Villa Santa Maria Patria dei Cuochi e di San Francesco Caracciolo


Vai ai contenuti

ITALIA DEI VALORI

POLITICA



ITALIA DEI VALORI
- CIRCOLO DI VILLA SANTA MARIA -
(a cura di Fabrizio Di Cicco)






SEZIONE ITALIA DEI VALORI - DI PIETRO
CIRCOLO COMPRENSORIALE DI VILLA S. MARIA
V.le della Vittoria, n°9
66047 Villa S. Maria (CH)
Tel e Fax 0872/940048
Pers 347/7008074



BELINGUER, CHI ERA COSTUI?
di Marco Travaglio

Come se non ci fosse abbastanza confusione sotto i cieli della politica,
giunge a proposito la polemica di mezza estate intorno a Enrico Berlinguer. L’
ha innescata quel diavolo di Tremonti, elogiando i suoi “scritti del 1977 sull’
austerity”. Tarantolata come il vampiro dinanzi all’aglio, la sempre
equilibrata sottosegretaria Stefania Craxi ha versato litri di bile sul
ministro dell’Economia del suo governo in una lettera al Corriere della sera:
“Berlinguer non credeva una parola (sic, ndr) di quello che scriveva”, il suo
“Pci ha sempre rappresentato il partito della spesa”, poi fu “messo ko da
Craxi” e allora “inventò l’austerità e il moralismo per nascondere l’isolamento
in cui la sua fobia verso i socialisti aveva condotto il Pci”.

L’indomani Emanuele Macaluso le ha ricordato qualche data che, nella fretta,
le era sfuggita: “Berlinguer pronunciò quel discorso il 16 gennaio 1977, quando
Craxi era segretario del Psi da soli sei mesi” e nemmeno volendo avrebbe potuto
metterlo ko. Intanto però un’altra autorevole vestale del socialismo, Fabrizio
Cicchitto, aveva scritto alla Stampa per associarsi alla Craxi e dissociarsi da
Tremonti. A suo dire, Berlinguer “cavalcò la questione morale, poi tradotta dai
suoi eredi in giustizialismo, malgrado il Pci fosse finanziato irregolarmente
dal Pcus e altre fonti eterodosse” e “negli anni '70 spingeva per forti aumenti
di spesa pubblica”. Altro che austerity. Parola di un signore che, grazie alla
tessera P2 numero 2232, di finanziamenti eterodossi dovrebbe intendersi un bel
po’.

Ma la leggenda nera di Berlinguer capo del “partito della spesa”, antiquato e
passatista, messo ko dal più “moderno” Craxi è molto diffusa anche a sinistra.
Basti pensare alle corbellerie pro-Craxi e anti-Berlinguer pronunciate in
questi anni da Fassino, D’Alema, Violante e Veltroni. La storia insegna l’
opposto: negli anni '70, compresi i due del compromesso storico, il debito
pubblico era sotto controllo: 50-60% del Pil. Fu negli anni '80, col Caf al
governo e il Pci all’opposizione, che balzò al 120: il maggior incremento lo
registrò proprio nei quattro anni del governo Craxi (dal 70 al 92%). Il ko di
Craxi a Berlinguer, poi, è pura barzelletta. Se l’ex Pci sopravvisse alla Prima
Repubblica, lo deve essenzialmente al ricordo di Berlinguer, unico leader della
sinistra rimasto nel cuore degli italiani. Intanto il Psi veniva annientato
dalle ruberie craxiane. E ora quel poco che ne resta è annesso al Pdl, dove la
signora Craxi siede comodamente in poltrona, scambiando Storace per Turati e la
Santanchè e la Mussolini per la Kuliscioff. Significativamente il dibattito su
Berlinguer è circoscritto entro i confini del Pdl. Il Pd ha altro da fare:
perso per strada Tony Blair, faro dei “riformisti” nostrani (dopo i trionfi
irakeni ed elettorali, ha appena fondato una banca per super-ricchi), si
accapiglia intorno a un rovello epocale: invitare o no alla sua festa il
leghista Cota? Vivo entusiasmo nella base.

BUONA DOMENICA A TUTTI !!!


GENTILI SIGNORI,
IERI, ALLA FESTA DEL PD A TORINO, SECONDO IL PARERE UNANIME, E DICO UNANIME,
DI TUTTI I COMMENTATORI INTERVENUTI (CAPEZZONE A PARTE, PRESUMO… QUELLO CHE ERA
DEI RADICALI PER INTENDERCI…) ANTONIO DI PIETRO HA FORNITO UNA PERFORMANCE
SUPERBA TANT’E’ VERO CHE ALLE SUE PAROLE HA FATTO SEGUITO UNA EMOZIONANTE E
PROLUNGATA OVAZIONE DA PARTE DI TUTTI I PRESENTI, OVAZIONE CUI HA FATTO
TRISTEMENTE DA CONTRALTARE IL TRATTAMENTO (RIPETUTE BORDATE DI FISCHI…)
RISERVATO DALLA PLATEA AL POLITICHESE INCOMPRENSIBILE DI FRANCO MARINI
(ESPONENTE PD...)
ORBENE, CHI PIU’ DEL SOTTOSCRITTO, DEFINITO DA UN CORAGGIOSO UTENTE (ANONIMO
PER MODO DIRE...) DI QUESTO SITO IL FEDE DELL’IDV, DOVREBBE GONGOLARE DI
FRONTE A TALI FATTI?
EPPURE, DOPO UNA PRIMA REAZIONE ISTINTIVA DI GIOIA, HA PREVALSO IN ME L’
AMAREZZA PERCHE’ RIFLETTENDO A FONDO HO PENSATO CHE ANTONIO DI PIETRO ALTRO NON
HA FATTO CHE DIRE COSE SEMPLICEMENTE NORMALI, CHE IN ALTRI PAESI CIVILI CIOE’
NON SORPRENDEREBBERO NESSUNO, NEMMENO UN BIMBO DI TRE ANNI.
ANTONIO DI PIETRO HA RIBADITO, AD ESEMPIO, CHE I PREGIUDICATI NON DEVONO
ESSERE CANDIDATI, CHE I MAFIOSI (CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA) NON DEVONO POTER
PARLARE IN PIAZZA E TANTE ALTRE VERITA’ SACROSANTE, NE’ DI DESTRA NE’ DI
SINISTRA (TANT'E' CHE EGLI STESSO, IN UN PASSAGGIO DEL PROPRIO INTERVENTO, LO
DICE PURE…) MA SEMPLICEMENTE, COME AMO DIRE, DI BUON SENSO E DI SENSO CIVICO.
VI INVITO PERTANTO A VISIONARE IL VIDEO, CHE PASSERA’ SENZ’ALTRO ALLA STORIA E
CHE POTRETE TROVARE SUL SITO DEL PRESIDENTE IDV (www.antoniodipietro.com) SOTTO
IL TITOLO ‘IL PAESE DEVE LIBERARSI DI BERLUSCONI’.
MI FERMO QUI E CONCLUDO CON UN APPELLO: CHIUNQUE TRA COLORO CHE LEGGONO QUESTO
ARTICOLO, CHE SPERO MAURO VORRA’ (IN VIA DEL TUTTO ECCEZIONALE, STAI
TRANQUILLO…) PUBBLICARMI SULLA RUBRICA DEDICATA AI ‘VILLESI NEL MONDO’, DOVESSE
RITENERE SBAGLIATO O COMUNISTA O FORCAIOLO IL DIVIETO DI CANDIDARE PREGIUDICATI
O ALTRI PRINCIPI NOTI DI QUESTO PERICOLOSO GIUSTIZIALISTA (SI RICORDI AD
ESEMPIO LA SUA CONTRARIETA’ SENZA SCONTI A QUALSIASI IMMUNITA’ RICONOSCIUTA AI
POLITICI OPPURE ALLA DEFINIZIONE DI MANGANO COME EROE ETC. ETC) E’ PREGATO DI
INTERVENIRE, OVVIAMENTE SOTTOSCRIVENDO IL PROPRIO ARTICOLO E NON IN PERFETTO
STILE MALDICENZA AGOSTANA DA BAR SENZA IL BENCHE’ MINIMO CONTRADDITTORIO E CON
UN TASSO ALCOLOMETRICO DA MONGOLFIERA PIU' CHE DA PALLONCINO...).
GRAZIE DELL’OSPITALITA’ E DELLA PAZIENZA E SE PROPRIO QUALCUNO NON CE LA FA A
DIRE UN BRAVO A DI PIETRO, PENSASSE CHE CIO' CHE CONTA NON E' IL DITO MA LA
LUNA CIO' VUOL DIRE CHE E' IMPORTANTE CIO' CHE SI DICE E NON CHI LO DICE...
SPERIAMO BENE...
FABRIZIO DI CICCO



REGIONI: IDV CONTRO VITALIZI E TFR CONSIGLIERI

Il Gruppo dell'Italia dei Valori nel Consiglio regionale del Friuli Venezia
Giulia ha presentato una proposta di legge che abolisce l'assegno vitalizio dei
consiglieri regionali e l'indennita' di buonuscita. L'iniziativa - si precisa
in una nota - e' stata presa ''in risposta'' alla decisione del Consiglio che
ha decretato l'inammissibilita' dei referendum contro i privilegi. ''Se i
consiglieri regionali si nascondono dietro 'problemi tecnici' di ammissibilita'
dei quesiti - ha detto Alessandro Corazza, (nella foto) capogruppo dell'IdV -
risolviamo il problema presentando una legge che mettera' le forze politiche
che compongono il Consiglio regionale davanti alle loro responsabilita'
politiche''. Secondo Corazza, ''in Aula e' stato fatto un vero e proprio blitz,
mettendo all'ordine del giorno un tema cosi' importante senza preavviso e
assegnando ad esso una sola ora di dibattito, trasformando quindi la decisione
che sarebbe dovuta essere tecnica, in politica, checche' ne dicano gli altri
esponenti. Forse lo si e' fatto - ha aggiunto - per cercare di far passare
inosservato in un caldo pomeriggio estivo una decisione che va contro il volere
dei cittadini e ha come obiettivo soltanto quello di autotutelare la classe
politica sempre piu' autoreferenziale e in palese conflitto d'interesse''.
(ANSA).

***************************************

FISCHIAMOLI TUTTI

Marcello Dell'Utri, condannato in appello a sette anni di reclusione per
concorso esterno in associazione mafiosa, è un senatore del Pdl. E' soprattutto
il co-fondatore (insieme a Silvio Berlusconi) di Forza Italia.
Ieri Dell'Utri, invitato a Como per parlare dei presunti diari di Mussolini
durante la rassegna ‘ParoLario’, è stato costretto ad abbandonare il palco. Un
gruppo di cittadini ha contestato il fatto che un condannato per mafia potesse
intervenire durante un evento culturale.
Cosa deve dire alla gente un uomo che ha avuto rapporti con le cosche mafiose,
che ha patteggiato la pena di due anni e tre mesi di reclusione per false
fatture e frode fiscale nell'ambito della gestione di Publitalia '80 e che
risulta indagato nell'inchiesta sulla P3, l’associazione segreta che ha tentato
condizionare le decisioni dei giudici della Consulta sulla costituzionalità del
Lodo Alfano? O meglio, cosa deve imparare un cittadino onesto, un precario, un
impiegato, da un soggetto del genere?
Le proteste nei confronti di Dell'Utri sono un segnale positivo, nonostante si
cerchi di sminuire l'accaduto con le solite analisi all'italiana. La presa di
coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell'Utri
vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non
è poi così lontano. C'è ancora un'Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da
qui che si deve ripartire. Iniziamo a zittire quelli come Dell'Utri in tutte le
piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.
Sono convinto, oggi più che mai, che se tutti i cittadini potessero seguire
quotidianamente in Aula le sedute parlamentari, dai banchi del Pdl non si
alzerebbe più nessuno. Dell'Utri non può pretendere stima e apprezzamento dai
cittadini, considerato che quelli come lui siedono in Parlamento grazie a una
legge elettorale che il Paese non vuole, e grazie alla quale hanno evitato di
finire in galera. Per questo, non mostrino le piume in pubblico. E' un fatto di
decenza


Il cavaliere e la rockstar Gheddafi

Il weekend appena trascorso verrà ricordato, in Italia, per la visita a Roma
di Muammar Gheddafi. Il leader libico è stato accolto come una rockstar.
Un'agenzia ha reclutato 500 hostess. Fotografi e cronisti hanno seguito, attimo
dopo attimo, ogni spostamento del colonnello di Tripoli. Non c'è giornale che
non riporti una sua foto in prima pagina. Lui, il dittatore libico, ha voluto
lanciare un appello all'Europa affinché l'Islam diventi la religione
dominante.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha parlato di folklore e ha
"chiesto", come sa fare lui, di non gonfiare il caso.
Ma come è possibile siglare trattati con Gheddafi? Com'è possibile svendere la
dignità dell'Italia? Come è possibile che, mentre gli altri Paesi ospitano
leader democratici, in Italia arrivi un dittatore, venga accolto come una star
in aeroporto con 500 ragazze reclutate apposta per lui?
Ci dicono che c'è un trattato di "amicizia" fra Italia e Libia, siglato
nell'ottobre 2008. Dunque Berlusconi svenderebbe e umilierebbe l'Italia,
trasformandola nel palcoscenico di un dittatore, in cambio di un trattato che
prevede un esborso di cinque miliardi di euro in 25 anni per risarcire la Libia
dai danni coloniali. In cambio, una strada prioritaria per le aziende
italiane.
In realtà, però, dietro a questa storia c'è un grosso giro di affari che
coinvolge direttamente il Presidente del Consiglio. Gheddafi fa la star in casa
nostra perché Berlusconi tutela l'ennesimo conflitto d'interessi. Come scriveva
il 'Guardian', qualche giorno fa, c'è un legame d'affari fra Gheddafi e
Berlusconi. Una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il dieci per
cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica
fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è
controllata da Lafico, il braccio d'investimenti della famiglia Gheddafi. E
l'altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, "con circa il
ventidue per cento del capitale", scrive il 'Guardian', una società registrata
in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi.
Sempre il 'Guardian' faceva notare il fatto che Quinta Comunication e Mediaset,
ossia l'impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il venticinque per
cento di una nuova televisione via satellite, Arabala Nessma Tv, che opera
anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza
attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication.
Il premier, quindi, svende la dignità del Paese per tutelare le sue aziende.
In compenso, però, fra qualche mese la foto di Berlusconi comparirà sui
passaporti libici. Forse il Presidente del Consiglio, conscio della prossima
sconfitta elettorale, ha deciso di scappare a Tripoli, che non è come la
tunisina Hammamet, ma si sta bene anche lì.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

La cacciata del Re Sola

L'Italia va a rotoli, la situazione della scuola pubblica è disperata, i
cittadini dell'Aquila sono sul piede di guerra è Berlusconi che fa? Tramite il
suo prestanome Alfano, ripropone la legge che gli assicurerà la prescrizione
nei suoi processi.?Mandiamoli via con un calcio nel sedere!?I nostri eroi sono
i cittadini aquilani che hanno fischiato il rappresentante del Governo che
voleva fare passerella accanto alle macerie del terremoto. Macerie che stanno
lì a dimostrare le bugie della ricostruzione. ?I nostri eroi sono precari della
scuola che in questi giorni a Palermo, finiscono in ospedale a causa del loro
sciopero della fame. Perchè contestano la distruzione della scuola pubblica. A
settembre vivremo sulla pelle dei nostri figli che vanno a scuola la truffa del
“fare” berlusconiano. Tremonti e il suo braccio armato, il ministro Gelmini
hanno tagliato 8 miliardi di euro. Ma sapete cosa sono 8 miliardi di tagli?
Significa tagliare sul personale, 64mila precari che non solo non verranno
normalizzati, ma perderanno anni di graduatorie e professionalità. Ma a farne
le spese non saranno soltanto i lavoratori della scuola. Infatti questo governo
ha cancellato anche tantissime classi della scuola dell’infanzia, in tutti gli
asili nido. Lo ha fatto velocemente e impunemente, senza preoccuparsi di
rendere la vita impossibile alle famiglie con bambini piccoli. E leveranno il
tempo pieno: davanti alle scuole ci sono le file di genitori disperati che
cercano di ottenere i pochi posti disponibili. Infine, hanno ridotto le ore
delle superiori. Con una ciliegina marcia e indigesta sulla torta: ci saranno
aule con 35 alunni, mentre il numero legale è di 26. Così il governo di
centrodestra infrangerà sistematicamente le norme di sicurezza, anti incendio e
sanitarie. Preparano il più grande licenziamento in massa della storia della
Repubblica.
Per questo non staremo con le mani in mano: saremo al fianco dei lavoratori
allargando a tutta Italia la protesta contro i tagli alla scuola pubblica già
partita in Sicilia, saremo vicini ai cittadini aquilani, appoggiando le loro
vertenze e chiedendo in Parlamento che la ricostruzione parti immediatamente, e
– a costo di occuparlo, il Parlamento - impediremo l'ultimo colpo di coda del
Caimano che presenterà l'ennesima legge ad personam, sul cosiddetto processo
breve, che di breve ha soltanto il raggiungimento dell'impunità e non certo
della verità processuale.?Sarà la nostra rivoluzione d'autunno per la cacciata
del Re Sola.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Due Paesi agli antipodi (Italia e Germania ndr)

Il consiglio dei ministri tedesco ha approvato un disegno di legge volto a
proteggere maggiormente i giornalisti dall'azione giudiziaria e quindi a
rafforzare la libertà di stampa. In sostanza i giornalisti non saranno più
perseguibili in caso di concorso nella pubblicazione di materiale riservato
ottenuto da terzi.
Il consiglio dei ministri italiano, invece, cerca ormai da mesi di
imbavagliare l'informazione del Paese con un Disegno di legge che anche l'ONU
ha bocciato senza appello.
In fatto di libertà di stampa, oggi, la Germania si posiziona al 17° posto ed
è indicata come nazione "libera". Con questo nuovo Disegno di legge scalerà
ancora la classifica.
L'Italia, invece, è al 72° posto (penultima in Europa, peggio della Corea del
Sud e ad ex aequo con l'India) ed è ritenuta "parzialmente libera". Se la legge
bavaglio dovesse diventare realtà, sprofonderebbe ancora più in basso. (clicca
e scarica il rapporto "Freedom of the presse 2010")
Sempre in Germania l'andamento del Pil ha fatto segnare una crescita record:
un +2,2% nel secondo trimestre del 2010. Una crescita che trascina la ripresa
dell'Ue. Oggi, quello tedesco è uno sviluppo in grado di autosostenersi.
Sempre in Italia, invece, il dato per lo stesso periodo si ferma ad un modesto
+0,4%, che la posiziona come fanalino di coda fra i maggiori paesi europei. Il
presidente del Consiglio, dopo mesi di finto ottimismo, si è svegliato e ora
confida a Bossi di un pericolo Grecia per l'Italia.
Mi viene da dire che Italia e Germania sono due nazioni agli antipodi. Peccato
che l'Italia si trovi sempre all'antipode sbagliato. L'unica soluzione è
un'alternativa di governo valida e credibile. Un centrosinistra unito che non
ha bisogno né dei finti moralisti finiani, né del partito di Cuffaro. Perché di
Mastella ne abbiamo già
avuto uno, e ha consegnato l'Italia nelle mani di Berlusconi.
Altra soluzione, utopistica, è un interscambio di governi, con la Merkel in
Italia e Berlusconi in Germania. Giusto il tempo di portarli a crescita zero. E
sempre che lo vogliano.

27 Agosto 2010
Nessuna alleanza con Fini e Casini


Ieri il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha parlato di nuove alleanze
per sconfiggere il berlusconismo. In quest'intervista che ho concesso al
quotidiano "L'Unità" in edicola oggi la mia idea per un'alternativa di governo
credibile. Senza Fini, né Casini.

L'UNITA': Bersani lancia un nuovo Ulivo per archiviare il berlusconismo e
avviare una nuova fase politica. Lei ci sta?
ANTONIO DI PIETRO: “E’ necessario ricostruire un’alleanza democratica, come
dice Bersani, ma per la legislatura che verrà passando attraverso le elezioni e
facendo del Pd e dell’IdV il perno attorno a cui aggregare tutte le forze di
sinistra che ci vogliono stare, i movimenti e la società civile”.

L'UNITA': Bersani parla di un’alleanza democratica rivolgendosi anche a Casini
e Fini.
ANTONIO DI PIETRO: “Casini e Fini che c’azzeccano, scusi?”

L'UNITA': Non li vuole come alleati?
ANTONIO DI PIETRO: “Fini per storia personale e politica sta cercando di
costruire un centrodestra che ha come primo punto l’essere alternativo all’
Ulivo. Che c’azzecca? Casini non ha mai lavorato per il nuovo Ulivo né intende
farlo. L’ultima cosa che si deve fare è rincorrere situazioni impossibili
perché altrimenti da Mastella passiamo a Casini e Fini e il risultato non
cambia”.

L'UNITA': La sua ricetta?
ANTONIO DI PIETRO: “Il nuovo Ulivo deve nascere con una forte identità di
programma e di obiettivi, ma soprattutto deve passare attraverso una fase
elettorale dopo aver individuato la leadership di governo. Vogliamo sceglierla
con le primarie? Bene, ma devono essere vere, altrimenti possiamo anche
deciderlo tutti insieme. Vendola e Bersani si candidano? Non dico no a priori
ad alcuno di loro ma voglio sapere prima qual è il loro programma e con chi
intendono allearsi perché io al buio vado solo con mia moglie. Quello che non
accetto è che il nuovo Ulivo si costruisca ora con questi parlamentari e non
credo che Bersani lo voglia. Ci sono troppi marpioni che con la scusa della
transizione vogliono governare senza passare per le urne”.

L'UNITA': Dice no anche ad un governo tecnico?
ANTONIO DI PIETRO: “Non credo che ci siano i numeri per formarlo. Tuttavia se
così dovesse essere l’IdV è disponibile a farne parte o dargli l’appoggio
soltanto se sarà il presidente Napolitano a farsene garante sia per i limiti
temporali sia per quelli di competenza: tre mesi e una nuova legge elettorale
la cui forma dovrà essere nota prima. Potrà essere una legge elettorale
bipolare, con sistema maggioritario ed eventualmente primarie di coalizione o
un sistema proporzionale alla tedesca con sbarramento al 5%”.

L'UNITA': E altre riforme?
ANTONIO DI PIETRO: “Non ci sto a dare vita a un governo tecnico che in realtà
si occupa di tutto. Sarebbe un trucco da prima Repubblica”.

L'UNITA': Le elezioni non le vuole più neanche Berlusconi.
ANTONIO DI PIETRO: “Berlusconi sa che se andiamo adesso a elezioni le perde.
Per questo dico a Bersani che se c’è un momento in cui si può battere
Berlusconi è proprio oggi perché ha un calo di credibilità forte; Casini non
riesce a fare il suo terzo polo e Fini non può ripresentarsi né con il Pdl né
con la sinistra. Invece di inseguire la luna per cercare una quadratura del
cerchio con personaggi che nulla hanno a che fare con un’alleanza democratica,
iniziamo a lavorare noi. Io la sfida di Bersani la raccolgo, anzi diciamo che
lui raccoglie la nostra perché è dai tempi di piazza Navona che continuo a dire
che Berlusconi è un pericolo pubblico”.

strong>L'UNITA': Polemico con il Pd?
ANTONIO DI PIETRO: “Non sono polemico. Lo dico da anni che dobbiamo mandare a
casa Berlusconi, il segretario del Pd invece arriva adesso e scrive una
lettera. Come direbbe Travaglio: ben tornato da Saturno…”.

L'UNITA': Tre giorni fa ha scritto una lettera anche Veltroni. L’ha letta?
ANTONIO DI PIETRO: “Io ne ho scritte duecento, ma nessuno si è preso la briga
di pubblicarle, né qualcuno di rispondermi, quindi taccio”.

L'UNITA': Allora parliamo del videomessaggio del premier. Ha detto che l’
opposizione ripropone il teatrino della vecchia politca. Ce l’ha anche con
lei.
ANTONIO DI PIETRO: “Berlusconi guarda la pagliuzza negli occhi degli altri e
non vede la trave nei suoi. Lui non fa teatrino, perché in questi anni ha fatto
decine di leggi ad personam e ad aziendam. I Cosentino, i Previti sono solo
tentacoli della piovra, bisogna eliminare la testa della piovra, cioè
Berlusconi altrimenti è tutto inutile”.

L'UNITA': Di Pietro, sta usando una metafora un po’ forte.
ANTONIO DI PIETRO: “Per niente. Io non parlo della piovra mafiosa ma di quella
politica che è anche peggio, perché la prima violava le leggi, la seconda fa le
leggi per annullare gli effetti di quelle precedenti”.



__________________________________

26 Agosto 2010
Liberiamoci dal piduista


Di seguito una mia intervista pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano

IL FATTO QUOTIDIANO: Presidente, ha letto l’appello di Flores per organizzare
i primi di ottobre una manifestazione unitaria contro il governo Berlusconi?
Voi che fate?
ANTONIO DI PIETRO: Bè, in questo caso arriva secondo, perché già da tempo è
stato lanciato, sia dai movimenti che dal Popolo Viola, l’appuntamento del due
ottobre. Sono contento che parteciperà anche lui.

IL FATTO QUOTIDIANO: Con lei presente…
ANTONIO DI PIETRO: Vede, è dal primo giorno di legislatura che ci battiamo,
quindi trovo assurdo che mi debba vergognare di portare in piazza le nostre
bandiere. E noi, più che al ribasso puntiamo al rialzo.

IL FATTO QUOTIDIANO: Tradotto?
ANTONIO DI PIETRO: Non intendiamo escludere nessuno. Sono tutti invitati.
Cittadini con la bandiera dell’Italia, del partito del cuore, la fascia
tricolore, il libretto universitario.

IL FATTO QUOTIDIANO: Anche una zappa nel caso di lavoratori della terra…
ANTONIO DI PIETRO: Perfetto, basta evitare il forcone. Perché vede, ho detto
tutti, senza cadere in quella forma masochista e sofferente di presentare le
manifestazioni. Della serie: si deve venire ma senza giacchetta o un pantalone
di un certo colore.

IL FATTO QUOTIDIANO: Insomma l’importante è fare massa?
ANTONIO DI PIETRO: Più siamo e meglio è, anche di altri partiti.

IL FATTO QUOTIDIANO: Compresi i finiani?
ANTONIO DI PIETRO: Questo è l’errore mastodontico del Pd: fare un accordo con
Fli.

IL FATTO QUOTIDIANO: Qual è il rischio?
ANTONIO DI PIETRO: Loro, insieme all’Udc, vogliono sconfiggere il
centrosinistra. Per questo dargli la possibilità di strutturarsi o dargli
credibilità, vuol dire metterli in condizione di vincere contro di noi.

IL FATTO QUOTIDIANO: Quindi non si fida dello strappo di Bocchino&Co?
ANTONIO DI PIETRO: Senta, di finiani cuor di leone, non ne ho ancora visto
uno. Pensi al voto su Caliendo, quando sono scappati tutti. A loro interessa
solo restare in Parlamento il più a lungo possibile e mantenere una forza di
interdizione.

