EVANGELISTI (IDV), LA RUSSA RIFERISCA A CAMERE = (AGI) - Roma, 3 lug. - "Facciamo ai nostri due soldati feriti in Afghanistan gli auguri di pronta guarigione. Non possiamo nascondere pero', alla luce dell'attentato al contingente italiano, di essere sempre piu' preoccupati per l'escalation di violenza in quei luoghi martoriati da anni di guerra". Lo afferma Fabio Evangelisti, vicepresidente dell'Idv alla Camera e membro della commissione Affari Esteri. "Ci domandiamo - continua Evangelisti - se si possa davvero continuare a parlare di missione di pace e se abbia un senso la decisione del ministro La Russa di inviare due tornado e altri 400 soldati. Per questo, chiediamo al titolare della Difesa di riferire in Parlamento sull'origine e la causa dell'attentato e di illustrare le condizioni attuali nelle quali si trovano ad operare i nostri soldati, anche alla luce dell'eccezionale dispiegamento di forze deciso dagli Stati Uniti". (AGI) Com/Ted
3 LUGLIO 2009
DIMETTETEVI VII: giu' la maschera
Nell'attesa delle azioni legali del giudice della Consulta Paolo Maria Napolitano, che mi auguro ci siano davvero e non siano solo chiacchiere, non mi resta che commentare l'inadeguatezza a ricoprire il ruolo di giudici costituzionali di Mazzella e Napolitano. Ora pero' guardiamo la luna distogliendoci dal dito.
Il Capo dello Stato non si pronuncia, anzi, si pronuncia zittendo chi gli chiede di dissociarsi ed invitare i due "amici per la pelle" a dimettersi o quanto meno ad astenersi il 6 ottobre, giorno in cui, lo ricordo, la Consulta è chiamata a valutare la costituzionalità del lodo Alfano.
Mazzella risponde picche, scrive all'amico piduista Silvio Berlusconi, e tra una protesta e un'indignazione, comunque, non si schioda, anzi, fa sapere che non si asterrà il 6 ottobre. E il giudice Napolitano? Anche lui risponde picche, anche lui non si schioda, e anche lui dichiara che non si asterrà il 6 ottobre, ma per distinguersi dal collega oggi scrive a De Bortoli lamentando un "attacco furibondo".
Il presidente della Corte, Amirante, con fare conciliante, invita ad abbassare i toni ma, nei fatti, lascia al loro posto i due giudici e decide di non escluderli il 6 ottobre dal giudizio di costituzionalità della legge 128.
Dunque, mentre è in corso una campagna mediatica per costringere i cittadini a guardare il dito, distolgono l'attenzione dai fatti, la luna. E la luna è chiara in questa notte della democrazia, sul lodo Alfano hanno già deciso ma, per ottenere la certezza della costituzionalità del lodo, quei due "amici per la pelle" sono indispensabili.
2 LUGLIO 2009
DIMETTETEVI VI: la Corte abbandonata
Il Presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, nonostante un centinaio di costituzionalisti si sia pronunciato contro il lodo Alfano, nonostante i quindici della Consulta siano in estremo imbarazzo per il comportamento di due colleghi, nonostante quella cena fosse tutto fuorché di piacere, come testimonia la bozza di riforma costituzionale, apparsa appena due giorni dopo quella cena, negli uffici del Senato, nonostante tutto questo, non interviene per salvaguardare l'autonomia dell'istituzione che rappresenta.
Ricordo, al Presidente Amirante, che la Corte ha tra i suoi membri almeno due giudici non autonomi, e che la sua tardività nel pronunciarsi rischia, se dovesse ulteriormente protrarsi, di essere vista come un oscuro messaggio.
Quello che chiediamo ad Amirante è di farsi garante della terzietà, dell'indipendenza, ed autonomia della Corte Costituzionale.
L'incuria e la superficialità con cui i due giudici hanno liquidato la cenetta di maggio, unite alla loro ostinazione nel non volersi astenere dalla votazione del 6 ottobre, denotano la malafede che li muove.
La lettera aperta del giudice Mazzella al corruttore senza sosta denota, infine, un atteggiamento di riverenza, mista a servilismo, che giunge come un campanello d'allarme sull'effettiva indipendenza dei membri della Consulta.
Ricordo a Mazzella quanto gli studenti di giurisprudenza apprendono nei primi mesi di studio: mentre i giudici ordinari, in casi simili al suo, devono astenersi e possono essere ricusati, tali provvedimenti non sono stati previsti per la Corte Costituzionale, per il semplice fatto che, fino allo scorso maggio, era inimmaginabile che un giudice della Corte, rivendicando la sua amicizia personale con un imputato interessato alle decisioni della Consulta, lo invitasse a casa sua alla vigilia di un giudizio che lo coinvolge, addirittura insieme al ministro della Giustizia, che quella legge "ad personam" aveva promosso ed ordito.
