Villa Santa Maria Patria dei Cuochi e di San Francesco Caracciolo


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Personaggi

ANGELONICOLA DI PAOLO
Personaggio storico di Villa S. Maria.
Angelonicola di Paolo, è stato un personaggio importante per le vicende della vita locale cittadina. Egli ha svolto tutte le attività lavorative che un uomo può intraprendere nel corso di una vita. Inoltre è autore di racconti, poesie, sonetti e madrigali raccolti in una pubblicazione del 1926, edita dalla tipo-litografia di Luigi Batti – Piazza Capranica – Roma.
Egli è il padre di Angelomaria di Paolo, il celebre autore della notissima canzone “L’aria de lu ponte”.
Angelonicola, nel suo personale racconto, filma uno spaccato della vita che si svolgeva a Villa S. Maria all’epoca in cui sbarcare il lunario non era affatto facile.
Della sua storia scrive:
“ Nacqui il giorno 7 del mese di Ottobre 1851, alle ore 6 p.m., di povera famiglia di commerciante con poco capitale, che in quei tempi non correva carta moneta, né si aveva idea di cambiale. Il commercio era cieco, si guadagnava molto.
Sono l’ottavo dei figli, ma il primo dei maschi.
Mio padre voleva applicarmi allo studio ed al commercio ma disgraziatamente mi morì quando io contavo appena 9 anni, mentre egli mi lasciò a 46 anni.
Rimasta così vedova mia madre con 7 figli tutti di tenera età e senza collocare nessuno, la prima la più grande di anni 19 e l’ultimo di anni 4, continuò per altri 20 anni il commercio da sola perché i quattro primi figli erano femmine e così potette alimentarle e collocarle tutte, dando loro in dote la somma di £ 1.200,00 in corredo per ciascuna.
Io non potetti più attendere allo studio per l’immatura perdita di mio padre, quando un mio zio prete mi mise in carriera per fare il chierico nell’età di 6 anni, ma non potetti andare oltre per mancanza di mezzi, perché allora i preti costavano, trovandosene una quantità e non erano ricercati se non avevano una buona istruzione. Se avessi allora avuto istruzione alla carriera ecclesiastica, oggi sarei un buon, un ottimo prete, data l’indole mia allegra, avrei saputo convertire gli eretici e mantenere al proprio posto i religiosi.
Chi mi conosce, ride al solo guardarmi. Sarei poi stato un buon predicatore tanto nel quaresimale come nel carnevale regolarizzando le prediche secondo il tipo della mia indole siccome appare nelle mie fotografie fatte nel medesimo giorno e che non si riconoscono fra loro perché nella prima sono malinconico e triste e nella seconda sono gaio e allegro.
Ed ecco il mondo! qui mi piace di esclamare. Non sempre si può ridere e né sempre si può piangere perché, secondo me, il pianto si cagiona dal dolore e le disgrazie che avvengono da sé, ed il riso bisogna procurarselo e spendere una data somma secondo il suo valore.
Io con mezzo litro di vino mi compro il riso e dico che bisogna avere la vita con un terzo di dolori e due terzi di piaceri, e chi non pensa a questo modo si abbrevia i giorni perché l’uomo è ammazzato più dal dispiacere che dal lavoro.
Per mia esperienza e per molte disgrazie patite se non avessi seguito questo sistema, oggi non mi troverei neppure cencio, mentre sono ancora in vita e con numerosa figliolanza, facendo ogni mestiere onesto per dar loro di che vivere.
Nel periodo delle mie disgrazie e nell’ora del pranzo,oh! quante volte le mie lagrime sono cadute nel piatto della minestra e nel bicchiere del vino!...ed era allora che bevevo alla bottiglia: così cambiavo il termometro dal dispiacere all’allegria, mantenendosi però sempre nei giusti limiti.

Giusto all’età di 15 anni, mi misi a fare l’illuminatore nelle feste pubbliche in società con un giovanotto stagnaio costruendo lampioncini di carta colorata mentre lui li faceva di latta. Ma questo mestiere durò poco perché fallì la ditta per i forti temporali e le continue piogge che mandarono al diavolo tutti i lampioncini e “addio società”.
Poi mi diedi alla pittura; dipinsi molte camere e varie immagini che tuttora esistono, ma per mancanza di quelle conoscenze indispensabili abbandonai anche questo mestiere.
A 20 anni andai a Roma in cerca di lavoro, ma siccome in ogni mestiere occorre l’insegnamento che io non avevo, fui costretto di tornare in famiglia scoraggiato e senza alcun guadagno.
A 22 anni mi recai a Napoli ad imparare il mestiere di barbiere sotto un maestro, ma questi non mi lasciava solo a radere la barba perché avrebbe perduto la clientela anzicchè accrescerla. Fu allora che cambiai lui per un altro maestro che fece la stessa cosa finché mi decisi di entrare all’ospedale degli Incurabili in qualità di barbiere pagando una tassa di entrata in £ 4,00=. Colà, ogni venerdì, e nelle ore pomeridiane, radevo la barba agli ammalati insieme con altri sei o sette colleghi coi quali poi recitavo le orazioni d’uso, ma con l’appetito che mi tormentava non mi fidavo di dire “amen” perché il cibo era scarso e non tenevo i soldi in saccoccia per procacciarmelo da fuori.
In un venerdì di S. Francesco mi capitò a radere un ammalato con una barba durissima. Figuratevi che guaio; io debole perché tenevo appetito, quello più debole di me ed in istato grave che non trovava modo di acconciarsi sul letto, era il vero caso di fare la barba ai morti.
Rimasi in ospedale in qualità di barbiere cinque mesi e poi tornai in famiglia aprendo un salone all’ultimo buon gusto e di cui si aveva idea in quei tempi. C’era un solo barbiere al paese che non poteva servir tutti per mancanza di tempo. Tenni aperto il salone per quattro anni, poi lo chiusi perché il pagamento era da uno a due soldi per barba, moneta insufficiente per campare una moglie e due figli. Scelsi un’altra via; nel quinquennio 1881-85 entrai in società con altri due compaesani all’appalto diretto col governo nella riscossione del dazio consumo. Aprii pure una vendita di vino e generi alimentari e il tutto mi fruttò, alla fine del quinquennio, una bella sommetta. Portai quella contabilità con tale esattezza e scrupolo che divenni il bene amato degli altri due soci.