IL FATTO QUOTIDIANO: E i casiniani?
ANTONIO DI PIETRO: Loro vogliono creare un terzo polo, altro che alleanza con
il centrosinistra.

IL FATTO QUOTIDIANO: Sta dicendo nessun dialogo, a prescindere dall’offerta
sul tavolo?
ANTONIO DI PIETRO: Questo è un sistema bipolare dove si sta o di qua o di là.
Chi sta in mezzo fa la prostituta, e segue chi offre di più. Non solo…

IL FATTO QUOTIDIANO: Dica…
ANTONIO DI PIETRO: Oggi ci sono le condizioni ottimali per vincere la partita
di Berlusconi e togliercelo finalmente di mezzo.

IL FATTO QUOTIDIANO: Descriva lo scenario…
ANTONIO DI PIETRO: Semplice: nel caso di voto, Fini non potrà mai andare con
Berlusconi, ma neanche con la sinistra, perché non lo voterebbe neanche sua
madre. Quindi farà una realtà a sé. Casini resterebbe al centro. Ed ecco
riproporre a livello nazionale lo stesso schema della Puglia.

IL FATTO QUOTIDIANO: Di lei si è sempre detto “figlio” di una cultura di
destra. Eppure adesso appare strenuo difensore del modello centrosinistra.
ANTONIO DI PIETRO: Mi sento un uomo post-ideologico, un liberale dentro che
guarda ai valori come la legalità, la solidarietà, il pluralismo dell’
informazione. E scelgo di stare da questa parte perché si difendono i soggetti
più deboli. E non crede sia giusto ottenere certe facilitazioni…

IL FATTO QUOTIDIANO: Tipo?
ANTONIO DI PIETRO: Il professore giusto, il medico adatto, o un appartamento a
Montecarlo…

IL FATTO QUOTIDIANO: Il 2 ottobre scenderanno in piazza anche Pd e Sel?
ANTONIO DI PIETRO: Non lo so. Noi stiamo dando il nostro contributo. E non mi
faccio dire dall’ultimo arrivato ‘vengo anche io ma i partiti devono restare a
casa’. Perché tutte le volte che si chiama il popolo per liberarsi del
piduista, partecipo. E non chiedo qual è il colore dell’idea di chi lo
promuove. Forse non è chiaro: ma stiamo vivendo un dramma politico, economico e
istituzionali. Quindi che sia Flores o ‘Faunes’, a lanciare l’appello, io ci
sono comunque. E non mi ingelosisco. Vuole un esempio?

IL FATTO QUOTIDIANO: Prego…
ANTONIO DI PIETRO: L’IdV dal 17 al 19 settembre organizza a Vasto un’assemblea
programmatica. E la apre a tutti.

IL FATTO QUOTIDIANO: Compresi i finiani…
ANTONIO DI PIETRO: Magari venissero, ma le ripeto: quelli hanno in mente un
altro progetto.

IL FATTO QUOTIDIANO: Ma nel Pd non l’hanno capito…
ANTONIO DI PIETRO: Gli elettori sì, visto il nostro continuo guadagnare voti.

IL FATTO QUOTIDIANO: I dirigenti un po’ meno…
ANTONIO DI PIETRO: Quando li avremo all’altezza dei loro elettori, glielo
saprò dire.

IL FATTO QUOTIDIANO: Senta, ma non c’è il rischio di inflazionare ‘l’arma-
manifestazione’?
ANTONIO DI PIETRO: L’alternativa è il nulla. E Berlusconi vuole il nulla dall’
altra parte. Così ogni giorno può lanciare i suoi dossier, e spostare l’
attenzione.

IL FATTO QUOTIDIANO: Lei ha dichiarato che il Pdl ha paura delle elezioni?
ANTONIO DI PIETRO: No, Berlusconi vuole solo il tempo di disfarsi di Fini.

IL FATTO QUOTIDIANO: Ce la farà?
ANTONIO DI PIETRO: Vediamo, intanto ha fatto un grande errore.

IL FATTO QUOTIDIANO: Chi, Fini?
gli
credibilità, vuol dire metterli in condizione di vincere contro di noi


Gentili Signori,
>Sappiamo ormai tutti che AGOSTO (fatte salve le dovute eccezioni…) è il
mese
>degli stolti, il mese in cui i cretini vengono allo scoperto, il mese
ideale
>per le vili chiacchiere da bar (ovviamente in assenza totale di
>contraddittorio), il mese degli annunci roboanti, ma ovviamente falsi, sull’
>approdo di eterni talenti calcistici locali su palcoscenici addirittura
>professionistici (sic!) e chi più ne ha, più ne metta.
>Poi, per fortuna, il ritorno al lavoro rimette tutti in carreggiata o
>quantomeno attenua il problema.
>I nostri politici, maestri del cattivo esempio, (anche qui fatte salve le
>dovute eccezioni…) non sono certo da meno.
>A tale proposito vi offro di seguito un articolo di Antonio Di Pietro
>intitolato proprio ‘DELIRIO ESTIVO’ cui ho aggiunto una analisi politica
dello
>stesso Di Pietro (‘VOGLIONO FREGARCI’ è il titolo) e l’allarme lanciato
proprio
>oggi da ‘FAMIGLIA CRISTIANA’ sulla pericolosità dell’attuale
Premier/Imputato,
>sig. Berlusconi Silvio. Badate bene che si tratta di ‘FAMIGLIA CRISTIANA’ e
non
>de ‘IL FATTO QUOTIDIANO’ di quell’antipatico, cattivo e comunista (che poi è
di
>destra…) di Marco Travaglio.
>Leggete, riflettete e riportate quanto scritto, soprattutto nel primo
pezzo,
>alla realtà locale ove ‘mafiosi ed ubriaconi’ (parole loro non mie poiché
non
>mi permetterei mai…) si torna, PARE, tutti insieme…
>Buona lettura!!!
>Fabrizio Di Cicco
>
>
>Delirio estivo
>
>In questa estate la politica ha offerto un triste spettacolo, un balletto
sul
>cadavere dell’economia di un Paese di cui si stanno contendendo le spoglie
come
>sciacalli.
>E’ da più di un mese che nell’arena partitocratica si studiano equilibri,
>alleanze “incestuose” e surreali: Pdl con Casini, Rutelli, e
doppiogiochisti
>del Pd, piuttosto che Pd, Idv, Sel e Udc, e poi senza Udc ma con Rutelli,
anzi
>senza Rutelli, con e senza Bocchino, e con chi ci sta, ma anche con chi è
in
>vacanza, con l’Acli, con l’Aci o con qualsiasi sigla voglia partecipare
alla
>grande ammucchiata. C’è perfino chi scrive “al Paese”.
>In questo clima di delirio i cittadini assistono attoniti e inermi. A mio
>avviso, se si chiedesse loro, con un sondaggio, cosa stia succedendo nel
quadro
>politico italiano il 90% delle risposte sarebbe “sono confuso” e l’altro
10%
>insulti, o viceversa.
>Mentre chi dovrebbe governare pensa alle poltrone, al legittimo impedimento
e
>alle grandi manovre a bordo degli yacth e di lussuose residenze estive, il
>mondo va avanti anche senza di noi. La Germania compie un balzo record del
2,2%
>del prodotto interno lordo nel II trimestre dell'anno, rispetto al
trimestre
>precedente. L’Italia, invece, deve accontentarsi di una stima che la
vedrebbe
>(sottolineo il condizionale) crescere nel 2010 del 0,7% e nel 2011 dell’1%.
>L’OCSE ci ha teneramente e preoccupantemente bollato come il fanalino di
coda
>della ripresa europea. Ma di questo ai milionari al governo, con i loro lauti
e
>decennali stipendi, importa poco o nulla.
>In un contesto drammatico di totale irresponsabilità politica le elezioni
>rischiano di far precipitare la situazione economica e di far esplodere la
>povertà nel Paese. Qualora si andasse al voto l’opposizione dovrà compiere
un
>gesto di responsabilità facendo subito chiarezza sul programma e su alcuni
>aspetti cruciali. Bisogna evitare gli errori clamorosi già compiuti in
passato.
>L'opposizione da una parte ha l’obbligo di assicurare la stabilità dell’
>esecutivo, nell’ipotesi dovesse governare, evitando alleanze con partiti
nella
>storia notoriamente doppiogiochisti, mi riferisco in particolare all’Udc.
>Meglio perdere le elezioni che la faccia al successivo ribaltone.
>Dall’altra, ha il dovere di presentarsi compatta, con un leader e con una
cura
>ricostituente per l’economia che rilanci i consumi delle piccole e medie
>imprese, riduca la pressione fiscale, incentivi l’ingresso di investimenti
>stranieri, e che riequilibri l’esodo industriale in atto verso Paesi a
basso
>costo fiscale e di mano d’opera.
>L'Italia dei Valori in questa direzione ha già messo a punto una contro-
>manovra alternativa a quella del governo, semplice, chiara, che mette mano
agli
>sprechi e non alle tasche dei cittadini e delle imprese. Manovra ad oggi
>sciaguratamente ignorata dal governo e che ribadiamo essere a disposizione
come
>programma per la ripresa economica in caso di un governo di centrosinistra.
>Messo in sicurezza il sistema economico e ricostruita una visione per il
>futuro, oggi completamente scomparsa dal cuore degli italiani e dagli
obiettivi
>di chi governa, bisognerà contemporaneamente mettere mano una volta per
tutte
>al conflitto di interessi, alle leggi porcata sdoganate in questi due
lunghi
>anni di governo Berlusconi, e togliere uno ad uno i tanti sassolini nella
>scarpa che rendono l’Italia il Paese delle eccezioni rispetto al resto del
>pianeta.
>***************
>
>Vogliono fregarci
>
>Sono sempre più convinto che questo Governo cadrà solo quando lo vorrà
>Berlusconi. L'area finiana ha altri obiettivi. Vuole organizzarsi, prima di
>andare alle urne. Per questo ribadisco che il voto è una chance imperdibile
per
>un centrosinistra che può vincere le elezioni. Di seguito una mia
intervista
>pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica.
>«Tra i due litiganti il terzo (polo) gode». Antonio Di Pietro non perde il
>gusto per i proverbi. Il leader dell'Idv è con vinto che se si allungano i
>tempi per andare alle urne a trarne vantaggio saranno Gianfranco Fini e
>PierFerdinando Casini.
>LA REPUBBLICA: E l'alleanza costituzionale che propone Dario Franceschini?
>ANTONIO DI PIETRO: «È una truffa che Fini e Casini stanno tentando ai danni
>della coalizione riformista. Quei buontemponi del Pd non se ne stanno
rendendo
>conto».
>LA REPUBBLICA: L'Idv non sarebbe disponibile a un'alleanza del genere?
>ANTONIO DI PIETRO: «L'Idv è pronta ad allearsi col diavolo, pur di
liberarsi
>di Berlusconi. Peccato che né Casini né Fini vogliono una coalizione di
>centrosinistra. Ognuno ha un suo obiettivo: Fini vuole creare una nuova
>coalizione di centrodestra e Casini ne vuole una di "interdizione". Più
tempo
>avranno a disposizione più saranno un problema. A quel punto, in una gara a
tre
>il centrosinistra rischia di arrivare ultimo».
>LA REPUBBLICA: Ma il Pd è convinto che per vincere siano indispensabili i
voti
>dei centristi.
>ANTONIO DI PIETRO: «Per sposarsi bisogna essere in due e dall'altra parte
c'è
>una donna della prima Repubblica che ha esercitato il mestiere più antico
del
>mondo e lo vuole continuare a esercitare in autonomia».
>LA REPUBBLICA: Sveliamo la metafora.
>ANTONIO DI PIETRO: «Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e così
>farà ancora. Vogliono creare un altro polo. L'Udc non può tornare da
Berlusconi
>per i veti di Bossi, Fini ormai è Berlusconi a non volerlo più. Faranno
>un'alleanza moderata che porterà via voti al centrodestra. E finirà come in
>Puglia».
>LA REPUBBLICA: Cioè?
>ANTONIO DI PIETRO: «Lì alle regionali il centrodestra si divise e Vendola
>vinse».
>LA REPUBBLICA: Anche per lei il centrosinistra ha chance di battere
>Berlusconi.
>ANTONIO DI PIETRO: «Sì. Bastiamo noi, il Pd, Vendola e gli altri pezzi di
>sinistra che sono fuori dal parlamento».
>LA REPUBBLICA: E se il terzo polo ruba voti anche a voi?
>ANTONIO DI PIETRO: «I loro sono voti strutturati: è gente che fino a ieri
ha
>votato Fini. Non gli si può chiedere di votare per Vendola. Rincorrere la
>chimera-Casini è di una cecità assoluta. E più pensiamo a governi tecnici,
più
>questi avranno tempo per fregarci».
>LA REPUBBLICA: Nemmeno Berlusconi vuole governi tecnici.
>ANTONIO DI PIETRO: «Lui vuole andare a votare perché non è scemo. Sa che
Fini
>ha bisogno di almeno un anno per organizzare sul territorio il suo partito.
E
>così vuole fare come Erode».
>LA REPUBBLICA: Berlusconi come Erode?
>ANTONIO DI PIETRO: «Vuole ammazzare il bambino, cioè il partito di Fini,
>finché sta nella culla».
>LA REPUBBLICA: E l'opposizione che farà?
>ANTONIO DI PIETRO: «Sarebbe meglio mettersi oggi attorno a un tavolo per
>decidere programma e leadership».
>LA REPUBBLICA: Con le primarie?
>ANTONIO DI PIETRO: «Non siamo contrari alle primarie ma siamo disponibili
>anche a scelte secondarie, da concordare con i partiti».
>LA REPUBBLICA: Se ci fossero, lei sarà uno dei candidati?
>ANTONIO DI PIETRO: «L'Idv ci sarà sicuramente: abbiamo le professionalità
per
>partecipare o per appoggiare qualcuno. Solo che il Pd mi sembra che queste
>primarie non le voglia fare».
>LA REPUBBLICA: E se invece si riuscisse a mettere insieme un governo per
fare
>la legge elettorale?
>ANTONIO DI PIETRO: «Se qualcuno mi offre uno shuttle per andare sulla luna
io
>ci vado volentieri. Ma non ci sono i numeri per avere una legge elettorale
>diversa».
>LA REPUBBLICA: Lei però la cambierebbe?
>ANTONIO DI PIETRO: «Certo, se fosse per noi faremmo collegi elettorali
>maggioritari di coalizione. Va bene anche il mattarellum. So che qualcun
altro
>pensa a un sistema alla tedesca, con sbarramento, magari al 4%. Noi siamo
>disponibili a ragionare ma vogliamo prima vedere la proposta».
>LA REPUBBLICA: Si andrà a votare a dicembre?
>ANTONIO DI PIETRO: «A settembre i finiani voteranno la fiducia e il tira e
>molla andrà avanti finché vorrà Berlusconi. Finché non deciderà che è
arrivato
>il momento di andare a votare».
>
>*****************
>
>Famiglia Cristiana: Berlusconismo e' distruggere chi dissente
>
>ROMA - Nell'Italia di Berlusconi "comanda solo lui", a differenza delle
>attuali democrazie "in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare
>quello che vuole". Così Famiglia Cristiana interpreta, nel numero in uscita
>domani, la situazione politica, in un editoriale intitolato 'Il Cavaliere
>rampante e la Costituzione dimezzata - Verso le elezioni. La sfida del
>premier'. Il settimanale dei paolini risponde all'invito espresso da Gian
>Enrico Rusconi su La Stampa ai cattolici a "fare autocritica". "Su che cosa,
in
>particolare? - chiede Famiglia Cristiana -. La discesa in campo di
Berlusconi
>ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo
precedente
>aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire,
il
>voto democristiano). Quale delle due metà deve fare "autocritica"- si chiede
il
>settimanale dei paolini: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si
è
>divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi 'non
negoziabili'
>sui quali la Chiesa insiste in questi anni?". Il settimanale cattolico cita
in
>proposito Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della
>modernità, che distingueva fra difesa della vita dal concepimento alla
morte
>naturale e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un
>sistema sociale e politico deve provvedere. "Il berlusconismo - afferma -
>sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi
>(soprattutto con i suoi atei-devoti) all'embrione e a tutto il resto, con
la
>vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il 'metodo Boffo' (chi
dissente
>va distrutto) è fatto apposta".
>
>IN ITALIA COMANDA SOLO BERLUSCONI - "Berlusconi ha detto chiaro e tondo che
>nel cammino verso le elezioni anticipate - qualora il piano dei 'cinque
punti'
>non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento - non si farà incantare da
>nessuno, tantomeno dai 'formalismi costituzionali'. Così lo sappiamo dalla
sua
>viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla 'sovranita' popolaré che
>finora lo ha votato
>
>. La Costituzione in realtà dice: 'La sovranita' appartiene al popolo che
la
>esercita nelle forme e nei limiti della Costituzioné. Berlusconi si ferma a
>metà della frase, il resto non gli interessa, è puro 'formalismo' ", si
legge
>nell'editoriale.
>
>La regola del ''berlusconismo''? Per Famiglia Cristiana e' indicativo il
>''metodo'' seguito con l'ex direttore di Avvenire Dino Boffo: ''Chi
dissente,
>va distrutto''. Il settimanale dei paolini lo scrive nell'editoriale del
>prossimo numero, nel quale tra l'altro si osserva come di fronte all'ipotesi
di
>elezioni anticipate, il mondo cattolico si ritrova spaccato in due, non per
>proprie colpe, ma quale effetto della discesa in campo di Berlusconi.
>






FERRAGOSTO

DI LUIGI DE MAGISTRIIS (EUROPARLAMENTARE IDV)

Dalle colline del Cilento, tra le campagne e il mare, tra puntaLicosa e la
Valle di Diano, penso alla strada che dobbiamo fare per conquistare l´Italia e
liberarla dall´occupazione delle caste. Il partito dell´amore è divenuto il
partito dell´odio: Berlusconi e Fini, i soci fondatori del PDL se si potessero
ammazzare lo farebbero senza remore. Berlusconi + Bossi rappresentano la nuova
destra: eversiva, estremista, razzista e populista. E´ nato, nel frattempo, il
terzo polo che, attenzione, non è la nuova DC,in quanto non ha nulla di
popolare: è un´operazione di "palazzo". Il terzo polo - quello che si presenta
come la nuova destra liberale - è, in realtà, il riposizionamento, al centro,
di una parte dei poteri forti: una fetta rilevante di Confindustria,
probabilmente Montezemolo, un segmento significativo delle gerarchie
ecclesiastiche che non tollerano più il folklore edonistico del sultano di
Arcore, i finiani folgorati sulla via di Damasco sul tema della legalità,
Casini e l´affine Caltagirone,Cuffaro (quello condannato per fatti di mafia, il
vero azionista di maggioranza dell´UDC), Cesa (quello già coinvolto in
inchieste su truffe all´unione europea), De Mita (il nuovoideologo del terzo
polo), Rutelli (alias Rutellone, il radical chicsinistrato Sindaco di Roma,
frequentatore anche di "incriccati" della P3, già Nuova P2). Ecco, il terzo
polo non è il partito dell´amore, è il partito della normalizzazione.
Raccolgono i frutti delle leggi vergogna berlusconiane che, soprattutto,
ifiniani hanno avallato dalla prima all´ultima e si presentano, oggi, come gli
uomini nuovi, i salvatori della patria dalberlusconismo. In realtà, vogliono
solo liberarsi di Berlusconi e rimanere, dalla casta, agganciati alle poltrone.
Ovviamente, con alcuni finiani il dialogo su tanti temi è fattibile e, anzi,
già in corso, penso, ad esempio, a Fabio Granata, ad Angela Napoli, con la
quale ho, tra l´altro, un ottimo rapporto. Il PD è, complessivamente, in stato
confusionale, per certi versi non pervenuto, anche se la maggioranza della
classe dirigente, forte del sostegno del Presidente della Repubblica, ha il
terrore del voto e pur di non votare farebbe un "ribaltone" anche con Totò
Riina o con il tronista Costantino. Realpolitik, pur di liberarsi di
Berlusconi alleiamoci anche con il diavolo. La verità credo sia una sola: una
fetta significativa della dirigenza del PD non vuol cambiare, è nel sistema. O´
sistema. Nel resto del centro-sinistra che succede? Vendola ha avuto il merito
di proporsi per le primarie come leader del centro-sinistra e di scoprire anche
un modo innovativo di fare politica. Non devonoprendersela, però, Nichi e
Claudio Fava se qualche loro compagno di coalizione, tra i quali mi ci metto
anche io, sottolinea che la squadra è più importante del leader e che lo stesso
Nichi è solo uno della squadra, poi si vedrà tutti insieme, popolo e partiti,
chi sarà il più convincente per sconfiggere le vecchie e le nuove destre. Nichi
è, sicuramente,uno dei protagonisti di questa avventura straordinaria per
cambiare la nostra amata Italia, non facciamone però una iconaal di sopra di
ogni critica, non voglio dire al di sopra di ogni sospetto (politico)
altrimenti i miei amici si offendono. Si vince con la squadra, non con
l´individualismo. Costruiamola tutti insieme, con dialogo e passione. La
federazione della sinistra si sta muovendo con argomentazioni interessanti
purchè non si pieghi nella logica del solipsismo politico, madecida di
partecipare a un´alleanza per la democrazia e la difesa della Costituzione.
Quello che, però, trovo più interessante di tutto e di tutti, è il popolo che
si sta mettendoin movimento. Il quarto stato dei buoni e degli indignati. La
rete, le piazze, le fabbriche, i luoghi di lavoro, le manifestazioni: tanta
gente che partecipa, ascolta, pone domande, lotta, vuole verità e giustizia,
pretende una politica pulita, vorrebbe il merito e non la logica dei furbetti e
dei raccomandati. Il popolo è con noi, è con quelli che si presentano puliti,
con una storia trasparente alle spalle, che lottano per i diritti di tutti e
soprattutto dei più deboli, senza scheletri negli armadi, ricchi di passione ed
entusiasmo, capaci di dialogare con la gente senza mediazioni precostituite e,
nello stesso tempo, con idee chiare ed innovative per governare, per unire un
Paese dilaniato, per dargli prestigio e autorevolezza, rimettendo in moto
l´economia e sconfiggendo la disoccupazione. In tutto questo IDV, il mio
partito? Non l´hocerto omesso, anzi, come dire, dulcis in fundo. Vorrei che IDV
prendesse la guida di un nuovo e diverso centro sinistra: antagonista al
berlusconismo, che abbia nella questione morale e nella questione culturale le
architravi della sua azione politica, con un progetto complessivo per il
consolidamento dei diritti, con un programma economico che sappia tenere
insieme la libera impresa e i diritti dei lavoratori che devono essere sempre
più protagonisti del loro destino e della vita sociale, che sappia coniugare
sviluppo economico e salvaguardia della natura, che imprima la svolta decisiva
al contrasto ad ogni forma di criminalità. IDV deve essere coerente, senza
contraddizioni tra chi pratica valori e chi, invece, razzola disvalore. IDV
deve avere coraggio e non avere più tentennamenti: dialogare più profondamente
con i movimenti e la società civile, formare una classe dirigente che sappia
cogliere le straordinarie professionalità presenti nel Paese, deve offrire un
messaggio politico chiaro e semplice, riformista e rivoluzionario allo stesso
tempo. Siamo stati la vera e unica forza di opposizione in questi anni, strenui
difensori della Costituzione Repubblicana, dimostriamo di essere la prima linea
della coalizione pronta a sconfiggere Berlusconi e i normalizzatori post-
berlusconiani; un partito protagonista, in grado di dialogare con il PD - con
il quale vorremmo trovare un accordo vero, con tutti quei militanti e dirigenti
che vogliono, come noi, un´altra Italia - e con tutti gli altri, capacedi unire
e non di dividere, rispettando gli altri e pretendendolo,senza condizioni
strumentali (come quella che il Capo dello Stato deve essere al di sopra della
critica, noi siamo per la laicità in politica come nella vita, nessuno è
intoccabile). Se sapremo essere tutto questo il popolo del cambiamento, di chi
non vuole più la casta ma una politica dell´interesse pubblico edel bene
comune, ci seguirà: non nell´interesse di IDV, ma del Paese tutto. Oggi per
sognare, ogni giorno per cambiare! Luigi de Magistris
VISITA IL SITO
www.luigidemagistris.it



6 Agosto 2010

Il Pd non ci sta. Meglio le urne


Sul Fatto Quotidiano di ieri, Paolo Flores d’Arcais ha scritto un appello
diretto a me e Nichi Vendola, in cui ci chiedeva di lavorare per un governo di
transizione che mettesse mano al conflitto di interessi e alla legge elettorale
(scarica la lettera).
Riporto di seguito la mia risposta, pubblicata oggi su Il Fatto Quotidiano.