Non arretreremo di un passo in questa battaglia sull'autonomia della Consulta e sulla decisione che la Corte stessa dovrà prendere il 6 ottobre con riferimento alla legge 128 (nota come lodo Alfano) di cui Silvio Berlusconi, per ora, è l'unico beneficiario.
A PROPOSITO DI MEMORIA STORICA E COERENZA, DI SEGUITO PUBBLICO ALCUNI CENNI BIOGRAFICI DI SANDRO BONDI… FORSE NON TUTTI LO SAPETE, MA SANDRO BONDI ERA COMUNISTA… SI SI!!! AVETE CAPITO BENE… COMUNISTA… UNO DI QUELLI CHE, PER DIRLA CON BERLUSCONI, BOLLIVA I BAMBINI… MA IN ITALIA TUTTO SI DIMENTICA E TUTTI SI RIABILITANO… TANT'E' VERO CHE, PER FARE UN ESEMPIO RELATIVO AL MONDO DEL CALCIO, SI RICOMINCIA GIA' A PARLARE DI MOGGI…
CENNI BIOGRAFICI
Unico figlio di Renzo Bondi, operaio di idee socialiste, e di Maria Bertoli, emigra con la famiglia in Svizzera, dove trascorre l'infanzia e frequenta le prime scuole a Losanna. Tornato in Italia nel 1970, continua gli studi al Liceo scientifico di Villafranca. Entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Comunista Italiana, della quale diventa presto segretario della Lunigiana. Nel 1984 si laurea in Filosofia presso l'Università di Pisa con una tesi su frate Leonardo Valazzana, anch'egli nato a Fivizzano, predicatore agostiniano avversario di Girolamo Savonarola. Il testo, successivamente rielaborato e integrato, è stato poi dato alle stampe sotto forma di saggio nel 2001.
Cattolico democratico, svolge presso l'Università di Firenze l'attività di ricercatore, milita nel PCI e intanto lavora come assicuratore per la Unipol. Dal 1987 collabora per circa due anni con la testata Il Tirreno.
Nel 1990 viene eletto sindaco di Fivizzano nelle liste del PCI, ma nel 1992 la giunta comunale da lui guidata viene rovesciata dai socialisti locali, in associazione con la Democrazia Cristiana. Già allora gli attivisti lo paragonano scherzosamente ad un "rapanello": cioè rosso fuori e bianco dentro. In seguito lascia il PCI.
Nel 1993 ritrova una sua ex compagna di liceo, Gabriella Podestà, che sposa due anni dopo e dalla quale ha un figlio, Francesco, nato nel 1998.
Attraverso lo scultore Pietro Cascella, che sta lavorando ad Arcore per la cappella funeraria di Villa Berlusconi, nel 1994 conosce Silvio Berlusconi, che gli affida dapprima la direzione del Dipartimento beni culturali del Centro studi di Forza Italia. Successivamente Bondi viene incaricato di curare la corrispondenza personale di Berlusconi, di cui diviene in breve tempo segretario particolare e collaboratore fidato, tanto da ricevere il compito, in occasione della campagna elettorale del 2001, di coordinare la stesura di Una storia italiana, un libro fotografico sulla vita pubblica e privata di Berlusconi spedito, come mezzo di propaganda elettorale in vista delle successive elezioni, a tutte le famiglie italiane.
Bondi ricambia la fiducia accordatagli dal Cavaliere diventandone negli anni uno dei maggiori sostenitori, esternandogli pubblicamente in più occasioni la propria devozione e fedeltà [1], anche tramite poesie che ha talvolta letto in alcuni programmi televisivi, tanto da essere stato spesso bersaglio di critiche o battute ironiche. Nel 2001 è eletto alla Camera dei Deputati nelle liste di Forza Italia nella III circoscrizione (Lombardia 1) ed entra nella Commissione affari costituzionali della Camera. Dal 2002 è portavoce di Forza Italia.
Nella campagna elettorale per le elezioni regionali del 2005 si occupa della comunicazione del partito e nello stesso anno viene nominato coordinatore del movimento forzista. Esce un suo libro sul potere femminile, intitolato "Civiltà dell'amore".
Alle elezioni politiche del 2006 riceve un nuovo mandato parlamentare alla Camera, risultando eletto nella circoscrizione XX (Campania 2). Collabora intanto al settimanale Vanity Fair con una rubrica di poesie. Nell'estate 2006 pubblica il suo ultimo saggio dal titolo "Laici e credenti: una fede comune".