Nel periodo del quinquennio fui colpito da tre disgrazie nella notte del 31 dicembre e sempre nel 31 dicembre le mie disgrazie!
1) Nella notte del 31 dicembre 1882 alcuni bevoni cambiarono il giuoco del vino con quello dello zecchinetto.
Fui colpito in flagranza dai carabinieri ed arrestato come proprietario del locale. Rimasi in caserma dalle tre dopo mezzanotte fino alle tre dopo mezzogiorno, proprio di capodanno; poi fui rilasciato e, fattosi causa, condannato a £ 50,00 di multa (meno male, poteva andare peggio!)
2) Nella notte del 31 dicembre 1883 diverse persone giuocando alla passatella cominciarono a farsi gli olmi ed a minacciarsi. Visto quello che poteva accadere, uscii a chiamare i carabinieri ma non feci in tempo perché erano già incominciato a volare i bicchieri e sedie, bottiglie piene di liquori ed anche colpi di rivoltella; insomma un vero pandemonio di cui non m’è ancora passata la paura, tanto più perché si trovava nel locale mia moglie con tre figli mentre io m’ero nascosto sotto il bancone.
Un galantuomo che trovavasi nella rissa si buscò un colpo di sedia sul naso ed una revolverata ad una coscia per essersi intromesso a metter pace.
Al Tribunale di Lanciano fui messo fuori causa perché non fui presente alla rissa.
3) Nella notte del 31 dicembre 1885 dopo chiuso la contabilità finale cogli altri due socii del dazio consumo, mi misi a cenare con essi ed altri amici quand’ecco tre persone ubriache che picchiarono alla porta. La comitiva non volle aprire per evitare un tafferuglio, quando io volli fare lo spiritoso coll’aprire la porta per convincere quelli di fuori ad allontanarsi. Ma non fu tanto l’aprire la porta quanto fu breve sentirmi pungere di coltello in diverse parti del corpo e più alla pancia ed allo stomaco.
Due giorni dopo quel birbone fu arrestato e condannato alla rivaluta dei danni verso di me che sto ancora aspettando, essendo egli partito per le Americhe.
Tutte le sere del 31 dicembre dall?? ad oggi, ho per sistema di ritirarmi prima dell’imbrunire ed esco di casa la mattina dopo levato il sole.
Dall?? al 900 ho esercitato la carica di commesso daziario, tanto per conto del Comune, quanto per conto di appalti privati.
Ho continuato a fare il piccolo commerciante ma per disgrazia di famiglia ho dovuto smettere.
Da oltre 20 anni è che sono commissionario esterno della Casa Singer di cui ho portato e porto tuttavia la contabilità con molta soddisfazione della Casa stessa.
Da oltre 40 anni che faccio da scrivano e da perito per i corredi negli atti di matrimonio di cui redigo su carta da bollo gli atti privati sugli assegni dotali. Essendo solo in questo mestiere, sono sempre chiamato di qua e di la ed ho sempre la bocca dolce.
Nel 1894/95 fui delegato tesoriere comunale nella quale carica meritai le lodi dei superiori giacchè per essere tesoriere comunale bisogna andare per filo e per segno, se no…o pagare o galera.
Nel 1903/04 fui nominato tesoriere comunale per un quinquennio e da diversi anni messo dell’esattore fondiaria.
Oggi mi trovo con le seguenti cariche:
- Commissario esterno della Casa Singer;
- Messo dell’esattoria delle Imposte Dirette;
- Perito e scrivano sull’assegnamento matrimoniali;
- Esattore luce elettrica sui privati;
- Cassiere scuola privata superiore;
- Ambasciatore sui matrimoni da combinarsi;
- Mediatore sulle liti di conciliazione;
- Ritrovo di fondiaria che gravita sui fondi intestati ad altri;
- Speditore di note d’iscrizione e trascrizione ipotecaria;
- Dirigo e trovo denari per prestiti (però con doppia firma solvibile)
- Redigo carte private e cambiali per prestiti a breve scadenza;
- Redigo reclami e domande (per conto dei privati) tanto governative che comunali;
- Specialista sugli avvisi per l’esazione dei commercianti;
- Fornitore di notizie alle case bancarie e commerciali, sul conto della solvibilità e moralità dei privati loro dipendenti;
E con tante cariche non posso giungere alla pari pel genere di prima necessità per causa della numerosa figliolanza ma mi rassegno a Dio nell’ora del riposo e…fumo.
Infine sono stato un buon contabile nelle lotte elettorali politiche ed amministrative preconizzando il risultato dello scrutinio.
Ho sempre pronta una favoletta da ridire in risposta a qualunque cosa succede. Sono un individuo che non molesto nessuno; ragion per cui tutti mi acclamano: “Figaro qua, figaro la”…
In ultimo saluto il benigno lettore che con tanta cortesia mi ha seguito fino a questo punto che è la dolorosa storia della mia vita ed ora passiamo al bello.



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