Caro Flores,
rispondo all’appello che hai rivolto a me e a Vendola. Tu condividi con noi la
necessità di andare al più presto alle urne per mandare a casa Berlusconi e il
suo governo. Giustamente, però, fai notare che se non si realizzano prima “due
condizioni minime” (parole tue), ovvero “modificare l’attuale legge elettorale
“porcata” e togliere a Berlusconi il controllo totalitario dell’informazione”,
sarà molto difficile, se non impossibile, poi, vincere le elezioni.
Tu stesso, inoltre, fai notare che, fino a quando Berlusconi sarà al governo e
avrà una maggioranza che lo sorreggerà, è inimmaginabile che il Parlamento
possa emanare una nuova legge elettorale e una regolamentazione più democratica
e plurale dell’informazione pubblica e privata.
L’utopia e la lotta
Tu stesso, quindi, per sfuggire a questa ferrea morsa, proponi l’avvento di un
“governo provvisorio” o “governo di lealtà istituzionale” (come lo chiami tu)
composto da personalità non della politica (e quindi non parlamentari e non
appartenenti a partiti) che si sostituisca all’attuale governo berlusconiano ed
emani leggi che soddisfino le suddette due “condizioni minime” per andare alle
elezioni.
Tu stesso, infine, ti sei accorto che la proposta da te avanzata è a tal punto
“utopistica” (ancora parole tue) da ritenere che l’unica strada praticabile ora
sia, in realtà, “una proposta di lotta” (sei sempre tu a parlare), ovvero “una
grande manifestazione nazionale per fine settembre che chieda elezioni
democratiche, fuori Berlusconi, governo di pluralismo televisivo, nuova legge
elettorale”. Insomma, un’altra manifestazione come quella del 2002 a Piazza
Navona con Nanni Moretti o quella del 2009 per il “No B. day”.
Tutto qui? Mi verrebbe da dire.
Sia chiaro, sono d’accordissimo con te: sia per quanto riguarda l’analisi che
la proposta. Sono a tal punto d’accordo con te che mi impegno qui per iscritto,
nero su bianco, ad essere anch’io, e tutti noi dell’Italia dei Valori, della
partita, pronti a mobilitare tutte le nostre strutture organizzative (e i due
milioni ed oltre di firme raccolte per i tre referendum – acqua, nucleare e
legittimo impedimento – stanno lì a dimostrare la forza della nostra
organizzazione). Siamo pronti a tappezzare il Paese con manifesti per
denunciare le nefandezze berlusconiane (cosa che, peraltro, stiamo già
facendo). Siamo pronti a investire ulteriormente nella comunicazione in Rete
(da settembre partirà una Web Tv dell’Italia dei Valori). Siamo pronti a girare
(lo sono anche io personalmente e col megafono in mano), per tutte le piazze e
i mercati d’Italia per “chiamare alle armi” il popolo democratico per una nuova
grande manifestazione.
Sogno e realtà
Detto questo, però – e con il rinnovato impegno a farlo per davvero –
scendiamo entrambi dalle nuvole e rimettiamo i piedi per terra:
Non esiste, e non potrà mai esistere, una maggioranza parlamentare che in
questa legislatura abbia il coraggio di smarcarsi da Berlusconi per varare le
due “condizioni minime” di cui tu parli;
Non esiste, e non esisterà mai, una maggioranza parlamentare disposta a dare
la fiducia ad un governo di “lealtà istituzionale” formato da altissime
personalità tecniche non provenienti dalla politica. Piaccia o non piaccia è
così e non sarà certo una manifestazione pubblica in più a far cambiare idea ai
mestieranti della politica che infestano il Parlamento.
Non esiste, e non può esistere, la possibilità che si realizzi un’inedita
coalizione politica elettorale che veda insieme la destra di Fini e la sinistra
del Partito democratico. Gli elettori di entrambi gli schieramenti li
manderebbero a quel paese. La storia è storia e non si può scherzare con
formule e formulette, calpestando i ricordi e le sofferenze;
Non esiste, e non può esistere, che l’attuale classe dirigente del Partito
democratico si unisca a noi dell’Italia dei Valori, o alla Sinistra e Libertà
di Vendola, per fare squadra insieme. Lo ha ripetuto Letta l’altro ieri e lo ha
ribadito D’Alema ieri. I maggiorenti del Pd vedono me e Vendola come fumo negli
occhi e, se potessero, ci farebbero fuori prima e peggio di Berlusconi. Il Pd
sta lavorando per costruire una nuova coalizione con l’Udc e con la resuscitata
“balena bianca”, e ha già risposto picche alla mia proposta di costruire con l’
IdV la coalizione del centrosinistra. A Vendola faranno di peggio: renderanno
un inferno la sua attività di governatore della Puglia, anche se, ovviamente,
negheranno e smentiranno sdegnati. Senza contare quel che hanno fatto e faranno
a Luigi De Magistris che non considerano della famiglia del centrosinistra solo
perché ha fatto il suo dovere fino in fondo.
Così stando le cose, non ci resta altro da fare che rimboccarci le maniche e
intanto partire da soli nella costruzione di un’inedita coalizione.
Oggi va bene anche una nuova manifestazione di piazza, ma per domani dobbiamo
unire “le forze dei non allineati”, quelle della società civile, della Rete,
magari anche dei “grillini”, soprattutto dobbiamo parlare al “popolo” – sia
della sinistra che della destra – per far capire che la loro classe dirigente
li sta tradendo e li sta usando. Dobbiamo far sapere che Fini e i finiani non
sono credibili perché hanno rotto con Berlusconi in nome della legalità e poi
si sono alleati con Cuffaro e Lombardo e non hanno votato la sfiducia a
Caliendo. Dobbiamo far sapere che i maggiorenti del Pd, pur di non aver tra i
piedi me o Vendola, si stanno “accasando” con Casini, Cuffaro, Lombardo e una
miriade di altri personaggi impresentabili per la loro storia personale e
politica. Dobbiamo parlare anche al popolo del Nord per denunciare la grande
truffa mediatica dei dirigenti della Lega che i fine settimana fanno i gradassi
a Pontida e durante la settimana, a Roma, si spartiscono le poltrone e le
prebende come e peggio della Prima Repubblica.
Le regole e il gioco
Insomma e in conclusione: è inutile cercare di cambiare da dentro le regole
del gioco (legge elettorale, conflitto di interessi o pluralità dell’
informazione). Non lo faranno e non ce lo faranno fare. Meglio attrezzarci da
subito con una “coalizione alternativa” di nuovo conio per essere pronti ad
affrontare le elezioni quando ci saranno, anche a costo di andarci con le
attuali “regole capestro”, piuttosto che sognare coalizioni di “lealtà
costituzionale”, come utopisticamente e genuinamente le hai chiamate tu, o di
“responsabilità nazionale”, come furbescamente le ha definite Casini con il
chiaro scopo di andare lui al governo al posto di Berlusconi, cosa che molti
del Pd sembrano già disposti a barattare, come hanno fatto per Vietti al Csm.
Per intenderci, caro Paolo, questa coalizione è già nei fatti.
E del Pd che ne facciamo, dirai tu. Non tutto è perduto. I maggiorenti del Pd
conoscono solo la legge del più forte e noi dobbiamo sfidarli proprio su questo
campo. Lavoriamo da subito alla costruzione di questa “coalizione alternativa”
e vedrai che la “paura” di essere affiancati e superati da forze più fresche e
più risolute li porterà a più miti consigli. Anche loro sanno, come tutti noi
dobbiamo sapere e avere ben presente, che è prioritario, per il bene del Paese,
liberarci del clan piduista che fa capo a Silvio Berlusconi. Quindi dobbiamo
tutti rassegnarci a convivere tra noi per arrivare all’obiettivo. Alla fine,
arriveranno, speriamo non a tempo scaduto, anche i pachidermi del Pd.


MARCO TRAVAGLIO
Proibivili
da il Fatto Quotidiano, 3 agosto 2010

Piero Ostellino è in lutto. Le retate che, giorno dopo giorno, portano via i
suoi beniamini del Pdl gli fanno temere un futuro di sconsolata solitudine. Il
ritiro della legge bavaglio da parte degli stessi che l’avevano voluta fa di
lui l’ultimo giapponese che seguita a difenderla perché nessuno lo avverte che
è finita. E l’ipotesi di una prematura dipartita del governo Berlusconi lo
getta nel più profondo sconforto. Con tutta la fatica che aveva fatto 18 anni
fa per riposizionarsi dopo la scomparsa dell’amato Craxi, il pover’uomo teme di
ritrovarsi un’altra volta senza spirito-guida. Il berlusconismo sta finendo e
lui non sa cosa mettersi. Basterebbe poco per avvertirne gli eventuali lettori
sul Pompiere della Sera. Un distico nella rubrica delle lettere: “Ostellino
chiude per lutto, tornerà quando l’avrà elaborato”. O un annuncio nella pagina
dei necrologi: “Silvio, ti sia lieve la terra. Il tuo Piero, vedovo
inconsolabile”. O magari una foto dell’insigne pensatore “liberale” che lacrima
al muro del pianto di Palazzo Grazioli.

Invece Ostellino, parendogli pochi il 14 per cento di lettori persi dal suo
giornale, ha voluto contribuire alla picchiata con un editoriale dal sapido
titolo “Il conflitto da evitare”. Una dotta lezione urbi et orbi sulla “prassi
giornalistica in una democrazia liberale matura”. Roba forte. Ciò che l’
atterrisce è lo “spettro di una crisi istituzionale” che potrebbe travolgere “i
moderati” (il Pdl, figuriamoci) e i “riformisti” (il Pd, figuriamoci). Ma si
capisce che ancor più lo sgomenta la caduta del governo. Basterebbe dirlo
chiaramente: mi piace tanto Silvio, lo adoro, non riesco a fare a meno di lui,
era dai tempi di Bettino che il cuore non mi batteva così forte. Invece no,
Ostellino si traveste da super partes e dice di volersi “limitare a fornire ai
lettori una interpretazione di quanto sta accadendo”. Poi però, siccome al
cuore non si comanda, viene fuori al naturale. Tuona contro la società civile
“divisa tra berlusconiani e antiberlusconiani”, sintomo di una pericolosa
“sindrome di isteria collettiva” (peraltro presente in tutto il mondo: l’
America è divisa tra obamiani e antiobamiani, la Francia tra sarkozisti e
antisarkozisti, la Spagna tra zapateriani e antizapateriani). Poi strapazza i
giornali che “suggeriscono a Fini ritmi e modalità per rendere difficile la
vita al governo” e pensano che per “far fuori il ‘caimano’ ogni mezzo è
lecito”. Insomma, “la separazione dei poteri, le garanzie costituzionali e il
liberalismo sono temporaneamente sospesi” visto che “non è compito di un
giornale disarcionare o tener in sella un governo”.

Ora, in tutte le democrazie del mondo la stampa rende difficile la vita ai
governi e, quando riesce a farli cadere denunciando qualche scandalo, viene
premiata col Pulitzer. La separazione dei poteri esiste proprio per consentire
ai Parlamenti di controllare i governi e, se del caso, farli cadere. E nella
Costituzione non c’è scritto da nessuna parte che i governi non possano cadere,
anzi c’è scritto il contrario. Ma tutto questo Ostellino non lo sa. Non s’è
nemmeno accorto che non c’è nulla di più illiberale di un partito che, come il
Pcus e il Pci, caccia in mezz’ora i dissenzienti senza nemmeno uno straccio di
regolare processo. Un liberale dovrebbe fremere di sdegno dinanzi a un ducetto
che fa espellere Fini e i finiani per i delitti di legalità e antimafia,
pretende di destituire il presidente della Camera perché non gli bacia la
pantofola coi tacchi, compra parlamentari un tanto al chilo e così – nota
Andrea Manzella su Repubblica – “viola i tre punti essenziali della
Costituzione liberale: la libertà dei cittadini di associarsi in partiti
democratici (art. 49); la libertà delle Camere di eleggere i propri presidenti
senza imposizione dall’esterno (art. 63); la libertà dei parlamentari di
rappresentare la nazione senza vincolo di mandato (art. 67)”.
Ma viene il dubbio che Ostellino abbia studiato il liberalismo sui testi di
Verdini, abbia imparato la separazione dei poteri da Capezzone e prenda
ripetizioni di diritto costituzionale da Stracquadanio.



REFERENDUM; MASCITELLI: GRANDE RISPOSTA DELL’ABRUZZO CON 60 MILA FIRME, IN
CASSAZIONE DEPOSITATE OLTRE 2 MILIONI. ADESSO PENSIAMO A VINCERE

In Abruzzo raccolte 60 mila firme per la campagna referendaria dell’Italia
dei Valori contro la privatizzazione dell’acqua, il legittimo impedimento ed il
ritorno al nucleare. Un risultato che è stato accolto con grande soddisfazione
da tutti i dirigenti regionali del partito impegnati in prima linea, con il
sostegno di esponenti della società civile, nella campagna referendaria che si
è aperta il primo maggio e si è chiusa il 20 luglio scorso.
«Una partecipazione straordinaria – ha commentato Alfonso Mascitelli,
coordinatore regionale dell’IdV- accompagnata da un entusiasmo che, dal primo
maggio a qualche giorno fa, ha spinto centinaia di cittadini ad allestire
raccolte firme in tutto il territorio della nostra regione. E la risposta che
gli abruzzesi hanno voluto dare alla nostra campagna referendaria è stato il
chiaro segnale della grande voglia di democrazia che c’è non solo nella nostra
regione, ma in tutta Italia».

«Consegnate oltre 2 milioni di firme in Cassazione – ha aggiunto Mascitelli -
Un numero incredibile che ci dà la sicurezza che il primo traguardo è stato
raggiunto. Ma non ci fermeremo qui, perché il vero obiettivo è la vittoria dei
referendum. Una vittoria che impedirà al Paese di fare passi indietro sull’
energie rinnovabili;
che impedirà al paese di vedere la privatizzazione di un bene inalienabile
che è l’acqua,
che fermerà la deriva democratica in cui il Governo vuole trascinare l’Italia
anche con il legittimo impedimento».

«Ma soprattutto sarà una vittoria contro un modo di pensare le istituzioni e
la democrazia deviato ed immorale. Anche per questa vittoria - conclude
Mascitelli - l’Abruzzo e gli abruzzesi, sono certo, daranno il loro
importante contributo.
***********
GRAZIE DI CUORE, A NOME MIO, DI TUTTA LA SEZIONE IDV DI VILLA SANTA MARIA E
DEL SEN. MASCITELLI, A TUTTI QUEI NUMEROSISSIMI CITTADINI, VILLESI E NON, CHE
HANNO DATO IL LORO IMPORTANTE CONTRIBUTO RECANDOSI IN MASSA AL GAZEBO ALLESTITO
A VILLA SANTA MARIA.
Fabrizio Di Cicco


E ADESSO CHE SUCCEDE?
Solo l’inciucio lo salverà - di Marco Travaglio

Nel 1994 il traditore era Bossi. Nel 2001-2006 erano Casini e Follini. Ora è
Fini, che nei prossimi mesi verrà randellato a reti ed edicole unificate. Si
scoprirà che Granata rapina le banche, Bocchino spalanca l’impermeabile ai
giardinetti, Briguglio deruba le vecchiette. Stessa sorte toccherà a chiunque
si avvicini ai finiani. Ma qualcosa rischia anche B.
Visti i tassi di assenteismo parlamentare del Pdl, solo gli inciucisti Pd &
Udc potranno salvare le sue leggi vergogna prossime venture. Il redde rationem
arriverà a dicembre, quando la Consulta (P3 permettendo) dovrebbe bocciare il
legittimo impedimento. B., tornato imputato, dovrà strappare subito il processo
breve o il lodo Alfano-bis. A quel punto, delle due l’una: o B. riuscirà a
rimpiazzare i finiani con un pezzo di Udc (Cuffaro & his friends), o dovrà
giocarsi il tutto per tutto alle urne. E, votando con la porcata Calderoli e
col Pd in coma, potrebbe pure rivincere. Autoincoronandosi finalmente
imperatore d’Italia.


Tra lo scudo e il Carroccio - di Peter Gomez

Il pallino è in mano alla Lega. Bossi sosterrà B. finché penserà di poter
ottenere il federalismo. Ma il sentiero è stretto. Perchè il Cavaliere ha due
necessità primarie. Allargare la maggioranza e ottenere l’impunità per sè e i
suoi amici. Il 14 dicembre la Consulta esaminerà, e verosimilmente casserà, la
legge sul legittimo impedimento: la norma che blocca i dibattimenti contro il
premier e tutti i ministri.
Prima di allora, per l’imputato B. è così necessario approvare lo scudo di
riserva: il processo breve. Per farlo servono nuovi deputati. B. punta, sotto
la regia dell’imputato Dell’Utri, ad imbarcare i parlamentari vicini all’
imputato Cuffaro e molti altri impresentabili. Se non ci riuscirà si appellerà
alla piazza. E userà i media per randellare non solo i finiani, ma chiunque nel
centro-destra pensasse di seguirli. A Bossi, però, battere questa strada
conviene poco. Significa rimandare il federalismo a un eventuale dopo elezioni.
Più facile che stacchi la spina e tratti su un tavolo diverso.


GIU’ LA MASCHERA di A. Di Pietro

Riporto una mia intervista pubblicata oggi su "Il Fatto Quotidiano".
Il Fatto Quotidiano: I giornali di destra il suo nome lo usano come un’offesa.
A gennaio scorso, Il Giornale titolava “Fini fa sparire le case come Di
Pietro”. Cinque giorni fa Libero è tornato sul tema: “Fini strilla come Di
Pietro”. Lui, Di Pietro, il nome di Fini lo ha fatto in un’intervista al
Riformista, spiegando che “la legalità non ha colore”. Qualcuno l’ha letta come
un’apertura al presidente della Camera, qualcun altro come la conferma che l’
Idv è un partito “di destra”. E sul blog di Di Pietro sono partiti gli anatemi.
“Insieme ad un ex fascista? Complimenti”. “Le persone oneste cerchiamole a
sinistra”. “Tra questa e la chiusura a Vendola ci stiamo suicidando”. E avanti
così. Lui ora spiega che “è colpa della sintesi”. E che quello a Fini non era
un invito a nozze. “Il mio è un appello rivolto a Fini e a Bersani, perché va
fatto necessariamente insieme. È un voto di sfiducia al governo Berlusconi. Ma
è un accordo che dura il tempo di un battito d’ali, dopodiché ognuno torna
nella sua identità ideologica”.
Una sfida?
Antonio Di Pietro: Sì, sfido Fini. Ci faccia capire se la sua è davvero una
battaglia in nome della legalità o se è solo una furbata.
Il Fatto Quotidiano: Cosa si aspetta?
Antonio Di Pietro: Noi e il Pd abbiamo già chiesto formalmente la messa all’
ordine del giorno della mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario
Caliendo. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, ci aspettiamo che i
finiani la votino con noi.
Il Fatto Quotidiano: E poi?
Antonio Di Pietro: Poi si va alle elezioni. Noi nel centrosinistra, lui nel
centrodestra.
Il Fatto Quotidiano: Eppure c’è chi ricorda che ai tempi di Tangentopoli l’Msi
era uno dei partiti che più apprezzava il suo lavoro nel pool di Mani Pulite…
Antonio Di Pietro: A quell’epoca, a parole, tutti stavano con i magistrati.
Non solo Fini. Anche Berlusconi, anche la Lega. Poi sono finiti tutti insieme a
votare le leggi vergogna e le porcate.
Il Fatto Quotidiano: Lasciando perdere la giustizia, sugli altri temi lei si
sente più vicino a Fini o a Vendola?
Antonio Di Pietro: Dovrebbe chiedere a loro quanto si sentono vicini a Di
Pietro. La mia storia personale parla da sola, non credo di dover prendere
lezioni da nessuno sul piano culturale. Sul piano politico, noi siamo iscritti
all’Alleanza dei Democratici e dei Liberali europei e qui intendiamo rimanere.
Facciamo parte di quell’area riformista che qui impropriamente viene chiamata
centrosinistra. Vorrei un cambiamento di mentalità: sull’elezione dei membri
del Csm esisteva una sola opposizione, la nostra.
Il Fatto Quotidiano: Ce l’ha con il Pd?
Antonio Di Pietro: Ha dimostrato ancora una volta di essere un partito fatto
di ammiccamenti, di speculazioni. Il Pd non è né carne né pesce, e questo ci
impone di creare un’alternativa, non possiamo aspettare che si sveglino.
Il Fatto Quotidiano: Per esempio?
Antonio Di Pietro: Per esempio noi abbiamo voluto rilanciare tre principi
fondamentali della Costituzione: uguaglianza, salute e solidarietà. Sono i
principi che difendiamo con i tre quesiti referendari che abbiamo depositato
nei giorni scorsi in Cassazione. L’uguaglianza con l’abrogazione del legittimo
impedimento, il nuovo lodo Alfano. La solidarietà contro la privatizzazione
dell’acqua, perché è immorale che possa bere di qualità solo chi se lo può
permettere. E la salute contro il nucleare, tema su cui i cittadini italiani si
sono già espressi, e che oltretutto è superato da nuove tecnologie, meno care e
che creano più occupazione.
Il Fatto Quotidiano: Potrebbero essere il programma di un ipotetico governo di
transizione.
Antonio Di Pietro: Io credo che debbano essere parte integrante del programma
di un governo alternativo. La “transizione” è un’ammucchiata generale a cui non
parteciperemo.
Il Fatto Quotidiano: Nemmeno per necessità?
Antonio Di Pietro: No, non credo a coalizioni trasversali che durano un anno o
un giorno. Serve giusto quel battito d’ali: per far finire il governo
Berlusconi serve il voto dei finiani. Se invece continuano a votare il disegno
di legge sulle intercettazioni, le mancate autorizzazioni a procedere o la
fiducia a Caliendo, allora no. Di un Berlusconi in miniatura non ne abbiamo
bisogno. Ci serve un partito della legalità, non dell’ipocrisia.


IL PDL NON ESISTE PIU’ di A. Di Pietro

Il Pdl non esiste più. Insieme a lui il governo. L'allontanamento dell'area
finiana ne ha determinato la morte. Oggi, quello di Berlusconi è un altro
partito. E anche la maggioranza, ammesso che ci sia ancora una maggioranza, è
un'altra maggioranza rispetto a quella che gli elettori italiani hanno votato
nel 2008.
Per questo ritengo che andare alle urne sia la soluzione più utile al Paese,
oltre ad essere un dovere democratico.
Leggendo i commenti alla crisi, invece, mi accorgo che il ritorno alle urne
non è fra le priorità della classe politica italiana.
In Italia, oggi, le priorità sono altre, dicono. Non è la governabilità, non è
la crisi economica, non sono i problemi dei precari e dei disoccupati. Mi
domando in quale Paese si sveglino la mattina i politici italiani.
Nel centrodestra è in corso una scellerata conta per determinare potere e
poltrone. Così, la presa di coscienza dell'area finiana, rischia di rivelarsi
del tutto inutile e più che una ciambella di salvataggio per il Paese rischia
di trasformarsi in uno sterile dibattito politico per allontanarsi
ulteriormente dai problemi reali dell'Italia. Ho già lanciato il mio appello a
Fini e a Bersani, per votare una mozione di sfiducia e tornare nuovamente alle
urne. Non ho ricevuto risposte. Ribadisco che non può esserci, da parte dell’
Italia dei Valori, un eventuale appoggio ad un governo delle riforme. Perché,
con questa maggioranza al potere, non possono esistere riforme utili al Paese
ma solo ai loro interessi.
Ritengo che andare alle urne per mandare a casa, definitivamente, il Governo e
la sua cricca, sia un dovere per tutti quei partiti che tengono ancora al bene
del Paese. Allungare i tempi è utile solo a chi deve trovare il modo di
riorganizzarsi e al Presidente del Consiglio per portare a termine il suo
disegno di illegalità e impunità, per sé, le sue aziende e i suoi sodali.
L’Italia dei Valori c'è. Come sempre, con la gente e per la gente. Dalla parte
dei cittadini.


LA STAMPA SI AUTOIMBAVAGLIA
di Antonio Di Pietro

E’ certamente vero che Berlusconi, con la legge sulle intercettazioni, vuole
imbavagliare l’informazione, ma è anche vero che la stampa e le televisioni –
anche quelle apparentemente più indipendenti – ci mettono del loro per
imbavagliarsi da sole.
Prendiamo il caso di quel che è successo ieri. Noi dell’Italia dei Valori
abbiamo depositato alla Corte di Cassazione oltre due milioni di firme di
cittadini italiani per abrogare con referendum tre leggi vergogna: il legittimo
impedimento (ovvero quella legge che ha permesso e permette a Berlusconi di non
farsi processare), la privatizzazione dell’acqua (ovvero quella legge che
assicura l’utilizzo dell’acqua solo a chi può permettersi di pagarla, mentre
dovrebbe essere un diritto di tutti) e le centrali nucleari (ovvero quella
legge con cui il Governo Berlusconi ha stabilito di installare ben 13 centrali
nucleari nel nostro Paese, con grave rischio per la salute, l’ambiente e il
nostro futuro).
Non è una cosa di poco conto: una moltitudine enorme di cittadini italiani
hanno sottoscritto le nostre proposte di referendum. Ora, la procedura è
avviata e i cittadini, finalmente, potranno dire la loro su temi
importantissimi che attengono rispettivamente a tre principi fondamentali
tutelati dalla nostra Costituzione: la legalità, l’uguaglianza davanti alla
legge e la salute.
Eppure, nessun organo di stampa ha dato notizia dell’evento, nessun
telegiornale ne ha parlato, nessun giornale lo ha riferito. Praticamente tutti
gli organi di informazione ufficiali hanno ignorato e hanno fatto finta di non
vedere e di non sapere.
Allora dobbiamo chiederci perché è avvenuto e avviene tutto questo. Per
capirci qualcosa ho chiesto spiegazioni a un serio giornalista parlamentare che
ho incontrato questa mattina a Montecitorio. Mi ha risposto che ciò era dovuto
al fatto che l’Italia dei Valori non ha collegamenti lobbistici adeguati con le
varie redazioni giornalistiche e televisive e, per questa ragione, la nostra
azione politica e parlamentare viene costantemente ignorata se non addirittura
boicottata (anche su istigazione di altri gruppi parlamentari). Insomma, mi ha
consigliato di “piazzare” qualche giornalista “amico” nelle redazioni dei
giornali.
No, non voglio farlo. Per rispetto proprio dei giornalisti e della loro
professione, credo sia meglio che l’informazione rimanga veramente
indipendente. Non bisogna irretire i giornalisti con blandizie e promesse.
Soprattutto credo sia un peccato cercare di comprare i loro favori.
Però, mi sono cadute le braccia nel constatare l’assoluto silenzio con cui la
stampa ha reagito al deposito delle firme referendarie. D’accordo avercela con
me o con l’IdV per le nostre battaglie di legalità, ma ignorare oltre due
milioni di firme mi sembra davvero un atto di disinformazione degno del peggior
regime.
Chiedo, allora, ai Direttori dei giornali – almeno a quelli che ancora
vogliono rimanere indipendenti – di riconsiderare la loro posizione e di
informare adeguatamente l’opinione pubblica sull’esistenza e sul contenuto dei
tre referendum.
Chiedo soprattutto a voi della Rete e al mondo dei blogger di far partire una
campagna informativa alternativa e penetrante per far comprendere ai cittadini
di non lasciarsi sfuggire questa occasione e di attrezzarsi per andare in massa
a votare al prossimo referendum.


30 Luglio 2010
E' crisi di governo: Berlusconi riferisca in aula
di MASSIMO DONADI (IDV)

Da ieri sera tutto è cambiato e questa mattina nell’aula di Montecitorio si è
di fatto aperta la crisi del governo. Non siamo di fronte ad un bisticcio, l’
ennesimo, tra Berlusconi e Fini ma di fronte alla deflagrazione della
maggioranza e all’implosione di un progetto politico e di un partito che doveva
essere il grande partito della destra dei moderati italiani e della libertà ma
che, alla fine, del concetto di libertà ha dimostrato di avere solo la
presunzione del nome. Non appena uno dei due cofondatori, e alcune persone a
lui vicino, si sono limitate ad esprimere liberamente le proprie opinioni e
valutazioni su un tema come quello della questione morale, che nel Pdl è come
parlare della corda in casa dell’impiccato, la maggioranza non ha retto. La
difficoltà di coesione tra chi, come Fini, aveva da una parte pensato di dare
vita davvero ad un partito plurale e liberale e chi ha, viceversa, una visione
del partito totalitaria è venuta al pettine.

Di fatto oggi la maggioranza è implosa sia numericamente che politicamente. Lo
si potrà verificare oggi stesso, se ci sarà, come appare molto probabile, lo
scisma e la costituzione di due gruppi parlamentari distinti. Ma di fatto ieri
abbiamo assistito alla deflagrazione delle due colonne portanti del Pdl. E’
deflagrato il Pdl come partito portante della coalizione e presto imploderà
anche la seconda colonna, ovvero il patto fondativo tra Pdl e Lega. Sono certo
che questo governo cadrà in autunno e non per mano di Fini. A staccare la spina
sarà la Lega, quando prenderà atto che questo governo ormai non andrà più da
nessun parte e che il federalismo rimane solo un progetto sulla carta. Un
attimo primo che l’inganno venga svelato, la Lega staccherà la spina.