Alle elezione del 2008 è candidato al Senato della Repubblica nella regione Toscana nelle liste del Popolo della Libertà, nonché candidato del centrodestra alla carica di presidente della Provincia di Massa Carrara. Viene eletto al Senato, mentre per la presidenza della provincia accede al ballottaggio col presidente uscente (sostenuto dal Partito Democratico) Osvaldo Angeli, che vince con il 55.4% dei voti, contro il 46% di suffragi raccolti da Bondi.
Nel 2008 è nominato Ministro per i Beni e le Attività Culturali del Governo Berlusconi IV, lasciando la carica di coordinatore nazionale di Forza Italia a Denis Verdini.
Nel Novembre 2008 suscita vivaci polemiche la scelta del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi di affidare a Mario Resca, ex amministratore delegato di McDonald's, dapprima la consulenza e poi la direzione del progetto di gestione e sviluppo dei musei italiani. In un primo momento, il nome che era stato fatto per lo stesso incarico era quello di Antonio Paolucci, ex sovrintendente ai Beni Culturali della Regione Veneto, poi Sovrintendente del Polo Museale Fiorentino ed infine designato dalla Santa Sede come direttore dei Musei Vaticani.
Dopo il congresso fondativo de Il Popolo della Libertà, ne viene nominato coordinatore nazionale assieme a Ignazio La Russa e Denis Verdini.
Fonte: www.wikipedia.org
QUESTION TIME DEL PRIMO LUGLIO 2009
di Antonio Di Pietro (sul sito www.antoniodipietro.com é possibile vedere il video)
Pubblico il mio intervento alla Camera su quella che ho definito "cena carbonara" a cui hanno partecipato due giudici della Consulta, Mazzella e Napolitano, un corruttore ma improcessabile per il lodo, Silvio Berlusconi, il firmatario del lodo, Angelino Alfano, un sottosegretario, Gianni Letta, ed i presidenti delle commissioni Affari Costituzionali alla Camera e al Senato, Carlo Vizzini e Donato Bruno. Commensali ben assortiti che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, vuol venderci come grandi amici che han parlato di tutto fuorchè del lodo.
Gli italiani si stanno svegliando, signori del governo, e vi chiederanno il conto di quanto avete "mangiato".
Alfano, Mazzella e Napolitano abbiano la decenza di dimettersi.
QUESITO
Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia - anche se non c'è -, vogliamo sapere da lei perché ha partecipato ad un incontro riservato e carbonaro tra lei, il Presidente del Consiglio e due giudici della Corte costituzionale Luigi Mazzella, promotore della cena galeotta, e Paolo Maria Napolitano.
Lei sa bene che il Presidente del Consiglio è un plurinquisito, nei cui confronti i giudici italiani non possono procedere proprio perché lei, Ministro Alfano, ha promosso e ottenuto una legge che permette a Berlusconi l'impunità durante tutto il suo mandato. Lei dovrebbe capire che così facendo ha compromesso la credibilità della Corte, perché la Corte stessa dovrà decidere il 6 ottobre sul lodo Alfano. Per questo vogliamo sapere: se si rende conto della gravità e della scorrettezza istituzionale da lei promossa; per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena; se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
RISPOSTA
Elio Vito: Signor Presidente, per la correttezza e il rispetto profondo che il Governo nutre nei confronti del Parlamento, naturalmente farò riferimento al testo scritto e presentato dall'onorevole Di Pietro e dagli altri deputati del gruppo dell'Italia dei Valori e non risponderò alle affermazioni che sono state rese poco fa in Aula.
Gli onorevoli interroganti, riprendendo un articolo del settimanale L'Espresso, chiedono di sapere di un incontro presso l'abitazione privata del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella dove, nello scorso mese di maggio - a dire degli interroganti e dell'articolo citato - si sarebbe svolta, testualmente, "una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzati riunioni organizzate dal Governo Berlusconi".
L'articolo citato, secondo quanto ripreso ed evidenziato dagli interroganti, nella parte relativa a quello che sarebbe stato il contenuto della riunione organizzata dal Governo Berlusconi, fa poi frequenti e generici riferimenti ad espressioni del tipo "più fonti concordano", "sembra" e a interlocuzioni che, nello stesso testo in esame, riportano mere congetture ed ipotesi disparate.