In questo mutato quadro, è chiaro che per Italia dei Valori, e per tutti gli
altri gruppi di opposizione, non esiste più nessun accordo a chiudere questa
sera, così come era stato preventivato fino a ieri sera. Da oggi inizierà una
durissima azione ostruzionistica. Se non c’è più una maggioranza la politica
non può andare in vacanza. Noi andremo avanti con il nostro ostruzionismo per
tutto il mese se sarà necessario, finché il presidente del Consiglio non uscirà
dal buco in cui si è rintanato e si assumerà pubblicamente, nell’Aula della
Camera dei Deputati, le sue responsabilità venendo a riferire sulla crisi di
governo. E’ intollerabile ed impensabile che il paese rimanga nell’oblio.

CERCA LE DIFFERENZE

Nella politica italiana, come nella Settimana Enigmistica, è possibile fare un
gioco, quello delle differenze. Si mettono a confronto due disegni e si cercano
nel secondo le differenze rispetto al primo. Tra le dichiarazioni e i fatti. E'
un gioco alla portata di tutti.
- Prima differenza: "Tagliamo le pensioni, l'Europa lo vuole" vs "Il diritto
alla pensione è maturato per i parlamentari dopo due anni e mezzo"
- Seconda differenza: "Riduciamo gli sprechi dello Stato" vs "I partiti si
spartiscono un miliardo di euro di finanziamento pubblico contrabbandato per
rimborsi elettorali, il solo Pdl, il partito di Tremorti sta incassando mezzo
miliardo di euro"
- Terza differenza: "La delocalizzazione delle aziende all'estero è un
problema di mercato" vs "Le aziende, dalla Bialetti, alla Omsa, alla Fiat
delocalizzano in Serbia o in Romania grazie ai contributi UE pagati dalle tasse
degli italiani e i loro prodotti mantengono comunque il marchio Made in Italy"
- Quarta differenza: "Il Parlamento è espressione della volontà popolare
attraverso il voto" vs "Il Parlamento è eletto nome per nome, famiglio per
famiglio, leccaculo per leccaculo da 5/6 persone responsabili dei partiti"
- Quinta differenza: "In Italia esiste la libertà di stampa" vs "I giornali
sono finanziati dallo Stato, senza chiuderebbero, da Libero a Il Foglio, hanno
la stessa indipendenza dal potere politico della Pravda (in russo "La Verità)
ai tempi di Stalin"
- Sesta differenza: "I presidenti di Regione possono essere eletti solo per
due mandati consecutivi" vs "I presidenti di Regione se ne fregano e mantengono
a vita la loro carica come Formigoni Pdl al quarto mandato e Errani Pdmenoelle
al terzo"
- Settima differenza: "Il federalismo è uno degli obiettivi del Governo" vs
"E' stato abolito l'ICI l'unica tassa federalista e tagliati i fondi alle
Regioni"
- Ottava differenza: "Il Presidente della Repubblica è garante della
Costituzione" vs "Napolitano ha firmato il Lodo Alfano, dichiarato
incostituzionale"
- Nona differenza: "L'Italia ripudia la guerra" vs "L'Italia partecipa alle
guerre in Afghanistan e in Iraq dove il massacro di civili è giornaliero e in
passato ha contribuito al bombardamento della Serbia"
- Decima differenza: "La lotta all'evasione è una priorità" vs "Lo scudo
fiscale ha premiato con il solo 5% di tassazione sul capitale gli evasori
totali e la criminalità organizzata"
- Undicesima differenza: "I partiti combattono la mafia e onorano Falcone e
Borsellino" vs "Due senatori condannati in secondo grado per contiguità con la
mafia, Dell'Utri e Cuffaro, siedono in Parlamento e spesso anche a tavola con
membri dell'opposizione"
- Dodicesima differenza: "Esistono una maggioranza e un'opposizione" vs
"Esistono Pdl e Pdmenoelle, i partiti dell'inciucio"
Mi accorgo che potrei continuare con il gioco delle differenze per ore. Oggi
vi lascio un po' di lavoro. Se volete continuate voi...
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.


Cricca costituzionale
Secondo il Tribunale del Riesame di Roma, sei giudici costituzionali su quindici hanno anticipato la propria decisione sul "Lodo Alfano" al signor Pasquale Lombardi detto Pasqualino, insider della cricca Verdini-Dell'Utri-Carboni-Martino. Questo si legge (leggi di seguito ndr ***) nella sentenza che conferma la detenzione preventiva per Carboni e Lombardi. Fatto grave, ma non adeguatamente evidenziato, di sottomissione dell'indipendenza di un'alta autorità di garanzia alle pressioni di un gruppo di intrallazzatori che operavano al servizio dell'impunità del Capo. Se questo fatto è provato, quei giudici devono lasciare la Corte al più presto. Per evidente incompatibilità morale con il mandato che è stato loro conferito, per sottrarre l'istituzione pubblica allo sgretolamento di ogni credibilità. Troverà il presidente della repubblica la forza per chiederne le dimissioni? E la minoranza parlamentare del Pd riuscirà mai a prendere posizione su questo fatto? Eccola, l'assenza di anticorpi: è in questa mancanza di coraggio.

***L'INCHIESTA
La P3 e il lodo Alfano
"Sei giudici rivelarono il voto"
Il Riesame motiva il carcere per Carboni e Lombardi. "Il gruppo ha operato in un complesso intreccio di interessi condivisi, minacce, benefici procurati o promessi, il quale generava un potere di fatto, che consentiva ai membri di proporsi quali efficaci elementi di pressione e di intervento presso i più diversi organi dello Stato"
di ELSA VINCI

"IL gruppo ha operato in un complesso intreccio di interessi condivisi, minacce, benefici procurati o promessi, il quale generava un potere di fatto, che consentiva ai membri di proporsi quali efficaci elementi di pressione e di intervento presso i più diversi organi dello Stato". "L'organizzazione era ed è in grado di interferire, spesso determinandole, su scelte di organi costituzionali e della pubblica amministrazione". Il presidente del tribunale del Riesame, Guglielmo Muntoni, guarda alla P3 come a un organismo vivo, ancora capace di agire. Non inerte. Nelle 65 pagine con cui motiva il carcere per l'imprenditore Flavio Carboni e per l'uomo che "sussurrava ai giudici", Pasquale Lombardi, spiega che entrambi - con Arcangelo Martino - sono i capi di una società segreta, in realtà ben più ampia, capace di insinuarsi quasi ovunque. "Lombardi - scrive il presidente Muntoni - era riuscito ad ottenere l'assicurazione sul voto, nel senso voluto dai sodali, di sette dei quindici giudici" della Consulta per influenzarli sul Lodo Alfano. Le cose, è noto, non andarono come la P3 avrebbe sperato. Ma il magistrato sottolinea: "Resta il fatto che tale ingerenza ci fu, che essa venne esercitata su almeno sei giudici costituzionali, che anticiparono ad un soggetto come il Lombardi la loro decisione".

Lodo Alfano
L'operazione fu seguita con la massima attenzione da Carboni e venne programmata nella riunione del 23 settembre 2009, nella casa romana di Denis Verdini, coordinatore del Pdl. C'erano il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, il senatore Marcello Dell'Utri, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller. Fino al giorno in cui la Corte Costituzionale decise sul Lodo Alfano, 7 ottobre, fu un susseguirsi di telefonate, di pressioni. L'obiettivo era "avere i numeri".

Il 23 settembre Lombardi chiama il giudice Martone: "Io farei una ricognizione, i favorevoli e i contrari. Poi vediamo .... di raggiungere i contrari". Il 25 settembre Carboni al telefono con Martino: "Denis, Marcellus, io, tu e lui aspettiamo numeri". Il presidente Muntoni scrive che a Carboni era stata data un'indicazione scritta su un bigliettino, sul voto favorevole di otto giudici, dunque la maggioranza. Dopo la decisione della Consulta, l'imprenditore sardo è palesemente irritato al telefono. "Gli interlocutori - spiega il giudice - potevano mettere in dubbio la serietà e l'effettiva capacità di ingerenza del gruppo segreto".

Il biglietto
Carboni nega di aver ricevuto un bigliettino con l'indicazione di voto dei giudici costituzionali. Ma quando il pm riferisce che Lombardi ha ammesso, l'imprenditore sardo dice: "Era solo un pronostico". Nell'interrogatorio di garanzia, Lombardi ha confessato di aver esercitato pressioni sulla Consulta "per acquisire meriti con Berlusconi".

Loggia non lobby
Il tribunale afferma che "nelle vicende in esame può tranquillamente escludersi che gli associati si limitassero ad esercitare pressione lobbistica". A parte il carattere "segreto dell'associazione, essi non rappresentavano alcun interesse legittimo ma intendevano solo ottenere risultati utili per fini illeciti".

Verdini, Dell'Utri e gli altri
La società segreta "vede un numero di associati che va ben oltre i tre dirigenti del sodalizio, destinatari del provvedimento impugnato". La P3 "risulta essere nota a pochissimi soggetti che le garantivano appoggio politico, come l'onorevole Densi Verdini, coordinatore del Pdl, o che ad essa si rivolgevano per chiederne l'intervento o aiutarla a portare a termine le operazioni programmate, come nel caso dell'onorevole dell'Utri".

Il Csm e gli alti magistrati
Note le pressioni sul Csm per le nomine dei giudici amici, come Marra a Milano. "Dovrà valutarsi - scrive il presidente Muntoni - il rapporto della associazione criminale con quegli alti magistrati e politici che non si siano limitati ad un singolo intervento e soprattutto di quelli a cui il sodalizio fa riferimento". Verdini e Dell'Utri, appunto. Ma in altri passi dell'ordinanza il magistrato si sofferma sulle posizioni di Cosentino e Caliendo, quest'ultimo "informato ripetutamente" dell'esclusione della lista Formigoni alle regionali, della necessità di inviare un'ispezione al tribunale di Milano.

Formigoni
Il presidente Muntoni sottolinea anche gli interventi del governatore della Lombardia, che voleva gli ispettori in tribunale. In una telefonata, Formigoni parla del Guardasigilli Alfano: "Mi sono arrabbiato, lui si era impegnato".

Olio d'oliva in Cassazione
Lombardi confessa di "avere portato dell'olio d'oliva all'ex presidente della Cassazione Carbone". C'è il ricorso di Cosentino contro la richiesta di arresto.

Il segreto
Al telefono Flavio Carboni spiega il segreto del successo. "Io ho un mio allenamento, ho una scelta del silenzio e della dimenticanza. Dimentico tutto". Il giudice ha confermato il carcere a tutela "dell'affidabilità di istituzioni pubbliche, anche di livello costituzionale, di importanti uffici giudiziari". "Concreto e allarmante il rischio di reiterazione del reato".

28 Luglio 2010
Ieri scrivevo di Verdini. Lo invitavo a rimanere nel suo partito, il Pdl, nonostante le
tensioni interne di chi lo avrebbe voluto espellere.
La permanenza nel partito degli indagati rappresenta un po' un marchio di
riconoscimento per gli elettori alle urne. Il presidente del Consiglio, qualche ora
dopo, commentando un'operazione dei carabinieri, probabilmente provato dalla
fatica, si sbilanciava comicamente con un: “La legalità è la mia stella polare”. Una
stella offuscata, si direbbe, dando un'occhiata a quelle che, sulla carta, compongono
poi il Pdl, partito di cui è presidente.
Il Fatto Quotidiano ha stilato, con tanto di dettagli, un elenco esaustivo di "stelle
polari" da non seguire. Lo ripropongo di seguito. Ecco cos'è il Pdl e chi hanno
mandato in parlamento coloro che lo hanno votato. Ecco cos'è la politica ai tempi di
Berlusconi.
L'elenco pubblicato da "Il Fatto Quotidiano"
Abrignani Ignazio (deputato): è stato indagato a Milano per dissipazione post
fallimentare nelle indagini sulla bancarotta Cit, agenzia di viaggi dello Stato.
Berlusconi Silvio (premier): 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio
Macherio); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian,
Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6
prescrizioni; 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, corruzione in atti giudiziari
Mills, frode fiscale e appropriazione indebita Mediatrade), tutti sospesi in attesa che
la Consulta si pronunci sulla legge sul legittimo impedimento.
Berruti Massimo (deputato): condannato a 8 mesi per favoreggiamento per aver
depistato nel 1994 le indagini sulle tangenti Fininvest.
Brancher Aldo (deputato): condannato in secondo grado per falso in bilancio e
finanziamento illecito, reato prescritto (il primo) e depenalizzato (il secondo). È
imputato anche per la scalata Bnl, per la quale i suoi legali hanno chiesto il legittimo
impedimento nel breve periodo in cui è stato ministro per il Federalismo.
Caliendo Giacomo (senatore e sottosegretario): indagato nell’inchiesta sulla nuova
P3.
Camber Giulio (senatore): condannato a 8 mesi per millantato credito nell’ambito
della Kreditna Banka. Era accusato di aver preso 100 milioni di lire.
Cantoni Giampiero (senatore): ha patteggiato 2 anni per corruzione e poi per
concorso in bancarotta fraudolenta.
Ciarrapico Giuseppe (senatore): 5 condanne definitive fin dagli anni ‘70 per falso e
truffa.
Comincioli Romano (senatore): imputato per false fatture e bilanci truccati di
Publitalia, poi prescritto. Nel 2008 la giunta per le autorizzazioni a procedere del
Senato respinge la richiesta di usare le intercettazioni delle sue telefonate con Stefano
Ricucci per la scalata al Corriere della Sera.
Cosentino Nicola (deputato ed ex sottosegretario): accusato di legami con il clan dei
Casalesi, il Parlamento ha negato la richiesta d’arresto. Indagato anche nell’inchiesta
sulla P3.
De Angelis Marcello (deputato): condannato a 5 anni per banda armata e
associazione sovversiva come dirigente del gruppo neofascista Terza Posizione.
De Gregorio Sergio (senatore): è stato indagato a Napoli per riciclaggio e
favoreggiamento della camorra e corruzione.
Dell’Utri Marcello (senatore): sette anni in appello per concorso in associazione
mafiosa per le contestazioni precedenti il 1992. È indagato a Roma nell’inchiesta
sulla P3. È accusato di calunnia per aver ordito un piano per screditare alcuni pentiti
palermitani che l’avevano accusato nel processo per associazione mafiosa. Deve
anche riaffrontare il processo per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore
siciliano Vincenzo Garaffa.
De Luca Francesco (deputato): è stato indagato per tentata corruzione in atti
giudiziari: il clan camorristico dei Guida si sarebbe rivolto a lui per un processo in
Cassazione.
Farina Renato (deputato): ha patteggiato 6 mesi (pena commutata in una multa di
6.480 euro) per favoreggiamento nel processo per il sequestro di Abu Omar.
Fasano Vincenzo (senatore): condannato a 2 anni per concussione nel 2007, pena
indultata.
Firrarello Giuseppe (senatore): arrestato e condannato in primo grado a Catania a
2 anni e 6 mesi per turbativa d’asta per le tangenti sulla costruzione dell’ospedale
Garibaldi. Poi prescritto.
Fitto Raffaele (deputato e ministro): rinviato a giudizio per sei reati, prosciolto per
altri cinque. Ancora aperti 2 casi di corruzione, un illecito nei finanziamenti ai partiti,
1 peculato da 190 mila euro e 2 abusi d’ufficio.
Grillo Luigi (senatore): L’assemblea del Senato ha negato l’uso delle intercettazioni
nell’ambito della Banca popolare di Lodi. Prescritto a Genova per truffa per la Tav.
Landolfi Mario (deputato): è stato indagato per corruzione e truffa. Nella stessa
inchiesta 5 pentiti chiamano in causa Nicola Cosentino.
Matteoli Altero (senatore e ministro): rinviato a giudizio per favoreggiamento
riguardo un abuso edilizio all’isola d’Elba. La giunta della Camera ha negato
l’autorizzazione a suo carico.
Messina Alfredo (senatore): è stato indagato per favoreggiamento nella bancarotta di
HDC.
Nania Domenico (senatore): condannato nel 1980 a 7 mesi per lesioni quando
militava neigruppi di estrema destra. Condannato in primo grado per abusi edilizi. Poi
prescritto.
Nespoli Vincenzo (senatore): accusato di bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L’aula
del Senato ha negato l’arresto.
Nessa Pasquale (senatore): accusato di concussione, il pm aveva chiesto
l’autorizzazione all’arresto.
Paravia Antonio (senatore): arrestato per corruzione nel 1995, prescritto nel 2004.
Proietti Cosimi Francesco (deputato): è stato indagato a Potenza con Vittorio
Emanuele per la truffa ai Monopoli. Roma ha archiviato. È stato indagato anche nella
Capitale per il filone legato agli ambulatorie alla ex signora Fini Daniela Di Sotto.
Russo Paolo (deputato): archiviato per l’ipotesi di reato di concorso esterno in
associazione mafiosa quando era Presidente della Commissione parlamentare rifiuti.
È stato indagato anche per violazione della legge elettorale.
Scapagnini Umberto (deputato): è stato indagato per abuso di ufficio aggravato per i
parcheggi sotterranei a Catania.
Sciascia Salvatore (senatore): condannato a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto,
quando era capo dei servizi fiscali gruppo Berlusconi, alcuni ufficiali della Gdf.
Simeoni Giorgio (deputato): è stato indagato per associazione a delinquere e
corruzione per le tangenti sanità nel Lazio.
Speciale Roberto (deputato): condannato in appello a 18 mesi per peculato da
parte della Procura militare perché da comandante della Gdf ha utilizzato per scopi
pers27 luglio 2010, in MARCO TRAVAGLIO
Probovirus


da Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2010

Bisogna essere grati all’onorevole Granata non solo per aver detto ciò che tutti sanno, e cioè che negando la protezione a Spatuzza il governo ostacola la lotta alla mafia. Ma anche per altri due fondamentali motivi. Primo, aver turbato i sonni di Pigi Battista, che intravede nella sua dichiarazione quel “certo morbo giustizialista che evidentemente in Italia alligna in tutti gli schieramenti” (magari!). Secondo, avere riportato alla luce una specie zoologica che si temeva estinta, più rara e inaspettata dell’ippogrifo, del centauro e dell’ircocervo: il proboviro del Pdl.

Pare che, ibernati nel museo di storia naturale di Palazzo Grazioli, ne esistano addirittura dieci esemplari. Di più non se ne son trovati, visto che incarnano altrettanti ossimori: oltreché viri, essi devono essere pure probi, il che per il Pdl costituisce una contraddizione in termini. Il loro presidente è un anziano filosofo sui 90 anni, Vittorio Mathieu. Poi c’è un compagno di classe di B., Guido Possa, poi c’è un pluritrombato ex fondatore di Forza Italia appena distaccato in una società Rai, poi ci sono la signora Armosino e un giudice che lavora con Alemanno, Sergio Gallo, che andava ai convegni di magistrati organizzati dalla P3; completano il quadro tali Tofoni, Sisto, Casali e un certo Cella (un nome, un auspicio). Come rivela Urbani – il più vispo fra i dieci – in due anni di Pdl l’illustre consesso non si è mai riunito. Del resto non ve ne sarebbe stato motivo: in un partito che annovera B., Dell’Utri, Previti, Cosentino, Verdini, Brancher, Scajola, Fitto, Cicchitto, Letta, Cappellacci, Scopelliti, Brancher, Matteoli, Lunardi, Caliendo, Ciarrapico, Angelucci e altri gigli di campo, i probiviri non hanno molta scelta. O si suicidano in massa, oppure per far prima cacciano chi osa parlare di legalità e questione morale. Brutte parole, pure provocazioni.

Quando Fini, all’auditorium della Conciliazione, si lasciò scappare “legalità”, la sala fu scossa da un fremito di emozione mista a sdegno e sgomento. B. rischiò di perdere pure i capelli finti, Verdini accennò alla fuga, Bondi rischiò l’ipossia e La Rissa l’embolo. Ora questo Granata si azzarda addirittura a negare la solidarietà a Dell’Utri, si dice contrario al monumento equestre per Mangano e, non contento, parla financo di lotta alla mafia. Delle due l’una: o è comunista o è indemoniato. La sua incompatibilità balza subito agli occhi di Maurizio Lupi, il ciellino amico di Abelli (vedi scandalo Poggi Longostrevi e voti della ‘ndrangheta) e di Grossi (quello della splendida bonifica a Milano-Santa Giulia): “Granata contraddice i nostri valori fondanti (probabilmente quelli custoditi al Credito Fiorentino di Verdini, ndr). O se ne va o finisce ai probiviri”. Littorio Feltri parla di “intelligenza col nemico”, senza peraltro indicare il nemico (lo Stato? L’antimafia? La legge?); ma il problema vero è l’intelligenza, tara davvero inaccettabile da quelle parti. La Rissa, triumviro del Partito dell’Amore, suggerisce a Granata “il ricovero in ospedale” e dà del “quaquaraquà” (dotta citazione di don Mariano, il padrino del Giorno della civetta). Urbani, molto viro e soprattutto molto probo, anticipa il verdetto: “C’è un’evidente incompatibilità culturale con la stragrande maggioranza del partito”.

La cultura in questione è quella che si insegna all’Università telematica del Cepu, di recente visitata da B., dove Dell’Utri è docente di Storia contemporanea (imperdibili le sue lezioni sui falsi diari del Duce) e Ubaldo Livolsi di Mercati finanziari internazionali (rinviato a giudizio per concorso in bancarotta); ma anche all’annuale seminario di Gubbio, dove il mese prossimo i professori Bondi, Cicchitto, Schifani e Carfagna sviscereranno il tema “Competenza e onestà per una buona politica”. Ancora incerta la presenza di Cosentino che, nel caso fosse ancora a piede libero, dovrebbe chiudere il simposio con una lectio magistralis sull’arte del dossier nel Terzo millennio, dal titolo “Quel culattone di Caldoro, fra bocchiniani e bocchinari”.



e per non dimenticare...


Che fatica guardarsi allo specchio

Da tre giorni il Paese e' fermo per ricordare un latitante in una vergognosa commemorazione all'olio di ricino. La casta al gran completo e lo Stato impongono a reti unificate la riabilitazione di "Bottino Craxi". Per un politico rubare e' un incidente di percorso giustificabile, redarguibile, ma senza accanimento, e comunque delebile nel tempo. Italiani, questa e' la minestra o saltate dalla finestra.
La 'minestra all’olio di ricino' negli anni l’hanno ingoiata in molti, tra cui Feltri e Cicchitto. Entrambi oggi tessono le lodi di Craxi, dipingendolo come statista, Cicchitto, addirittura, prostrandosi al capezzale di Hammamet. Ma nel ’93, per Feltri, Craxi era il “Cinghialone” e, per Cicchitto, un malfattore che si era comprato il Psi con i soldi del conto Protezione svizzero, quello poi legato al crack Ambrosiano. Come cambiano i tempi, e che fatica per alcuni ominicchi guardarsi allo specchio e scoprire di aver perduto qualche capello e, peggio ancora, la libertà.
Di seguito, l’articolo a pagina 3, de “Il Riformista” di oggi: “E Feltri esaltava Di Pietro contro il Cinghialone” e l’intervista del ’93 di Fabrizio Cicchitto a “La Stampa”, dal titolo “Politica e massoneria: Io, il psi e i soldi della P2”.

leggete, leggete...

Articolo Il Riformista: "E Feltri esaltava Di Pietro contro il Cinghialone
IL SEGNO DEI TEMPI. Oggi il direttore del Giornale lo definisce il più intelligente politico della sua epoca. Eppure, in piena Tangentopoli, cavalcò l'onda giustizialista sdoganando un soprannome usato nel codice Mani Pulite.
"Un Parlamento impresentabile, pieno di concussori, corrotti e manutengoli ha assolto Craxi e condannato Di Pietro. Allegria". Copyright Vittorio Feltri. Anno 1993. Il 29 aprile la Camera dei deputati nega l'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi. Il 30 aprile, giorno delle proteste di piazza e delle monetine lanciate al leader socialista davanti all'hotel Raphael, l’Indipendente si presenta in edicola con una prima pagina che sarà ricordata per la sua veemenza: "Assolto Craxi. Scandalo alla Camera: hanno vinto i ladri". Feltri, allora direttore, conclude il suo editoriale al vetriolo con un "avvertimento" al Parlamento: "Non avendo il coraggio di spararsi deve almeno sparire". È il culmine di due anni di parole, articoli e titoli spesi in difesa del pool di Mani Pulite e contro i corrotti di Tangentopoli, Bettino Craxi in testa. Le cose inizieranno a cambiare nel 1994: con il passaggio alla direzione del Giornale di proprietà dei Berlusconi, i toni si faranno più morbidi. Di lì in poi, un cammino quasi naturale. Fino all'oggi, alla riabilitazione.
(Continua a leggere)

Intervista a Fabrizio Cicchitto del 1993, autore Augusto Minzolini.
IL CASO Politica e massoneria "Io, il psi e i soldi della P2"
Cicchitto: "Ho pagato, altri invece no"
Fabrizio Cicchitto: "Non ne parliamo. Sono stato davvero un idiota. E' stata una grande stupidaggine. Ho pensato di iscrivermi a quella loggia come ci si iscrive al Rotary, ai Lions. Cosi' quando e' scoppiato lo scandalo P2 non mi restava che il suicidio... ".
Seduto su una poltrona di Montecitorio, Fabrizio Cicchitto parla del dramma della sua vita, quell' iscrizione alla loggia P2 che piu' di dieci anni fa costrinse lui, astro nascente socialista, ad un lungo esilio dalla politica. Forse adesso che il giudice Cordova parla dei 1600 affiliati della P2 rimasti sconosciuti, vale la pena di parlare proprio con Cicchitto di quella vicenda, non fosse altro per il fatto che lui e' stato uno dei pochi che ha pagato. Ricorda il personaggio:
Fabrizio Cicchitto: "Quando gli elenchi uscirono dissi subito tutto. Ero convinto che la cosa migliore fosse quella di togliersi subito di dosso quel peso, per poter ricominciare. Cosi' sono rimasto fuori per tanti anni e sono rientrato in Parlamento nell' ultima legislatura, giusto il tempo per vedere la fine di tutto. Quando si parla della sfortuna... ".

Un attimo di pausa, quello necessario per mettere Cicchitto al corrente delle ultime ipotesi formulate da Cordova sull' esistenza di altri elenchi della P2 rimasti segreti. Quando il personaggio riprende il filo del discorso l' espressione del suo viso e' cambiata: e' comparso un sorriso amaro.
Fabrizio Cicchitto: "Certo dice io ho ammesso subito, ho pagato, ma se penso a quello che e' venuto fuori in questi mesi... Ho capito, ad esempio, che Bettino Craxi e Claudio Martelli c' erano dentro fino al collo con Gelli e Ortolani. Ad esempio, la storia dei 30 milioni di dollari, del conto Protezione, mica e' uno scherzo. C' e' da credere davvero che in quegli anni, con tutti quei soldi, si siano comprati il Psi".

EH SI, AVETE LETTO BENE, QUESTO ERA IL PENSIERO DI… FELTRI E CICCHITTO !!!
NEI SALOTTI BUONI NESSUN GIORNALISTA LO DICE…
QUESTI PERO’ SONO FATTI STORICI...onali aerei della Fiamme Gialle.
Tomassini Antonio (senatore): medico, condannato a 3 anni per falso: durante un
parto una bambina nacque cerebrolesa ma lui contraffece il partogramma.
Valentino Giuseppe (senatore): è stato indagato per favoreggiamento, si sospetta che
abbia rivelato a Ricucci che era intercettato quando era sottosegretario alla giustizia.
Il Senato ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni.
Verdini Denis (deputato e coordinatore): indagato per l’inchiesta sulle Grandi opere,
ora anche per la P3.

NON SONO TUTTI UGUALI…

Csm (Consiglio superiore della Magistratura), l'Idv non si candida alle poltrone
di Antonio Di Pietro
Il Parlamento, in seduta comune, è chiamato ad eleggere i componenti laici del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura. Al riguardo, è sotto gli occhi di tutti come i partiti si stiano muovendo per scrivere l'ennesima brutta pagina della lottizzazione delle poltrone e del potere. Noi dell'Italia dei Valori dobbiamo denunciare questo andazzo anche al fine di evitare che si faccia di tutta l'erba un fascio.

Ciò premesso, segnalo qual è la nostra posizione su questa questione:

1 - l'Italia dei Valori non partecipa e non intende partecipare alle riunione che si stanno svolgendo nel retrobottega del Parlamento finalizzate alla spartizione di poltrone da parte dei partiti per sistemare proprie pedine all'interno del CSM;
2 - IDV non presenta né presenterà nominativi di propri esponenti politici come candidati a tali poltrone;
3 - IDV si batte e si batterà per estirpare la cattiva abitudine del Parlamento di nominare, come componenti laici del CSM, esponenti politici, siano essi parlamentari in carica o trombati da sistemare. Ciò perché, inserendo persone portate a prendere decisioni più per partito preso che per intima convinzione (almeno questa è l'impressione che tali nomine danno all'esterno), si lede l'autonomia dell'organo di autogoverno della magistratura;
4 - IDV si impegna a non votare per nessun candidato proveniente da precedenti esperienze parlamentari o da attività politiche, da qualsiasi partito egli provenga;
5 - tra i nominativi che IDV intende indicare - ma solo se gli interessati ci permetteranno di farlo - cito quelli del prof. Vittorio Grevi, (che vediamo bene anche come Vice Presidente del CSM), del prof. Gustavo Zagrebelsky, del dott. Bruno Tinti, del dott. Francesco Saverio Borrelli, del prof. Franco Cordero e di altri dello stesso calibro culturale e professionale;
6 - IDV condivide, infine, la determinazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di demandare al nuovo CSM il compito di giudicare, ed eventualmente sanzionare, il comportamento dei magistrati che hanno avuto rapporti con la nuova P3, in quanto tra gli attuali componenti del CSM ce ne sono alcuni coinvolti e, quindi, in conflitto di interessi.
Non vedenti

di Marco Travaglio

da Il Fatto Quotidiano, 21 luglio 2010

Si fa appassionante la caccia al "Cesare" della P3. Secondo i carabinieri è B. La Procura di Roma non è certa che sia lui. Ghedini, Il Geniale e il mèchato di Libero (ieri mattina presente però a Omnibus senza le consuete mèches, ma con una chioma in tinta unita color antiruggine) son sicuri che non è lui. Ecco, lui non farebbe mai certe cose, tipo comprare giudici e aggiustare sentenze: infatti quello salvato dalla prescrizione per aver corrotto il giudice Metta tramite gli avvocati Previti, Pacifico e Acampora (tutti condannati con Metta per corruzione) per fregare la Mondadori a De Benedetti non è mica lui: è un omonimo. Mai, se avesse avuto anche soltanto il sospetto che B. fa certe cose, il Corriere avrebbe potuto elogiarlo - come ha fatto l'altro giorno il pompiere capo Massimo Franco - perché sta ripulendo il P3dl dagli sparuti "segmenti di società che usano il governo come guscio dentro il quale ingrassare i loro comitati d'affari".
È quel che scrive anche Giancarlo Perna, lievemente sgomento, sul Geniale: "Come fa il Cav a circondarsi di simili ceffi? Verrà mai il giorno in cui, soppesata certa gente, la prenderà a calci nel sedere?".

Ecco, B. con i ceffi e i comitati d'affari non c'entra. Sono gli altri che lo dipingono così. Come Jessica Rabbit. È proprio vero che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Plotoni di non vedenti volontari stanno rimuovendo l'intera biografia berlusconiana per distinguere B. il buono dalla sua banda di cattivi (Carboni, Dell'Utri, Verdini, Scajola, Brancher, Caliendo, Cosentino, Sica, Lombardi, Martino). Nessuno osa domandarsi perché mai, un giorno sì e l'altro pure, Dell'Utri seguiti a esaltare l'eroismo di Mangano, un boss sanguinario pericoloso finché si vuole, ma morto dieci anni fa e ormai inoffensivo. A nessuno viene il dubbio che, quando elogia il silenzio (un tempo si sarebbe detto omertà) di Mangano morto, Dell'Utri parli del silenzio dei vivi: anzitutto il suo ("non so se, al posto di Mangano, riuscirei a resistere…"), e poi quello degli altri (mafiosi e non) che sanno tutto delle stragi del 1992-'93, ma finora non l'hanno rivelato. Tipo Giuseppe Graviano che, lungi dallo smentire le accuse di Spatuzza, ha preso tempo, riservandosi di parlare in un secondo momento. Non sarà che, nobilitando il silenzio di Mangano, si vuole perpetuare il silenzio di Graviano e far pesare quello di Dell'Utri?

Il bello di queste vicende, sempre dipinte come fosche e misteriose, è che tutti sanno tutto. È universalmente noto che il no del governo alla protezione di Spatuzza è un sasso in bocca al pentito. L'ha confessato senz'accorgersene Cappuccetto Cicchitto: "Sappiamo perché alcuni tengono tanto a Spatuzza: egli avrebbe dovuto essere la bomba atomica da lanciare contro Berlusconi". Dunque è per disinnescare la bomba atomica contro B. che il governo B. gli nega la protezione. Ed è per aver detto che "via D'Amelio non è solo mafia" che Fini è di nuovo nel mirino del P3dl. Ed è per aver accusato "settori del governo" di "rallentare le indagini sulle stragi" che il finiano Granata viene manganellato dal duo Cicchitto & Laboccetta. Lo sanno tutti che la posta in gioco è il legame fra l'inizio di Forza Italia e la fine delle stragi. Tutti, tranne i non vedenti.

Sul solito Pompiere il solito gnorri Pigi Battista nega ogni rapporto fra i due eventi, con questa poderosa argomentazione: nell'estate '93, quando esplosero le ultime bombe, i cavalli vincenti della politica erano Occhetto e Mariotto Segni, dunque è impossibile che Cosa Nostra abbia puntato sul partito di B. ideato da Dell'Utri. Forse gli sfugge un paio di particolari. Cosa Nostra aveva ottimi rapporti trentennali con Dell'Utri e B., mentre non conosceva Occhetto e Mariotto. Mangano, come risulta dalle agende di Dell'Utri, andò a trovarlo due volte nel novembre '93 negli uffici milanesi di Publitalia dove stava nascendo Forza Italia. Che però, secondo il sagace Pigi, è nata sotto un cavolo o l'ha portata la cicogna. La mamma non gli ha ancora detto nulla di come nascono i partiti.

Da Ufficio stampa IDV

FOCUS IDV

CSM: DI PIETRO, IDV NON VUOLE POLTRONE, GREVI VICEPRESIDENTE VORREMMO ANCHE BORRELLI, ZAGREBELSKY, CORDERO E TINTI (ANSA) - ROMA, 21 LUG - ''Il Parlamento, in seduta comune, e' chiamato ad eleggere i componenti laici del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura. Al riguardo, e' sotto gli occhi di tutti come i partiti si stiano muovendo per scrivere l'ennesima brutta pagina della lottizzazione delle poltrone e del potere. Noi dell'Italia dei Valori dobbiamo denunciare questo andazzo anche al fine di evitare che si faccia di tutta l'erba un fascio''. Lo scrive sul suo blog (in giornata l'articolo tratto dal blog ndr)il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. ''Cio' premesso, segnalo qual e' la nostra posizione su questa questione: 1 - l'Italia dei Valori non partecipa e non intende partecipare alle riunione che si stanno svolgendo nel retrobottega del Parlamento finalizzate alla spartizione di poltrone da parte dei partiti per sistemare proprie pedine all'interno del CSM; 2 - l'IdV non presenta ne' presentera' nominativi di propri esponenti politici come candidati a tali poltrone; 3 - l'IdV si batte e si battera' per estirpare la cattiva abitudine del Parlamento di nominare, come componenti laici del CSM, esponenti politici, siano essi parlamentari in carica o trombati da sistemare. Cio' perche', inserendo persone portate a prendere decisioni piu' per partito preso che per intima convinzione (almeno questa e' l'impressione che tali nomine danno all'esterno), si lede l'autonomia dell'organo di autogoverno della magistratura; 4 - l'IdV si impegna a non votare per nessun candidato proveniente da precedenti esperienze parlamentari o da attivita' politiche, da qualsiasi partito egli provenga; 5 - tra i nominativi che l'IdV intende indicare - ma solo se gli interessati ci permetteranno di farlo - cito quelli del prof. Vittorio Grevi, (che vediamo bene anche come Vice Presidente del CSM), del prof. Gustavo Zagrebelsky, del dott. Bruno Tinti, del dott. Francesco Saverio Borrelli, del prof. Franco Cordero e di altri dello stesso calibro culturale e professionale; 6 - l'IdV condivide, infine, la determinazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di demandare al nuovo CSM il compito di giudicare, ed eventualmente sanzionare, il comportamento dei magistrati che hanno avuto rapporti con la nuova P3, in quanto tra gli attuali componenti del CSM ce ne sono alcuni coinvolti e, quindi, in conflitto di interessi''.(ANSA).

MANOVRA: DI PIETRO, E' PRO QUALCUNO E CONTRO TUTTI COME LE INTERCETTAZIONI VA RISCRITTA EX NOVO (ANSA) - ROMA, 21 LUG - ''Questa manovra e' proprio come le intercettazioni a beneficio di qualcuno e a discapito di tutti. Per questa ragione andrebbe riscritta ex novo''. Cosi' il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha risposto a chi gli chiedeva una eventuale disponibilita' a riformulare alcune norme contenute nella manovra correttiva dei conti pubblici, eventualmente anche attraverso un decreto successivo. Di Pietro ha parlato con i rappresentanti dei sindacati di polizia che manifestano davanti a Montecitorio e ha sottolineato che: ''Questa non e' una manovra ma un atto di provocazione, e cosi' com'e' formulata e' totalmente da rifare''. L'auspicio di Di Pietro e' che ''attraverso tutte queste pressioni si possano modificare almeno le parti piu' improponibili''. (ANSA).

MANOVRA: DI PIETRO, DIMEZZARE STIPENDI E NUMERO PARLAMENTARI (ANSA) - ROMA, 21 LUG - Il taglio del 10% delle indennita' ai parlamentari? ''Un'ottima idea ma e' solo un buon esempio. Resto della convinzione che bisognerebbe dimezzare il numero di deputati e senatori e i loro stipendi''. Lo afferma il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, rispondendo a chi gli chiede di commentare la sforbiciata alle buste paga decise dai questori di Camera e Senato.(ANSA).

MANOVRA: DI PIETRO, OGNI MINUTO BUONO PER ALLEVIARE I DANNI = (AGI) - Roma, 21 lug. - "La manovra cosi' com'e' formulata e' totalmente da rifare ma comunque ogni minuto e' buono per alleviare i danni". Lo ha dichiarato Antonio Di Pietro, leader dell'IdV, che questa mattina ha portato la sua solidarieta' ai poliziotti scesi in piazza per protestare contro la manovra. "Non dessero la colpa a noi - ha detto ancora Di Pietro - dicendo che blocchiamo i tempi, la verita' e' che non vogliono discutere della manovra altrimenti i cittadini verrebbero a sapere che e' improponibile. Noi non facciamo questione di tempi ma di merito. Quando metti in condizioni di non poter vivere gli organi di polizia, gli organi di prevenzione e controllo, e' chiaro che alla fine vince la legge della giungla. Questa manovra taglia ai piu' deboli e onesti e qa uelli che fanno il loro dovere per dare ai disonesti, ai furbetti e agli evasori fiscali". (AGI)

MANOVRA. DI PIETRO: TREMONTI NON TOCCA SOLDI EVASORI E PIDUISTI (DIRE) Roma, 21 lug. - "Il ministro Tremonti parla sempre con supponenza per nascondere la verita. E la verita' e' che i conti non tornano, per farli tornare in senso matematico egli ha tolto i soldi alle parti sociali piu' deboli e li ha lasciati dove stavano agli evasori fiscali, agli approfittatori e ai piduisti". Cosi' il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, a Sky Tg24.

MANOVRA: IDV SOLIDALE CON PROTESTA POLIZIA, ''GOVERNO CIECO E SORDO'' = (ASCA) - Roma, 21 lug - ''L'Italia dei Valori scende in piazza al fianco dei sindacati di polizia, vigili del fuoco, corpo forestale, Cocer Guardia di Finanza ed Aeronautica, che questa mattina si riuniscono per protestare davanti a Montecitorio''. Lo affermano in una nota il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e il responsabile welfare e lavoro del partito, Maurizio Zipponi, esprimendo solidarieta' e vicinanza ai lavoratori del Comparto sicurezza che oggi manifestano in piazza Montecitorio. ''Con questa manovra - spiegano - il governo non solo toglie risorse fondamentali alle fasce piu' deboli, ma si abbatte con la sua scure anche sugli operatori del Comparto sicurezza. Per questo motivo, l'Italia dei Valori e' solidale con l'indignazione di quanti, ogni giorno, lavorano per garantire la sicurezza nel nostro Paese, rischiando molto spesso in prima persona. Il governo sta calpestando la professionalita' di chi e' pronto a difendere lo Stato anche a costo della propria vita''. ''L'esecutivo - affermano ancora Di Pietro e Zipponi - e' cieco e sordo alle richieste che arrivano dai lavoratori, dagli enti locali, dai sindacati e premia, come al solito, evasori e furbetti del quartierino: deve andare a casa al piu' presto''.


INTERCETTAZIONI: DI PIETRO, FAREMO OSTRUZIONISMO IN AULA = (AGI) - Roma, 21 lug. - Nessun ostruzionismo in commissione Giustizia alla Camera durante il voto sugli emendamenti al ddl intercettazioni, bensi' in aula. Ad annunciare quale sara' l'atteggiamento dell'Idv e' il leader, Antonio Di Pietro. "Non faremo ostruzionismo in commissione - spiega appunto l'ex pm - ma lo faremo quando il provvedimento approdera' in Aula". (AGI)

INTERCETTAZIONI:IDV "OSTRUZIONISMO PER DENUNCIARE INCOSTITUZIONALITA'" ROMA (ITALPRESS) - "L'Italia dei Valori conferma la propria contrarieta', senza se e senza ma, al disegno di legge sulle intercettazioni. Per questo continuera' a opporsi duramente al provvedimento criminogeno al fine di impedire che venga approvato". Lo affermano in una nota congiunta il presidente dell'Italia dei Valori, onorevole Antonio Di Pietro e l'onorevole Federico Palomba, membri della Commissione giustizia. "In Commissione intendiamo esaminare il ddl nel merito in quanto vogliamo che ogni articolo venga sviscerato e denunciato nella sua illegittimita' costituzionale e inopportunita' politica". (ITALPRESS).

INTERCETTAZIONI:DI PIETRO "DDL DA BUTTARE VIA PRIMA CHE FACCIA DANNI" ROMA (ITALPRESS) - "Hanno tolto 3-4 volgarita' su 50 ma sempre una volgarita' di ddl e' rimasto, poiche' toglie agli investigatori la possibilita' di scoprire i delinquenti e impedisce all'informazione la possibilita' di sapere come stanno le cose. Proprio il fatto che modifichino il disegno di legge ogni tre minuti dimostra che e' un provvedimento da buttare via prima che faccia danni". Lo ha affermato il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ai microfoni di Sky Tg24.

AFGHANISTAN: DI PIETRO, ORMAI E' GUERRA. BASTA MORTI SU COSCIENZA = (AGI) - Roma, 21 lug. - "Oggi l'Italia dei Valori ha votato contro il rifinanziamento delle missioni internazionali. Avevamo chiesto al governo di ritirare la missione in Afghanistan, ma il governo ha detto di no, cosi' la nostra bocciatura e' stata senza appello. Tra l'altro piu' della meta' del budget del decreto finisce in questa cosiddetta 'missione' in Afghanistan". In un intervento su www.italiadeivalori.it, Antonio Di Pietro giudica "sbagliata la nostra permanenza su quel territorio" e ricorda: "Siamo andati li' perche' parlavano di guerra al terrorismo ma oggi la motivazione non e' piu' cosi' nobile. Adesso c'e' in atto una guerra guerreggiata sostenuta dai signori dell'oppio. E quarantadue Paesi, con altrettanti eserciti, sostengono il governo di Karzai che, a sua volta, si appoggia ai trafficanti di droga". "Mi chiedo - prosegue - non sono bastati tutti questi morti sul campo di guerra afghano? Quante altri ne dobbiamo avere sulla coscienza? Abbiamo perso il conto del numero delle vittime civili e militari di tutte le Nazioni. Eppure, per quanto riguarda il nostro impegno, la Costituzione italiana parla in modo chiaro, all'articolo 11 recita: 'L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali'". "Dove sono finiti quegli ipocriti, pronti ad urlare la propria rabbia davanti ad una bara? Oggi sono silenti, consapevoli che tanto in Italia tutto si dimentica. Esprimo solidarieta' e vicinanza ai militari italiani impegnati in tutte le missioni internazionali e riconosco l'importante contributo che hanno dato e continuano a dare. Dico loro: siete l'orgoglio del nostro Paese. Ma al governo - conclude - dico che noi dell'Italia dei Valori siamo una forza coerente e responsabile e non vogliamo macchiarci le mani per il crimine in atto in Afghanistan e soprattutto vogliamo che il nostro esercito serva per difendere il nostro Paese da offensiva esterna e non per portare la morte in altri". (AGI)

P3: BELISARIO (IDV), CALIENDO E' INDIFENDIBILE, VADA SUBITO A CASA = (ASCA) - Roma, 21 lug - ''E' chiaro che la difesa di Caliendo da parte del Ministro Alfano risponde a un preciso ordine di scuderia''. Lo dice il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, partito che ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario alla Giustizia sia al Senato che alla Camera. ''Al di la' di quello che sara' accertato dalla magistratura - prosegue - resta la gravissima responsabilita' politica di un sottosegretario alla Giustizia che ha preso parte a riunioni segrete per influenzare decisioni politiche, appalti, nomine, processi e per provare a condizionare il voto della Corte costituzionale sul lodo Alfano''. ''Il ministro della Giustizia difende Caliendo per difendere se stesso, ma tutti e due sono indifendibili. Il sottosegretario alla Giustizia deve andare a casa subito, senza se e senza, per questo l'IdV - conclude Belisario - chiede che la mozione di sfiducia venga discussa prima della pausa estiva''.

MANOVRA. BELISARIO: TREMONTI VUOL PRENDERE ITALIANI PER FONDELLI (DIRE) Roma, 21 lug. - "Ma Tremonti crede davvero di poter prendere tutti per i fondelli dicendo che non ha aumentato le tasse? Oppure pensa che tutta la gente scesa in piazza contro la manovra abbia voluto solo fare una salutare passeggiata sotto il sole cocente?". Lo dice il presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, replicando alle affermazioni del ministro dell'Economia. Secondo Belisario, infatti, "i tagli alle Regioni e agli enti locali, cioe' quelli piu' prossimi ai cittadini, equivalgono a meno asili, meno assistenza, meno trasporti, meno sanita'. Se questi enti vorranno mantenere lo stesso livello per i servizi prestati ai cittadini dovranno per forza aumentare le imposte e le tariffe. Il risultato, quindi, e' l'esatto contrario di quanto sostiene Tremonti: cambia solo il soggetto che riscuote le tasse, con ovvie ricadute sul piano politico". "Il ministro fa lo gnorri, continuando a sorvolare sui pesanti riflessi della manovra: dal blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, ai tagli alla sicurezza, alla scuola. Un elenco troppo lungo di tartassamenti che gravano sulle spalle dei piu' deboli. Per questo governo- conclude Belisario- e' piu' facile prendersela con i lavoratori onesti piuttosto che intervenire per arginare gli sprechi della casta o colpire duramente gli evasori".

Csm/Donadi:Idv rivendica con orgoglio propria candidatura _Franceschini rilegga Di Pietro: indicare giuristi e non politici Roma, 21 lug. (Apcom) - Italia dei Valori intende avanzare una propria candidatura per un posto fra i laici del nuovo Csm e avanzerà il nome di un giurista di indiscusso prestigio e non di un politico, invitando Pd e altre forze politiche a fare altrettanto. Lo precisa il capogruppo alla Camera, Massimo Dondadi, in risposta al capogruppo Pd Dario Franceschini. "E` inutile alimentare polemiche inconsistenti tra i partiti dell`opposizione in questo momento. Per questa ragione non ho alcuna intenzione di replicare all`intento polemico di Franceschini. Credo semplicemente che non abbia letto con attenzione, o non gli sia stato riportato correttamente, quanto dichiarato da Di Pietro in merito all`elezione dei componenti laici del Csm.Franceschini legga meglio le dichiarazioni di Di Pietro. Non solo Idv ha richiesto di poter indicare un nome, ma tale richiesta la rivendica con orgoglio". "La riflessione di Di Pietro - argomenta il capogruppo Idv- non riguarda certo una legittima procedura sancita dalla Costituzione, ma la modalità con la quale i partiti la esercitano, privilegiando spesso la lealtà politica sul merito e sull`autorevolezza. L`invito di Di Pietro alle altre forze politiche è stato quello di fare la nostra stessa scelta: indicare nomi di giuristi estranei alla vita di partito ed alla militanza politica e che fossero di assoluto prestigio e competenza. Mi rivolgo a Franceschini per auspicare che nel momento in cui il governo vacilla e Berlusconi appare vicino al tramonto politico, le opposizioni facciano attenzione a non cadere preda del nervosismo o delle inutili polemiche interne".


INTERCETTAZIONI: DONADI, SE DDL A PREMIER NON PIACE LO ACCANTONI = (AGI) - Roma, 21 lug. - "Il capo del governo getta la maschera e conferma cio' che abbiamo sempre detto: il ddl intercettazioni serve solo a coprire le malefatte di affaristi e politici disonesti". Lo ha affermato in una nota il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. "Se oggi questo testo a Berlusconi non piace, perche' costringere il Parlamento a lavorare su una legge comunque negativa e dagli effetti nefasti per la sicurezza dei cittadini e per la liberta' di stampa?", si e' chiesto, "il bavaglio va definitivamente gettato al macero". (AGI) Com/Sab

MAFIA: STRAGI, DONADI "PERCHE' PDL HA PAURA DELLA VERITA'?" ROMA (ITALPRESS) - "Ci chiediamo perche' una parte del Pdl abbia cosi' tanta paura della verita' sulle stragi. Accertare quel che davvero e' successo in quel terribile periodo della nostra storia e' doveroso. Nei confronti delle vittime e delle loro famiglie innanzitutto, ma non solo, anche per chiarire eventuali rapporti torbidi tra mafia e politica e svelare trame occulte". Lo afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. "Ci auguriamo che il lavoro delle procure impegnate nelle indagini sia proficuo e che giunga a conclusioni certe. Ci opporremo con durezza a qualsiasi tentativo di impedire le indagini". (ITALPRESS).

COOPERAZIONE: IDV, UDC CON GOVERNO LA HA AFFOSSATA (ANSA) - ROMA, 21 LUG - ''L'Udc ha votato con il governo e, insieme, hanno dato il colpo di grazia alla cooperazione internazionale. Infatti sono stati bocciati due emendamenti che proponevano la soppressione dell'ulteriore riduzione, di venti milioni di euro, dei fondi destinati alla cooperazione internazionale volti a ripristinare fondamentali risorse ad un settore gi pesantemente penalizzato dalla maggioranza e dal governo''. Lo ha detto in una nota Leoluca Orlando, portavoce di Idv, commentando il voto alla Camera degli emendamenti al decreto sulle missioni militari e la cooperazione. ''L'Italia dei Valori ed il Pd - ha sottolineato Orlando - hanno votato per mantenere i due emendamenti presentati dall'opposizione, denunciando che sarebbe stato un ulteriore grave colpo inferto al comparto dal parte del nostro Paese. ''L'Udc, in contrasto con le affermazioni pronunciate fuori dalle aule parlamentari - ha aggiunto Orlando - e nelle quali affermava che avrebbe sostenuto il settore, ha votato con la maggioranza contribuendo a un ulteriore mortificazione della presenza civile e di pace del nostro Paese nel mondo''. (ANSA).

PD: ORLANDO (IDV), SUBITO PROGRAMMA METTENDO INSIEME IL CENTROSINISTRA = Roma, 21 lug. (Adnkronos) - "L'incontro di ieri diventera' importante se si iniziera' a lavorare nella prospettiva di chi crede che occorre un cambiamento culturale. La discussione e' stata essenzialmente di impostazione perche' e' fuorviante parlare solo di candidature alle primarie senza parlare di un metodo per scegliere il candidato". Cosi' all'ADNKRONOS, Leoluca Orlando, deputato e portavoce Idv, ha commentato il seminario durante il quale Goffredo Bettini, ex coordinatore del Partito democratico, ha spiegato quali sono secondo lui le tappe da percorrere per arrivare ad un 'Pd aperto'. "Ieri ho iniziato il mio intervento dicendo che la riunione doveva servire a dare un contributo alla vittoria delle elezioni del 2018", racconta Orlando che aggiunge: "viviamo di eterno presente, io credo che cosi' non vinceremo mai. Dobbiamo darci subito un programma mettendo insieme tutte le forze di centrosinistra. Se noi ci presentiamo come quelli che hanno un progetto per dopodomani, oggi siamo piu' credibili". "Per tale ragione -spiega il deputato Idv- e' prematura l'autocandidatura di Vendola perche' nessuno puo' proporsi a prescindere dal programma. Le primarie del centrosinistra vanno fatte ma non devono essere solo primarie di persone, prima di tutto devono essere di programma. Noi non possiamo contrapporre a Berlusconi, un'altra persona. Vendola ha appena iniziato a fare in modo egregio il presidente della regione Puglia e sono sicuro che portera' a termine il suo mandato nel migliore dei modi".