In ordine a quello che nel testo viene indicato - come ho detto - come un fatto certo, "una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni organizzate dal Governo Berlusconi" va subito chiarito, onorevole Di Pietro, che il Governo Berlusconi, che mi onoro in questa sede di rappresentare, non ha organizzato presso l'abitazione del giudice Mazzella alcuna riunione. Molte settimane prima del mese di maggio di quest'anno, il Presidente Silvio Berlusconi, unitamente al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dottor Gianni Letta, al Ministro della giustizia onorevole Angelino Alfano, al senatore Carlo Vizzini e al giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano e alle loro rispettive consorti (molto prima, quindi, delle date da lei indicate, molte settimane prima del mese di maggio) riceveva un invito ad una cena organizzata presso la propria abitazione dal giudice costituzionale professor Luigi Mazzella. Tale incontro conviviale, che è naturale conseguenza di un rapporto di conoscenza e stima risalente nel tempo (peraltro riconosciuto nello stesso articolo citato dagli interroganti), che lega il padrone di casa e i suoi ospiti, si è svolto nella prima metà del mese di maggio.
L'incontro dunque ha avuto luogo, onorevole Di Pietro, in ogni caso rispetto alle congetture e alle ipotesi disparate citate, in un'epoca antecedente al 26 giugno scorso, giorno nel quale il presidente della Corte costituzionale ha fissato per il prossimo 6 ottobre la data di inizio della discussione sul lodo Alfano ed ha indicato nel giudice Gallo il relatore della medesima discussione. Se permette, signor Presidente, vista anche la delicatezza del tema, la trattengo per pochi secondi ancora.
Per quanto concerne quello che tra i "sembra" e i "si dice" sarebbe stato il contenuto della discussione della serata, è appena il caso di osservare che l'incontro non ha avuto in alcun modo ad oggetto temi che riguardassero l'agenda della Corte costituzionale, né ipotesi di riforma del Titolo IV della Costituzione, la cui iniziativa - come si spera gli onorevoli interroganti sappiano bene - appartiene esclusivamente al Parlamento, su impulso anche del Governo, organo al quale è conferito dalla legge costituzionale e al popolo, essendo invece competenza della Corte giudicare delle eventuali controversie. Concludo tranquillizzando gli onorevoli interroganti, dicendo che le iniziative del Governo sul piano legislativo in materia di giustizia saranno rispondenti al programma presentato di fronte al corpo elettorale e che da esso hanno ricevuto il pubblico consenso.
REPLICA
Antonio Di Pietro: Signor Presidente, la risposta è insoddisfacente e inaccettabile, e lei consentirà anche a me qualche secondo in più, come ha consentito al rappresentante del Governo.
La Corte costituzionale - ricordo a me stesso - è un organo costituzionale talmente indipendente che non dovrebbe in alcun modo essere oggetto di interferenze, né da parte del Governo, né da parte di altri organi costituzionali. A maggio dell'anno scorso già c'era il lodo Alfano e già c'erano le richieste dei giudici di Milano e di Roma di valutare la costituzionalità della legge.
Un Ministro della giustizia che si fa promotore, insieme al Presidente del Consiglio - lui inquisito nei processi che riguardano proprio i fatti per cui deve giudicare il giudice della Corte costituzionale -, di un incontro, mina la credibilità della Corte stessa. Con il vostro concorso e con il concorso di quei due giudici spregiudicati, voi avete infangato la sacralità della Corte ed oggi, noi che abbiamo a cuore la sua imparzialità e la sua indipendenza, la vediamo totalmente minata. Ora non sapremo mai se qualsiasi decisione sarà presa il 6 ottobre sarà frutto di una valutazione assunta in totale indipendenza o se invece sarà il frutto di una cena carbonara e piduista realizzata quella sera (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
A noi non resta perciò che ribadire: primo, la sfiducia totale a questo Governo; secondo, la deplorazione di questi comportamenti; terzo, la richiesta formale di dimissioni, oltre che dei due giudici della Corte costituzionale che si sono prestati al gioco, o quantomeno la loro astensione, le dimissioni sue, Ministro della giustizia, perché lei per il ruolo e la funzione che svolge non doveva permettere, non dover accettare, non doveva farsi promotore di una riunione in cui si discute di quella legge da parte di quei giudici che mettono in discussione la legge di cui lei si è fatto promotore. A noi non rimane altro, pertanto, che ribadire l'impegno, come Italia dei Valori, del referendum e della validità di quel referendum affinché le firme già raccolte, quel milione di firme, si trasformino poi in un referendum che cancelli quella legge truffa di cui lei, Ministro Alfano, e lei, Presidente del Consiglio, vi siete fatti promotori. Oggi avete anche infangato la Corte costituzionale e le valutazioni che dovrà svolgere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).