MAFIA: IDV A GASPARRI, NON OFFENDA GIUDICI. PENSI A CONDANNATI PDL = (ASCA) - Roma, 21 lug - ''Il senatore Gasparri non offenda i giudici e pensi piuttosto ai tanti condannati, anche per reati gravissimi, presenti nel suo partito. Gasparri rifletta, inoltre, sulle inchieste inerenti i piani eversivi della nuova P2 che coinvolgono esponenti di vertice del suo partito. Se avesse voglia di occuparsene un po' di piu', non avrebbe il tempo di criticare quanti, fra magistrati e forze dell'ordine, tentano ogni giorno di fare il proprio dovere senza mezzi, senza risorse e a rischio della propria vita. Questi magistrati e poliziotti hanno tutta la solidarieta' dell'Italia dei Valori e dei cittadini onesti.''. Lo ha affermato in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. ''Sono gli stessi magistrati e poliziotti che continuano a lavorare per lo Stato senza il conforto di un governo e di una maggioranza - aggiunge l'esponente dipietrista - pronti, invece, a varare provvedimenti per l'impunita' e condoni per la casta, piuttosto che permettere al sistema giustizia di funzionare. Ricordiamo a Gasparri che anche oggi, per l'ennesima volta, sono scesi in piazza i tutori delle forze dell'ordine, messi sul lastrico da una manovra votata pure da Gasparri, che ha tagliato i fondi necessari alla tutela della sicurezza. Non ci sembra che il senatore del Pdl abbia speso una parola per i poliziotti e ,piuttosto, ci dica che fine ha fatto il tanto da lui sbandierato ddl anticorruzione''.


MISSIONI ESTERO: IDV, DECRETO RINVIA PROBLEMA AFGHANISTAN = Roma, 21 lug. (Adnkronos) - ''Questo decreto rinvia ulteriormente il problema Afghanistan, che, invece, in questo momento va affrontato assolutamente sul piano politico''. Lo dicono, in una nota congiunta, Augusto Di Stanislao, capogruppo Idv in commissione Difesa e Antonio Borghesi, vice capogruppo del partito alla Camera. ''E' per questo motivo che abbiamo votato contro'', aggiungono i deputati dipietristi, spiegando che ''nonostante il lavoro fatto fino al momento dalle nostre forze armate sia encomiabile e di grande importanza per la popolazione, non possiamo non riconoscere che, a nove anni di distanza dalla missione, nessuno degli obiettivi allora previnti e' stato raggiunto''.

Rai/ Idv: Basta con la lottizzazione, Pd fuori dal cda _Pardi a Franceschini: Mai partecipato a spartizione poltrone Roma, 21 lug. (Apcom) - "L`Italia dei Valori non ha mai partecipato alla spartizione di poltrone del Cda della Rai, anzi ha sempre chiesto e chiede ancora oggi con forza che i partiti restino fuori dalla gestione dell`azienda". Così il senatore Pancho Pardi, capogruppo IdV in commissione di Vigilanza, replica al capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini. "Il Pd - insiste l'esponente dipietrista - ritiri i suoi rappresentanti dal Cda, è ora di finirla con la logica della lottizzazione. L`Italia dei Valori vuole un servizio pubblico indipendente e autonomo dal potere politico, per questo chiede ancora una volta a tutti i partiti di fare un passo indietro. La Rai - conclude Pardi - va restituita ai cittadini e deve essere amministrata da professionisti seri e con la schiena dritta, eletti in base alla loro professionalità e non a criteri d`appartenenza".

INCHIESTA EOLICO: IDV AD ALFANO, ETICA VIENE PRIMA DEL CODICE PENALE = Roma, 21 lug. (Adnkronos) - "Il ministro Alfano ha dato una risposta meramente burocratica su una faccenda della massima gravita'". Lo dice Antonio Borghesi, vice capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera, replicando alla risposta del ministro della Giustizia all'interrogazione dell'Italia dei Valori sulla vicenda Caliendo. "L'etica -aggiunge Borghesi- viene prima del codice penale, soprattutto nel caso di un sottosegretario alla giustizia, per di piu' con delega alle intercettazioni. E' provato che Caliendo ha preso parte ad alcune riunioni dell'associazione segreta denominata P3 ed e' inoltre citato nella relazione della commissione d'inchiesta sulla P2, per aver fatto pressioni sulla procura a favore di Roberto Calvo. Il quadro che si dipinge attorno al sottosegretario alla giustizia e' di tale gravita', che dovrebbe solo andare a casa", conclude il deputato Idv.

Manovra/ Idv: Da Tremonti tanta spocchia e poca chiarezza _Dal ministro arroganza: tutto va bene e nessuna risposta Roma, 21 lug. (Apcom) - "Un ministro dell`Economia arrogante nei confronti dell`opposizione che ha snobbato con sprezzo le domande di Italia dei Valori che chiedeva lumi sulla ratio della manovra economica". Così Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera, commenta l`audizione del ministro Tremonti in Commissione Bilancio. "Il ministro ci è venuto a raccontare la solita favoletta che tutto va bene madama la marchesa e che se l`Italia va in pezzi è solo perché non è ben informata sulla mirabile azione del governo. Quanto alle questioni da noi sollevate sull`assenza di una vera azione di crescita per l`economia e sulla grave mancanza di equità nella manovra del governo, Tremonti ha fatto orecchie da mercante" aggiunge Borghesi. "Su una cosa, però, è stato chiarissimo. Tremonti non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro sulla norma salva manager che, a detta del ministro, è stata inserita in Senato e voluta in maniera bipartisan, con la sola eccezione ovviamente di Italia dei Valori. Quanto al fatto che secondo il ministro la legge varrà solo in futuro, gli facciamo presente che, anche uno studente del primo anno di legge lo sa, una nuova legge penale, quando è più favorevole all`imputato, funziona retroattivamente. Italia dei Valori darà battaglia per cancellare questa norma vergognosa e staneremo ad uno ad uno quanti nell`opposizione intendono sostenerla" conclude Borghesi. Tor

MANOVRA, IDV: BATTAGLIA CONTRO NORMA SALVA MANAGER (9Colonne) Roma, 21 lug - "Tremonti non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro sulla norma salva manager che, a detta del ministro, è stata inserita in Senato e voluta in maniera bipartisan, con la sola eccezione ovviamente di Italia dei Valori. Quanto al fatto che secondo il ministro la legge varrà solo in futuro, gli facciamo presente che, anche uno studente del primo anno di legge lo sa, una nuova legge penale, quando è più favorevole all'imputato, funziona retroattivamente". Così Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo Idv alla Camera, dopo l'audizione del ministro Tremonti in Commissione Bilancio. "Italia dei Valori darà battaglia per cancellare questa norma vergognosa e staneremo ad uno ad uno quanti nell'opposizione intendono sostenerla" conclude Borghesi. (red)

Manovra, Formisano: Togliere risorse a Forze dell'Ordine aiuta mafie Roma, 21 LUG (Il Velino) - "La protesta degli operatori della sicurezza conferma, per quanti non lo avessero ancora capito, che questo Governo non vuole combattere fino in fondo la criminalita' organizzata. Al centro-destra, infatti, interessano esclusivamente le passerelle televisive in cui vengono sbandierati numeri e dati dei malavitosi arrestati e/o dei beni sequestrati". Ad affermarlo, e' l'on. Nello Formisano (Idv), vicepresidente della Commissione Bicamerale per la Semplificazione, il quale aggiunge: "Assistiamo all'ennesimo teatrino da parte del Governo Berlusconi che, prima tesse le lodi delle forze dell'ordine per le operazioni poste in essere, poi all'atto pratico toglie risorse necessarie per l'espletamento del servizio, attraverso la manovra. Ieri la Commissione Bilancio non ha voluto prendere in esame la contromanovra di Italia dei Valori, perche' non va nella direzione di 'tutelare' ricchi, potenti ed evasori a vario titolo, cosa che invece vuol fare questa maggioranza".

MANOVRA: IDV ABBANDONA LAVORI COMMISSIONE BILANCIO CAMERA ITER BLINDATO UMILIA PARLAMENTO (ANSA) - ROMA, 21 LUG - L'Italia dei Valori abbandona i lavori della commissione Bilancio sulla manovra. Lo riferiscono Antonio Borghesi, vice capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera e Renato Cambursano, capogruppo IdV in commissione Bilancio, in una nota congiunta, ''Questo governo - dicono - ha messo su l'ennesima messa in scena, a cui Italia dei Valori dice no. Oggi il governo ha annunciato che il testo su cui verra' chiesta la fiducia sara' quello uscito dal Senato - aggiungono i due deputati - e noi non ci prestiamo all'ennesima farsa, che questa volta rappresenta la totale umiliazione della Camera''.

MANOVRA:MURA "EFFETTI SI VEDONO DALLE PROTESTE DEI LAVORATORI" ROMA (ITALPRESS) - "Sono pienamente d'accordo con il portavoce del Pdl Bernini quando afferma che la manovra del governo sta gia' producendo effetti visibili nella societa' e nell'economia come dimostrano le manifestazioni di protesta che ogni giorno si svolgono in piazza Montecitorio. Oggi c'erano gli agenti di polizia, ieri era la volta dei vigili del fuoco, ancora prima sono scesi in piazza i medici, i disabili, i precari, e l'elenco di categorie danneggiate da questa manovra iniqua e' ancora molto lungo. Lo dichiara Silvana Mura deputata di Idv. (ITALPRESS).

FIAT: GIAMBRONE (IDV), TERMINI IMERESE DEV'ESSERE CASO NAZIONALE = (AGI) - Palermo, 21 lug. - "Termini Imerese deve essere capita e concepita dalle istituzioni come una vicenda nazionale sulla quale ognuno di noi deve fare la propria parte. Sono molto deluso nel notare oggi l'assenza della politica. Mi sarei aspettato la presenza di tutti i partiti almeno quelli siciliani". Lo ha detto il senatore e coordinatore regionale di Idv, Fabio Giambrone, partecipando all'assemblea pubblica della Fiom Cgil a Termini Imerese contro la chiusura dello stabilmento Fiat. (AGI) Cli/Pa/Rap/Mzu

INTERCETTAZIONI: DE MAGISTRIS, DDL RESTA NEFASTO E CONTRO CARTA = (AGI) - Roma, 21 lug. - "Il ddl intercettazioni resta nefasto e anti-costituzionale e va ritirato". Lo ha dichiarato in una nota Luigi de Magistris, eurodeputato dell'Idv. "Gli interessi di una casta corrotta e il tentativo di pax politica nel PdL non possono stravolgere lo Stato di diritto e compromettere la sicurezza del Paese", ha aggiunto, "Fini e la Lega dovrebbero capirlo, vista la loro crociata (retorica) sul tema". Ora "si fanno piccole concessioni sul fronte dell'informazione, come 'contentino' per l'opinione pubblica e come 'calmante' della preoccupazione degli organismi internazionali, mentre sul piano giudiziario permangono tutti i rischi (anzi le certezze) di affossare l'attivita' della magistratura", ha aggiunto. "Quando dovrebbe tenersi l'udienza filtro non e' dato sapere, cosi' che la tempistica di pubblicazione e' a discrezione del giudice che potrebbe imporre il segreto per un tempo indeterminato", ha sottolineato, "resta poi l'obbligo di pubblicazione per riassunto affidato ai giornalisti che pone un problema di congruita' e di controllo". Secondo l'ex pm, "la magistratura si trovera' stritolata nella farraginosita' burocratica e sara' scoraggiata nel ricorso a questo strumento di indagine: i limiti forti, le proroghe e il giudice collegiale del Tribunale distrettuale, a cui spetta l'assenso per gli ascolti, sono meccanismi folli e anticostituzionali, che inoltre renderanno piu' facile quella violazione della privacy che ipocritamente il governo vorrebbe contrastare". (AGI)

P3:DE MAGISTRIS "DA MANCINO FALSITA', NEL CSM QUESTIONE MORALE ANTICA" ROMA (ITALPRESS) - "L'inchiesta della Procura di Roma sulla P3 non scopre, ma conferma l'esistenza di una questione morale all'interno della magistratura che precede la cronaca giudiziaria recente e che ha radici profonde nel tempo". Lo afferma Luigi de Magistris, che aggiunge: "Mancino sostiene il falso e lo sostiene consapevolmente. Le ombre su questo CSM sono tante, troppe, insopportabili. La questione morale lo ha infatti attraversato in pieno, in modo trasversale e per lunghi anni. Questo CSM ha pesantemente interferito - contrariamente a quello che afferma Mancino- sull'autonomia di magistrati che indagavano in merito a corruzioni politico-istituzionali, cricche e nuova P2, compresi nominativi e ambienti vicinissimi a membri del CSM. Del resto Mancino -conclude l'eurodeputato IdV- e' lo stesso smemorato che non ricorda di aver incontrato Borsellino pochi giorni prima della strage di via D'Amelio. Speriamo che il prossimo vicepresidente del CSM ristabilisca dignita' e prestigio ad un organo cosi' importante per l'indipendenza dei magistrati". (ITALPRESS).

Mafia, Alfano (IdV):"Boris Giuliano esempio di lotta senza sbavature Palermo, 21 LUG (Il Velino) - á"In questi anni si e' purtroppo dovuto prendere atto delle numerose collusioni e della corruttibilita' di esponenti delle forze dell'ordine, anche e soprattutto ai vertici. In questo contesto l'anniversario dell'uccisione di un uomo forte e onesto quale Boris Giuliano, che condusse una lotta senza sbavature, ci ricorda l'esistenza di esponenti dei quali andare orgogliosi, e l'importanza che la divisa assume nel contrasto al malaffare". Lo ha detto Sonia Alfano (Idv), nel ricordare il capo della squadra mobile di Palermo assassinato 31 anni fa nel capoluogo siciliano. "Figure del calibro di Giuliano devono essere d'esempio per tutti coloro che oggiAggiungi un appuntamento per oggi si apprestano a cominciare una carriera militare. Boris Giuliano fu un uomo di grande intelligenza, che diede lustro alle istituzioni della Repubblica in un momento in cui molti preferivano fingere di non vedere e di non sentire -prosegue Alfano- come previsto dal copione del sistema che consegno' un grande poliziotto, l'ennesimo, alla morte". (gic)

FIAT, ZIPPONI (IDV): AZIONE REPRESSIVA CONTRO LAVORATORI E SINDACATI. GOVERNO ASSENTE "L'Italia dei Valori ha sempre denunciato l'azione repressiva della Fiat verso le libertà dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, interpretando tutto questo come il segnale di un'enorme ricontrattazione tra la Fiat e lo Stato italiano". Lo afferma in una nota il responsabile welfare e lavoro dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. "Il tema è quello del debito che fa capo al gruppo Fiat - spiega Zipponi - e che verrebbe ripartito con l'operazione di spin off. Un'operazione finanziaria che ha come obiettivo la ricerca di capitali. Non si conoscono però quali siano i progetti industriali, i relativi investimenti e le conseguenze occupazionali, né il destino di realtà come Iveco e New Holland, che vengono separate dall'attuale gruppo"."L'Italia dei Valori è seriamente preoccupata della totale assenza del Governo, che invece dovrebbe intervenire, come avviene nel resto d'Europa, per porre il problema delle prospettive. A conferma di questo, c'è l'ulteriore ricorso alla cassintegrazione per lo stabilimento di Mirafiori, per l'Iveco e per gli altri settori di attività".


19 Luglio 1992
19 Luglio 2010
Borsellino: sconfitta di Stato

Sono a Palermo per ricordare Paolo Borsellino e la sua scorta, a diciotto anni da quel giorno funesto, in via D'Amelio.
In via D'Amelio e a Capaci saltarono in aria i valori dello Stato, non soltanto le macchine investite dalle esplosioni.
Aveva ragione Antonino Caponnetto, fondatore del pool antimafia di cui facevano parte Borsellino e Falcone, quando, ripreso a caldo dalle telecamere, disse con la voce strozzata dal dolore: "E' finito tutto, è finito tutto" (guarda il video).
Borsellino, così come Falcone e molti altri dopo di loro tra forze dell'ordine e fedeli servitori dello Stato, furono uccisi da facce ancora senza volto che sappiamo essere oggi nelle istituzioni.
Celebrare questa giornata è un dovere morale per un Paese in cui la legalità sembra essersi dissolta nell'acido, ascoltando le sentenze e le testimonianze registrate nei processi degli ultimi anni.
Un senatore della Repubblica che definisce "veri pentiti" due assassini come i fratelli Graviano (guarda il video), può bastare per farci capire chi siede oggi in Parlamento.
Dov'è la legalità? La legalità rappresenta ancora un valore per gli italiani? O è rimasto solo un gruppo di cosiddetti "manettari" a difenderla?
Se Borsellino fosse tra noi, oggi, avrebbe un gran da fare, forse. Certamente, però, sarebbe ancora vivo.
Nel XXI secolo la criminalità non ha più bisogno di uccidere, poiché elegge i suoi rappresentanti in Parlamento, li colloca nella magistratura, nelle Forze dell'Ordine, nell'imprenditoria.
E se Paolo fosse arrivato a scoprire realtà scomode, allora sarebbe stato semplicemente rimosso dall'incarico come è successo con de Magistris, Apicella, Forleo. Ma sarebbe ancora vivo.
Borsellino è morto nel '92 perché rappresentava gli italiani che non volevano trattare con la criminalità.
Oggi essere un rappresentante della criminalità organizzata significa essere importanti e muovere le sorti del Paese. Oggi avere rapporti con la criminalità ti garantisce un posto in prima fila, un posto da senatore o addirittura da sottosegretario. Un posto al sole, insomma.
Oggi la criminalità è arrogantemente presente in ogni settore ed è la prima industria del Paese.
E' presente più dello Stato tra la popolazione, offre lavoro, appalti, soldi e fortuna, e celebra anche lei la morte di Borsellino distruggendone le icone che lo ricordano.
Le sculture dei due giudici danneggiate a Palermo ricordano uno Stato contrapposto alle mafie, una contrapposizione superata dal dialogo e dalla collusione odierni.
Se Paolo fosse riuscito a portare a termine il suo lavoro, tenendo lontano lo Stato dalle mafie, vivremmo in un'Italia diversa.
Borsellino aveva gli strumenti per cambiare le cose, e intorno a lui c'era una popolazione che lo sosteneva. Nel cuore dei cittadini lui era un eroe, mentre coloro che lo volevano ammazzare erano topi che si muovevano all'ombra delle fogne.
Oggi gli incontri tra politici e criminali avvengono alla luce del sole. I topi sono usciti allo scoperto e sono entrati in Parlamento.
Paolo in quel 19 luglio non aveva intorno solo la sua scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) ma tutti gli italiani.
Per questo con l'uccisione di Borsellino ha perso l'Italia intera.
Le agende rosse innalzate in cielo, oggi a Palermo, devono essere un punto da cui ripartire. Gli italiani, in questo giorno di ricordo, hanno una grande occasione per riflettere. I vari Dell'Utri, Cuffaro, Cosentino sono il prodotto di una deriva democratica per cui diversi servitori dello Stato hanno perso la vita negli anni '90.
Il miglior omaggio alla memoria di Borsellino che i cittadini possano fare è quello di assumersi l'impegno di rigettare i topi nelle fogne. E con loro chi gli ha aperto i tombini.
ANTONIO DI PIETRO








8 luglio 2009, in Peter Gomez
Silvio e la mafia: la lettera


Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la "discesa in campo". E' stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino. E "L'espresso" la pubblica in esclusiva.

Adesso c'è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua "discesa in campo", come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.

I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d'appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l'ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.

Una lettera che "L'Espresso" online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: "... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi.Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive".

Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.

Tanto che finora le sue parole hanno, tra l'altro, portato all'apertura di un'inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell'Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, e il deputato dell'Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano. Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera.

Ma tutte le sue dichiarazioni sono state secretate. Le poche indiscrezioni che trapelano da questa costola d'indagine, già in fase molto avanzata e nata dagli accertamenti sul patrimonio milionario lasciato da don Vito agli eredi, dicono comunque due cose. La prima: la procura ritiene di aver in mano elementi tali per attribuire il messaggio a dei mafiosi corleonesi vicinissimi a Bernardo Provenzano, il boss che per tutti gli anni Novanta ha continuato ad incontrarsi con Vito Ciancimino.

Anche quando l'ex sindaco, dopo una condanna a 13 anni per mafia, si trovava detenuto ai domiciliari nel suo appartamento nel centro di Roma. La seconda: i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione. Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito. A sequestrarlo erano stati, già nel 2005, i carabinieri: "Parte di Foglio A4 manoscritto, contenente richieste all'On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive", si legge un verbale a uso tempo redatto da un capitano dell'Arma.

Incredibilmente però la lettera era rimasta per quattro anni nei cassetti della Procura e, all'epoca, non era mai stata contestata a Ciancimino junior nei vari interrogatori. L'unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni '70-'80 dall'allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani. Dell'assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004
(il testo della telefonata è pubblicato sul sito www.voglioscendere.it ndr)

Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l'aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.


Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l'assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma solo che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: "Sì, me lo raccontò mio padre? Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l'indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino".

Adesso, invece, dopo la decisione di collaborare con i pm, sarebbe stato più preciso. Ma non basta. Perché Ingroia e Di Matteo, dopo aver scoperto per caso la lettera nell'archivio della procura, hanno anche acquisito agli atti della nuova indagine il cosiddetto rapporto Gran Oriente, redatto sulla base delle confidenze (spesso registrate) del boss mafioso Lugi Ilardo, all'allora colonnello dei carabinieri, Michele Riccio.

Ilardo è stato ucciso in circostanze misteriose alla vigilia dell'inizio della sua collaborazione ufficiale con la giustizia. Ma già nel febbraio del '94 aveveva confidato all'investigatore come Cosa Nostra, per le elezioni di marzo, avesse deciso di appoggiare il neonato movimento di Berlusconi. Un fatto di cui hanno poi parlato dozzine di pentiti e storicamente accertato in varie sentenze. Ilardo il 24 febbraio aveva spiegato a Riccio come qualche settimana prima "i palermitani" avessero indetto una "riunione ristretta" a Caltanissetta con alcuni capofamiglia del nisseno e del catanese.

Nell'incontro "era stato deciso che tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare 'Forza Italia'. In seguito ogni famiglia avrebbe ricevuto le indicazioni del candidato su cui sarebbero dovuti confluire i voti di preferenza... (inoltre) i vertici 'palermitani' avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello appartenente all'entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie "famiglie mafiose" nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici..". Una delle ipotesi, ma non la sola, è che si tratti dell'ideatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

La procura di Palermo, sospetta dunque, che la lettera ritrovata nell'archivio di Ciancimino si inserisca all'interno di questa presunta trattativa. Nel '94, infatti, Berlusconi governò per soli sette mesi e anche le norme contenute all'interno del cosiddetto decreto salvaladri di luglio, approvato per consentire a molti dei protagonisti di tangentopoli di uscire di galera, che avrebbero in teoria potuto favorire i boss, alla fine non vennero immediatamente ratificate.

Da qui, è la pista seguita dagli investigatori, le apparenti minacce al Cavaliere ("il triste evento"), la richiesta della messa a disposizione di una rete televisiva e i successivi sviluppi politici che portarono all'approvazione di leggi certamente gradite anche alla mafia, ma spesso approvate con il consenso bipartisan del centro-sinistra.


11 luglio 2009, in PETER GOMEZ
Che vita da papi

di Peter Gomez, Marco Lillo e Antonio Massari
da L'espresso in edicola

Gli appuntamenti istituzionali saltati. A favore di cene e centri benessere. Con la presenza fissa di Tarantini e la sua pattuglia di ragazze.

La frase chiave è "mal di schiena" o, come dice lui, "colpo della strega". La traduzione esatta, però, è Giampaolo 'Giampi' Tarantini, il giovane imprenditore di Bari al centro di un sistema di potere fatto di relazioni ai massimi livelli, gare d'appalto truccate, belle donne e qualche escort. Sì, perché dietro ad almeno due improvvise inspiegabili assenze di Silvio Berlusconi dalla scena poltica, spunta adesso la figura di Giampi e della sua corte di amiche.

La prima volta accade mercoledì 24 settembre quando il premier lascia all'improvviso Roma e, dopo aver salutato i giornalisti appostati davanti palazzo Grazioli, scompare. Siamo in piena crisi Alitalia. Proprio quel giorno, stando ai programmi ufficiali, Berlusconi dovrebbe essere a New York per parlare, accanto al sindaco di Milano Letizia Moratti, di Expo e del Millennium Goal, la 'campagna del Millennio' contro la povertà e la fame nel mondo. Ma l'agenda è saltata e salterà giovedì anche il previsto intervento del premier davanti alle Nazioni Unite, dove invece si presenta il ministro degli Esteri, Franco Frattini. La situazione della compagnia di bandiera, che è ormai a un passo dal fallimento, "impone la presenza costante del presidente del Consiglio" per arrivare a un accordo con i piloti, si giustifica Frattini.

Ma il giovedì i cronisti scoprono che il premier non è né a Roma, né a Milano. Si è rifugiato a Melezzole, vicino a Todi, nell'health center di Marc Mességué, per "risolvere il mal di schiena che lo affligge da alcuni giorni", spiega un inviato dell'Ansa. Nessuno però sa che Berlusconi, come ora 'L'espresso' è in grado di rivelare, la sera prima di partire su un elicottero della Protezione civile alla volta del centro Mességué, ha fatto festa. Martedì 23, ha avuto a cena Giampi Tarantini, alcune amiche e altri ospiti tra i quali sono stati anche visti personaggi molto noti in tv.

Si tratta, con tutta probabilità, della stessa cena di cui ha parlato con 'la Repubblica' l'arredatrice barese Maria Teresa 'Terry' De Nicolò che, intervistata martedì 7 luglio, ha spiegato di essere stata a Palazzo Grazioli in settembre assieme ad altre 20 ragazze e quattro uomini. "Abbiamo chiacchierato di Alitalia, abbiamo fatto le quattro del mattino, Berlusconi raccontò che a breve sarebbe dovuto partire per un centro benessere e io da Giampaolo ho ricevuto mille euro come rimborso spese", ha detto Terry, prima di rifiutarsi di rispondere alla domanda più imbarazzante: "Le informazioni raccolte da 'Repubblica' indicano che lei ha dormito con altre ragazze a palazzo Grazioli, è andata così?".

Un interrogativo a cui adesso se ne aggiunge un altro, tutto politico. L'intensa vita notturna del Cavaliere rischia di danneggiare, oltre che l'immagine, anche il buon funzionamento dello Stato? Certo, lui assicura di avere il fisico di un ventenne. "Se dormo per tre ore, poi ho ancora l'energia per fare l'amore per altre tre", dice il 5 ottobre mentre fa ingresso verso l'una di notte nella discoteca Lotus di Milano. "Fra un'ora comincio a lavorare, ma mi sento fresco. Ero alla notte bianca di Parigi, poi un amico mi ha invitato a questa festa e non ho saputo resistere", giura uscendo sempre dallo stesso locale alle 6 e un quarto del mattino.

Ma il dubbio rimane. Perché, pure se il suo nuovo intervistatore di fiducia, il direttore di 'Chi', Alfonso Signorini, ha svelato che i più "stretti collaboratori" lo chiamano 'Duracell', a settant'anni passati da un pezzo e con un pacemaker nel petto, il corpo non reagisce più come prima. Chi lo ha sentito per telefono parlare di Alitalia mentre si trovava da Mességué racconta infatti che Berlusconi aveva la voce quasi spettrale. Anche se poi le cure e i massaggi devono aver fatto il miracolo. Già due giorni dopo il premier sembra rianimarsi, al pari dell'allora segretario del Pd, Walter Veltroni, che subito dopo la sua scomparsa, dagli studi di 'Porta a Porta', aveva attaccato a fondo: "In queste ore cruciali per la compagnia aerea Berlusconi non si sa dove si trovi".

Venerdì 26 settembre, in piena forma, il presidente del Consiglio è comunque a Todi, per un fuori-programma politico. Interviene a sorpresa a un convegno dei Popolari-Liberali del sottosegretario Carlo Giovanardi, dove dal palco parla, tra l'altro, di valori cattolici: "La famiglia per noi, nonostante questa pretesa modernità, è sempre e soltanto quella indicata dalla tradizione cristiana". Da Mességué restano invece ancora centinaia fra poliziotti e carabinieri, da subito impegnati a proteggere la privacy del premier e di quello che le agenzie chiamano "il suo staff".

Secondo dubbio: chi ne faceva parte? Anche questo interrogativo non nasce per caso. Perché Berlusconi, in Umbria, ci tornerà di nuovo due mesi dopo - e questa volta, lo ha scoperto 'L'espresso' - in compagnia di Giampi Tarantini e le sue girls. È un weekend di fine novembre. E, venerdì 28, Berlusconi scompare ancora da tutti gli schermi radar. Non si fa vedere, non si rintracciano sue dichiarazioni. Si sa solo che per domenica è atteso a Sesto San Giovanni, dove dovrebbe parlare ad un convegno organizzato dalla Dc per le autonomie del ministro Gianfranco Rotondi. Ma a Sesto il premier non andrà mai e si limiterà a un appluditissima telefonata in cui tra l'altro rivendica con orgoglio il fatto di aver raddoppiato l'Iva a Sky Tv, la rete criptata dell'ex amico Rupert Murdoch.

"Una modalità (quella dell'intervento telefonico) che", secondo l'Ansa, "ha portato qualche sostegno alle voci diffusesi in questi giorni che lo davano fuori dal capoluogo lombardo, forse per curare il mal di schiena che lo affligge". E infatti anche a fine novembre il capo del governo si sta sottoponendo a terapie a base di massaggi. Solo che con lui c'è l'amico Giampi e ci sono molte ragazze.

Alcune sono arrivate da Milano, altre invece, dopo aver rischiato di perdersi nelle campagne della regione più verde d'Italia, sono giunte in auto assieme a Tarantini. Tra loro, stando a quanto è stato riferito a 'L'espresso', c'è Barbara Guerra, un'ex valletta Rai, già sentita a Potenza, nel 2006, dal pm Henry John Woodcock, nell'indagine che porterà all'arresto di Fabrizio Corona, il fotografo tra l'altro accusato di averla fatta prostituire, a Roma e Vicenza, con due uomini d'affari.

"Non ho capito? State scrivendo un articolo su dove vado in vacanza? Non intendo parlarne e non mi cerchi mai più", taglia corto ora Barbara. Così non si ha nemmeno il tempo di chiederle come mai Canale 5, nell'inverno del 2009, le abbia trovato un posto nel reality 'La Fattoria', tirandosi addosso, com'era prevedibile, più di una critica, visti i suoi rapporti con Corona. Altrettanto sbrigativa, il giorno dopo, è Licia Nunez, al secolo Licia Del Curatolo, attrice, amica di Giampi e nata a Barletta, a 60 chilometri da Bari. Dopo le prime domande, attacca il telefono, "Sono di corsa, non posso parlare. Non so nulla in merito". A quel punto si rifà viva con 'L'espresso' Barbara Guerra. Vuole dire che non conosce né Licia, né Giampi e che lei in Umbria non c'è mai stata. Così il mistero sui weekend del Cavaliere riprende quota. Come sempre.

10 luglio 2009, in PINO CORRIAS
La fiction del G8

Il G8 è il più grande allestimento di fiction che il palcoscenico del mondo conosca. Arruola migliaia di comparse armate. Attiva controlli satellitari, forze navali e aeree. Isola una porzione geografica del Paese ospitante e la occupa, la perquisisce, la sterilizza. In quello stesso luogo fa convivere il massimo del segreto (il potere) con il massimo della visibilità mediatica (la tv) in modo che uno illumini l'altro e lo moltiplichi.

Il G8 dilaga come una febbre nei palinsesti di tutte le nostre vite. Diventa lo spettacolo dei buoni sentimenti e della politica di superficie. Un grande ballo senza musica, un racconto fiabesco. Illumina i volti e i corpi di una pattuglia di comandanti in capo (detti Gli Otto Grandi) che convergono con i rispettivi staff (ognuno un aereo, un servizio di sicurezza, un plotone di esperti) per sorridersi e abbracciarsi in pubblico, e poi ritirarsi in segreto dietro a schiere di uomini armati, porte blindate, a consumare i famosi Summit "dove vengono discussi i grandi problemi del mondo". Anzi ponderati. Mentre le loro mogli, circondate da altrettante telecamere, riflettori, bodyguard, visitano bimbi, consolano ammalati (o terremotati) bevono il tè, ma specialmente fanno shopping, ognuna esibendo una qualità peculiare, la bellezza, il sorriso, il tailleur.

Questo mentre a Urumqui, nello Xinijang, l'esercito cinese fa strage di uomini e donne uiguri; a Teheran sparano sulla folla che manifesta contro il regime di Ahmadinejad; a Mosca regna Putin e sparisce l'inchiesta sull'omicidio di Anna Politovskaja; l'Africa muore di fame, eccetera.

A L'Aquila non si è deciso nulla - clima, inquinamento, povertà del mondo, crisi finanziaria, armamenti - tutto rimandato o deciso altrove. Dell'immenso spettacolo resteranno un paio di immagini: quella di Barack Obama che stringe la mano a Gheddafi, e di Stefania Pezzopane che bacia George Clooney, e che ci sono costate quanto un intero programma alimentare per l'Africa.

Oggi i Grandi Del Mondo partiranno. Papi invece resta, andrà a rilassarsi nella spa di Arcore con metaldetector anti registratori. E i terremotati? Quelli rimangono in tenda, bye bye.



9 luglio 2009, in MARCO TRAVAGLIO
Non si parla di Garibaldi

Leggo su tutti i giornali, l'Unità compresa, che "Di Pietro attacca il Quirinale". Che, secondo Bondi, questo attacco segna la decisiva trasformazione dell'Idv in un "movimento a tratti antidemocratico", ragion per cui "il Pd deve affrancarsi definitivamente e nettamente dall'Italia dei Valori". Appello subito accolto da Dario Franceschini: "E' intollerabile che Di Pietro coinvolga il Presidente della Repubblica nella polemica politica" anziché "essergli grato" come lo è già "tutto il Paese".

Ingolosito, vado in cerca dell'attacco di Di Pietro al Quirinale. Dovrebbe essere sul suo blog. Dove, in effetti, si parla di Napolitano. Comincio a leggere, speranzoso: "Signor Presidente, lei sta usando una piuma d'oca per difendere la Costituzione dall'assalto di un manipolo piuttosto numeroso di golpisti". Ma questo è un attacco al manipolo di golpisti, cioè al governo Al Pappone. Proseguo: "Oramai non è più evitabile lo scontro con un governo che ha agito esclusivamente nell'interesse di pochi, spesso di una sola persona, a colpi di fiducia, di cene carbonare, di vili attacchi verbali, negando la realtà, la crisi del Paese, insultando la dignità dei cittadini e usando la menzogna come strumento sistematico di propaganda". Ecco, mi pareva: è un attacco al governo. Ma ora dovrà per forza arrivare anche l'attacco al Quirinale. "Non basta affidarsi al buonsenso della maggioranza…". Niente da fare, nessun attacco al Quirinale. Torno indietro e rileggo tutto da capo. Impossibile che tutti i giornali abbiano preso un abbaglio. Nella fretta della lettura, dev'essermi sfuggita qualche espressione insultante, aggressiva, offensiva, diffamatoria, calunniosa contro Napolitano. Finalmente la trovo. Eccola: "Signor Presidente". Parole grosse. Roba da querela.


8 luglio 2009, in Peter Gomez
Silvio e la mafia: la lettera
Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la "discesa in campo". E' stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino. E "L'espresso" la pubblica in esclusiva.

Adesso c'è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua "discesa in campo", come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.

I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d'appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l'ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.

Una lettera che "L'Espresso" online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: "... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi.Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive".

Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.

Tanto che finora le sue parole hanno, tra l'altro, portato all'apertura di un'inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell'Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, e il deputato dell'Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano. Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera.

Ma tutte le sue dichiarazioni sono state secretate. Le poche indiscrezioni che trapelano da questa costola d'indagine, già in fase molto avanzata e nata dagli accertamenti sul patrimonio milionario lasciato da don Vito agli eredi, dicono comunque due cose. La prima: la procura ritiene di aver in mano elementi tali per attribuire il messaggio a dei mafiosi corleonesi vicinissimi a Bernardo Provenzano, il boss che per tutti gli anni Novanta ha continuato ad incontrarsi con Vito Ciancimino.

Anche quando l'ex sindaco, dopo una condanna a 13 anni per mafia, si trovava detenuto ai domiciliari nel suo appartamento nel centro di Roma. La seconda: i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione. Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito. A sequestrarlo erano stati, già nel 2005, i carabinieri: "Parte di Foglio A4 manoscritto, contenente richieste all'On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive", si legge un verbale a uso tempo redatto da un capitano dell'Arma.

Incredibilmente però la lettera era rimasta per quattro anni nei cassetti della Procura e, all'epoca, non era mai stata contestata a Ciancimino junior nei vari interrogatori. L'unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni '70-'80 dall'allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani. Dell'assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004.

Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l'aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.

Luciana: "Minchia, mi telefonò Gianfranco.. ah, ti conto questa? all'una meno venti mi arriva un messaggio?"
Massimo: "L'altra volta l'ho incontrato in aereo"
Luciana: "Eh... il 27 marzo, a Palermo... per i dieci anni di vittoria di Forza Italia, viene Silvio Berlusconi. È stata scelta Palermo perché è la sede più sicura... eh... previsione... In previsione saremo 15 mila..."
Massimo: "Ah"
Luciana "...eh allora io dissi minchia sbaglia, e ci scrivo stu messaggio: "rincoglionito, a chi lo dovevi mandare questo messaggio, sucunnu mia sbagliasti" ...in dialetto, eh... eh (ride) e mi risponde: "suca" ...eh (ride) ...mezz'ora fa mi chiama e mi fa: "Minchia ma sei una merda" e allora ci dissi "perché sono una merda".

Dice, hai potuto pensare che io ho sbagliato a mandare? io l'ho mandato a te siccome so che tu lo vuoi conoscere [Berlusconi, nda]? io ti sto dicendo che il 27 marzo "
Massimo: "E digli che c'abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro..."
Luciana "(ride) Chi, il Berlusconi?
Massimo: "Si, ce l'abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà?"
Luciana: " Ma che cazzo dici"
Massimo : "Certo"
Luciana: "Del Berlusca?"
Massimo: "Si, di 35 milioni, se si può glielo diamo..."

Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l'assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma solo che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: "Sì, me lo raccontò mio padre? Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l'indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino".

Adesso, invece, dopo la decisione di collaborare con i pm, sarebbe stato più preciso. Ma non basta. Perché Ingroia e Di Matteo, dopo aver scoperto per caso la lettera nell'archivio della procura, hanno anche acquisito agli atti della nuova indagine il cosiddetto rapporto Gran Oriente, redatto sulla base delle confidenze (spesso registrate) del boss mafioso Lugi Ilardo, all'allora colonnello dei carabinieri, Michele Riccio.

Ilardo è stato ucciso in circostanze misteriose alla vigilia dell'inizio della sua collaborazione ufficiale con la giustizia. Ma già nel febbraio del '94 aveveva confidato all'investigatore come Cosa Nostra, per le elezioni di marzo, avesse deciso di appoggiare il neonato movimento di Berlusconi. Un fatto di cui hanno poi parlato dozzine di pentiti e storicamente accertato in varie sentenze. Ilardo il 24 febbraio aveva spiegato a Riccio come qualche settimana prima "i palermitani" avessero indetto una "riunione ristretta" a Caltanissetta con alcuni capofamiglia del nisseno e del catanese.

Nell'incontro "era stato deciso che tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare 'Forza Italia'. In seguito ogni famiglia avrebbe ricevuto le indicazioni del candidato su cui sarebbero dovuti confluire i voti di preferenza... (inoltre) i vertici 'palermitani' avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello appartenente all'entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie "famiglie mafiose" nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici..". Una delle ipotesi, ma non la sola, è che si tratti dell'ideatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

La procura di Palermo, sospetta dunque, che la lettera ritrovata nell'archivio di Ciancimino si inserisca all'interno di questa presunta trattativa. Nel '94, infatti, Berlusconi governò per soli sette mesi e anche le norme contenute all'interno del cosiddetto decreto salvaladri di luglio, approvato per consentire a molti dei protagonisti di tangentopoli di uscire di galera, che avrebbero in teoria potuto favorire i boss, alla fine non vennero immediatamente ratificate.

Da qui, è la pista seguita dagli investigatori, le apparenti minacce al Cavaliere ("il triste evento"), la richiesta della messa a disposizione di una rete televisiva e i successivi sviluppi politici che portarono all'approvazione di leggi certamente gradite anche alla mafia, ma spesso approvate con il consenso bipartisan del centro-sinistra.



7 LUGLIO 2009
Azzerare l'attuale sistema politico
Tratto da www.antoniodipietro.com
Il G8 comincia sotto una cattiva stella, a dispetto di migliaia di abruzzesi indegnamente parcheggiati nelle tendopoli e costretti prima a rimirare un'efficienza loro negata, poi a sopportare il timore di manifestazioni fuori controllo.
In un clima di abbandono istituzionale arriva, dalle pagine del The Guardian, un'amara previsione che si aggiunge alle tante notizie sull'Italia della stampa internazionale: il Belpaese sarebbe prossimo all'estromissione dal G8, e quindi anche dal G20. A rimpiazzarlo la Spagna.
Nell'articolo del The Guardian si legge ancora: "la sostanziale assenza d'iniziativa da parte del governo italiano ha spinto il governo statunitense a prendere il controllo dei lavori e organizzare delle telefonate tra diplomatici, per tentare di inserire delle proposte concrete nell'agenda del meeting".
Il ministro Frattini subito smentisce ma, vista l'inclinazione alla menzogna di questo governo, attenderei la rettifica del quotidiano anglossassone prima di cambiare idea.
In Italia esplode il malcontento a tutti i livelli: lavoratori, tifosi di calcio, cattolici, laici, imprenditori, studenti, insegnanti, a cui si aggiungono i fischi di Napoli, Prato, Viareggio, Cinisello.
Il motivo è semplice, quando sei governato da persone che lavorano instancabilmente per fare i propri interessi alla fine non c'è Minzolini che tenga, i cittadini capiscono chi sei, e ti scaricano.
L'Italia ha bisogno di un'alternativa di governo per lasciarsi alle spalle ballerine, cantanti, mafiosi, lacchè e un Presidente del Consiglio debole e ricattabile.
Dobbiamo azzerare questo sistema politico vecchio che rimescola le solite quattro carte da gioco.
I vari Berlusconi, D'Alema, Fassino, Rutelli, Bossi, Cuffaro, Bondi, Gasparri e compari sono parcheggiati nella politica da decenni e non hanno progetti che parlino di futuro, di progresso, di innovazione, di giovani, e come tali non possono essere parte del cambiamento, al più spettatori.
Dopo il G8, su cui vi aggiornerò via Twitter, avremo due priorità di cui occuparci: il conto che due giudici della Consulta devono pagare agli italiani dimettendosi o non pronunciandosi sul Lodo Alfano e far chiarire al Pd l'ambigua posizione sulle intercettazioni tentando di rigettare in mare il relativo disegno di legge.
"DOMANI ORE 15:00 DIRETTA STREAMIG"
Domani, mercoledì 8 luglio, alle ore 15:00 interverrò alla Camera per un'interrogazione parlamentare sul disegno di legge sulle intercettazioni e sul bavaglio all'informazione. Trasmetterò l'intervento in diretta streaming dal blog. Su questo disegno di legge non c'è dialogo, le intercettazioni funzionano, hanno permesso di impedire e punire migliaia e migliaia di reati. Impedirne esecuzione e pubblicazione, a tempo dovuto, equivale ad istituire un'amnistia permanente che per lasciare impuniti qualche centinaio di politici corrotti sacrifica la sicurezza di milioni di cittadini.


6 LUGLIO 2009
Sugli spalti per non far danni
Tratto da www.antoniodipietro.com
Dopo l'articolo di ieri avrei scommesso sul titolo dei giornali: "Di Pietro attacca Napolitano", e avrei vinto. A travisare non deve neanche scomodarsi il governo, ci pensa Dario Franceschini.
Non accetto lezioni da chi fa opposizione a giorni alterni. Non ho coinvolto il Capo dello Stato nella polemica politica, perchè non c'è alcuna polemica, c'è solo il coraggio di dire e fare ciò in cui si crede.
La legge sulle intercettazioni è una porcata, non bisogna rivederla, bisogna cancellarla ed occuparsi delle priorità per il Paese, della crisi economica. Non intendo fare opposizione su questa legge con la fionda quando di fronte ho un avversario che esibisce l'atomica.
Franceschini si indigni per la replica del ministro della Giustizia, quella sì che ha umiliato il ruolo del Presidente Giorgio Napolitano. Nella migliore delle ipotesi il governo proporrà modifiche di facciata, per illudere di aver recepito il confronto, magari consentiranno alla stampa di pubblicare le intercettazioni, ma sarà una panacea visto che, comunque, il resto della legge, di fatto, impedirà che le intercettazioni possano essere fatte.Ribadisco quindi: nessun credito a chi non ne è degno, ed il governo non lo è, un rinnovato invito al Capo dello Stato, alla fermezza nei confronti del testo della legge, e un appello al Pd affinché sieda sugli spalti, come ha fatto per il lodo Alfano, e si goda la partita senza far danni. Anzi, una mano può darla anche dagli spalti, facendo in modo, almeno, che nessuno dei suoi parlamentari, approfittando della votazione anonima, confluisca nel gruppetto di franchi tiratori come avvenuto nella precedente votazione alla Camera.
"DIMETTETEVI IX: CENA DIGERITA"
Dov'è finita la cena di casa Mazzella? Il riflettore si è spento, la notizia è scemata, assimilata con i tempi della digestione mediatica, una manciata di giorni, è durata poco più della digestione dei commensali di quella cena di maggio. Ma io non cederò su questo inciucio culinario finchè i due commensali interessati della Consulta non si faranno da parte, almeno sul giudizio di costituzionalità del lodo Alfano il 6 ottobre. Unica alternativa rivolgerci alla comunità internazionale, e lo faremo..
Antonio Di Pietro


4 luglio 2009, in Marco Travaglio
Immoral suasion

Qualche ingenuo starà brindando per l'iniziativa assunta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e annunciata oggi da Liana Milella su la Repubblica. Siccome nessuna smentita è giunta dal Quirinale, se ne deduce che è tutto vero. Il capo dello Stato ha convocato il Guardagingilli Angelino Jolie per fargli sapere che la legge sulle (anzi contro le) intercettazioni e il bavaglio alla stampa, così com'è uscita dalla Camera e sta per essere approvata anche dal Senato, lui non la firma. E' preoccupato per le eccessive limitazioni alla libertà di stampa e per l'irragionevolezza di alcuni paletti alle intercettazioni che, a suo avviso, potrebbero indurre la Corte costituzionale a bocciare la legge. Dunque, dirà qualche ingenuo, dobbiamo essere felici. Nossignori. Anzitutto per una questione di procedure: come lo stesso Napolitano ha più volte detto in pubblico, "quando il Parlamento lavora, il capo dello Stato tace". Attende cioè che una legge sia approvata per esaminarla e decidere se promulgarla con la sua firma, oppure rinviarla alle Camere per manifesta incostituzionalità (o per scopertura finanziaria, ma non è questo il caso). Lui invece s'è inventato questa prassi sconosciuta alla nostra Costituzione, che i soliti tromboni e pompieri al seguito chiamano elogiativamente "moral suasion": far sapere riservatamente alla maggioranza che la legge non gli piace, affinchè sia modificata come vuole lui.

L'aveva già fatto col decreto anti-Eluana, e giustamente il governo aveva protestato contro l'insolita prassi di dare un parere preventivo mentre il consiglio dei ministri era riunito per decidere. Ora la scena si ripete mentre il Senato sta esaminando il testo. Lo scopo dell'iniziativa quirinalesca è evidente: "migliorare" una legge-porcata assolutamente impossibile da migliorare (come pensare di profumare un ammasso di letame con una goccia di Chanel numero 5) e risparmiare al governo Al Tappone lo smacco plateale di un disegno di legge bocciato dal Quirinale dopo essere passato in entrambi i rami del Parlamento. Peccato che, fra i poteri che la Costituzione riserva esplicitamente al capo dello Stato, non sia contemplato quello di preoccuparsi delle figuracce del governo (come non è previsto che il capo dello Stato inviti le opposizioni e la stampa a una "tregua" per non disturbare il governo alla vigilia del G8).

Il risultato sarà che la legge-bavaglio verrà lievemente ritoccata, produrrà ugualmente danni indescrivibili, ma alla fine il Quirinale ne firmerà la nuova versione, riducendo le speranze che la Corte costituzionale la faccia a pezzi. Se c'è il rischio che la Consulta non bocci nemmeno il Lodo Alfano, capolavoro di incostituzionalità, figurarsi i tremori dei nostri ermellini (compresi i compagni di merende di Papi) quando dovranno esaminare la porcata "migliorata" dalla "moral suasion" quirinalizia. Insomma, le peggiori notizie, nella politica italiana, sono proprio quelle che, all'apparenza, sembrano le migliori. Nella celebre commedia "A che servono questi quattrini", il protagonista Eduardo De Filippo consiglia a un suo giovane discepolo il da farsi in caso di eventi apparentemente negativi: mettersi di fronte allo specchio e ripetere alternativamente due frasi: "Chi ti dice che sia una disgrazia?" e "Chi ti dice che non sia una fortuna?", facendole precedere entrambe con un bell'"A me nun me passa manco pe' 'a capa". Noi, ogni volta che entra in scena la moral suasion napolitana, dobbiamo fare esattamente il contrario. Cioè ripetere allo specchio: "Chi ti dice che non sia una disgrazia?" e "Chi ti dice che sia una fortuna?", ""A me nun me passa manco pe' 'a capa".




Focus idv del 3 luglio 09

LODO ALFANO: DI PIETRO, TUTTO CHIARO, CORTE HA GIA' DECISO (ANSA) - ROMA, 3 LUG - La cena tra Silvio Berlusconi e i giudici della Corte Costituzionale e', per Antonio Di Pietro, ''il dito'' al quale si vuole far guardare, ma ''la luna'' e' la decisione sulla costituzionalita' del Lodo Alfano che, secondo il leader dell'Idv, sarebbe ''gia' presa'', salvo che per avere ''la certezza'' i due giudici Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano sarebbero ''indispensabili''. Di Pietro lo scrive sul suo blog, ''nell'attesa delle azioni legali del giudice Napolitano, che mi auguro ci siano davvero e non siano solo chiacchiere''. L'ex pm conferma il suo giudizio sulla ''inadeguatezza a ricoprire il ruolo di giudici costituzionali di Mazzella e Napolitano. Ora pero' - aggiunge - guardiamo la luna distogliendoci dal dito''. ''Il capo dello Stato - riassume - non si pronuncia, anzi, si pronuncia zittendo chi gli chiede di dissociarsi ed invitare i due 'amici per la pelle' a dimettersi o quanto meno ad astenersi il 6 ottobre, giorno in cui la Consulta e' chiamata a valutare la costituzionalita' del lodo Alfano. Mazzella risponde picche, scrive all'amico piduista Silvio Berlusconi, e tra una protesta e un'indignazione, comunque, non si schioda, anzi, fa sapere che non si asterra' il 6 ottobre. E il giudice Napolitano? Anche lui risponde picche, anche lui non si schioda, e anche lui dichiara che non si asterra' il 6 ottobre, ma per distinguersi dal collega oggi scrive a De Bortoli lamentando un 'attacco furibondo' ''. ''Il presidente della Corte, Amirante - aggiunge - con fare conciliante, invita ad abbassare i toni ma, nei fatti, lascia al loro posto i due giudici e decide di non escluderli il 6 ottobre dal giudizio di costituzionalita' della legge 128. Dunque, mentre e' in corso una campagna mediatica per costringere i cittadini a guardare il dito, distolgono l'attenzione dai fatti, la luna''. ''E la luna - secondo Di Pietro - e' chiara in questa notte della democrazia, sul lodo Alfano hanno gia' deciso ma, per ottenere la certezza della costituzionalita' del lodo, quei due 'amici per la pelle' sono indispensabili''.(ANSA).

lLodo Alfano/ Di Pietro:Amirante intervenga,2 giudici non autonomi _Non arretreremo nella battaglia per l'autonomia della Consulta Roma, 3 lug. (Apcom) - Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, insiste nel chiedere le dimissioni dei due giudici costituzionali - Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano - che hanno partecipato ad una cena con il premier e il Guardasigilli. "Il presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante - scrive Di Pietro sul suo blog - nonostante un centinaio di costituzionalisti si sia pronunciato contro il lodo Alfano, nonostante i quindici della Consulta siano in estremo imbarazzo per il comportamento di due colleghi, nonostante quella cena fosse tutto fuorché di piacere, come testimonia la bozza di riforma costituzionale, apparsa appena due giorni dopo quella cena, negli uffici del Senato, nonostante tutto questo, non interviene per salvaguardare l'autonomia dell'istituzione che rappresenta". "Ricordo, al Presidente Amirante - prosegue l'ex pm - che la Corte ha tra i suoi membri almeno due giudici non autonomi, e che la sua tardività nel pronunciarsi rischia, se dovesse ulteriormente protrarsi, di essere vista come un oscuro messaggio. Quello che chiediamo ad Amirante di farsi garante della terzietà, dell'indipendenza, ed autonomia della Corte Costituzionale. L'incuria e la superficialità con cui i due giudici hanno liquidato la cenetta di maggio, unite alla loro ostinazione nel non volersi astenere dalla votazione del 6 ottobre, denotano la malafede che li muove". "La lettera aperta del giudice Mazzella al corruttore senza sosta denota, infine - conclude Di Pietro - un atteggiamento di riverenza, mista a servilismo, che giunge come un campanello dallarme sull'effettiva indipendenza dei membri della Consulta. Ricordo a Mazzella quanto gli studenti di giurisprudenza apprendono nei primi mesi di studio: mentre i giudici ordinari, in casi simili al suo, devono astenersi e possono essere ricusati, tali provvedimenti non sono stati previsti per la Corte Costituzionale, per il semplice fatto che, fino allo scorso maggio, era inimmaginabile che un giudice della Corte, rivendicando la sua amicizia personale con un imputato interessato alle decisioni della Consulta, lo invitasse a casa sua alla vigilia di un giudizio che lo coinvolge, addirittura insieme al ministro della Giustizia, che quella legge 'ad personam' aveva promosso ed ordito. Non arretreremo di un passo in questa battaglia sull'autonomia della Consulta e sulla decisione che la Corte stessa dovrà prendere il 6 ottobre con riferimento alla legge 128 (nota come lodo Alfano) di cui Silvio Berlusconi, per ora, l'unico beneficiario".

LODO ALFANO: DE MAGISTRIS, STATO DI DIRITTO IN PERICOLO NON E' IL MOMENTO DI TACERE (ANSA) - ROMA, 3 LUG - ''Altro che abbassare i toni! Ci sono tutte le ragioni per non restare in silenzio. Le vicende degli ultimi giorni sono un ulteriore campanello d'allarme per lo Stato di diritto e la trasparenza del nostro Paese''. Lo afferma in una nota l'eurodeputato dell'Italia dei Valori Luigi de Magistris commentando la cena tra due giudici della Corte Costituzionale, il premier e il ministro della giustizia Angelino Alfano. ''La cena organizzata a casa del giudice della Consulta Mazzella, con i protagonisti ormai noti, in qualsiasi altro Paese democratico - osserva De Magistris - avrebbe provocato interventi istituzionali. E invece non possiamo che registrare il sostanziale silenzio e l' invito ad abbassare i toni, mentre la democrazia perde colpi ogni giorno. Speriamo che non si debbano abbassare i toni anche nei confronti della legge xenofoba, approvata ieri al Senato, che criminalizza l'immigrato in quanto tale e non perche' ha commesso un reato, e che privatizza la sicurezza affidandola alle ronde e mortificando le forze dell'ordine''. ''Queste - prosegue l'ex Pm - vengono cosi' delegittimate, ancora una volta, dal Governo, che non le mette in condizione di lavorare, come accade anche alla magistratura, quotidianamente umiliata''. ''Non taceremo, poi, nemmeno di fronte al Lodo Alfano bis, il provvedimento sulle intercettazioni che sta per essere approvato e che, di fatto - conclude - cancellera' uno strumento di indagine essenziale per i magistrati e il diritto di cronaca''. (ANSA).

IDV: DI PIETRO MARTEDI' A STAMPA ESTERA SU 'ERA BERLUSCONI' = (AGI) - Roma, 3 lug. - "L'era Berlusconi: l'utilizzo delle istituzioni per fini privati", e' il tema della conferenza stampa che il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, terra' martedi' 7 luglio, alle 16, presso la Sala stampa Estera di Roma, in via dell'Umilta', 83/c. Crisi/ Idv: Da Berlusconi inutile e pericoloso ottimismo _Donadi: Nessuna serietà nelle parole del premier Roma, 3 lug. (Apcom) - "Non c'è serietà nelle parole del premier. Dal primo giorno ripete che il peggio è passato. Continua a spargere un inutile e pericoloso ottimismo, mentre servirebbero misure serie e concrete per contrastare la caduta della domanda interna e la contrazione del mercato del lavoro". Lo afferma in una nota il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi, aggiungendo che "ogni giorno in più che passa preoccupa l'inadeguatezza di questo governo e la sua incapacità di affrontare una crisi così insidiosa".

Intercettazioni/ Idv: Dalla legge colpo mortale ad antimafia _Belisario: non trascurare allarme magistrati a Csm Roma, 3 lug. (Apcom) - "Chissà se la forte preoccupazione espressa oggi congiuntamente al termine di una riunione dai consiglieri della sesta commissione del Csm, dal procuratore capo dell'Antimafia Grasso e dai procuratori delle principali sedi giudiziarie delle regioni del sud sarà tenuta in qualche considerazione dal governo". Se lo chiede il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario, che commenta così il giudizio espresso sul ddl intercettazioni all'esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama e già passato alla camera con un voto di fiducia. "La riunione di oggi - prosegue Belisario - darà vita a una relazione che spiegherà nei dettagli quello che noi diciamo da tempo, e cioè che il ddl sulle intercettazioni, tra gli altri danni, infliggerà un colpo mortale alla lotta alla criminalità organizzata. Berlusconi fa orecchie da mercante pur di poter colpire i magistrati, anche coloro che rischiano ogni giorno la propria vita e che dal giorno dell'emanazione della legge avranno molti meno poteri per combattere mafia, camorra e 'ndrangheta". Pda

SICUREZZA: BELISARIO (IDV), E' UN BENE MA NON SI SACRIFICHINO DIRITTI UMANI = Roma, 3 lug. - (Adnkronos) - "Come Italia dei valori lo abbiamo detto varie volte ed e' significativo ed importante che mons. Papini lo ripeta anche oggi, sebbene a legge ormai approvata per precisa e conclamata volonta' del governo e della maggioranza: le norme sulla sicurezza appena entrate nel nostro ordinamento giuridico sono aberranti dal punto di vista umano". Lo sostiene il presidente del gruppo Italia dei valori al Senato, Felice Belisario, che ricorda come "tutte le associazioni cattoliche abbiano sempre sostenuto che la sicurezza dei cittadini, delle loro famiglie, dello Stato e' un bene prezioso che va perseguito con responsabilita' e gestito con misura, ma senza sacrificare i diritti umani e la sacrosanta solidarieta'". "Per questo -sottolinea Belisario- apprezziamo particolarmente le parole del portavoce della Conferenza episcopale italiana, soprattutto laddove sostiene che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico risulta insufficiente, che il singolo provvedimento finisce con l'essere fatalmente inadeguato e bisogna invece attivare una strategia piu' ampia e articolata, fatta di aiuti internazionali e di maggiore integrazione. Senza di questa, che il governo non ha certamente messo in campo, l'emergenza immigrazione rimarra' irrisolta e si sara' definita solo e soltanto una sicurezza, quella personale del signor Berlusconi".

SICUREZZA: ORLANDO (IDV), IN ARRIVO RONDE DI STREGONI (ANSA) - ROMA, 3 LUG - Leoluca Orlando, portavoce dell'Idv, sostiene che con l'approvazione definitiva del disegno di legge sulla sicurezza ''arriveranno sul territorio, al posto della polizia di stato, ronde di stregoni: con camicie colorate e simboli di parte in alcune zone del paese, con compari incensurati di casalesi, mafiosi e camorristi in altre''. ''L'affidamento alle ronde del controllo del territorio - afferma Orlando - consegnera' a terzi sconosciuti e incontrollati un compito che nei paesi civilizzati e' compito inalienabile dello stato e delle sue forze dell'ordine''.

SCUOLA: CONSULTA;GIAMBRONE (IDV),VITTORIA BAMBINI E FAMIGLIE (ANSA) - ROMA, 3 LUG - ''E' un successo per Regioni e Comuni, ma prima di tutto una vittoria per le famiglie e per i loro bambini''. Cosi' il senatore Fabio Giambrone, capogruppo dell'IdV in commissione Istruzione, ha commentato la decisione con cui la Corte Costituzionale ha accolto il ricorso delle Regioni stabilendo che lo Stato non puo' dettare le modalita' del dimensionamento della rete scolastica. ''Tutte le preoccupazione dell'Italia dei Valori sono state confermate dalla sonora bocciatura della Consulta. Ora - ha concluso Giambrone - il governo non potra' che fare retromarcia in merito alle assurde decisioni prese sulla scuola pubblica e dovra' avviare un tavolo di concertazione con enti locali e organizzazioni di categoria per superare questa brutta pagina dell' istruzione italiana''. (ANSA).

SCUOLA: IDV, 'BENE CONSULTA. GELMINI FUORI LUOGO' = (AGI) - Roma, 3 lug - 'Sono fuoriluogo le espressioni usate dal ministro Gelmini nei confronti della sentenza della Corte Costituzionale. I rilievi dei giudici della Consulta sulla incostituzionalita' di due punti della riforma della scuola sono palesi, legittimi e condivisibili e non possono, pertanto, essere liquidati come 'marginali'- Lo dichiara Pierfelice Zazzera, capogruppo IDV in Commissione Cultura alla Camera. 'Il principio, poi, che il ministro della pubblica Istruzione abbia il potere di decidere sull'intero sistema formativo italiano, con l'emanazione di un semplice regolamento, e' sbagliato non solo perche' viola il potere delle regioni, cui spetta la competenza in maniera scolastica come ha ribadito la Corte, ma perche' non corrisponde a nessun principio democratico' aggiunge Zazzera. 'La verita' e' quella che Italia dei Valori ribadisce da tempo. Obiettivo di questa riforma e' tagliare in maniera autoritaria e irrazionale, non certo migliorare la qualita' di tutti i livelli della scuola, da quello formativo a quello organizzativo' conclude il capogruppo di IDV in Commissione cultura alla Camera.(AGI)

AFGHANISTAN: EVANGELISTI (IDV), LA RUSSA RIFERISCA A CAMERE = (AGI) - Roma, 3 lug. - "Facciamo ai nostri due soldati feriti in Afghanistan gli auguri di pronta guarigione. Non possiamo nascondere pero', alla luce dell'attentato al contingente italiano, di essere sempre piu' preoccupati per l'escalation di violenza in quei luoghi martoriati da anni di guerra". Lo afferma Fabio Evangelisti, vicepresidente dell'Idv alla Camera e membro della commissione Affari Esteri. "Ci domandiamo - continua Evangelisti - se si possa davvero continuare a parlare di missione di pace e se abbia un senso la decisione del ministro La Russa di inviare due tornado e altri 400 soldati. Per questo, chiediamo al titolare della Difesa di riferire in Parlamento sull'origine e la causa dell'attentato e di illustrare le condizioni attuali nelle quali si trovano ad operare i nostri soldati, anche alla luce dell'eccezionale dispiegamento di forze deciso dagli Stati Uniti". (AGI) Com/Ted



3 LUGLIO 2009
DIMETTETEVI VII: giu' la maschera
Nell'attesa delle azioni legali del giudice della Consulta Paolo Maria Napolitano, che mi auguro ci siano davvero e non siano solo chiacchiere, non mi resta che commentare l'inadeguatezza a ricoprire il ruolo di giudici costituzionali di Mazzella e Napolitano. Ora pero' guardiamo la luna distogliendoci dal dito.
Il Capo dello Stato non si pronuncia, anzi, si pronuncia zittendo chi gli chiede di dissociarsi ed invitare i due "amici per la pelle" a dimettersi o quanto meno ad astenersi il 6 ottobre, giorno in cui, lo ricordo, la Consulta è chiamata a valutare la costituzionalità del lodo Alfano.
Mazzella risponde picche, scrive all'amico piduista Silvio Berlusconi, e tra una protesta e un'indignazione, comunque, non si schioda, anzi, fa sapere che non si asterrà il 6 ottobre. E il giudice Napolitano? Anche lui risponde picche, anche lui non si schioda, e anche lui dichiara che non si asterrà il 6 ottobre, ma per distinguersi dal collega oggi scrive a De Bortoli lamentando un "attacco furibondo".
Il presidente della Corte, Amirante, con fare conciliante, invita ad abbassare i toni ma, nei fatti, lascia al loro posto i due giudici e decide di non escluderli il 6 ottobre dal giudizio di costituzionalità della legge 128.
Dunque, mentre è in corso una campagna mediatica per costringere i cittadini a guardare il dito, distolgono l'attenzione dai fatti, la luna. E la luna è chiara in questa notte della democrazia, sul lodo Alfano hanno già deciso ma, per ottenere la certezza della costituzionalità del lodo, quei due "amici per la pelle" sono indispensabili.

2 LUGLIO 2009
DIMETTETEVI VI: la Corte abbandonata
Il Presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, nonostante un centinaio di costituzionalisti si sia pronunciato contro il lodo Alfano, nonostante i quindici della Consulta siano in estremo imbarazzo per il comportamento di due colleghi, nonostante quella cena fosse tutto fuorché di piacere, come testimonia la bozza di riforma costituzionale, apparsa appena due giorni dopo quella cena, negli uffici del Senato, nonostante tutto questo, non interviene per salvaguardare l'autonomia dell'istituzione che rappresenta.
Ricordo, al Presidente Amirante, che la Corte ha tra i suoi membri almeno due giudici non autonomi, e che la sua tardività nel pronunciarsi rischia, se dovesse ulteriormente protrarsi, di essere vista come un oscuro messaggio.
Quello che chiediamo ad Amirante è di farsi garante della terzietà, dell'indipendenza, ed autonomia della Corte Costituzionale.
L'incuria e la superficialità con cui i due giudici hanno liquidato la cenetta di maggio, unite alla loro ostinazione nel non volersi astenere dalla votazione del 6 ottobre, denotano la malafede che li muove.
La lettera aperta del giudice Mazzella al corruttore senza sosta denota, infine, un atteggiamento di riverenza, mista a servilismo, che giunge come un campanello d'allarme sull'effettiva indipendenza dei membri della Consulta.
Ricordo a Mazzella quanto gli studenti di giurisprudenza apprendono nei primi mesi di studio: mentre i giudici ordinari, in casi simili al suo, devono astenersi e possono essere ricusati, tali provvedimenti non sono stati previsti per la Corte Costituzionale, per il semplice fatto che, fino allo scorso maggio, era inimmaginabile che un giudice della Corte, rivendicando la sua amicizia personale con un imputato interessato alle decisioni della Consulta, lo invitasse a casa sua alla vigilia di un giudizio che lo coinvolge, addirittura insieme al ministro della Giustizia, che quella legge "ad personam" aveva promosso ed ordito.
Non arretreremo di un passo in questa battaglia sull'autonomia della Consulta e sulla decisione che la Corte stessa dovrà prendere il 6 ottobre con riferimento alla legge 128 (nota come lodo Alfano) di cui Silvio Berlusconi, per ora, è l'unico beneficiario.



A PROPOSITO DI MEMORIA STORICA E COERENZA, DI SEGUITO PUBBLICO ALCUNI CENNI BIOGRAFICI DI SANDRO BONDI… FORSE NON TUTTI LO SAPETE, MA SANDRO BONDI ERA COMUNISTA… SI SI!!! AVETE CAPITO BENE… COMUNISTA… UNO DI QUELLI CHE, PER DIRLA CON BERLUSCONI, BOLLIVA I BAMBINI… MA IN ITALIA TUTTO SI DIMENTICA E TUTTI SI RIABILITANO… TANT'E' VERO CHE, PER FARE UN ESEMPIO RELATIVO AL MONDO DEL CALCIO, SI RICOMINCIA GIA' A PARLARE DI MOGGI…

CENNI BIOGRAFICI
Unico figlio di Renzo Bondi, operaio di idee socialiste, e di Maria Bertoli, emigra con la famiglia in Svizzera, dove trascorre l'infanzia e frequenta le prime scuole a Losanna. Tornato in Italia nel 1970, continua gli studi al Liceo scientifico di Villafranca. Entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Comunista Italiana, della quale diventa presto segretario della Lunigiana. Nel 1984 si laurea in Filosofia presso l'Università di Pisa con una tesi su frate Leonardo Valazzana, anch'egli nato a Fivizzano, predicatore agostiniano avversario di Girolamo Savonarola. Il testo, successivamente rielaborato e integrato, è stato poi dato alle stampe sotto forma di saggio nel 2001.
Cattolico democratico, svolge presso l'Università di Firenze l'attività di ricercatore, milita nel PCI e intanto lavora come assicuratore per la Unipol. Dal 1987 collabora per circa due anni con la testata Il Tirreno.
Nel 1990 viene eletto sindaco di Fivizzano nelle liste del PCI, ma nel 1992 la giunta comunale da lui guidata viene rovesciata dai socialisti locali, in associazione con la Democrazia Cristiana. Già allora gli attivisti lo paragonano scherzosamente ad un "rapanello": cioè rosso fuori e bianco dentro. In seguito lascia il PCI.
Nel 1993 ritrova una sua ex compagna di liceo, Gabriella Podestà, che sposa due anni dopo e dalla quale ha un figlio, Francesco, nato nel 1998.
Attraverso lo scultore Pietro Cascella, che sta lavorando ad Arcore per la cappella funeraria di Villa Berlusconi, nel 1994 conosce Silvio Berlusconi, che gli affida dapprima la direzione del Dipartimento beni culturali del Centro studi di Forza Italia. Successivamente Bondi viene incaricato di curare la corrispondenza personale di Berlusconi, di cui diviene in breve tempo segretario particolare e collaboratore fidato, tanto da ricevere il compito, in occasione della campagna elettorale del 2001, di coordinare la stesura di Una storia italiana, un libro fotografico sulla vita pubblica e privata di Berlusconi spedito, come mezzo di propaganda elettorale in vista delle successive elezioni, a tutte le famiglie italiane.
Bondi ricambia la fiducia accordatagli dal Cavaliere diventandone negli anni uno dei maggiori sostenitori, esternandogli pubblicamente in più occasioni la propria devozione e fedeltà [1], anche tramite poesie che ha talvolta letto in alcuni programmi televisivi, tanto da essere stato spesso bersaglio di critiche o battute ironiche. Nel 2001 è eletto alla Camera dei Deputati nelle liste di Forza Italia nella III circoscrizione (Lombardia 1) ed entra nella Commissione affari costituzionali della Camera. Dal 2002 è portavoce di Forza Italia.
Nella campagna elettorale per le elezioni regionali del 2005 si occupa della comunicazione del partito e nello stesso anno viene nominato coordinatore del movimento forzista. Esce un suo libro sul potere femminile, intitolato "Civiltà dell'amore".
Alle elezioni politiche del 2006 riceve un nuovo mandato parlamentare alla Camera, risultando eletto nella circoscrizione XX (Campania 2). Collabora intanto al settimanale Vanity Fair con una rubrica di poesie. Nell'estate 2006 pubblica il suo ultimo saggio dal titolo "Laici e credenti: una fede comune".
Alle elezione del 2008 è candidato al Senato della Repubblica nella regione Toscana nelle liste del Popolo della Libertà, nonché candidato del centrodestra alla carica di presidente della Provincia di Massa Carrara. Viene eletto al Senato, mentre per la presidenza della provincia accede al ballottaggio col presidente uscente (sostenuto dal Partito Democratico) Osvaldo Angeli, che vince con il 55.4% dei voti, contro il 46% di suffragi raccolti da Bondi.
Nel 2008 è nominato Ministro per i Beni e le Attività Culturali del Governo Berlusconi IV, lasciando la carica di coordinatore nazionale di Forza Italia a Denis Verdini.
Nel Novembre 2008 suscita vivaci polemiche la scelta del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi di affidare a Mario Resca, ex amministratore delegato di McDonald's, dapprima la consulenza e poi la direzione del progetto di gestione e sviluppo dei musei italiani. In un primo momento, il nome che era stato fatto per lo stesso incarico era quello di Antonio Paolucci, ex sovrintendente ai Beni Culturali della Regione Veneto, poi Sovrintendente del Polo Museale Fiorentino ed infine designato dalla Santa Sede come direttore dei Musei Vaticani.
Dopo il congresso fondativo de Il Popolo della Libertà, ne viene nominato coordinatore nazionale assieme a Ignazio La Russa e Denis Verdini.
Fonte: www.wikipedia.org


QUESTION TIME DEL PRIMO LUGLIO 2009

di Antonio Di Pietro (sul sito www.antoniodipietro.com é possibile vedere il video)

Pubblico il mio intervento alla Camera su quella che ho definito "cena carbonara" a cui hanno partecipato due giudici della Consulta, Mazzella e Napolitano, un corruttore ma improcessabile per il lodo, Silvio Berlusconi, il firmatario del lodo, Angelino Alfano, un sottosegretario, Gianni Letta, ed i presidenti delle commissioni Affari Costituzionali alla Camera e al Senato, Carlo Vizzini e Donato Bruno. Commensali ben assortiti che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, vuol venderci come grandi amici che han parlato di tutto fuorchè del lodo.

Gli italiani si stanno svegliando, signori del governo, e vi chiederanno il conto di quanto avete "mangiato".

Alfano, Mazzella e Napolitano abbiano la decenza di dimettersi.

QUESITO

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia - anche se non c'è -, vogliamo sapere da lei perché ha partecipato ad un incontro riservato e carbonaro tra lei, il Presidente del Consiglio e due giudici della Corte costituzionale Luigi Mazzella, promotore della cena galeotta, e Paolo Maria Napolitano.
Lei sa bene che il Presidente del Consiglio è un plurinquisito, nei cui confronti i giudici italiani non possono procedere proprio perché lei, Ministro Alfano, ha promosso e ottenuto una legge che permette a Berlusconi l'impunità durante tutto il suo mandato. Lei dovrebbe capire che così facendo ha compromesso la credibilità della Corte, perché la Corte stessa dovrà decidere il 6 ottobre sul lodo Alfano. Per questo vogliamo sapere: se si rende conto della gravità e della scorrettezza istituzionale da lei promossa; per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena; se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

RISPOSTA

Elio Vito: Signor Presidente, per la correttezza e il rispetto profondo che il Governo nutre nei confronti del Parlamento, naturalmente farò riferimento al testo scritto e presentato dall'onorevole Di Pietro e dagli altri deputati del gruppo dell'Italia dei Valori e non risponderò alle affermazioni che sono state rese poco fa in Aula.
Gli onorevoli interroganti, riprendendo un articolo del settimanale L'Espresso, chiedono di sapere di un incontro presso l'abitazione privata del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella dove, nello scorso mese di maggio - a dire degli interroganti e dell'articolo citato - si sarebbe svolta, testualmente, "una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzati riunioni organizzate dal Governo Berlusconi".
L'articolo citato, secondo quanto ripreso ed evidenziato dagli interroganti, nella parte relativa a quello che sarebbe stato il contenuto della riunione organizzata dal Governo Berlusconi, fa poi frequenti e generici riferimenti ad espressioni del tipo "più fonti concordano", "sembra" e a interlocuzioni che, nello stesso testo in esame, riportano mere congetture ed ipotesi disparate.
In ordine a quello che nel testo viene indicato - come ho detto - come un fatto certo, "una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni organizzate dal Governo Berlusconi" va subito chiarito, onorevole Di Pietro, che il Governo Berlusconi, che mi onoro in questa sede di rappresentare, non ha organizzato presso l'abitazione del giudice Mazzella alcuna riunione. Molte settimane prima del mese di maggio di quest'anno, il Presidente Silvio Berlusconi, unitamente al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dottor Gianni Letta, al Ministro della giustizia onorevole Angelino Alfano, al senatore Carlo Vizzini e al giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano e alle loro rispettive consorti (molto prima, quindi, delle date da lei indicate, molte settimane prima del mese di maggio) riceveva un invito ad una cena organizzata presso la propria abitazione dal giudice costituzionale professor Luigi Mazzella. Tale incontro conviviale, che è naturale conseguenza di un rapporto di conoscenza e stima risalente nel tempo (peraltro riconosciuto nello stesso articolo citato dagli interroganti), che lega il padrone di casa e i suoi ospiti, si è svolto nella prima metà del mese di maggio.
L'incontro dunque ha avuto luogo, onorevole Di Pietro, in ogni caso rispetto alle congetture e alle ipotesi disparate citate, in un'epoca antecedente al 26 giugno scorso, giorno nel quale il presidente della Corte costituzionale ha fissato per il prossimo 6 ottobre la data di inizio della discussione sul lodo Alfano ed ha indicato nel giudice Gallo il relatore della medesima discussione. Se permette, signor Presidente, vista anche la delicatezza del tema, la trattengo per pochi secondi ancora.
Per quanto concerne quello che tra i "sembra" e i "si dice" sarebbe stato il contenuto della discussione della serata, è appena il caso di osservare che l'incontro non ha avuto in alcun modo ad oggetto temi che riguardassero l'agenda della Corte costituzionale, né ipotesi di riforma del Titolo IV della Costituzione, la cui iniziativa - come si spera gli onorevoli interroganti sappiano bene - appartiene esclusivamente al Parlamento, su impulso anche del Governo, organo al quale è conferito dalla legge costituzionale e al popolo, essendo invece competenza della Corte giudicare delle eventuali controversie. Concludo tranquillizzando gli onorevoli interroganti, dicendo che le iniziative del Governo sul piano legislativo in materia di giustizia saranno rispondenti al programma presentato di fronte al corpo elettorale e che da esso hanno ricevuto il pubblico consenso.

REPLICA

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, la risposta è insoddisfacente e inaccettabile, e lei consentirà anche a me qualche secondo in più, come ha consentito al rappresentante del Governo.
La Corte costituzionale - ricordo a me stesso - è un organo costituzionale talmente indipendente che non dovrebbe in alcun modo essere oggetto di interferenze, né da parte del Governo, né da parte di altri organi costituzionali. A maggio dell'anno scorso già c'era il lodo Alfano e già c'erano le richieste dei giudici di Milano e di Roma di valutare la costituzionalità della legge.
Un Ministro della giustizia che si fa promotore, insieme al Presidente del Consiglio - lui inquisito nei processi che riguardano proprio i fatti per cui deve giudicare il giudice della Corte costituzionale -, di un incontro, mina la credibilità della Corte stessa. Con il vostro concorso e con il concorso di quei due giudici spregiudicati, voi avete infangato la sacralità della Corte ed oggi, noi che abbiamo a cuore la sua imparzialità e la sua indipendenza, la vediamo totalmente minata. Ora non sapremo mai se qualsiasi decisione sarà presa il 6 ottobre sarà frutto di una valutazione assunta in totale indipendenza o se invece sarà il frutto di una cena carbonara e piduista realizzata quella sera (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
A noi non resta perciò che ribadire: primo, la sfiducia totale a questo Governo; secondo, la deplorazione di questi comportamenti; terzo, la richiesta formale di dimissioni, oltre che dei due giudici della Corte costituzionale che si sono prestati al gioco, o quantomeno la loro astensione, le dimissioni sue, Ministro della giustizia, perché lei per il ruolo e la funzione che svolge non doveva permettere, non dover accettare, non doveva farsi promotore di una riunione in cui si discute di quella legge da parte di quei giudici che mettono in discussione la legge di cui lei si è fatto promotore. A noi non rimane altro, pertanto, che ribadire l'impegno, come Italia dei Valori, del referendum e della validità di quel referendum affinché le firme già raccolte, quel milione di firme, si trasformino poi in un referendum che cancelli quella legge truffa di cui lei, Ministro Alfano, e lei, Presidente del Consiglio, vi siete fatti promotori. Oggi avete anche infangato la Corte costituzionale e le valutazioni che dovrà svolgere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).





Torna ai contenuti | Torna al menu